Quo Vadis – non vogliamo ripeterci (2007)

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Autore: Rok Klemše

Data dell’intervista: 16.01.2007

Mercoledì 17.01. la band canadese di technical death metal Quo Vadis ha fatto impazzire il pubblico metal sloveno. Con un’esibizione tecnicamente impeccabile hanno dimostrato di far parte della vetta assoluta del genere, e si sono rivelati anche estremamente simpatici e disponibili. Così il chitarrista e capobanda Bart e il batterista Yanic hanno accettato volentieri la mia richiesta di intervista. Siccome Bart stava vendendo il merchandise, ho fatto prima l’intervista con lui, mentre Yanic stava al banchetto, poi si sono dati il cambio e ho fatto una breve chiacchierata anche con Yanic.

Rok: Ciao Bart! Prima di tutto grazie per un concerto della madonna e soprattutto per questa intervista all’ultimo minuto.
Bart:
Grazie, grazie. Non è stata la nostra serata migliore perché ho combinato un po’ di casini, la prossima volta niente birra sul palco (risate).

Rok: Questa è la vostra prima volta in Slovenia. Che impressioni hai avuto? Avete fatto un giro per la città, visto qualcosa?
Bart:
No, purtroppo non abbiamo avuto tempo per girare, però già durante il viaggio ho visto che la Slovenia è un paese bellissimo, con un sacco di montagne e roba del genere. Mi hanno anche detto che ha una storia lunga e interessante. Magari la prossima volta che torniamo avremo più tempo per visitare.

Rok: Spero davvero che tornerete con un tour da headliner, che per la vostra qualità vi meritate più che ampiamente. Personalmente per me siete stati la band migliore della serata.
Bart:
Oh sì, magari un giorno (risate). Grazie mille, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Comunque torneremo, ci costruiremo una base di fan e penso che possiamo arrivare alla stessa posizione che abbiamo in Canada, dove facciamo tour e concerti da headliner.

Rok: In Canada siete davvero grossi?
Bart:
Beh, forse hai visto il DVD. Lì abbiamo suonato davanti a 1400 persone, e abbiamo un altro concerto il 12 maggio a Montreal. Lì mi aspetto circa 1800 persone. Quindi è parecchio diverso rispetto a qui, ma come ti dicevo, da qualche parte bisogna cominciare, e penso che il tour con i Kataklysm sia una grande occasione per farci conoscere. In certi posti siamo completamente sconosciuti e spero che la gente che viene ai concerti si ricordi dei Quo Vadis.

Rok: Sì, scelta davvero ottima quella di fare il tour con i Kataklysm. Da noi sono bella grossi, mi sa che sono già tornati tre o quattro volte.
Bart: Sì, assolutamente, siamo contentissimi. Alla maggior parte dei concerti vengono 600 persone e più. Quello di oggi era un concerto di livello medio, ma la maggior parte delle date di questo tour ha un pubblico di 600, 700 persone. Roba da matti! In città come Monaco di Baviera o Essen era tutto sold out, un delirio!

Rok: Eh sì, la Germania è un vero paese metal. La Slovenia non a quel livello, ma da noi le cose per il metal si stanno mettendo piuttosto bene. Ci sono sempre più concerti e anche sempre più band metal slovene.
Bart: Davvero? Non conosco la scena metal slovena, ma ci piacerebbe tantissimo suonare al Metalcamp di quest’anno. Sarebbe fantastico!

Rok: Vedervi al Metalcamp sarebbe una pazzia!
Bart: Se abbastanza gente vorrà vederci… staremo a vedere.

