Tesla : Simplicity
Etichetta: Frontiers Music Srl.
Data di uscita: 06.06.2014
Produzione: Tom Zutaut & Tesla
Durata dell’album: 60.30 min.
Genere: Hard Rock
Torna il pugno di dinamite Tesla di cui sentivamo la mancanza! La più celebre “azienda di distribuzione di energia elettrica” del rock ‘n’ roll, direttamente da San Francisco, consegna al mercato il nuovo album in studio, alla ricerca dell’assioma espressivo fondamentale del rock ‘n’ roll: la “santa semplicità”. Ecco perché il disco si chiama “Simplicity”. Un album rock ‘n’ roll spogliato di tutto, senza nascondigli né inutili orpelli cosmetici. Il settimo in studio! Sono passati sei anni dal predecessore “Forever More”. Nel frattempo i Tesla non se ne sono certo stati con le mani in mano: hanno messo insieme due live, uno acustico e uno elettrico, e l’anno scorso hanno pubblicato in digitale il nuovo singolo Taste My Pain, rendendo meno lunga l’attesa dei fan più infiammati con un bel po’ di concerti in giro per il pianeta.
Il nuovo disco porta quattordici brani in studio completamente inediti. Insomma, un album con il tipico carisma Tesla. Chiaro che nessuna band rock ‘n’ roll al mondo può suonare come suonano i Tesla. Parliamo di una band che, con una sfilza di ottimi album in studio, si è scavata un percorso musicale unico nell’universo rock ‘n’ roll. Rispetto alle etichette di genere, i Tesla hanno sempre camminato per la loro strada, autentica e originalissima, lastricata in totale indipendenza e, come detto, riconoscibilissima. Con ogni album hanno proposto un suono nuovo, crescendo e maturando evolutivamente nella sperimentazione di idee. Dopo sei anni da “Forever More” la band ha sentito di doversi voltare di nuovo indietro e strizzare l’occhio alle proprie radici musicali. Per dare forma al suono ha chiamato Tom Zutaut, che in pratica aveva portato la band alla fama negli anni Ottanta, quando, come parte dello staff A&R della Geffen Records di allora, li aveva messi sotto contratto. Insomma: Zutaut è uno che la band la conosce molto, molto bene. E perché il tutto sapesse davvero di suono retrò, la band ha coinvolto un altro leggendario ingegnere del suono da studio: Michael Wagener, che si è occupato del mix finale.
Quattordici brani diversi. I Tesla hanno mantenuto in gran parte la cupezza del disco precedente, ma hanno spogliato il suono. I tempi del romanticismo sono ormai lontani, lontanissimi, quindi perché tornarci? Sul nuovo album non c’è più quella massiccia muraglia di riff che, con la sua “grassezza gracchiante alla moda”, teneva efficacemente compatta la forma dei brani sul disco più rumoroso della carriera della band (“Forever More”). La band, del resto, non avrebbe potuto mostrare meglio con “Simplicity” tutto il background musicale su cui è cresciuta. C’è tutto. Il tipico e ben riconoscibile profilo blues, il profilo southern rock, il tipico flirt con i suoni acustici, la tipica ispirazione che arriva da Led Zeppelin (l’assolo in Life is a River) e Lynyrd Skynyrd (la conclusiva ‘Til that Day), e ancora la riconoscibile, elevata musicalità del lavoro delle due chitarre, che si sente soprattutto nei middle eight curatissimi, come in certe intro e chiusure dei pezzi (ornamenti chitarristici aggiunti), per non parlare della raffinatezza degli assoli, su cui non sprechiamo nemmeno parole. Eppure è proprio in questo ardente desiderio della band di mettere a nudo il più possibile la propria identità musicale e nella ricerca della “santa semplicità” che i Tesla stavolta hanno complicato le cose.
