Il 20° party di Sagittario e Capricorno alla Vinoteka (2007)

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Luogo: Vinoteka (pod Gospodarskim razstaviščem) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 17.01.2007
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 0,00€

C’è invito migliore di quello a un party del venerdì? Fino alle ore piccole. Il party di Sagittario e Capricorno di Benč, quest’anno per la ventesima volta di fila! Jernej Venet mi ha quasi portato per mano giù alla Vinoteka! Alla porta, poi, ci ha subito fermati la padrona di casa con un aperitivo. ” No grazie, guido.” ha risposto Jernej, tutto cortese, e con questa battuta ha aperto subito la sua serie standard di barzellette. All’ingresso siamo praticamente finiti addosso a Janez Bončina – Benč, vestito di tutto punto, in compagnia di una graziosa ragazza! Come si conviene a un rocker nel pieno degli anni migliori.

Erano passate abbondantemente le nove e mezza di sera e i Sausages, con il ritorno del cantante originale Goran Breščanski, hanno iniziato a scaldare la Vinoteka pod Gospodarskim razstaviščem – sì, quel posto dove i muri ubriachi quasi cedono sotto il peso del rosso. Il loro set era diviso in due parti. All’inizio e alla fine della seduta. I ragazzi hanno messo a punto bene i loro motori, le pelli hanno tuonato, il rientrante si è buttato sul microfono con sicurezza, non ha ancora dimenticato come si canta! Un quintetto compatto di rock n’ roll sfrenato! Non c’è niente di meglio per far salire la temperatura nelle vene. Ovviamente noi presenti siamo andati prima di tutto a rimetterci a posto l’emocromo con bevande di varia provenienza, il che ha abbassato ancora di più il punto di ebollizione nelle nostre vene, così ci siamo ritrovati in forma in un attimo.

Il sottosuolo dell’esposizione era pieno di volti noti dei media. Per lo più dalle leggende della musica a quelle del giornalismo. Per una volta, ancora, ero uno di quelli che rovinano la statistica dell’età media, abbassandola, visto che la maggior parte dei presenti apparteneva alla generazione di Benč. La generazione che ha portato in Slovenia (o nella defunta Jugoslavia, se preferisci) l’eredità del rock n’ roll accesa da Presley e compagnia. C’era una volta, tanto tempo fa… Ed è bello che la compagnia se ne ricordi ogni anno, anche solo nel “sottosuolo”.

Nonostante i Sausages avessero portato sul palco un foglio di carta pieno zeppo (dall’alto in basso) del repertorio che avevano intenzione di suonare, dopo tre quarti d’ora i ragazzi hanno ceduto il palco alle leggende.

Sul palco sono saliti nientemeno che Benč, il “dottor Gibson” in persona Primož Grašič, ex membro di Kameleoni, Faraoni, September, Srce e Karamela, Marjan Malikovič con una chitarra elettrica nera Ernie Ball modello Luke (Steve Lukather, Toto), il “Siddharta boy” Jani Hace al basso e “uno di quelli di Jan Plestenjak giù dalla costa”, ovvero “Dennis Chambers Morgan”, come ha promosso il batterista di grado lo stesso Janez Bončina (tra parentesi, i Niacin con Dennis Chambers, Dave Novello e Billy Sheehan suonano l’11.05.2007 al club Bluesiana a Vrba, vicino a Villaco, in Austria. Il repertorio classico del signor Bončina, avvolto nello swing jazz blues e snodato in versione più morbida, grazie soprattutto al “jazz mood” di Grašič, ha ovviamente richiamato sotto il palchetto un bel po’ più di curiosi, ex compagni e compagne di scuola, eccetera… che ondeggiavano e facevano il tifo a bordo palco. Tra gli altri abbiamo sentito gli evergreen Zlata Obala, Ta noč je moja, Maja z biseri e Kadar ognji dogorijo.

