I maestri del thrash più cupo regalano ai loro fan un mondo di visioni livide, un mondo da cui

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Luogo: Lubiana (Slovenia), VPK Mediapark
Data del concerto: 01.10.2005
Numero di spettatori: 1000
Prezzo del biglietto: 4.990,00SIT

Alla fine li abbiamo avuti, e proprio in mezzo a Lubiana! Gente che vive in un mondo senza una scintilla, senza un solo raggio di luce, avvolta nell’eterno vagare di un mondo dilaniato da visioni apocalittiche da brividi: predicatori ad altissima atmosfera, in tutto quello che propongono inconfondibili, senza peli sulla lingua, bastian contrari, disillusi, quelli che puntano il dito per ultimi. Rappresentanti di una scuola unica e tutta loro, che fonde con raffinatezza elementi di thrash a una splendida dose di melodia che non porta mai nemmeno un granello di zucchero, con un senso eccezionale per la creazione di tante atmosfere ad alta vibrazione, e al centro l’insostituibile Warell Dane, motore principale della band: sono venuti a radere al suolo il VPK una volta per tutte. Come si deve, che tuoni pure e che il fulmine squarci la cupezza dei giorni di pioggia marci e dell’eterno grigiore delle masse di cemento della decadente Lubiana.

Per scaldare l’atmosfera hanno invitato due band toste, il che la dice lunga sul coraggio dei Nevermore. I primi a scatenarsi in sala sono stati i Mercenary. Metallari danesi. Diresti: elementi classici nel sangue, una dose eccezionale di melodia, pezzi curati con raffinatezza e ben dosati con passaggi più complessi. Bel riscaldamento. Davvero bello. Ovviamente le anime metal non si sono lasciate distrarre e il bancone del bar in quei momenti era belle pieno. I Mercenary hanno suonato mezz’ora. Cinque pezzi sparati. Ovviamente a brillare di più è stato il chitarrista solista, che ha sfornato un assolo particolarmente ricercato in mezzo a Seize The Night. Band tecnicamente impeccabile e rodata. I ragazzi in realtà hanno due voci soliste. Per la parte brutale ci pensa il bassista, e accanto a lui c’è un altro tizio che si occupa delle linee melodiche pulite e ovviamente degli acuti urlati, tarati sui binari del buon vecchio Rob “fruit” Halford (Judas Priest). L’unica cosa che disturbava durante l’esibizione era la gestualità del cantante sul palco. Tirava fuori certi gesti da rapper, e un paio di taglie in meno di pantaloni gli sarebbero stati bene, al posto dei “pantaloni a sbuffo” e della camicia che indossava. Insomma, se chiudevi gli occhi, dei Mercenary potevi dire: “Ottimo lavoro, promossi con lode”! Il suono delle voci faceva un po’ i capricci. Io ero accovacciato sul balcone e da lì si sentiva meglio soprattutto quando urlava e cantava sulle linee più alte, anche se si vedeva che le vene sulla fronte gli stavano per scoppiare e che dava tutto quello che aveva. L’altra faccenda era che la voce brutale lo ha coperto più volte. Insomma, in quel punto l’equilibrio sonoro non era proprio soddisfacente.

Ok, andiamo avanti. Dew Scented. Se ti interessa sapere dove stanno i limiti delle capacità del corpo umano, allora questa band devi assolutamente vederla. Una martellata supersonica maledettamente veloce, fuoco da tutte le posizioni per quasi un’ora di set, un terrorismo senza pensieri attraverso il suono deciso della band. Prima lega. Affiatamento perfetto e impeccabile. Al centro una voce rabbiosa, furiosa, ringhiante. I Dew Scented ci hanno portato in un mondo di rovine oscure da cui non si torna indietro. Convincenti in tutto, in modo eccezionale. Di conseguenza il bancone si è svuotato e la gente si è ammassata sotto il palco. I presenti erano ben poco meno di 800, anzi meglio dire un buon 700 (a occhio). Ecco, questo è il punto! Un tremore compatto e senza compromessi di rabbia e aggressività, senza domande superflue e senza inutili smancerie. Un pugno in faccia fin dal primo pezzo. Il cantante ha cercato anche di alzare ancora il clima e tra una pausa e l’altra ha annunciato per esempio la canzone successiva: “This one is a fadst song!” Un esempio di prima classe di humour nero, non c’è che dire. Dai Dew Scented comunque conoscono solo la quinta marcia, ma con un po’ di fantasia potrebbero percorrere senza problemi qualsiasi pista in decima. Ragazzi, giù il cappello!