Rok: Faccio il tifo per voi! Bart, come avete scelto il nome Quo Vadis? So cosa significa, ma come si collega alla band?
Bart: Non volevamo essere incasellati in un genere preciso. Siamo senza dubbio una band death metal, ma allo stesso tempo siamo per la musica in sé, non per i singoli stili. Quo Vadis significa “Dove vai?” e in un certo senso è una metafora della nostra musica. Quello che pubblichiamo non è pianificato in anticipo, cerchiamo di far uscire musica sincera. Una volta può essere una cosa, la volta dopo già qualcosa di completamente diverso. Vogliamo che ogni disco sia diverso dal precedente e finora, se ascolti gli album, ognuno ha il suo “feeling”, la sua anima, la sua identità. Il prossimo album che pubblicheremo avrà un’identità completamente diversa da Defiant Imagination, Day Into Night o Forever. Non vogliamo fare Defiant Imagination 2, Day Into Night 2 o Forever 2.

Rok: E per quando pensate di far uscire il nuovo disco? Già quest’anno?
Bart: Se va tutto bene, anche quest’anno, ma siamo molto presi dal tour e ci vuole tempo perché la musica maturi e cresca. Preferisco prendermi il mio tempo per scrivere piuttosto che pubblicare qualcosa di non finito. Di questo passo il nuovo disco potete aspettarvelo molto probabilmente all’inizio del 2008.

Rok: Per i vostri album vi prendete parecchio tempo, Defiant Imagination è uscito nel 2004. Probabilmente è anche per questo che i dischi sono così diversi tra loro e si sente davvero tutto l’impegno che ci mettete nella vostra musica.
Bart: Sì, come dicevo, non vogliamo pubblicare qualcosa che non è finito. Se l’album non è pronto, perché farlo uscire? Solo per avere un disco in giro? No. Per ora abbiamo quattro dischi, credo che i nostri fan aspetteranno volentieri quello nuovo. Per ora i nostri fan in Canada ci sono molto, molto fedeli. Anche grazie a loro abbiamo registrato il DVD, in cui abbiamo suonato sia pezzi nuovi che vecchi, ed è stata un’esperienza davvero incredibile per noi.

Rok: Visto che siamo sul DVD. Come siete arrivati all’idea di tutto il concept del DVD, con coreografia, body painting, ballerine,…?
Bart: Per chi non ha ancora visto il nostro DVD: avevamo un coro, un violoncellista, una violinista, una tela umana. Cosa rappresenta? Abbiamo cercato di mostrare visivamente cosa ci passa per la testa quando scriviamo musica. Volevamo qualcosa di originale. Le ragazze, per esempio, rappresentano Defiant Imagination (l’immaginazione ribelle). Poi la scena con il lenzuolo bianco – quella è una dedica a Chuck (Schuldiner, n.d.r.). Il pezzo Fate’s Descent l’ho scritto per Chuck e la coreografia rappresenta la morte e un’anima che lotta per sopravvivere, ma alla fine arriva la morte e se la porta via.

Rok: Incredibile, non lo sapevo. Chuck è il mio chitarrista preferito.
Bart: Anche il mio, grande influenza, amico, grandissima influenza. Death e Control Denied sono senza dubbio band enormi.

Rok: Hai per caso sentito che la sorella di Chuck vuole far uscire quest’anno un secondo disco dei Control Denied?
Bart: Sì, l’ho sentito… Chuck è diventato una leggenda nell’ambiente metal, quindi spero solo che si rispettino lui e la sua eredità. Purtroppo ci sono stati tanti tentativi di far soldi sulla pelle di Chuck.

Rok: Sono completamente d’accordo con te.
Bart: Già. Ancora una cosa su Fate’s Descent e sui cori. Fate’s Descent è il mio omaggio a Chuck. Volevo scrivere qualcosa che suonasse come se venisse da Individual Thought Patterns o Symbolic. Invece di fare una cover come fanno quasi tutti, volevo scrivere qualcosa che mostrasse quanto i Death abbiano influenzato i Quo Vadis e me personalmente. E Fate’s Descent è soprattutto un grande ringraziamento. Penso che l’omaggio migliore sia l’imitazione, il complimento più grande è imitare. Gli altri pezzi non suonano così, questo è stato scritto apposta per Chuck come ringraziamento per tutta l’ispirazione. Alla fine sono stati i Death a trascinarci nel fare musica.

