Simplicity
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Tesla
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2014
Durata: 60:30
Voto: 3.5/5
Torna il pugno di dinamite Tesla di cui sentivamo la mancanza! La più celebre “azienda di distribuzione di energia elettrica” del rock ‘n’ roll, direttamente da San Francisco, consegna quindi sul mercato il nuovo album in studio, in cerca dell’assioma espressivo fondamentale del rock ‘n’ roll: la “sacra semplicità”. Ecco perché il disco si intitola “Simplicity”. Un album rock ‘n’ roll spogliato di tutto, senza nascondigli e senza inutili orpelli cosmetici. Il settimo album in studio! Sono passati sei anni dal predecessore “Forever More”. In questo periodo i Tesla comunque non sono rimasti con le mani in mano: hanno messo insieme due album dal vivo, uno acustico e uno elettrico, l’anno scorso hanno pubblicato in digitale il nuovo singolo Taste My Pain e hanno alleggerito i mesi di attesa ai fan più infuocati suonando un sacco di concerti ai quattro angoli del pianeta.
Il nuovo album porta quattordici brani in studio totalmente inediti. È un disco tipico della carisma Tesla. Una cosa è chiara: nessun’altra rock ‘n’ roll band al mondo può suonare come suonano i Tesla. Parliamo di un gruppo che, con una serie di ottimi album in studio, si è scolpito un percorso musicale unico nell’universo del rock ‘n’ roll. Rispetto alle altre band del genere, i Tesla hanno sempre camminato sulla loro strada autentica, fatta di originalità espressiva, lastricata in totale indipendenza e, come detto, assolutamente riconoscibile. Con ogni album hanno offerto un suono nuovo, crescendo e maturando evolutivamente nella sperimentazione di idee. Dopo sei anni da “Forever More”, la band ha sentito di dover guardare di nuovo al passato e fare l’occhiolino alle proprie radici musicali. Per dare forma al suono ha richiamato Tom Zutaut, che in pratica ha aiutato il gruppo a farsi un nome negli anni Ottanta, quando, come parte dello staff A&R della Geffen Records di allora, li aveva messi sotto contratto. Insomma: Zutaut è l’uomo che conosce la band molto, ma molto bene. E perché il tutto avesse davvero un profumo retro-sonoro, la band ha coinvolto un altro leggendario ingegnere del suono da studio: Michael Wagener, che si è occupato del mix finale.
Quattordici brani diversi. I Tesla hanno mantenuto in buona parte la cupezza del disco precedente, ma hanno spogliato il suono. I tempi del romanticismo sono ormai lontani, lontanissimi: perché mai tornarci? Nel nuovo album non c’è più quella massiccia muraglia di riff che, in una “grassezza alla moda e ruvida”, teneva efficacemente compatta la forma dei brani nel disco più rumoroso della carriera della band (“Forever More”). Certo, la band non potrebbe dimostrare meglio tutto il background musicale su cui è cresciuta che con questo “Simplicity”. C’è tutto. Il tipico e ben percepibile profilo blues, il profilo southern rock, il solito flirt con i suoni acustici, la solita devozione per il lavoro di Led Zeppelin (l’assolo in Life is a River) e Lynyrd Skynyrd (la conclusiva ‘Til that Day), e poi l’alto grado di musicalità del lavoro delle due chitarre, sottolineato soprattutto dalle parti centrali curatissime, i “mid eight”, e da certe intro o chiusure dei pezzi (ornamenti di chitarra aggiunti), per non parlare nemmeno della perfezione filigranata degli assoli. Eppure, proprio in questo ardente desiderio della band di mettere a nudo il più possibile la propria identità musicale e di inseguire la “sacra semplicità”, stavolta i Tesla hanno finito per complicare le cose.
