Il grande David Coverdale è arrivato con i Whitesnake, ha visto Lubiana e ha vinto a Križanke (2006)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Križanke / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 15.07.2006
Spettatori: 3200
Prezzo del biglietto: 8.500,00 SIT
Non ci puoi credere. Il concerto dei Whitesnake a Feldkirch il giorno prima è saltato per troppi pochi biglietti venduti. Capita ogni tanto anche a nord della Slovenia! Però ogni tanto capita pure che le leggende del rock arrivino a sud dell’Austria! Eh eh, e proprio nell’unica e inimitabile Slovenia! Eravamo sul posto alle 20.00, anzi no, mento: un po’ prima, verso le 19.40 (i secondi non contano). Fuori, davanti a Križanke, c’era una marea di gente! Evidentemente si sono svegliati, si sono messi in marcia dalle loro tane e nell’ultima settimana prima del concerto, hanno finalmente spaccato tutti i nascosti porcellini di ceramica e battuto i negozi a caccia di biglietti. Uuuu! Eh sì. La sensazione era quella giusta, si preparava una vera tempesta rock, c’era qualcosa nell’aria. Semplicemente qualcosa che faceva capire chiaramente che sarebbe stata una serata indimenticabile!
Nell’atrio ho salutato di nuovo alcuni grandi amici della musica rock, che è sempre un onore incrociare ai concerti e con cui scambiare due parole! Cavolo, le cose giravano così in fretta. Perdevo la testa. In un’euforia che cresceva di minuto in minuto. I Mary Rose avevano già cominciato, e io ero ancora fuori. Ehi, là nella calca c’è Bojan! Il nostro Bojan, che si era appena “infilato” tra la folla con il “photo pass”! “I Mary Rose saranno fotodocumentati”, ho tirato un sospiro di sollievo.
MARY ROSE: 21.00 – 21.30
Insomma, sono entrato a stento! Erano le 21.20, ho fatto in tempo a beccare ancora i Mary Rose. Lode ai ragazzi, ben vivi! Approccio classico, rock teso, dignitoso, corretto, di sicuro d’effetto e meritatissimo nel posto giusto prima dei grandi Whitesnake. Insomma, la vista di Davor Kastelec, probabilmente il miglior stritolatore di Hammond in Slovenia, circondato da invasati sul palco, assetati di dimostrare qualcosa, dava solo sensazioni positive: la Slovenia sta tornando a crescere in chiave rock. Peccato solo per il set di appena mezz’ora, che ha comunque lasciato musica a sufficienza per una prima impressione, e abbastanza ne è rimasta nel sangue. Purtroppo non conoscevo i Mary Rose, ma ho sentito solo elogi sul loro conto. Gli sloveni, sempre proverbialmente modesti, alla fine elogiano i loro connazionali. Mary Rose! Ragazzi, ora non si torna indietro! Prendetevi ciò che è vostro e voi, gente, sostenete finalmente la qualità di casa nostra, che si fa pubblicità da sola a gran voce! Ci vediamo a Hruševje, ad agosto di quest’anno!
WHITESNAKE: 22.00 – 23.45
Ovviamente, durante la pausa nell’atrio si respirava birra ovunque. La gente si accalcava alle casse e l’esperienza ha confermato ancora una volta che gli sloveni la coda non la conoscono, quando hanno l’occasione di “caricarsi” fino al midollo prima di un concerto rock: “Vero, fratelli stiriani?” Avevo la testa piena. Attesa, euforia,… Whitesnake, per la miseria, qui davanti ai miei occhi! Coverdale, il grande Coverdale. Okay, frena il tuo fanatismo, ragazzino!
Con “Saksy” e Peter (il dr. “Prog Rock”) siamo riusciti a malapena a entrare, attraverso un labirinto di “sbronzi in alta quota”. Ci siamo letteralmente trascinati in mezzo al pubblico stipato e ci siamo piazzati davanti al mixer, a una ventina di metri buoni dal palco. Eh! La sala contava di sicuro almeno 3.000 anime! E ancora ne gocciolavano dentro.
