Una serata con Paul Di’Anno & Lady’s First, per chi non ha i soldi in tasca per il biglietto Iron
Luogo: Baredi (Isola d’Istria) / Slovenia
Data del concerto: 03.08.2007
Numero di spettatori: 2000
Prezzo del biglietto: 5.00€
Sono le 19.00. Sono sul prato del secondo giorno della settima edizione, quella del giubileo, del MK Red Eye Biker’s festival, tra le distese collinari della terra del Refosco, più precisamente nel borgo di Baredi sopra Isola d’Istria. Il colpo d’occhio è promettente, altro che i ricordi della giornata nera di ieri per il rock and roll. Di cavalli d’acciaio ce ne sono un bel po’ e mi sono subito riempito gli occhi di qualche pezzo unico fuori dal comune, che sfoggiavano senza vergogna il loro look famigerato.
Ottimo. I ragazzi dei Lady’s First sono già a pieno regime! Yoldi e Buco – da loro dipende tutto lo spettacolo musicale – corrono già di qua e di là, mentre io mi perdo in chiacchiere con il cantante Domen – Guzy e il batterista Simon – Čare. I minuti volano, decido di fare un giretto veloce di “scansione” oculare, soprattutto del bancone del bar.
BLEEDING FIST:
Mentre mi godo il tramonto, alle mie spalle esplode come un fulmine a ciel sereno una grandinata di raffiche stridenti. Mi giro e sul palco ci sono solo tre ragazzi. Mi hanno beccato in controtempo. Quello che stava tritando tutto, uno abituato alla melodicità vecchio stampo del classicismo rock, dove metto anche me stesso, potrebbe forse incasellarlo più o meno così: riff affilati come la lama del giorno del giudizio, avvitati di un semitono, pochissime note, picking velenosissimo alternato su una sola corda, salve di riffing in palm-muting e un vocal aggressivo, urlato. Non è né death, né core, né black. Pensate a Slayer, Sepultura… da quelle parti. Una follia! Non avevo ancora digerito del tutto come mi hanno steso i Fosgen, ed ecco una nuova band thrash. Ma con un volto completamente diverso. Se gli ottimi Negligence di Jesenice sono retro Bay Area e i carsolini Fosgen retro Metallica, i Bleeding Fist sono qualcosa di orientato più concretamente verso i Novanta. Melodie ridotte all’osso! Condito con salve e valanghe di riffing massiccio a semitoni, praticamente senza assoli, tutto è subordinato alla manifestazione di un’eruzione primordiale della terra da cui sorge la rabbia della mente più cupa, nata nel giorno del giudizio dell’incarnazione dell’epoca più marcia dell’umanità. Sofferenza, dolore insopportabile, rovina inevitabile e diluvio! I Bleeding Fist hanno sanguinato per la prima volta nelle mie orecchie! Sono rimasto affascinato dalla determinazione e dalla sicurezza del chitarrista/cantante. Il ragazzo ha pensato proprio a tutto! Sul palco sembrava un soldato rabbioso. Anche nell’aspetto esteriore, cosa che alle band slovene manca decisamente. L’abito fa il monaco e questo ragazzo l’ha capito perfettamente! I Bleeding Fist hanno presentato interamente materiale proprio. Sono saltati sul palco all’ultimo momento, li hanno raccomandati i Lady’s First – un gesto straordinario, che dimostra che le band slovene sanno anche darsi una mano, e questo aumenta le possibilità che la musica metal si avvicini in modo più efficace alle masse slovene e smetta di inciampare rigidamente sul posto.
La dedizione nell’eseguire il materiale proprio ha mostrato che i Bleeding Fist non erano venuti a rendere omaggio alla generica atmosfera rock’n’roll che di solito si respira ai biker’s festival e per questo non hanno infilato nessuna “cover da festa” nel loro repertorio. A guardarli c’erano cinque persone, me compreso sei. E anche quei cinque sembravano parenti venuti a incoraggiare i loro coraggiosi ragazzi. Semplicemente, ho sentito orgoglio e rispetto per la musica che i ragazzi hanno suonato con fame e grande slancio, dentro cui c’erano cuore sincero e palle che con un approccio così non potranno che crescere e crescere! I Bleeding Fist – un acquisto thrash straordinario non solo per la zona costiera del nostro pollaio, ma per tutto il movimento metal sloveno! La tempesta thrash si è placata in mezz’ora, ma il marchio che hanno lasciato nei miei ricevitori non sono più riuscito a cancellarlo.