Rok: Altre influenze oltre ai Death?
Bart: Certo. Slayer, i Metallica fino a un certo punto, i primi At the Gates. Fuori dal metal… un sacco di musica classica, tipo Luziano. Adoro i requiem di vari compositori, soprattutto la musica cupa.

Rok: Wagner?
Bart: Eh eh, troppo complicato per me

Rok: Troppo pomposo?
Bart: Sì, troppo tedesco (risate). Per quanto riguarda la musica contemporanea, consiglio caldamente il compositore austriaco Nicholas Lens. Ha scritto l’opera Flamma Flamma, il Requiem del fuoco. In pratica si tratta di diversi modi di vedere la morte – quello di una madre sulla morte della figlia, di un fratello su quella della sorella, di un padre su quella del figlio. Un lavoro davvero potente, Lens cerca di rappresentare questi rapporti in musica ed è affascinante. Persino l’intro che abbiamo usato all’inizio del set viene dalla prima parte di questo requiem.

Rok: Suona davvero interessante, devo controllare.
Bart: Te lo consiglio fortemente! In questo requiem si alternano strumenti elettrici e acustici come oboi e violini, cori classici e cantanti folk bulgari. Sembra strano, ma è un lavoro potentissimo e misterioso che mi piace da morire.

Rok: Alcuni dei vostri testi sono in latino. C’è un motivo particolare dietro?
Bart:
No, niente di speciale, io sono di origine polacca e il latino ha un posto particolare nella nostra cultura. Per me è una lingua speciale, una lingua morta, quindi perfetta per il death metal (risate).

Rok: Com’è il vostro processo di scrittura? Prima scrivete la musica e poi i testi o viceversa?
Bart:
Parto da un riff o da un’idea e poi ci costruisco attorno. Io prendo quell’idea e cerco di collegarla al pezzo. Il metodo di Yanic è un po’ diverso, nell’ultimo album i suoi testi sono incredibili, sembra di leggere un romanzo. Lavoreremo così anche per il nuovo disco, anzi, stiamo preparando una grossa sorpresa che non svelerò, ma che porterà di nuovo una dimensione completamente nuova per i Quo Vadis. Sarà qualcosa che non abbiamo mai fatto e spero che sia il nostro prossimo grande passo.

Rok: Non vedo l’ora!
Bart:
Anch’io! Ma come ti dicevo, deve essere finito.

Rok: Com’è stata la vostra collaborazione con Steve DiGiorgio sul disco Defiant Imagination?
Bart: Pazzesca, una vera ispirazione! Primo, il tipo è un vero camaleonte musicale, in un attimo si adatta a qualsiasi stile di musica; secondo, è stato un grande onore lavorare con uno che ha suonato in un sacco di band leggendarie e allo stesso tempo non ha un briciolo di ego ed è completamente dedicato al progetto. Il tipo si alzava alle sei di mattina con le cuffie in testa e si metteva a imparare i pezzi. Il disco l’ha imparato in 2 giorni e l’ha registrato in 3! Lavorava dalle 12 alle 18 ore al giorno, suonava e scriveva, ogni tanto mi guardava e mi chiedeva cosa pensassi del materiale. Credo che all’inizio fosse abituato a chitarristi che tengono a freno il bassista, ma gli ho detto di sfogarsi. Penso di avergli detto solo una o due volte di trattenersi un po’ perché stava arrivando un assolo di chitarra (risate).

Rok: Sì, il tipo è incredibile. Penso di poter fare un paragone con Cliff Burton, che è anche lui uno dei pochi bassisti metal ad aver avuto un ruolo alla pari della chitarra o addirittura più importante.
Bart: Yep. Mi ricordo quando registravamo il basso nel 2003 e Steve lavorava su un pezzo per il quale non aveva ancora tutte le idee a posto. Noi eravamo giù quando ci ha chiamati su per dirgli cosa ne pensavamo di una cosa che stava suonando. Si è scoperto che era Dead Man’s Diary e mi è venuta la pelle d’oca in tutto il corpo! Io e Yanic lo ascoltavamo e tutto quello che riuscivamo a dire era “Holy fuck! Il tipo ha aggiunto una dimensione completamente nuova alla musica!”. È a questo che penso quando dico com’è lavorare con lui; di momenti così ce ne sono stati a bizzeffe. Gli abbiamo dato spazio creativo e le linee di basso sono semplicemente bellissime. È proprio la parola giusta: bellissime. Magari suona strano per il metal, ma il basso è davvero incredibile. Ancora oggi mi capita di avere quelle linee di basso in testa. Rispetto totale per Steve!