Buio! La gente in piedi! Intro! I ragazzi salgono sul palco, i “roadie” fanno loro strada con le torce verso le postazioni! Esplosione! Le luci eruttano! Eccoli! Un riff elementare! Il riff di Burn! La band è qui! Con la gente. Il popolo in piedi. L’unico, carismatico Coverdale con la camicia mezza sbottonata! Sessista, la “sessplosione” è la sua poesia, lui che dopo tutti questi anni è il maestro del machismo seducente, quello che predica con tanta veemenza attraverso il suo prisma hard rock! È la sua voce, è la sola presenza, la sola aura, no? Okay, okay! I ragazzi non si sono trattenuti e hanno attaccato dritti, tanto che Križanke ha fatto un bel giro su se stessa e l’intonaco ha cominciato a staccarsi a pezzi dai muri! Tutta la sala è impazzita. Eravamo più o meno a metà, alla mia sinistra un nonno si scatenava come un adolescente, mentre la moglie accanto a lui sorrideva dolcemente! Le mani ondeggiavano in aria dalla prima all’ultima fila. Burn è un classico e se in quel classico infili anche il motivo principale di Stormbringer, prendi due piccioni con una fava. E esattamente questo hanno fatto Coverdale & co. Coverdale non si è risparmiato e ben presto ha sovrastato Križanke con qualche “scream” da pazzi. Siamo a casa con i Whitensake. Le appassionate, “bluesy” Slide It In, Love Ain’t No Stranger e Fool For Your Loving, inno dopo inno, infiammavano il pubblico ed era un piacere fondersi con un Coverdale di ottimo umore sul palco e con i membri carichissimi che accompagnavano la leggenda del serpente bianco. Intenso, a piena potenza. Coverdale, noto per aver sempre attirato nella sua band il meglio che il mercato gli offriva in quel momento, anche stavolta ha messo insieme una formazione che proprio non sa e non può tradire. Si tratta di un sestetto pronto “tip top”. I ragazzi sono fisicamente perfetti e gli strumenti nelle loro mani letteralmente stridevano, mentre durante il concerto imploravano un po’ di pietà. Reb Beach (anche con i Winger) e Doug Aldrich, mitraglieri della chitarra, alla pari, con approcci diversi ma un puzzle coeso insieme (Black & White), poi il seducente giovane, new entry nella formazione, il bassista Uriah Duffy (i suoi genitori erano fan del prog rock, tanto che a suo fratello hanno dato il nome Yes), il paziente e fedele Timothy Drury alle tastiere e uno dei più grandi batteristi della storia del rock, Tommy Aldridge, re del doppio pedale, guidati dal capo, che dimostra che più invecchia e più ringiovanisce, David Coverdale, che era caldo, davvero caldo, sono una fortezza che fai fatica a espugnare. Quando tutta questa macchina si fonde in una sola, resti lì a bocca aperta davanti alla perfezione. Ma sono molto più di questo! Tirano fuori una vera eruttività emotiva ed è così contagiosa che non c’è verso di resisterle. Ci ha spazzati via completamente!
Poi, ovviamente, arriva la quiete dopo questa danza di battaglia! Is This Love? Finalmente! Ho stretto a me Saksy, un contatto che durante l’esibizione dei Whitesnake al Gods Of Metal mi era mancato così tanto. Da impazzire! Il “riffing” decisamente molto più incisivo che nell’originale! La gente nei ritornelli sempre al fianco di Coverdale, a cui un repertorio così non potrebbe stare meglio addosso. I Whitesnake sono lui! Vabbè, di che sto blaterando! Un altro attacco ad alta adrenalina con Ready And Willing, poi sulla scena è salito Doug Aldrich, che ha aperto il primo assolo. Doug! Stavolta ero più lontano rispetto alla prima fila del concerto dei Dio (Graz, 19.09.2002), ma riuscivo comunque a osservare abbastanza bene. Doug è incredibilmente convincente in un assolo così. Ancora una volta. Ci mette dentro se stesso e le sue emozioni con tanta abilità che l’assolo sembra spontaneo, sulla perfezione tecnica non vale la pena sprecare parole. Ma se alla perfezione tecnica si fermano maestri come Petrucci, Satriani e simili e da lì non li schiodi, allora Doug è l’esempio di chitarrista che chiede alla chitarra di prendere vita, letteralmente, in tutto il suo sentimento. Sembrava che Doug non avrebbe mai smesso di “pestare” la chitarra, eppure ha annunciato Reb Beach, che è entrato in scena in modo molto più sofisticato e ha sfrecciato per lo più in un “tapping” velocissimo, mentre Doug aveva “condito” il suo assolo in chiave molto più bluesy! Insomma, forse gli assoli hanno privato qualcuno nel pubblico di un altro classico dei Whitesnake, ma per me personalmente sono stati uno dei culmini del concerto. I ragazzi sono di nuovo insieme sul palco e si fondono in una “jammata” collettiva. Era buffo osservare Coverdale “nascosto” dietro i monitor, che non riusciva proprio a stare fermo mentre i chitarristi soleggiavano.
