Dream Theater: finalmente il primo concerto in Croazia (2007)
Luogo: Mala dvorana Doma sportova / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 06.06.2007
Numero di spettatori: 3
Prezzo del biglietto: 220.00HRK
I Dream Theater sono una roba che non puoi assolutamente farti scappare quando passano in tour per l’Europa! A giugno 2007 i ragazzi hanno messo in calendario parecchie apparizioni ai festival, ci hanno aggiunto anche qualche data singola e così il tutto ha preso la forma di un vero tour. I Dream Theater sono venuti a Zagabria a divertirsi, come Babbo Natale. Con il nuovo album “Systematic Chaos”, caldo bollente appena tolto dalla padella, uscito ufficialmente nella stessa settimana in cui cade anche questa data in Croazia.
Stavolta, come gruppo spalla, i Dream Theater hanno scelto una roba di provenienza davvero esotica. Hanno invitato in tour la Bella Addormentata risvegliata di Charlie Dominici. Questo tizio è il cantante originale dei Dream Theater, quello del primo album “When Dream And Day Unite” (1989). Oggi Charlie Dominici ha una band tutta sua, che si chiama, e come altrimenti, Dominici. Lo stesso Charlie, dopo il debutto O3: A Trilogy – Part One (2005), ha confermato il suo ritorno tra i vivi quest’anno con un nuovo album in studio, che ovviamente, come da copione, si chiama O3: A Trilogy – Part Two (2007).
Ma facciamo prima un piccolo passo indietro, per la precisione al pomeriggio di mercoledì, lo stesso giorno. I fan più scatenati arrivano con il pullman di “Concert Freak” al confine con la Croazia. A Bregana l’implacabile occhio di falco di un funzionario fa scendere dal pullman tre sfortunati, ai quali ha scoperto la carta d’identità scaduta. Il bilancio fu ovviamente questo: due di questi cavalieri li abbiamo dovuti riportare in Slovenia, e poi, alla seconda visita, abbiamo dovuto mostrare allo stesso sapientone (leggi: saggio, o uomo in blu) gli sfarzi e le vastità dei servizi igienici del pullman stesso, visto che là dentro trasportavamo 20 occhi a mandorla dell’Estremo Oriente che volevano vedere il concerto dei Dream Theater e salutare il parente John Myung! Dopo aver raggiunto l’orgasmo di tutti gli orgasmi, il custode dell’ordine e della disciplina dal cuore di leone ci lascia varcare il valico e proseguire verso la capitale croata. Epilogo? Evidentemente in Croazia ci andremo solo più in macchina. Zagabria è troppo vicina per perdere ore e ore in coda per niente.
A Zagabria siamo arrivati poco prima delle sette. Giusto in tempo, perché alle 19.00 si sono aperte le porte del palazzetto. Ambiente carino. Un parterre lungo 20 metri, subito dopo l’area con i banchi del mixer, e dietro le tribune dove ci stipi ancora un 2000 persone.
I Dominici hanno sorpreso tutti. Perfino i maestri addetti alle luci, perché sono saliti sul palco con le luci già accese. Una cosa così non mi era mai capitata. Hanno attaccato alle 19:45. Ovviamente gli occhi erano tutti puntati su Charlie. È arrivato sul palco dopo che i suoi sudditi avevano già “sfornato” un’introduzione di qualche minuto. Un tipo più scemo di così, con quell’aria da pugile-wrestler che lui è ovviamente convinto sia esteticamente insuperabile, non te lo potevi inventare, eppure eccolo lì. La cosa coincideva in modo particolarmente comico con la sua voce melodica, alta e stridula. Nel nuovo millennio Charlie, per chi di voi conosce il booklet dell’album “When Dream And Day Unite” (1989), è un uomo coi capelli corti, ben pettinato, pelle abbronzata con un pizzico di brillantina glam e orecchini scintillanti da accecare. I compari di Charlie sono musicisti di altissimo livello. I Dominici sono un quintetto: tastiere, basso, batteria, chitarra e naturalmente Charlie alla voce. E il repertorio ha mostrato una dimostrazione di progressive metal che con questa etichetta ha molto più in comune di quanto ne abbiano oggi i Dream Theater. In pratica i Dominici hanno mostrato cosa se n’è andato insieme a lui dai Dream Theater, quando ovviamente ha lasciato i Dream Theater. Quelli, di disco in disco, sono diventati sempre più frammentati e sbriciolati, e oggi è difficile ricordarsi due melodie diverse dai dischi post “Images And Words”. Invece i Dominici scrivono musica dal contenuto molto più compatto. I riff sono solidi, gli assoli orientati a parti strumentali iniziali, finali e centrali. I ragazzi hanno segato via, tra le altre cose, ben due strumentali. Avevano un repertorio ampio, visto che a disposizione c’erano ben 45 minuti. Il suono era pessimo e in quella pappa di bassi che si facevano strada non distinguevi praticamente le tastiere e i tagli della chitarra. Anche il contatto di Dominici col pubblico era più che strano. Il tizio si limitava a sollevare le braccia in modo teatrale e con gesti simili cercava di tirare fuori energia dalla gente. Praticamente senza dire una parola. I bellimbusti hanno mostrato di appartenere al tipico progressive metal americano, con un pizzico di aria oscura, di cui è colpevole soprattutto la voce di Charlie, che si troverebbe benissimo, per dire, nello “old school speed metal”, e che in questo ricordava incredibilmente l’atmosfera del primo album dei Dream Theater. Quindi, tirando le somme, Dominici è la personificazione di tutto ciò che oggi i Dream Thetaer non hanno, ma che avevano sul loro primo album. Incredibile. Con la voce il tipo se la cava bene. Peccato solo che il suono della band fosse del tutto pessimo e che molte volte semplicemente non capissi cosa volesse dire il cantante. A fine concerto non ho potuto che dirmi: “Bello vederti, Charlie, perché hai cantato sul primo disco dei Dream Theater e per questo sei, fino a un certo punto, un pagliaccio interessante.” Dopo quello che ho visto, non ero l’unico a tirare un gran sospiro di sollievo che i 45 minuti fossero passati in fretta.
