The Michael Landau Group – un concerto che ti lascia senza parole (2007)

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Luogo: Bluesiana / Velden am Woerthersee / Austria
Data del concerto: 12.04.2007
Numero di spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 28.00€

Il vecchio posto di sempre per i concerti con la C maiuscola. Musica di artisti scelti, per orecchie scelte. Velden, in Carinzia, la nostra piccola Bulesiana. Stavolta posso dirvelo con precisione: in macchina, guidando normalmente, ci arrivate in un’ora e 15 minuti (senza fermate), partendo da Lubiana e passando per il valico di Ljubelj, ma da Lubiana dovete mettervi in marcia almeno alle 20.15 per essere lì puntuali alle 21.30, quando è fissato l’inizio dei concerti.

Su Michael Landau gira una leggenda nobile: è uno dei migliori session man in circolazione, c’è chi dice addirittura che sia il migliore. Chiedete a una compagnia assortita che va da Aretha Franklin a Madonna, Rod Stewart, Pink Floyd, Cher, Joni Mitchell, Richard Marx, Michael McDonald, Chicago, Steve Lukather, e l’elenco potrebbe allungarsi senza ritegno. Il tipo ha suonato in circa 500 album in studio di artisti diversi, oltre ai suoi lavori solisti, ovviamente. Un monumento vivente del maestro di studio, che sa suonare letteralmente di tutto (e anche di più) e conosce ogni trucco da studio, che ovviamente sfrutta alla grande nei suoi concerti.

Stavolta è arrivato in Europa per un tour e ha portato con sé due musicisti di altissimo livello: il batterista Gary Novak e il bassista Jimmy Johnson. Questo trio d’urto ha messo in piedi alla Bluesiana uno show che, per perfezione dell’esecuzione dal vivo, difficilmente puoi paragonare a qualcos’altro. Questi hanno talmente tanti chilometri sulle spalle che in tanti anni di palco hanno limato la loro padronanza fino all’ultimo dettaglio, tanto che a guardarli sul palco non puoi che dire: “Questo è l’ideale.” Se non l’ideale, almeno qualcosa che gli si avvicina molto, quello a cui aspiriamo tutti noi, chitarristi della domenica e pantofolai, ma anche i musicisti rodati che si sono già costruiti un nome e sanno comunque di poter essere interpreti ancora migliori e più convincenti!

Michael, Gary e Jimmy hanno messo subito in chiaro la loro modestia già dal loro ingresso sul palco e dall’aspetto. Landau era vestito con una camicia da boscaiolo e pantaloni fino alle caviglie, come un benzinaio qualunque, mentre Gary e Jimmy, vestiti così, avrebbero potuto tranquillamente andarsene a fare una sana corsetta attorno al Wörthersee.

I tre hanno acceso i motori verso le 21.40. Hanno attaccato col blues, blues di riscaldamento. Insomma, con calma. Stavolta la Bluesiana era un po’ meno piena, c’erano circa 100 persone. Sotto il palco la gente se ne stava anche troppo rispettosamente a distanza, un buon paio di metri, cosa che per esempio al concerto di Eric Sardinas non te la saresti immaginata nemmeno per sbaglio. Michael Landau però sul palco si è portato anche il cervello, cioè musica per palati fini e per i perfezionisti audiofili viziati del “sound & tune”, quelli che ai concerti amano “mantrare” sulla musica!

Un reportage piuttosto antipatico. Dopo un concerto così sconsiglio personalmente di andare a qualsiasi altro concerto per almeno un mese, perché semplicemente niente di ciò che vedrai dopo funziona abbastanza bene, non basta a farti divertire. Un tipo che sale sul palco con un suono da “clean” a “mezzo clean”, che ogni tanto condisce con vari gradi di chorus, e suona sempre con una precisione sfacciata in ogni posizione, senza che si senta un solo errore, figuriamoci a velocità diverse, in ogni trucco del repertorio chitarristico. In più è totalmente razionale: usa e sfrutta ogni millimetro della sua chitarra, dell’impianto e di tutto ciò che gli offre la scatola degli effetti. Tutto è sfruttato al massimo, e così il suono è curato fino al minimo dettaglio, con tutta la sua ricchezza di toni diversi.