La band è tornata con Crying In The Rain. Dramma musicale, melodia piuttosto atipica per i Whitesnake, ma con un altro riff magnifico. Avanti inarrestabili. I ragazzi lasciano il palco! Ora i riflettori si puntano sulla vera bestia alla batteria. Tommy Aldridge! Il grande batterista, che ha vissuto parecchie cose emozionanti nella sua carriera, partendo dai Black Oak Arcansas, poi negli anni Ottanta è stato parte di quella che era probabilmente una delle sezioni ritmiche più potenti, insieme a Rudy Sarzo (oggi con Dio), con Ozzy Osbourne. Un uomo che ha messo in scena vera magia alla batteria. Bombardamento, suonare in piedi sul doppio pedale, sembrava che le pelli sarebbero volate tra la gente. Poi a metà pezzo getta via le bacchette! Continua a mani nude e chiude il suo show molto sopra i piatti. Aldridge ha rubato questo trucco a Don Brewer (Grand Funk Railroad), visto che i Black Oak Arcansas sono piuttosto vicini ai Grand Funk Railroad? Heaven knows? Insomma, alla gente toglieva il fiato! I Whitesnake sono di nuovo qui e “sparano” un finale bombastico in Crying In The Rain. Ora l’atmosfera ha probabilmente raggiunto il culmine. Una delle canzoni più eccelse dei Whitesnake, detta alla buona il loro Mistreated, ma su uno schema molto più classico, la grande Ain’t No Love In The Heart Of The City. Coverdale ha brillato nel canto. Vissuto, deciso, esperto. Maestro del mestiere, attore unico, ma il punto di tutto era che quella sera David era davvero in splendida forma. I Whitesnake hanno “chiuso in bellezza” il concerto con Give Me All Your Love, dove David ha chiesto alla gente: “I wan’t you to blow the fuckin’ roof off!” Ovviamente non è successo, ma era divertente perché si vedeva che il pubblico era troppo timido per Coverdale, che così più volte lo ha incitato: “Oh c’mmon Ljubljana?! Don’t be shy!” Comunque, più volte durante l’esibizione ha ringraziato di cuore il pubblico in sloveno purissimo: “Hvala!” La fine era piuttosto prevedibile! Here I Go Again, uno dei più grandi successi della band, e la gente di nuovo stretta a Coverdale per tutto il brano, un finale diabolico, intenso e ottimo. La parte regolare è passata incredibilmente in fretta, non ricordo che ultimamente un concerto mi sia filato via così velocemente. È stato unico! Gente! Siamo a Lubiana! Non ci posso credere!
Il bis è partito con una Take Me With You carica e poi sono piombati nel concetto stesso di perfezione della composizione rock, intitolato Still Of The Night. Mi vengono sempre i brividi durante la seconda parte del brano e nel drammatico finale. È un pezzo che guadagna atmosfera giro dopo giro. Forse il brano che meglio racchiude l’essenza dei Whitesnake, perché è un incastro ideale di blues e classica sotto l’inflessibile bacchetta dell’hard rock! Insomma, un finale ad altissima atmosfera, che può preparare solo il geniale Coverdale con i suoi compagni. Nella parte conclusiva Coverdale ha sfruttato a dovere l’effetto “echo delay” per potenti “scream”, che ornava con diverse tinte vocali. Una bomba! Canto al limite del respiro, come se soffiassi nell’anima di una donna, di notte, quando le sei accanto, da qualche parte… brrrrr…..