Ed ora le star principali della serata! Doveva essere circa le dieci e mezza di sera. Cortine di fumo sul palco. Pubblico subito in delirio. I Nevermore hanno cominciato a tuonare con grande impegno partendo dall’ultimo, cioè il più fresco, album in studio “This Godless Endeavor” (2005), e hanno rovesciato addosso pezzo dopo pezzo. Il crepitio tagliente delle chitarre e il fragore tonante dei tamburi di un Vinnie in gran forma hanno inondato il suono della sala, mentre nel punto centrale di tutta la situazione si è ovviamente preso il primo posto l’imprescindibile Warell. Un diavolo di cupo vestito con tremendi bullerji, con in testa un berretto da scassinatore, con i tipici gesti da dittatore e le espressioni sul volto: un gioco che conosciamo molto bene e che è l’essenza della missione dei Nevermore. La gente è caduta senza problemi nel delirio, e in generale è stato un piacere vedere cosa succedeva all’annuncio del quarto pezzo, Narcosynthesis, preso probabilmente da quello che resta il miglior disco dei Nevermore, “Dead Heart In A Dead World” (2000). Il pubblico è saltato e l’atmosfera si è infiammata. I Nevermore sono rimasti decisamente fedeli al loro quarto album e sono andati avanti con The River Dragon Has Come. Per quanto riguarda l’estasi, qui il concerto ha toccato il suo primo mini-picco! Le teste metal surriscaldate padroneggiavano alla perfezione i testi e respiravano fedelmente in headbanging con la band. L’ottima scaletta teneva in piedi i fedelissimi. Warell Dane si è dimostrato un attore straordinario, evidentemente l’ambiente gli calzava a pennello. Cambiava il colore della voce in modo magnifico e così l’atmosfera ondeggiava a un livello eccezionale. I Nevermore hanno offerto inoltre un suono eccezionale, un’esibizione coerente e suonata alla grande, senza uno straccio di errore. Steve Smyth si è dimostrato un compagno all’altezza di Jeff Loomis, e Jeff era comunque il solito, con le dita avvelenate e affilatissime. Gli assoli erano fantastici, la linea ritmica nitriva come un tuono…. Si è infiammato di nuovo con entrambi i pezzi di “Dead Heart In A Dead World”, con la cover di Simon And Garfunkel Sound Of Silence e ovviamente con l’inno The Heart Collector, durante il quale ci si è rizzati i peli in modo particolare e i cui versi i fan hanno cantato a squarciagola con particolare trasporto, tanto che la sala ha rimbombato forte e l’eco si è sentita fino in capo al mondo.

Il bis è partito con l’ottima title track del nuovo album (Warell annuncia il pezzo: “Godless are we!”), in cui ha brillato soprattutto la parte finale, intessuta della brillante collaborazione fra le due chitarre. Enemies of Reality ha poi rimesso di nuovo in piedi tutta la sala, come si conviene per la chiusura. Il concerto è finito così dopo un’ora e tre quarti.

Alla fine, tutto in un unico pacchetto, in un puzzle ideale. Due ottime e convincenti band di supporto e ovviamente i Nevermore – la distruzione dell’umanità, o la favola dei maiali ben nutriti che si rotolano nel fango e in mucchi d’oro sulla massa di pecore ridotte a belare docili. Centro pieno. Centro in un modo indimenticabile, unico, “nevermoreiano”. Realtà senza dio, il mondo dei Nevermore. Il dolore e la rabbia inarrestabile ieri hanno raso al suolo il VPK e cancellato ogni fondamenta della sala!

Scaletta

Mercenary:
1. ReDestructDead
2. Firesoul
3. World Hate Center
4. Seize The Night
5. 11 Dreams

Dew-Scented:
1. Unconditional
2. Bitter Conflict
3. Turn To Ash
4. Cities Of The Dead
5. Processing Life
6. Rituals Of Time
7. New Found Pain
8. Destination Hell
9. Never To Return
10. Soul Poison

Nevermore:
1. Taped intro (from Dreaming Neon Black)
2. Born
3. My Acid Words
4. Bittersweet Feast
5. Narcosynthesis
6. The River Dragon Has Come
7. Intro
8. Beyond Within
9. Dreaming Neon Black
10. Seven Tongues Of God
11. The Learning
12. Sentinent 6
13. The Sound Of Silence
14. The Heart Collector
15. Final Product
—bis—
16. This Godless Endeavor
17. Enemies Of Realitiy

Galleria fotografica

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