Nick Oliveri & The Mondo Generator risuscitano un pianeta morto all’Orto Bar (2006)

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Luogo: Orto Bar / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 09.11.2006
Numero di spettatori: 90
Prezzo del biglietto: 3.990,00 SIT

Il venerdì sera è l’ideale se vuoi scrollarti di dosso tutti gli obblighi commemorativi del “gioco” quotidiano, quello di stare dietro alle azioni della “maggioranza”, e sfogarti alla maniera alternativa in un posto dove puoi scaricare in pace tutta la tua rabbia. Alle 22.20 il locale era decorosamente pieno, non stracolmo, un’affluenza giusta giusta per l’Orto Bar, direi, perché anche l’aria per tutto il concerto è rimasta al limite della normale saturazione di fumo di sigaretta.

Nick Oliveri e i suoi The Mondo Generator, una formazione a cui possiamo appiccicare a grandi linee qualche influenza: Black Flag, Roky Erickson, The Ramones, Bad Brains, Dead Kennedys e, naturalmente, i padri del male: Black Sabbath. I ragazzi erano la garanzia di un’ottima lezione di garage punk rock / post stoner-rock, venuta a fare il diavolo a quattro all’Orto proprio stasera. Il perché non c’è nemmeno bisogno di spiegarlo nel dettaglio: l’enorme talento musicale e la ricca esperienza di Oliveri, che prima di dedicarsi principalmente ai The Mondo Generator è maturato nei Kyuss, nei Queens Of The Stone Age e nei punk Dwarves.

Stavolta, però, l’ora e mezza di show è filata via senza le provocazioni e le sparate sul palco che ci si aspettava dal capo della band, quelle che per gli intenditori rendevano forse questa serata ancora più attraente, tanto da farli arrivare ancora più impazienti e carichi per assistere alla nascita dell’eventuale “burlesque” da palco durante il concerto! E invece è successo l’esatto contrario! Il boss e i suoi tre compari sono rimasti per gran parte del concerto molto passivi verso la folla, con sorrisi gentili d’ordinanza. Oliveri sembrava addirittura, a dir poco, timido e piuttosto trattenuto, e al pubblico si è rivolto durante lo show quasi solo con un “Thank you”… Come avrete già indovinato da soli, Oliveri non si è spogliato nudo durante lo show, cosa che a quanto pare ama fare molto volentieri ai concerti.

I ragazzi hanno attaccato con un pezzo che portava il riff inconfondibile di All Day And All Of The Night (The Stranglers), ricordando le radici punk rock. Il resto del concerto, però, è stato avvolto in una vera razione di “botta” stoner selvaggia e di “headbanging”, e la gioventù per lo più in erba, in età da scuola dell’obbligo e da università, è rimasta imbambolata e fatta sui ritmi megalomani, con tanti che ondeggiavano come in trance durante lo show. La prova che Oliveri e compagnia “spaccavano”. Oliveri, nonostante la già citata freddezza, è stato convincente nel far rivivere la propria rabbia e la propria agonia, per quanto riguarda l’approccio all’esecuzione del materiale. Urlava con una furia animale, come se lo stessero scuoiando vivo, suonava il basso con slancio e un paio di volte si è calato nel gioco così tanto che sul palco tremava letteralmente, come se l’avessero attaccato ai 220 Volt. Il batterista Hoss, con la sua tecnica devastante e la sua aggressività, ha offerto una vera base per una “jam” di prima classe, a cui Oliveri e i suoi due compari alla chitarra, Spud e Ian Taylor, non sono rimasti per niente indifferenti! Così i The Mondo Generator hanno messo in scena un vero fuoco stoner post rock incandescente, che per esecuzione e presenza scenica non aveva davvero rivali. Il concerto ondeggiava tutto su una massiccia “segheria di riff”, ventilata dal fascino da cannone della batteria e dalle urla ostili, indomite e rabbiose di Oliveri, con quel suo gridare fuori di sé.

L’unica cosa che mi è mancata è stato un atteggiamento verso la folla fin troppo “evidente” nella sua freddezza di routine, che si è riflessa soprattutto in una buona dose di indifferenza, praticamente senza uno straccio di parola al pubblico in nessuna delle pause tra un pezzo e l’altro. Il suono era bilanciato proprio dentro i limiti di volume che per la piccola sala dell’Orto Bar sono ancora credibili, prima che i muri comincino a crepare per una dose accidentale di decibel di troppo, quindi su questo non c’era proprio niente da lamentarsi.

Dopo un’ora e 10 minuti la band ha fatto una pausa di 5 minuti e alle 23:45 è tornata ancora una volta sul palco, ha sparato al volo due pezzi come bis e poi è sparita nel “backstage”. Che simbolismo. Anche le teste slovene si sono raffreddate di conseguenza, e così la breve sensazione di mancanza dei The Mondo Generator, in attesa di un altro bis, si è dissolta in un attimo e la folla si è dispersa in fretta verso altre occupazioni della calda notte di venerdì.

Il suono e l’esecuzione della band erano assolutamente a favore di un’intesa perfetta, ma con un retrogusto di routine “pay is what you get”, che dopo il concerto ha lasciato sensazioni contrastanti, perché Oliveri non ha proprio voluto (pur sapendolo fare e pur avendone i mezzi) sfruttare il suo carisma demoniaco, con cui i The Mondo Generator avrebbero potuto creare una chimica straordinaria e un’atmosfera da concerto elettrizzata, aizzando il pubblico, cosa che padroneggiano di sicuro, e portando così nel loro show un senso di autenticità ribelle e indomita, compagna indispensabile dell’alter rock. Così anche il pubblico, a parte qualche singolo fedelissimo “stoner – inchiodato – hammered”, è stato durante il concerto a dir poco piuttosto riservato, e in questo modo ha tenuto meritatamente lo specchio davanti alla band. In una valutazione da 1 a 5, stavolta 2 e tre quarti per i The Mondo Generator.

Setlist

1. Basket Case
2. Here We Come
3. I Never Sleep
4. Gonna Leave You
5. Shannette
6. All The Way Down
7. Lie Detector
8. So High So Low
9. Like A Bomb
10. She Only Owns You
11. Life Of Sin
12. Autopilot
13. F.Y. I’m Free
14. High Love
15. Mental Hell
16. Sonicslowmotion
17. Wake Up
—-bis—
18. Open Up
19. 13th Floor

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