I ragazzi si erano praticamente già congedati, eppure si sono rimessi seduti dietro la strumentazione. Il pubblico non li ha lasciati andare! Un altro classico dall’album “1987”, Bad Boys, è risuonato nella notte. E poi è davvero finito il sibilo velenoso del serpente bianco! I ragazzi se ne sono andati. Ma non tutti. Sul palco è rimasto David da solo. Un fascio di luce lo illuminava. Ha cominciato: “I have often told you stories,…” Che colpo al cuore! Soldier Of Fortune, versione a cappella! La gente è rimasta a fissarlo per un po’. Come se avesse un rispetto eccessivo per David. Poi David, dopo il ritornello, ha alzato le mani in aria e ha invitato la gente a partecipare. Così ha preparato il più bel congedo possibile, con cui ci ha lasciati. Coi piedi bollenti e carichi al massimo. Insomma, una lezione e tre quarti di sessuologia rock erano alle nostre spalle. “Music that make you wanna fuck!” (meglio non dirlo in sloveno). Ma è così.
Coverdale è incredibilmente ben conservato per i suoi quasi 55 anni. La voce è un po’ sbiadita, soprattutto si sentiva in Give Me All Your Love che David non riesce più ad arrotondare i versi in linee melodiche pulite come faceva un tempo, o come si intuisce dalle registrazioni in studio. Eppure distruggeva con “scream” estremi che raggiungevano, per la chiocciola dell’orecchio, frequenze da aeroplano. Coverdale è venuto, ha visto, ha vinto. Anche la partecipazione del pubblico ha messo il suo puntino sulla “i”. Sotto questo aspetto il concerto è stato un dieci pieno. Cioè una band carica e un pubblico carico, mano nella mano. Posto carico al massimo e band scatenata al massimo. Ed è qui, nello scatenarsi, che si nasconde il lato negativo. La sala. Križanke hanno ceduto sotto tutto il volume dei Whitesnake. Come avrebbe potuto Plečnik 100 anni fa sapere che un giorno qui avrebbero suonato i Whitesnake, per pensare nella costruzione anche a elementi aggiuntivi. Non so come si sentisse nelle prime file, ma al mixer il suono era appena accettabile. Cioè, il lavoro di entrambe le chitarre a tratti non si distingueva chiaramente. A proposito, è interessante che Coverdale sia sempre regolato in modo da sovrastare tutto il voltaggio elettrico degli altri musicisti della band ai concerti dei Whitesnake. Così anche stavolta più volte mi si è alzata la pressione nel cranio quando il cantante si è lanciato nei suoi strilli. Il tipo è indistruttibile e carico di energia creativa. Ha di nuovo preso una gran rincorsa e con lui Wihtesnake. David lascia il palco. Si accendono le luci e parte We Wish You Well “taped outro”.
È stato un evento di rock classico di enorme importanza per la Slovenia. Ha confermato che gli sloveni mostrano ancora interesse per quella scena musicale che dominava gli anni Settanta e Ottanta. L’energia elementare dell’astuto serpente! Grazie per l’indimenticabile magia! Vorrei che ci incontrassimo più spesso, che eventi di rock classico come questo fossero un’occasione ricorrente di visita anche in Slovenia (“sognare non costa nulla”), così da non doverci rincorrere di continuo in auto e in pullman per l’Europa. Grazie alla costellazione di stelle, al coraggio dell’organizzatore e naturalmente alla magia dei Whitesnake, per una serata indimenticabile!
Scaletta
1. Burn (incl. Stormbringer)
2. Slide It In
3. Love Ain’t No Stranger
4. Fool For Your Loving
5. Is This Love
6. Ready and Willing
7. Blues For Mylene
8. Snake Dance
9. Crying In The Rain (incl. drum solo)
10. Ain’t No Love In The Heart Of The City
11. Give Me All Your Love
12. Here I Go Again
—bis 1.—
13. Take Me With You
14. Still of the Night
—bis 2.—
15. Bad Boys
16. Soldier Of Fortune
17. We Wish You Well (taped outro)
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