Turn It On Again – The Hits (The Tour Edition)
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Genesis
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 2007
Voto: 3.5/5
Il vecchio detto “il denaro governa il mondo” mi si è riaffacciato tra le circonvoluzioni cerebrali non appena ho posato gli occhi sull’ultima versione di “Turn It On Again – The Hits”, stavolta in un’accattivante veste argentata e in formato doppio, che allarga in modo evidente la raccolta di hit rispetto alla precedente edizione omonima. Avrai già capito che si tratta del riciclo di una compilation uscita anni fa, con cui i Genesis promuovevano il loro periodo commercialmente più fortunato, quello che ancora oggi la maggior parte degli amanti del prog rock (cioè i fan storici della band) guarda con sentimenti a dir poco contrastanti. Oltre al loro status immortale nell’enciclopedia della musica, dove sono scritti a caratteri d’oro sia nel capitolo prog sia in quello pop, i Genesis sono senza dubbio da un pezzo dei maestri a modo loro anche nel marketing del proprio nome: sanno benissimo come spremere fino all’ultimo centesimo dalle tasche dei fan fedeli che amano entrambi i capitoli della loro storia musicale. Dopo aver pubblicato già nel 1999 l’omonima raccolta di hit e di pezzi commercialmente più digeribili, con un forte accento sui due album di maggior successo, “Invisible Touch” (1987) e “We Can’t Dance” (1991), stavolta hanno deciso di cavalcare l’euforia per la reunion nella formula del trio “pop” Collins, Rutherford e Banks e di promuovere così il tour estivo del 2007. Allo scopo hanno ampliato ancora la scelta di hit e di brani di facile presa che prima avevano dimenticato, e hanno deciso di vendere il tutto con l’etichetta “tour edition”, pensata per convincere i polli che si tratti di qualcosa di nuovo, anche se non porta assolutamente nulla di inedito o di già sentito. L’unica cosa che potrebbe almeno un po’ stuzzicare i vecchi fan è qualche scelta interessante dal periodo progressivo (e pure quelle sono con un retrogusto commerciale), che trovi sul secondo disco. Troppo poco, ovviamente, perché valga l’acquisto, che è praticamente del tutto inutile se hai già la versione precedente, interessante solo per la nuova versione di “The Carpet Crawlers” (che naturalmente c’è anche qui), in cui cantavano insieme Collins e Gabriel.
Come c’era da aspettarsi, qui non troverai nemmeno un’epica prog, ma tutti i successi pop con cui negli anni 80 hanno conquistato il cuore della generazione MTV appena nata, causando così mal di testa a non pochi estimatori della loro eredità progressiva. Sul primo disco (di nuovo!) c’è quasi metà dei brani (anzi, tutti gli hit) di “We Can’t Dance” e quasi tutto “Invisible Touch”, l’album da cui la maggior parte dei fan più giovani ha sentito parlare dei Genesis per la prima volta, facendosi così un’idea completamente sbagliata di loro. Stavolta non si sono dimenticati nemmeno un successo pop e hanno pure allargato la scelta con pezzi da “Genesis” (1983), “Abacab” (1981) e “Duke” (1980), brani che nella versione precedente avevano “dimenticato” (Duchess, Keep It Dark, Man On The Corner, Paperlate e Illegal Alien). Ora ci sono praticamente tutti i singoli della loro carriera, tranne quelli dell’esordio “From Genesis To Revelation” (1969) e dell’ultimo album “Calling All Stations” (1997).
A offrire più spunti d’interesse è il secondo disco, che contiene alcuni brani degli EP “Shot The Pigeons” (Pigeons, Inside And Out) e “3×3″ (Paperlate), mai usciti su album in studio. Tra i singoli del periodo progressivo è bello vedere ”Many Too Many”, “Afterglow” e ”A Trick Of The Tail”, due classici dell’epoca con il chitarrista Steve Hackett, più tre scelte interessanti dagli anni con Peter Gabriel, che come al solito è stato trascurato in modo criminale. Parliamo dello spassoso “Counting Out Time”, dello scatenato “Happy The Man” dall’omonimo, leggendario EP mai finito su nessun album in studio, e del drammatico “The Knife (Part 1)”, che nella versione fortemente accorciata è l’unico rappresentante dell’epica prog nella raccolta. Mi fa piacere che abbiano incluso almeno un classico dei primissimi tempi con il chitarrista Anthony Phillips, anche se nella versione ridotta da singolo, che a tutti gli amanti della loro faccia commerciale mostra come i Genesis una volta sapessero eccome accendere i riflettori con certi spunti davvero brutali, e dove affondano le radici del prog metal. È un po’ buffo che proprio in fondo ci sia “Congo”, hit da “Calling All Stations”, cioè dal loro breve esperimento con Ray Wilson, piazzato qui in ordine cronologico subito dopo l’era Gabriel, anche se appartiene al loro ultimo album in studio. Evidentemente hanno enormi difficoltà a gestire la scelta dei pezzi, visto che si trattava di nuovo di una band completamente diversa, che senza la voce di Collins non osano mettere in apertura per non spaventare chi della band non sa nulla e l’ha scoperta solo come fan della carriera solista di Collins.
È triste che i Genesis, anche dopo il tanto atteso ritorno (che nella formula del trio “pop” non sarà mai completo, quindi i fan che non riusciranno ad andare al tour estivo non si struggano troppo), prendano in giro i fan fedeli in modo così trasparente, rivendendogli ancora una volta roba usurata. Dopo la ristampa degli album del periodo 76-82 con suono migliorato su SACD, che a parte questo e qualche video extra non portano grandi novità, stavolta ci rifilano un gatto nel sacco ancora più grosso, contando di conquistare magari qualche nuovo fan che si farà così un’idea piuttosto confusa del loro lascito musicale. Visto che gli anni li hanno evidentemente colti per bene e derubati delle idee nuove, non possiamo più pretendere che tornino in studio a registrare qualcosa di nuovo (cosa che, nella formazione attuale, non sembra nemmeno appropriata). “Turn It On Again” in una forma o nell’altra sarà destinata solo a chi conosce i Genesis unicamente come attrazione pop internazionale. Tutti i fan che hanno già la versione precedente, e questo vale soprattutto per gli amanti del prog rock, ci pensino bene prima di sborsare soldi solo per completare la collezione di tutto quello che la band abbia mai pubblicato.
Formazione
Phil Collins – voce, batteria, cori
Mike Rutherford – chitarra, basso, cori
Tony Banks – tastiere, cori
Steve Hackett – chitarra
Peter Gabriel – voce
Anthony Phillips – chitarra, cori
John Mayhew – batteria
Ray Wilson – voce
Nir Zidkyahu – batteria
Produzione
Nick Davis
Tracklist
CD 1:
1. Turn It On Again
2. No Son Of Mine
3. I Can’t Dance
4. Hold On My Heart
5. Jesus He Knows Me
6. Tell Me Why
7. Invisible Touch
8. Land Of Confusion
9. Tonight Tonight Tonight
10. In Too Deep
11. Throwing It All Away
12. Mama
13. That’s All
14. Illegal Alien
15. Abacab
16. No Reply At All
17. The Carpet Crawlers 1999
CD2:
1. Paperlate
2. Keep It Dark
3. Man On The Corner
4. Duchess
5. Misunderstanding
6. Follow You Follow Me
7. Many Too Many
8. Your Own Special Way
9. Afterglow
10. Pigeons
11. Inside And Out
12. A Trick Of The Tail
13. Counting Out Time
14. I Know What I Like
15. Happy The Man
16. The Knife (Part 1)
17. Congo