Rok: Concordo! E cosa fate quando non siete in tour o in studio?
Bart: Io e Yanic abbiamo entrambi una carriera oltre alla musica, perché ovviamente col metal non si campa. Io ho uno studio e ne costruisco anche altri. Proprio adesso sto registrando un disco con una band locale, i Necronomicon. Per quanto possibile voglio essere coinvolto nella musica e lavorare con altre band. Lo studio è stato un progetto enorme per me, ci ho lavorato per mesi e sto già ottenendo risultati davvero ottimi. Spero che il prossimo album dei Quo Vadis lo registreremo in questo studio.

Rok: Ok, benissimo, direi che è tutto. Bart, ancora grazie per questa intervista! Vi auguriamo una buona conclusione del tour e spero di rivedervi presto.
Bart: Grazie a te per l’intervista e spero davvero che ci vedremo presto.

Rok: Ciao anche a te Yanic, e grazie anche a te per l’intervista all’ultimo minuto!
Yanic: Grazie a te! Cos’avete già fatto con Bart?

Rok: Hm.. In pratica già tutto.
Yanic: Davvero? Allora posso tornare dentro (risate). No, scherzo.

Rok: Eh eh. Questa è la vostra prima volta in Slovenia. Che impressioni hai avuto?
Yanic:
Finora ottime. Il pubblico è stato gentilissimo con noi, ci ha accolti alla grande. Siamo davvero contenti che siano arrivati già così presto a vederci, di solito molti arrivano solo più tardi, per gli headliner. Oggi non è stata proprio la nostra serata migliore, però siamo soddisfatti. Purtroppo non siamo riusciti a vedere la città, per via dell’ora tarda siamo arrivati direttamente al locale. Spero che torneremo, magari per presentare il nuovo album.

Rok: Spero proprio di sì. Per me personalmente siete stati la band migliore della serata.
Yanic:
Grazie, grazie!

Rok: Yanic, come riesci a conciliare la tua carriera professionale con quella di batterista dei Quo Vadis? So che hai un dottorato in fisica e una laurea magistrale in medicina, come fai a combinare due cose così impegnative?
Yanic:
Sul lavoro ho un capo davvero ottimo. Lavoro per Siemens, dove sviluppo e progetto scanner di medicina nucleare per il corpo umano. Il mio capo viene dalla Germania e ha una mentalità tedesca davvero aperta. Come mi ha raccontato lui, i tedeschi dalle otto alle cinque del pomeriggio si fanno il mazzo al lavoro, ma quando scoccano le cinque per loro comincia la vera vita. Dicono che il lavoro non è la tua vita, la tua vita è quello che fai fuori dal lavoro. Con me è molto comprensivo e mi incoraggia nel lavoro con la band. Alla fine del tour saranno ben cinque settimane che manco dall’ufficio, quindi sono davvero contento di avere un capo così.

Rok: Com’è che avete deciso che il terzo dischetto del DVD Defiant Indoctrination mostrasse solo il tuo drumming?
Yanic: In realtà la storia è molto buffa. Quando Bart riguardava le riprese si è concentrato soprattutto sull’aspetto video…

