John Lawton e Mary Rose, una serata da urlo: Bled è loro!
Luogo: Club Stop / Bled / Slovenia
Data del concerto: 05.07.2007
Numero di spettatori: 160
Prezzo del biglietto: 9.00€
Ultimamente John Lawton compare sui media sloveni quasi quanto il ciuffo lucidato con cura del “nostro amato eroe” Janez Janša. Con una differenza, ovviamente: davanti al pancione flaccido di quest’ultimo lo stomaco, come da tradizione, si arrende ogni volta alle losche intenzioni delle forze centrifughe addominali, mentre ogni minuto passato in compagnia del carismatico gentleman inglese è un piacere assoluto, sia musicalmente che umanamente. Il piccolo John ha dimostrato ancora una volta di che pasta è fatto. Con il suo sfrontato charme british, condito da una profondità misteriosa, uno degli ingredienti principali della sua variopinta cucina vocale “soulful”, e sulle ali dell’energia di un’esibizione sempre convincente dei nostri amici di Postumia, i Mary Rose, ha servito un’altra vivida dimostrazione della forza di carattere d’acciaio della vecchia scuola del rock ‘n’ roll. Una forza che, probabilmente anche grazie all’intimità del Club Stop di Bled, che comunque resta a chilometri di distanza dalla location ideale per eventi di questo tipo, ha superato sotto ogni aspetto la precedente avventura a Umag.
Dopo tutti questi peana per John Lawton, bisogna per forza spendere una parola o due anche sugli eccezionali Mary Rose, senza i quali mini-spettacoli musicali come questo in Slovenia potremmo goderceli solo in sogno. I ragazzi sono semplicemente fenomenali. La loro performance mette insieme tutti gli ingredienti indispensabili per suonare a un livello così alto. Di queste qualità è ben consapevole anche mister Lawton, e, oltre ai continui concerti insieme, si vede soprattutto sul palco, dove questa riuscita miscela di entusiasmo giovanile ed esperienza regala sempre un viaggio musicale carico di adrenalina. Se proprio volessimo trovare una critica alla serata, la troveremmo solo nella scaletta, che ancora una volta ha evitato con cautela i brani del beniamino della scena del Litorale. Prudenza, o forse addirittura timidezza, che a una macchina così ben oliata come i Mary Rose di sicuro non fa grandi favori, ma che alla fine dei conti non è stata un vero problema, perché quel giovedì sera a Bled, diciamocelo, era riservato prima di tutto agli amanti della musica di John Lawton. Ce lo ha ricordato subito, con un elegante salto sul palco, l’introduzione “tastieristica” di Davor in The Hanging Tree, che per tradizione apre le lezioni di musica di Lawton sul lato soleggiato delle Alpi. Il signore ha riversato senza vergogna fin dall’inizio il suo ottimo feeling con i Mary Rose in una sentita interpretazione di vecchi classici degli Uriah Heep, sia del suo periodo con la band che di quello, ovviamente più celebre, di Byron. Il mazzolino ben scelto di leggendari inni rock è stato insaporito ulteriormente dalla sorpresa di Free n’ Easy, che, con un ritmo praticamente identico a quello dell’inconfondibile Easy Livin’, è stata uno dei momenti più emozionanti della serata. Il resto della scaletta si è mosso intorno alla formula collaudata e ben rodata già vista al festival biker di Umag. Mettere insieme brani come Stealin’ con la più atmosferica Free Me ha dato alla serata un fattore varietà decisamente notevole, nel mezzo del quale si è accomodata comodamente Wise Man, nell’interpretazione del duo Lawton – Davor. Quest’ultimo, nel prevedibile momento solista, ci ha viziati ancora una volta con imitazioni di Jon Lord, Dvořák, Mozart e degli altri maestri dei tasti bianchi e neri. Ci sono poi sempre l’ottimo Eki, che con la sua tipica posa a gambe larghe ha entusiasmato di continuo con un lavoro di chitarra brillante e infuocato, e l’implacabile sezione ritmica dei giovani Jure e Mitja. In mezzo a tutto questo fracasso si è divertito anche il signor Lawton in persona, bicchiere in mano, a saltellare di continuo verso destra, dal suo collega cantante Žak, che di tutti i protagonisti della serata, curiosamente, è sembrato di gran lunga il più vivace.
Nonostante le splendide versioni di brani ben noti come Still Paying My Dues To The Blues e Reach Out, che hanno completato in grande stile il ritratto musicale di John Lawton, non sono riuscito a scrollarmi di dosso la sensazione che la stragrande maggioranza del pubblico aspettasse soprattutto i pezzi del repertorio più duro e, di conseguenza, più vecchio degli Heep. John Lawton e i Mary Rose hanno senza dubbio accontentato questi puristi proprio con il già citato salto in Easy Living, Lady In Black e una Gypsy dal volume bello spinto. Tutti e tre gli inni degli Heep sono stati serviti in una confezione più che soddisfacente, che ha confermato ancora una volta le eccellenti referenze di entrambi, sia di John Lawton che dei fenomenali Mary Rose.
Testo: Daniel Pavlica
Scaletta
1. The Hanging Tree 2. Take You High 3. Stealin’ 4. Reach Out 5. The Wizard 6. Sympathy 7. I’m Alive 8. Wise Man 9. Still Paying My Dues To The Blues 10. Lady In Black 11. Easy Livin’ 12. Free Me —bis— 13. Free N’Easy 14. Gypsy
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