LOST 4 FOUND:
Gli italiani sono saliti sul palco alle 21.30. Il quintetto ha proposto un mix di approcci groove moderni che si appoggiavano all’eredità grunge. Tanti vocal triturati dagli effetti, tanto down-tuning di chitarra, che ha permesso alla band di riempire il quadro sonoro, il quale costruiva (nel desiderio di essere à la page) un groove impastato. I ragazzi hanno presentato il loro materiale, che hanno condito con due cover dei Metallica. Subito all’inizio hanno piazzato Master Of Puppets, mentre hanno chiuso l’esibizione con One. Il sound non l’hanno cambiato, anzi hanno sparato entrambi i classici attraverso il suono della loro carta d’identità. Voci cupe, orientate verso le tonalità basse – maschili, testi interamente in inglese. Il primo album non l’hanno ancora pubblicato, ma potete farvi sorprendere dal loro materiale sul loro sito, nella sezione mp3. Penso che più in là dell’Italia non riusciranno ad arrivare. Propongono roba inventata e già sopravvissuta a sé stessa, ovviamente cercano di avvolgerla nel cellophane decorativo di effetti speciali (campioni al computer) e nel già citato accostamento di “giorno e notte”, o in parole povere, in un’accordatura gracchiante e scordata ad arte.
La gente ha continuato a mostrare un disinteresse straordinario per quello che la band faceva sul palco, ma i Lost 4 Found l’hanno sorpresa quando hanno deciso di eseguire One (Metallica). All’improvviso sono usciti urla di entusiasmo e qualche capellone si è radunato sotto il palco, senza farsi problemi a lanciarsi in un headbanging vertiginoso. Un’esibizione che è affondata presto nell’oblio.
LADY’S FIRST:
I tipi tosti di Bled sono al nono anno di vita, l’anno scorso hanno pubblicato un debutto molto interessante, “911” (2006), che ha annunciato una band ringiovanita che ha trovato la giusta chimica di lavoro, dove si sente un entusiasmo straordinario e un’intesa sulla spinta creativa dei singoli membri, e che infatti sta già lavorando con fervore al nuovo album. I pezzi di “911” in questo periodo hanno fatto presa e sono diventati, tra i simpatizzanti della band, dei veri e propri mini inni.
I Lady’s First li avevo visti a Postumia, il 28.07.2007, dormendo in macchina, lì ci aveva pensato a loro il nostro esperto di metal Rok, stavolta invece? Scena completamente diversa. Palco grande, spazio di manovra a volontà! La band senza la quale al festival non ci sarebbe stato niente, visto che ha messo a disposizione la parte più grossa di tutta l’attrezzatura che ha permesso di realizzare la parte concertistica del festival, ha appeso meritatamente un grande striscione con il suo logo in piena erezione, che durante la giornata di sabato stava sullo sfondo delle band in scena. Hanno offerto anche il miglior suono e le luci migliori tra le quattro band. E se lo sono guadagnato a forza di sgobbare. Il minimo. Che i Lady’s First non siano più degli sconosciuti l’ha confermato la folla che è accorsa sotto il palco a fare il tifo per la band. È stato uno di quei momenti che a festival così uno vorrebbe di più. Il momento in cui sotto il palco si è finalmente radunata gente in numero giusto e il bancone dall’altra parte dell’area ha perso il suo primato. I ragazzi accendono la gente con un’introduzione accelerata, un innesco infiammabile, subito con High Machine. Con una dose ben pensata di botta e melodia (terze). La successiva Criminal ha solo potenziato quell’unione sul palco nell’atmosfera ormai catturata. I Lady’s First si sono ovviamente trovati benissimo sul palco grande e sono andati fuori di testa con un piacere incredibile. Il loro approccio, la presenza scenica era straordinaria, energica, sentita e aveva la giusta dose di spirito. A ottobre scorso li ho visti al KUD e stavolta il quadro era tutt’altro. Quanto contano il palco e la folla. I ragazzi sono cresciuti in sicurezza! Se a questa recitazione spontanea aggiungi un suono eccellente e un’affiatamento eccellente, la risposta della folla è immediata. Energia restituita e quel fluttuare in entrambe le direzioni funzionava alla grande. I ragazzi hanno continuato a far salire ancora l’alto clima da concerto creato in apertura e hanno “mangiato” la folla con la cover di The Trooper (Iron Maiden), terze bellissime di Yoldi e Buco, Guzy si trovava benissimo e con la voce ha tenuto sempre l’optimum, che ha per lo più soddisfatto le sfide del repertorio scelto. Al ragazzo augurerei solo di imparare il prima possibile i versi di The Trooper e Fear Of The Dark, perché trafficare con appunti su pezzetti di carta che ti svolazzano qua e là per il palco nell’euforia del concerto uccide il contatto col pubblico e il flusso di energia. Certo, ci mettono i piedi anche i grandi. Chi si ricorda di Rob Halford capirà subito, e nemmeno Phil Mogg (UFO) è del tutto innocente, visto che porta sul palco il suo “canzoniere privato”. Nel materiale proprio spiccava in modo velenoso l’esecuzione del pezzo LF, nato per il palco – il ritornello uccideva!