Rok: Scusa se ti interrompo. Il montaggio del DVD l’ha fatto Bart?
Yanic: No, non del tutto, ha collaborato con un videomaker, quindi hanno ottenuto insieme il risultato che si vede sul DVD. In pratica è successo che Bart poco prima della registrazione del concerto mi ha chiesto se potevamo aggiungere anche un DVD di batteria. Dopo il concerto, quando abbiamo riguardato le riprese, ha detto che si poteva fare, ma poi non ne abbiamo più parlato. Presto ci siamo accorti che non saremmo riusciti a farlo, perché volevamo far uscire il DVD intorno a Natale e con i tempi non ci stavamo. Allora Bart mi ha chiamato per chiedermi se potevo volare a Montreal ad aiutare con il montaggio, perché ormai eravamo davvero con l’acqua alla gola. Non so se lo sai, ma non vivo più in Canada. Quattro anni fa mi sono trasferito per lavoro. Sono atterrato a Montreal e Bart già all’aeroporto mi ha informato che avrei lavorato al DVD di batteria. “COSA, LAVORIAMO AL DVD DI BATTERIA?!” è stata la mia prima reazione, perché mi aveva detto che lui di tempo non ne avrebbe avuto e a me andava benissimo. È seguita una settimana folle. Tutta la notte io e il videomaker lavoravamo al montaggio, la mattina volavo di nuovo a Boston a lavorare per Siemens, la sera di nuovo a Montreal e così per tutta la settimana. È stato parecchio faticoso. Ma il lavoro che Bart ha messo in quel DVD è stato 20, 30 volte più grande. Il DVD è il bambino di Bart.

Rok: Sì, si vede davvero che c’è stato dentro un lavoro enorme, il risultato finale è ottimo.
Yanic: Gliel’hai detto a Bart? (risate)

Rok: Eheh, sì. Cosa fai nel tempo libero quando non siete in tour o in studio?
Yanic: Non abbiamo tempo libero (risate). No, scherzo, ma allo stesso tempo dico sul serio. Io e Bart abbiamo entrambi un lavoro regolare. Bart è manager nell’IT, io sono fisico medico. Quindi lavoriamo ai nostri lavori regolari, durante l’orario di lavoro sbrighiamo qualcosa per la band, poi facciamo gli straordinari per recuperare il tempo perso, e alla band ci dedichiamo anche nei weekend. È davvero difficile avere una vita privata se la band la portano avanti solo due persone, anche se Bart, visto che io non vivo più a Montreal, si sobbarca ancora più lavoro. Ogni giorno ci mandiamo 15-20 e-mail e già solo rispondere a tante mail è un sacco di lavoro, quindi di tempo ne resta poco. Bart ha anche iniziato a costruirsi uno studio in casa, in cui è completamente immerso, mentre io da poco più di un anno lavoro anche come batterista session. Registro album con band che non hanno un batterista o con quelle che vogliono proprio un certo batterista. Mi diverto un sacco, anche se il tempo per farlo è difficile da trovare, ma alla fine riusciamo sempre a registrare.

Rok: Chi consideri tra le tue influenze, se ne hai?
Yanic: Musicalmente? Ascolto praticamente di tutto. In un momento posso ascoltare Death o Control Denied, subito dopo passo al rock, tipo Vanessa Carlton o Sarah MacLaughlin, e ascolto anche jazz e funk. Stili diversi di musica davvero, non sono limitato a un solo genere. Bart ascolta molta musica classica, io preferisco quella contemporanea. Se dovessi elencare le mie band preferite direi Death, Dream Theater e tante altre band rock. È difficilissimo scegliere in mezzo a tanta musica ottima.

Rok: Sì, concordo, scegliere è davvero dura. Anch’io ascolto musica diversa, soprattutto metal, ma anche rock, classica, etnica e così via. Se dovessi proprio scegliere una band direi che sono i Death.
Yanic: Hm.. Per me.. se dovessi scegliere solo 5 dischi da portarmi in viaggio sarebbero: Death: Symbolic, Cynic: Focus, Dream Theater: Metropolis Pt.2, Vanessa Carlton: Be Not Nobody e… Beh, almeno quattro li ho (risate).

Rok: Direi che è tutto. Yanic, ancora grazie mille per l’intervista e per la pazienza!
Yanic: Figurati, grazie a te! Se hai altre domande puoi contattarmi via e-mail.

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