Insomma, il tipo è così rodato che non può sbagliare, o sbaglia con grandissima difficoltà, e ha comunque inserito il fattore sorpresa, cioè l’imprevedibilità, nella sua esibizione nel modo più azzeccato possibile. Durante gli assoli non riuscivi nemmeno per un attimo a prevedere cosa gli sarebbe saltato in mente subito dopo. Anche quando si spinge nei campi della sperimentazione, torna magistralmente al motivo di base. Ma non sai come lo farà. E quando vedi e senti come se la cava, ti toglie il fiato! Era interessante osservare come muove il plettro mentre suona. Usa un sacco di “finger picking” e, mentre lo fa, “nasconde” il plettro stretto tra indice e medio della mano destra. Due volte, durante l’esibizione, il plettro gli è persino scivolato di mano.

Tutti e tre i tizi sono stati quasi sempre a occhi socchiusi. Si sono lasciati portare dal flusso del “groove”. Il sempre “morbido” Jimmy al basso, così agile con le dita che ti fa male solo a guardarlo, e accanto a lui il batterista particolarmente esplosivo, Gary Novak, aggressivo e totalmente dentro la musica, sono i partner ideali per Michael. L’intesa del trio è straordinaria. Il massimo che un classico power trio possa tirar fuori! L’unico neo è ovviamente la voce di Michael. È difficile essere convincenti come cantante e chitarrista insieme. Per fortuna però c’erano soprattutto strumentali. Verso la fine ha tolto il fiato anche l’assolo di batteria inserito nel set, su cui Michael e Jimmy tenevano il ritmo, così Gary ha potuto spaccare e sminuzzare i tamburi in santa pace, tanto che alla gente della Bluesiana sono letteralmente partite più volte le stelline davanti agli occhi. I ragazzi hanno poi attraversato nel repertorio praticamente tutti i generi. Il peso del repertorio era sul blues. E quel blues era talmente arricchito, in modo regale, dalla conoscenza e dalla maestria di tutti e tre che persino io, che non sono certo un fanatico del blues, non ho sbadigliato nemmeno per un attimo. È incredibile quali dimensioni insospettate di espressione musicale possa offrire il blues. Un frugare inarrestabile nei territori degli elementi psichedelici (per esempio Rascall Balls)! Chi pensa che il blues sia solo un miagolio da gatti limitato a 12 tasti del manico si è sbagliato di grosso, stavolta. Anche a me i The Michael Landau Group hanno dato una bella ventilata e mi hanno svegliato da questo atteggiamento un po’ snob verso il blues.

Il concerto era diviso in due parti, con una pausa di 15 minuti in mezzo e ovviamente il bis obbligatorio. In ogni parte c’erano solo 7 pezzi, tutti pieni di lunghe jam e improvvisazioni di spiritoso gioco strumentale. Il concerto è durato in tutto ben due ore e 35 minuti. Una messa a punto dell’impianto semplicemente ottima, a un volume da “salotto” come quello della Bluesiana, dove ti si apre un suono naturale, un beat naturale e quindi una pienezza sonora che accogli senza sforzo.

Semplicemente un concerto unico. Tecnica rifinita e libero fluttuare dentro la sperimentazione tra rock e blues! A tratti addirittura “folle”! Matematicamente lontanissimo dai recettori visivi e allo stesso tempo così inebriante e scorrevole per orecchie e mente. In un caso così la cosa migliore è chiudere gli occhi e staccare, lasciando che ti risucchi tutto dentro! Un concerto così pieno in tutto ciò che un artista può offrirti (nel senso della pura esecuzione del repertorio scelto e del suono stesso) che l’insieme non lo puoi descrivere a parole in nessun modo. Michael Landau è uno che devi vedere suonare dal vivo. Per questo questo reportage è sgangherato e flaccido come pochi. Le parole di qualche scheggia di ricordo non bastano nemmeno lontanamente, mentre Landau alla Bluesiana lo avremmo potuto guardare per ore e ore, quella sera! Un uomo che ti suona tutto quello che vuole e molto di più!

foto: Jani Lah

Scaletta

1. Up From… 2. That Day 3. The Mighty SB? 4. Worried Life Blues 5. 44/Widow 6. Rascal Balls 7. The Sun —pausa— 8. I’m Buzzed 9. Johnny Swings 10. Starks? 11. 6/8 blues 12. Why we… 13. Big bulge —bis— 14. Roddis Tones 15. Peaceful 16. Star Spangled Guitar 17. I’ll get….

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