Per il resto, come detto. Collaborazione straordinaria del quintetto, energica e convincente, rispetto a Bleeding Fist e Lost 4 Found la prima band che a livello di genere sta perfettamente a suo agio in qualsiasi Biker’s festival e anche per questo ha portato sotto il palco più gente di quanta ne sarebbe venuta altrimenti. Agli assoli pensava per lo più Yoldi, e questo era particolarmente interessante da osservare durante Fear Of The Dark, che ha due assoli completamente diversi. Il ragazzo ha dovuto suonarli entrambi. Il primo l’ha portato a casa vicinissimo all’originale di Gers (pestando sul wah-wah), poi si è trasformato in modo molto riuscito anche in Murray (soprattutto la prima parte dell’assolo e il suono dell’effetto, che ha centrato vicino all’originale), al cui assolo nella seconda parte ha aggiunto anche qualche idea sua. Fear Of The Dark, in un’esecuzione strumentale al top, ha confermato l’alto livello di affiatamento dei membri della band.
I ragazzi hanno preparato il culmine nel finale, quando si sono buttati sul classico Motori (Divlje Jagode), che Domen ha cantato davvero in modo magistrale! La gente andava in estasi! I ragazzi ci hanno messo la ciliegina sulla torta, quando si è trovato ancora un pezzetto di tempo, premiando l’entusiasmo del pubblico con Sweet Child O’ Mine (Guns N’ Roses). Un concertino riuscito sotto ogni aspetto e che ha sfidato in tutta serietà tutto quello che può offrire l’onorevole signor Di’Anno!
PAUL DI’ANNO & CHILDREN OF THE DAMNED:
Su zio Di’Anno si è già detto tanto. Il concerto a Baredi era il suo terzo, l’ultimo nel tour sloveno di una settimana (il concerto di Žalec il giorno prima è stato annullato, la voce non ufficiale che avrebbero venduto 16 biglietti ha evidentemente messo paura all’organizzatore). Rispetto alla triste atmosfera di Postumia in fatto di affluenza, il 28.07.2007, stavolta il quadro era completamente diverso! E Di’Anno di nuovo non ha nascosto il suo ottimo umore, come già a Postumia. Il tipo ha un senso dell’umorismo tutto suo, che consiste nel sommergere il pubblico di battute affettuose come “sucker”, “puta madre”, “cojones”, mentre per il concerto di Baredi l’ultima e più fresca trovata, “softich”, che ha imparato dai suoi, come dice lui stesso, fratelli Lady’s First, l’ha cancellata dal repertorio del suo imprevedibilmente succoso vocabolario. I Children of the Damned, versione italiana di una “Iron Maiden cover band”, erano a metà di Ides Of March, l’intro dell’album degli Iron Maiden Killers (1981), quando il leggendario cantante si è trascinato sul palco. Sotto il palco c’era un bel numero di persone stipate, che l’hanno salutato rumorosamente. Ovviamente con la gamba trapassata da un colpo non può più arrivare saltellando come un coniglietto scattante, per cui compare sul palco con largo anticipo, altrimenti avrebbe dovuto cominciare a cantare Wrathchild già mentre si muoveva dal backstage al palco, cosa che non sarebbe sembrata proprio normalissima. Un sorso di Jack Daniels a salutare il pubblico, un sorriso e si parte con Wrathchild. Ovviamente il successo non può mancare, se suoni Iron Maiden. E ci aggiungi il marchio originale dei primi due album. Non facciamo i puristi, ma “Iron Maiden” e “Killers” sono semplicemente gli album di Di’Anno. Anche per i contributi autoriali. Hanno più ribellione e arroganza sfacciata. Qui Di’Anno è a casa sua, per questo all’ultimo se n’è andato dagli Iron Maiden, che così senza di lui hanno preso a respirare in una luce ben diversamente evoluta. Di’Anno, che all’apparenza non sembra proprio mansueto, è nonostante questo una creatura molto simpatica e interessante sotto ogni aspetto, della cui apparizione semplicemente non riesci a saziarti con gli occhi. Questo