Proprio perché l’album è appesantito da brani di tempo medio, da pezzi orientati alla ballad e da altri conditi in prevalenza con l’acustica, manca la sensazione di una vera carica rock e di quella sfacciataggine da monelli. Uno degli “esperimenti” più riusciti, quello di fondere il classico riffing della band con il peso del blues e il southern rock, è il colpo andato a segno in Flip Side!, che per idea spicca su “Simplicity”. Burnout To Fade è il pezzo che, tra le “baladesche”, si prende decisamente l’attenzione. Gli arrangiamenti sono comunque rifiniti con sicurezza. A tenere tutto su un livello di fascino costante sono i chitarristi Frank Hannon e Dave Rude, e vale la pena dirlo. Prendi l'”aria stantia” di Time Bomb: a tirarla fuori dal baratro è proprio lo straordinario duello finale tra i due chitarristi. Per il resto, però, l’album non “decolla” proprio. Già l’apertura è “pesante” con MP3, che dopo un’intro promettente sembra promettere molto, ma offre solo un ristagno soffocante su un riff dalle tinte doom, un pezzo che, a conti fatti, non c’entra nulla come apertura di un disco! La sensazione di aspettare il crescendo, quello in cui la vera voltaggio rock ti fa rizzare i peli sulla pelle in un attimo, è come fare sesso con il preservativo, o leccare un gelato attraverso il vetro. Insomma, non arriva. Lo scatto non avviene. Proprio a causa di questa altalena, di questo continuo passare tra pezzi acustici rallentati e brani a tempo medio. Mancano più pezzi come Ricochet o Break of Dawn.
Un album solido. Senza picchi. I Tesla hanno guardato alle radici e hanno cercato di evocare il valore simbolico dei primi tre dischi. Eppure. I tempi sono cambiati e la scintilla non si accende più. La band è cambiata. E con lei è cambiata anche la sua filosofia musicale. Oggi i Tesla scrivono i loro pezzi con uno spirito molto più cupo, ed è proprio per questo che il carico di decibel del suono alla moda e ben lucidato di “Forever More” faceva così bene e accendeva così tanto.
Detto ciò, i fan più sfegatati della band se lo godranno a pieno sangue, perché si tratta di un disco con il DNA più autentico delle caratteristiche musicali della band. Solo che non consegna brani in grado di crescere, prima o poi, fino a diventare classici del repertorio live granitico. I gourmet della musica troveranno conforto nell’ottimo lavoro delle due chitarre e nella straordinaria inventiva di Frank Hannon, che ancora una volta stupisce con soluzioni pittoresche nel tessere inserti solistici ad alto tasso di carisma.
In questa produzione spogliata la voce di Jeff Keith mostra un’usura più marcata, che con gli anni si è insinuata nella sua interpretazione. Naturalmente Keith si tiene saggiamente nelle zone medie, ma quando arriva alle ripetizioni finali di “…on and on and on….” in Break of Down, è impossibile non accorgersi del suo affaticamento vocale. Per fortuna il tipo porta ancora quel profilo riconoscibile di gutturalità penetrante quando scarica la sua “rabbia da gazza”, cosa che lo rende speciale tra i vocalist dell’universo rock ‘n’ roll e porta con sé un importante marchio di fabbrica dell’elementarità dei Tesla. In Rise And Fall dà fastidio, per esempio, la “curvatura” metrica di Keith alla fine dei versi di ogni strofa, perché, non ci crederete, ricorda le abitudini di Axl W. Rose. Il brano viene di nuovo tirato su dal fondo dell’interesse dall’eccezionale lavoro delle chitarre nella sua parte centrale.
Speriamo che i Tesla, nel prosieguo della carriera, tornino a guardare avanti, si lascino alle spalle il romanticismo nostalgico dei bei tempi andati, che sono senza dubbio belli, e si buttino piuttosto di nuovo a briglia sciolta verso le caratteristiche moderne di quel fascino rock ‘n’ roll travolgente di cui erano pieni “Into the Now” e “Forever More”!
Formazione
Jeff Keith – voce
Frank Hannon – chitarra, voce di accompagnamento, pianoforte, basso
Dave Rude – chitarra, voce di accompagnamento, basso
Brian Wheat – basso, voce di accompagnamento, pianoforte
Troy Luccketta – batteria, percussioni
Produzione
Tom Zutaut & Tesla
Tracklist
1. M P 3
2. Ricochet
3. Rise and Fall
4. So Divine…
5. Cross My Heart
6. Honestly
7. Flip Side!
8. Other than Me
9. Break of Dawn
10. Burnout to Fade
11. Life is a River
12. Sympathy
13. Time Bomb
14. ‘Til that Day