Proprio perché l’album è appesantito da brani di tempo medio, da pezzi orientati alla ballad e da altri dominati dalle chitarre acustiche, manca quella sensazione di rock più incazzato e di sfrontata teppaglia. Uno degli “esperimenti” più riusciti, quello di unire i riff tipici della band con il peso del blues e con il southern rock, è la botta di Flip Side!, che spicca come idea su “Simplicity”. Burnout To Fade è il pezzo che, tra le “ballatone” del disco, si prende decisamente l’attenzione. I brani, per carità, sono rifiniti con sicurezza negli arrangiamenti. Tengono tutto a un livello di fascino costante i chitarristi Frank Hannon e Dave Rude, e questo conta. Per esempio, la “stantia” Time Bomb la tira fuori dal baratro proprio lo splendido duello finale tra i due chitarristi. Per il resto, però, il disco non “parte” mai. Già l’apertura è “pesante” con MP3, che dopo un inizio promettente promette un sacco di cose, ma poi offre solo un ristagno stantio su un riff dal sapore doom, un pezzo che, a ben guardare, non ha proprio nessun diritto di aprire un album! La sensazione di aspettare il crescendo, quello in cui il vero voltaggio rock ti fa rizzare i peli sulla pelle in un attimo, è come fare sesso col preservativo, o leccare un gelato attraverso il vetro. Cioè: non arriva. Lo scatto non avviene. Proprio per questa variabilità e questo oscillare tra pezzi acusticamente rallentati e pezzi a tempo medio. Mancano più brani del tipo Ricochet o Break of Dawn.
Un album solido. Senza picchi. I Tesla si sono voltati verso le radici, hanno cercato di evocare il valore simbolico dei primi tre dischi. Eppure. I tempi sono altri e la cosa non accende più. La band è cambiata. E con lei è cambiata anche la sua filosofia musicale. Oggi i Tesla scrivono canzoni con uno spirito decisamente più cupo, ed è per questo che il peso in decibel del suono “alla moda e tutto incazzato” di “Forever More” faceva tanto bene e accendeva così tanto.
In ogni caso, voi fan sfegatati della band ve lo godrete a pieno, perché è un disco dal sangue più puro, con tutte le caratteristiche musicali tipiche del gruppo. Solo che non consegna brani che potrebbero mai crescere fino a diventare classici fissi del repertorio live. I buongustai della musica troveranno conforto nell’ottimo lavoro delle due chitarre e nella straordinaria inventiva di Frank Hannon, che ancora una volta stupisce con soluzioni pittoresche nel tessere assoli ad altissimo tasso di carisma.
In questa produzione spogliata, la voce di Jeff Keith mostra in modo più evidente un’usura che con gli anni si è insinuata nella sua interpretazione. Certo, Keith si tiene saggiamente sulle tonalità medie, ma quando arriva alle ripetizioni finali di “…on and on and on….” in Break of Down, è impossibile non accorgersi del suo calo vocale. Per fortuna il tipo ha quel timbro inconfondibile, graffiante e gutturale, quando sputa fuori la sua “rabbia da gazza”, che lo rende speciale tra i cantanti dell’universo rock ‘n’ roll e porta con sé un importante marchio di fabbrica dell’essenza dei Tesla. In Rise And Fall dà fastidio, per esempio, la “curvatura” metrica di Keith a fine verso nelle strofe, perché, credeteci o no, ricorda i modi di Axl Rose. A risollevare di nuovo il pezzo dal fondo della noia ci pensa lo splendido lavoro delle chitarre nella sua parte centrale.
Speriamo che i Tesla, nel prosieguo della carriera, tornino a guardare avanti, si lascino alle spalle il romanticismo nostalgico dei bei tempi andati, che sono senza dubbio belli, e si buttino di nuovo a galoppo pieno verso le caratteristiche moderne di quel fascino rock ‘n’ roll devastante di cui erano pieni “Into the Now” e “Forever More”!
autore: Aleš Podbrežnik
voto: 7.5 / 10
Tracklist:
1. M P 3
2. Ricochet
3. Rise and Fall
4. So Divine…
5. Cross My Heart
6. Honestly
7. Flip Side!
8. Other than Me
9. Break of Dawn
10. Burnout to Fade
11. Life is a River
12. Sympathy
13. Time Bomb
14. ‘Til that Day
Formazione:
Jeff Keith – voce
Frank Hannon – chitarra, cori, pianoforte, basso
Dave Rude – chitarra, cori, basso
Brian Wheat – basso, cori, pianoforte
Troy Luccketta – batteria, percussioni