I Dream Theater hanno una squadra di “roadie” estremamente affiatata. Hanno preparato il palco in appena 20 minuti e i pesi massimi del progressive hanno potuto iniziare il concerto già alle 20:55. L’intro registrata, un mix dei motivi più celebri dei Dream Theater, ci ha intrattenuti fino alle 21.00. Poi la gente è letteralmente impazzita. Mentre suonavano i Dominici il palazzetto si era riempito per un’altra metà e prima dell’esibizione dei Dream Theater ha raggiunto il tutto esaurito. I Dream Thater hanno “abbellito” in fretta il loro show con una setlist completamente cambiata. Stavolta hanno dedicato di nuovo più attenzione all’album “Metropolis Pt. 2:Scenes From A Memory” (1999) e già in apertura hanno infiammato le teste croate, già nobilmente “overdosate” fino a quel momento, con Overture 1928! Lì sono rimasti anche con Strange Deja Vu. A Petrucci sono cresciuti per bene i capelli rispetto all’immagine dell’ottobre 2005 a Lubiana, tanto che somigliava a un Petrucci di quindici anni più giovane, quello di “Images And Words”. Rudess si è fatto grigia la barba, gli mancava solo il cappellino con il pon pon e sarebbe stato un perfetto nano da giardino di ricambio. LaBrie porta ora dei baffetti e un pizzetto ben curato, ridando vita ai tempi gloriosi dei moschettieri con D’Artagnan in testa, mentre il talebano Mike Portnoy e il bassista John Myung hanno conservato il look più simile a quello di un tempo. All’inizio del concerto LaBrie era sovrastato, ma su Take The Time (leggete bene il titolo!!!) lo hanno “spinto su”. Il tipo ha cantato il concerto a un livello altissimo. Senza grosse stecche, e lo abbiamo beccato in una giornata di lavoro in grande forma vocale. Petrucci, ovviamente, era di nuovo un po’ defilato nella disposizione sul palco. Evidentemente gli sta bene così, durante i concerti preferisce starsene per conto suo sul palco. Durante il concerto non ha fatto molti passi verso il centro. Suonava di nuovo in trance, spargeva note come un tifone asiatico sparge gocce di pioggia. Il suo riffing è stato fortemente penalizzato per tutto il concerto dal suono delle tastiere, che molte volte erano troppo poco udibili, o udibili in modo confuso. Strano che dei perfezionisti così si possano ancora permettere errori del genere.
La band ha sorpreso, perché si è presentata con l’attrezzatura di palco più essenziale, meno male che non erano completamente nudi. A Lubiana nel 2005 avevamo assistito a grandi schermi, il repertorio era il doppio più lungo, la setlist cinque volte migliore e naturalmente la gente il doppio. Per questo stavolta è stato uno dei concerti meno interessanti dei Dream Theater. Curioso anche che alla band non sia sembrato importante allestire uno stand ufficiale per la vendita dei souvenir (merchandise), ma d’altronde,… C’è ancora qualcuno tra voi che non abbia una maglietta dei Dream Theater?
