Magma/Kobaia
Artista: Magma
Etichetta: Seventh Records
Uscita: 1970
Voto: 4.3/5
Magma è una delle poche band del rock progressivo che conta davvero. Quando uscì il loro primo album, ascoltatori e critica rimasero di stucco, perché Magma aveva creato una musica che il mondo non aveva mai sentito. Dentro c’erano pezzi di jazz tradizionale, folk dell’Europa orientale, rock, marce militari e opera. Poteva venirne fuori un pasticcio catastrofico, oppure una musica splendida e originale. Per fortuna sono riusciti a trovare la combinazione giusta. Ma sarebbe ingiusto descrivere Magma come un semplice mix di tutte queste influenze. Magma è molto più di questo. Nella loro musica c’è qualcosa di nuovo, qualcosa che fino ad allora nessuno aveva ancora sentito. Ma a parole è difficile dire cosa sia esattamente. In ogni caso, il merito di tanta originalità e maestria va soprattutto all’eccellente compositore e batterista della band – Christian Vander.
Proprio come i King Crimson con In The Court of the Crimson King, come Mike Oldfield con il suo Tubular Bells, come Emerson, Lake and Palmer con l’omonimo esordio, o come Miles Davis con Bitches’ Brew, anche l’album Kobaia ha spostato i confini del rock moderno. Ma forse Magma, più di tutti gli artisti citati, è riuscita a combinare cose che in apparenza non c’entravano niente l’una con l’altra. Hanno creato qualcosa che molti avrebbero ritenuto impossibile. Più tardi questo stile fu chiamato zeuhl, ovvero, in parole povere, musica celestiale, anche se probabilmente tanti che hanno ascoltato questa musica “spaziale” e si sono beccati un bel mal di testa non sarebbero d’accordo con questa definizione. Per qualcuno questa musica può essere troppo complessa, e a volte ci succedono parecchie cose tutte insieme, quindi non è proprio roba per rilassarsi. A me la definizione di zeuhl sembra azzeccata, perché nei suoi momenti migliori Magma ti sa davvero teletrasportare in un mondo musicale totalmente innovativo e incredibile.
Forse la musica di questo disco non è ancora curata come quella dei dischi successivi, ma l’energia e lo slancio ci sono tutti, e si sentono nel modo di suonare. Come se sapessero di stare suonando qualcosa di nuovo e di fare la storia della musica. In questo album il folk è più presente che in seguito (con l’eccezione di 1001° Centigrades) e anche le marce militari sono più frequenti in questi due primi album. Anche il jazz ha un ruolo più centrale qui, mentre più avanti (da Mekanik Destruktiw Komandoh in poi) in primo piano passano gli elementi più classici e il canto corale. La voce operistica non è così evidente, ma c’è già eccome, dato che Klaus Blasquiz collaborava con il suo amico Christian Vander fin dall’inizio. Magari la musica non è così “zeuhl”, ovvero “celestiale”, come su Mekanik Destruktiw Komandoh, Kohntarkosz, Wurdah Itah o Kohntarkosz Anteria, ma i primi due album sono forse addirittura più originali di questi classici. È vero che le melodie e gli arrangiamenti vocali non sono tra i migliori, ma l’album è straordinariamente coerente e le composizioni in sé sono eccellenti, soprattutto se pensi che è il loro esordio; e anche se il jazz è lo stile più presente nel disco, non ci sono quasi improvvisazioni lunghe: contano di più le belle composizioni e gli arrangiamenti.
Anche se la musica convince, la storia dietro questa band misteriosa probabilmente non piace a tutti. Credo anche che a molti sembri tirata per i capelli. La storia di questo album va più o meno così: un gruppo di esploratori chiede agli abitanti della Terra di unirsi alla loro missione su Kobaia. Questi esploratori partono nello spazio, dopo un po’ arrivano sul pianeta Kobaia e scoprono che gli abitanti hanno creato una società utopica. Quando tornano sulla Terra, impazienti di condividere le loro scoperte con gli altri terrestri, ancora non illuminati, si scontrano con un’accoglienza poco piacevole. La maggior parte dei terrestri vuole distruggere questo mondo utopico. Ne escono fuori la cattiveria umana e la violenza innata. Tutto ciò che è bello deve essere distrutto. La storia in sé non mi sembra granché convincente, ma la filosofia di Vander mi calza a pennello, e proprio per questo questa band mi è entrata ancora di più nel cuore. Certe persone sono marce e cattive dentro, e persino la promessa di una vita migliore le riempie di odio. Eppure nella storia di Vander, nonostante tutto, c’è speranza. Dato che Kobaia dovrebbe essere un’immagine speculare della Terra, basterebbero pochi cambiamenti perché la Terra diventi una versione utopica di sé stessa. La speranza c’è ancora!
Di solito questo album non viene considerato tra i migliori lavori dei Magma, ma a me personalmente sembra molto affascinante. Sono un grande fan della band e ho la maggior parte dei loro dischi, e questo mi sembra il più originale. Il suono è così unico, nell’album c’è un mix di tantissime influenze da angoli del mondo molto diversi, e le composizioni sono così rifinite che ogni volta che metto su questo disco è una nuova sfida. Un’altra cosa meravigliosa dei Magma è che nessun disco suona come un altro, quindi ogni album porta qualcosa di nuovo.
Kobaia è senza dubbio un album che attirerà chi ama le sfide e non ha paura di provare qualcosa di nuovo. Lo zeuhl è sicuramente lontanissimo dal rock progressivo “carino” di band come Genesis, Jethro Tull, Marillion o anche Yes, e anche Christian Vander sostiene sempre che non rientra in questo genere, ma nonostante ciò Magma è fondamentale per lo sviluppo di questo genere. Va sottolineato soprattutto che Christian Vander non scende mai a compromessi. Fa sempre la musica che vuole lui e non dipende dalle grandi etichette e, a giudicare dalle interviste, gli sta bene così. Preferisce fare musica per l’anima piuttosto che musica che porti soldi, anche se è evidente che ha un debole anche per le melodie belle, quasi “pop”.
Voto: 8,5 su 10.
Formazione
Christian Vander – batteria, voce
Claude Engel – chitarra, flauto, voce
Francis Moze – basso elettrico e contrabbasso
Francois Cahen – pianoforte
Teddy Lasry – sax soprano, primo flauto, fiati
Richard Raux – sax contralto e tenore, flauto
Alain Charlery – tromba, percussioni
Klaus Blasquiz – voce solista
Produzione
Laurent Thibault
Tracklist
CD 1:
1. Kobaia 10:09
2. Aina 6:15
3. Malaria 4:20
4. Sohia 7:41
5. Sckxyss 2:47
6. Aurae 10:52
CD 2:
1. Thaud Zaia 7:00
2. Nau Ektila 12:55
3. Stoah 8:06
4. Muh 11:17