Deep Purple – Ian Gillan (2005)
Autore: Jernej Vene
Data dell’intervista: 04.10.2005
Poco prima dell’uscita di Rapture of the deep, ho fatto due chiacchiere al telefono con il signor Gillan…
Vene: Rapture of the deep è arrivato piuttosto in fretta dopo Bananas…
Ian Gillan: Nel mezzo sono passati un paio d’anni. Una volta facevamo anche tre album all’anno. In questo momento la band è molto prolifica, il tour di Bananas l’abbiamo chiuso nella primavera del 2005. Abbiamo deciso di prenderci un anno di pausa per registrare il nuovo disco. Siamo carichissimi e quando sei sempre in moto ti intendi meglio anche con i compagni di banda. Dentro di noi c’è un sacco di musica, pronta a mettersi in viaggio in mezzo alla gente.
Vene: Tutti i membri della band hanno contribuito ai nuovi pezzi?
Ian Gillan: Assolutamente, come sempre i pezzi nascono in sala prove. Di solito ci troviamo in studio verso mezzogiorno, ci beviamo un caffè, parliamo di calcio, ci raccontiamo qualche barzelletta e poi si mette mano al lavoro. Ogni giorno lavoriamo sei ore: dopo due o tre giorni abbiamo gli abbozzi di due o tre pezzi, alla fine della prima settimana sono quattro o cinque, poi arriviamo a otto circa. Dopo tre settimane abbiamo pezzi a sufficienza. Abbiamo sempre fatto così.
Vene: Cosa vi ha rapiti così tanto da intitolare il disco Rapture of the deep? (Detto in parole nostre: entusiasmo, ovvero estasi di fronte alla profondità)?
Ian Gillan: Il titolo fa riflettere. Appena abbiamo iniziato a cercare i titoli mi sono acceso, perché trovo i testi interessanti. Il disco precedente, Bananas, era parecchio politico, mentre il nuovo Rapture of the deep è spirituale. Il titolo indica lo stato che vivi quando fai immersione. Quando la pressione, a una certa profondità, sale a tre atmosfere, ti ritrovi in una condizione simile alla narcosi, come se fossi un po’ sbronzo. A quel punto perdi il controllo degli arti. Cominci a pensare alle cose in modo diverso. Al mondo e ai suoi problemi ci penso da tutta la vita. Crescendo ho vissuto le esplosioni delle bombe, e adesso succede di nuovo in Irlanda del Nord. La gente continua ad ammazzarsi. Nella title track c’è un verso: “Ogni giorno della mia vita scopro che qualcuno uccide i miei fratelli e le mie sorelle in nome di un qualche dio.” Il titolo Rapture of the deep mi ha dato la consapevolezza che posso scrivere di cose importanti. Non lo sbandiero ai quattro venti, però sono domande che mi porto dietro da sempre. Rapture of the deep ha una bella allitterazione, è semplice o complesso, dipende da quanto ci scavi dentro.
Vene: Che ne pensi del produttore Michael Bradford, che aveva già lavorato al precedente Bananas?
Ian Gillan: Michael è perfetto per i Deep Purple. Ci ha dato disciplina: la grande tentazione per i musicisti che crescono con gli anni è che poi vanno riportati con i piedi per terra. Ci divertiamo un sacco a esplorare la musica, a volte esageriamo, e Michael dice: “Basta, questo va bene, passiamo al prossimo pezzo.” In studio porta un sacco di obiettività.
Vene: Ti rivedremo presto in Slovenia?
Ian Gillan: Spero proprio di sì. In questo momento stiamo sistemando le date del tour, partiremo a gennaio 2006 e durerà almeno due anni, quindi sono sicuro che arriveremo anche da voi!