Ma torniamo sul palco. Take The Time, un pezzo che già da solo mi ripagava il concerto della band, in realtà in setlist non ha rappresentato nessun miracolo particolare. Quattro giorni prima, infatti, i Dream Thater al Gods Of Metal festivalu a Milano avevano suonato dal vivo un intero album, “Images And Words”. Stavolta ovviamente era utopistico aspettarselo. Take The Time si portava dietro perfino un difetto. I ragazzi si sono fatti aiutare da campioni dell’intro registrata. Visto l’onnipotente dominio sugli strumenti, avrebbero potuto sforzarsi di suonarla anche loro. Comunque, dopo Take The Time, che, tolta l’intro, è stata “sbrodolata” in modo soprannaturalmente seducente e ti faceva sentire grossi formicolii e tremare i pantaloni, LaBrie si è preso qualche istante di pausa e ha spiegato alla folla che la band ha appena pubblicato il nuovo album e che intende suonare anche brani del tutto nuovi. Ovviamente il parterre era in delirio, indipendentemente da cosa i Dream Theater decidessero di suonare. Lì in parterre la densità di fan scatenati della band era massima e controllavano ogni singola parola che LaBrie prendeva nei versi. Il primo brano nuovo è stato Constant Motion, che tira brutalmente verso i Metallica, ovviamente i Metallica classici, ma con un ritornello alla Dream Theater. Un’ondata metallara incandescente investe il palazzetto! Come se la somiglianza con i Metallica non dovesse finire mai, ecco subito The Dark Eternal Night con un thrasheggiare ancora più tipico del riff principale. La prima metà incandescente della parte regolare l’ha chiusa Endless Sacrifice (“Train Of Thought“, 2003), poi i ragazzi hanno dedicato un po’ di attenzione anche all’album “Octavarium” (2005) e con la più amichevole e leggermente radiofonica I Walk Beside You hanno calmato le acque e riportato sul palco più melodia. Uno avrebbe voluto qualche classico da “Awaken”, ma la band ha continuato ad arrendersi alla simpatia per i pezzi più recenti. Così abbiamo avuto ancora Panic Attack (“Octavarium”, 2005), la new entry Forsaken (“Systematic Chaos”, 2007), che nel riff deve senza remore un sacco agli Iron Maiden, e As I Am (“Train Of Thought”, 2003). Per i Dream Theater, stavolta, un lavoro particolarmente facile. Per chiudere, la roba senza cui proprio non si può! Pull Me Under, il palazzetto è in piedi e i ragazzi salutano.
Con la dolcemente sonora The Spirit Carries On dopo cinque minuti sono già di nuovo lì, e poi il culmine di ogni concerto dei Dream Theater – la superba, unica e, per i Dream Theater nell’attuale stato d’animo, irripetibile Metropolis – part I, una vera piccola bibbia e abbecedario del progressive metal, che caratterizza questo genere nel modo più bello possibile. Magia. Questo pezzo fa davvero miracoli, e lo fa sempre! La gente era letteralmente in trance. Mani tutte per aria. A ogni incitamento dei musicisti dal palco il pubblico rispondeva fragorosamente, eseguendo diligentemente gli ordini. Il mare di mani sotto di me, che ero seduto in tribuna, è un’immagine che ancora oggi mi disegno senza fatica davanti agli occhi. I ragazzi avevano in scaletta anche il brano Home, ma non l’hanno attaccato. Il concerto, in un modo o nell’altro, è durato in tutto un’ora e tre quarti, una durata del tutto soddisfacente, visti i criteri richiesti. Il culmine del concerto, però, è stata la chiusura definitiva con Metropolis – part I.
Su Dream Theater si è detto un’infinità. Sono semplicemente dei grandi maestri. Sono saltimbanchi senza pari e chi si perde un circo così nella sua città o nei dintorni è un gran peccatore. Anche se la band non la conosce. Un concerto dei Dream Theater è semplicemente uno show di quelli che ti fanno spalancare la bocca e lasciare gli occhi sul palco. Lo trangugi con gusto, anche se impreparato, all’inizio disinteressato, ma basta trovarsi al momento giusto nel posto giusto. Sarai sempre ricompensato alla grande. Nel caso dei Dream Theater, senza preoccupazioni. L’unico momento che ci ha ricordato di trovarci nel profondo dei Balcani è arrivato quando la band stava già salutando. Proprio mentre lasciava il palco, da una distanza di 20 m sono volati, in grandi parabole ben fatte, in rapida successione, tre bicchieri di plastica da 0.4l pieni di birra. I loro folli proprietari avevano una buona mira, perché sono volati dritti verso i musicisti.
Stavolta la band ha comunque semplificato parecchio il lavoro e soprattutto ha “riiiiiiiiffato” un sacco. Curioso che in setlist non ci fossero parti soliste particolari. Questo concerto è ovviamente un antipasto, perché il tour europeo d’autunno, come ci si aspetta, offrirà di più. Speriamo innanzitutto in una setlist un po’ più colorata, rappresentata soprattutto da pezzi più vecchi, in particolare dei primi tre album, un pezzetto da Change Of Seasons non guasterebbe, e naturalmente una durata ancora più lunga, di almeno 15 minuti. I ragazzi restano in ottima “forma da tiro”. Esecutori infallibili, grandi burloni, in particolare con le sue buffonate si è distinto di nuovo l’incolto Mike, che prima di The Spirit Carries On si è infilato la maglia della nazionale di calcio della Repubblica di Croazia, le reazioni non c’è nemmeno bisogno di descriverle. Insomma, i Dream Theater restano molto grandi, e anche attuali. Lo ha confermato anche il pubblico, composto per lo più da persone i cui anni gravitano verso il numero 20.
Setlist
1. Overture 1928
2. Strange Deja Vu
3. Take The Time
4. Constant Motion
5. The Dark Eternal Night
6. Endless Sacrifice
7. I Walk Beside You
8. Panic Attack
9. Forsaken
10. As I Am
11. Pull Me Under
—bis—
12. The Spirit Carries On
13. Metropolis – pt. I
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