È seguito un breve repertorio della leggenda della Stratocaster Zoran Crknovič, accompagnato da Hace al basso e dall’incoronato “Denis Chambers” alla batteria. Del resto Hace aveva suonato con Crnkovič più di dieci anni fa nel trio Deja vu, in cui alla batteria sedeva il vecchio compagno d’armi di Crknovič, il batterista Pavle Ristič, scomparso da poco. In quella breve esibizione abbiamo sentito anche i classici Driftin’ e New York city blues. Una voce probabilmente ideale per il blues, che il tipo fa scuotere da sotto le dita, ha condito magistralmente una cover dei The Doors, Riders On The Storm, senza tastiere! Stavolta Zoran Crnkovič si è esibito senza la sua “famigerata” Fender Stratocaster color crema: per l’occasione Malikovič gli ha prestato la sua Ernie Ball nera. Zoran è risalito sul palco dopo molti anni, spero che per lui sia stato un bel incoraggiamento a mostrare ai giovani anche in futuro quello che sa fare.

Dopo l’esibizione di Zoran è tornato sul palco il chitarrista e cantante Marjan Malikovič, accompagnato dal bassista Jadran Ogrin, con cui aveva condiviso gli anni da studente nei Kameleoni e che ha lasciato di stucco per precisione, velocità, morbidezza e sangue freddo: durante il concerto non ha mai battuto ciglio. Durante la loro baldoria è risalito sul palco anche Benč e i ragazzi hanno suonato insieme una versione rockeggiante e incandescente di Vsak dan ob istem šanku, una vera dedica alla folla presente quella sera. Bellissimo anche il classico blues Talk to your daughter (di J. B. Lenoir, resa famosa tra gli altri dal chitarrista Robben Ford).

Le molecole di alcol picchiavano sempre più senza pietà nelle teste scatenate, e le ragazze di ogni età e data di scadenza facevano girare sempre più con fervore fianchi e tacchi. Per gli spazi della Vinoteka niente di strano, anzi era un fenomeno che fa parte obbligatoria del repertorio di questo genere di party. Dio solo sa quanti sagittari e caproni avranno svuotato quella volta, laggiù, i boccali di Laško? Pochini! Preferivano bere vino! Non però i Sausages, che al ritorno sul palco hanno messo in scena un vero intermezzo pubblicitario per Union e Laško!

Traballante, traballante. Come faranno a rimettere in moto le macchine? Il senso di ogni party è ovviamente che il tempo si fermi, che non ci sia, che non esista, che ci si “sbatta” di lui, per dirla alla buona, il più possibile! Così Benč ha messo in chiaro le cose con Goran, quando questi, al microfono, ha dichiarato che i Sausages avrebbero suonato più o meno fino alle sei del mattino: “Fino alle sei del pomeriggio!”

Soprattutto cover come Allright Now (Free), Sympathy For The Devil (Rolling Stones) e gli evergreen dei Lynyrd Skynyrd Sweet Home Alabama e Freebird – quest’ultima in chiusura – hanno segnato il punto di ebollizione. C’erano parecchi funamboli che cercavano artisticamente l’equilibrio.

I suoi cinque minuti di gloria se li è presi anche un acrobata della danza mancato, incoronato da una goccia di alcol di troppo, che nel suo slancio danzante ha passato gran parte del finale della festa sul pavimento della Vinoteka. Speriamo almeno che con quella carica si sia guadagnato una bacchetta, un plettro o una fascia per il sudore dei The Sausages. Meno male che la dama del ballo lo ha riacchiappato con parecchio successo, altrimenti con le cadute si sarebbe potuto far male.

Non ho idea di cosa sia successo dopo, e non ho idea nemmeno di come e quando sia arrivato a casa! Tra l’altro ho perso l’innocenza: la soglia della Vinoteka l’ho varcata per la prima volta in vita mia! Grazie a Benč per una serata eccellente e indimenticabile. Carica di balli, risate e soprattutto buona musica. Ancora di questi, per favore!

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