buffone carismatico si è assicurato che nelle prime file durante il concerto non mancasse Jack Daniels, che ha diviso con generosità con le gole più assetate sotto il palco. Ecco lo sfacciato Prowler e ancora più baldoria rumorosa sotto il palco. Segue la parte centrale dell’esibizione, mescolata con il materiale proprio. Momento emozionante all’annuncio del classico Maiden Remember Tomorrow, la cui esecuzione era dedicata all’ex batterista dei Maiden Clive Burr, che soffre di una grave forma di sclerosi multipla inarrestabilmente progressiva. La gente si raffredda durante la sequenza Impaler, Faith Healer, A Song For You, ma Paul “Di’Anniels” (il whiskey scorreva a fiumi) se n’è accorto subito e ha aizzato i ragazzi ad attaccare con Killers. La prelibatezza della serata è stata ovviamente l’epica Phanthom Of The Opera, dove i Chidlren Of The Damned hanno confermato di padroneggiare alla grande le figure dei Maiden! La scelta più azzeccata per chiudere in alto è arrivata con il pezzo più rock’n’roll di tutti i pezzi del secondo giorno del festival. Running Free. Un vero pezzo da Di’Anno. Sotto sotto speravo che Di’Anno sorprendesse tutti con Women In Uniform. Con quell’inserto avrebbe vinto di sicuro
Di’Anno ha mostrato una profonda simpatia per il punk con la cover dei The Ramones Blitzkrieg Bop, prima i Children Of The Damned avevano incenerito alla grande lo strumentale Transylvania – l’approssimazione più bella all’originale in studio, probabilmente proprio per la mancanza della voce di Di’Anno, e con Sanctuary, dopo il visibile malcontento di una parte del pubblico per la simpatia verso i The Ramones, quando è volato sul palco un bicchiere pieno di birra, il buon Paul, nel rinnovato spirito di rianimare l’eredità degli Iron Maiden, ci ha salutato.
Di’Anno oggi è molto cambiato d’aspetto, se per confronto ti metti davanti agli occhi le foto del tipo di inizio anni Ottanta. Oggi ricorda l’ultima fase, ingrassata, di Marlon Brando e sarebbe perfetto per il ruolo di Don Corleone nel Padrino. Edonista! Mancava solo il sigaro in bocca. Ciononostante Di’Anno canta oggi meglio che mai. Urla come un cane rabbioso! Acuti? Nessun problema. Growl? Nessun problema. Sinistro? Di nuovo nessun problema. Per di più lo salva il carisma già citato. Homo simpaticus su tutta la linea! Più si sforza di fare finta di intimidire, più effetto simpatia crea. Un terrierino mansueto. Chi pretendeva una copia identica degli Iron Maiden ha sbagliato i conti. Di’Anno esegue tutti i pezzi dei Maiden in una brezza di punk. Qui otteniamo anche la risposta a come sarebbe venuta fuori tutta la faccenda se Di’Anno non fosse stato costretto a piegarsi alla dittatura di Harris. Otteniamo quasi la risposta a come sarebbero stati i Maiden, se nel 1981 li avesse lasciati Steve Harris al posto di Di’Anno. Insomma il piacere dell’energia originaria degli album “Iron Maiden” e “Killers” è stato creato e ha offerto un sacco di divertimento a tutti quelli che non erano venuti a vegliare con occhio vigile sulla correttezza della copia dell’esecuzione vocale rispetto all’originale in studio. Senza svenire per orgasmi tempestosi, lontano da lì, ma ottanta minuti molto divertenti di compagnia con un’essenza musicale unica, che magari non è chissà quanto musicalmente creativa quanto efficace nel regalare piacere, e che è valsa ogni singola presenza.
Setlist
BLEEDING FIST:
1. Intro
2. Conquering Apocalypse
3. Death War Carnage
4. Funeral Smell
5. Evil Dead
6. Primordial Need
LOST 4 FOUND:
1. Psycho
2. Sorry
3. Master Of Puppets
4. Dance Like No One See You
5. Zero
6. Figure
7. Fire It Up
8. Six Feet Under
9. Simple Man
10. No One Can See
11. Trust
12. 24 Years Old
13. Hunger
14. One
LADY’S FIRST:
1. Intro
2. High Machine
3. Criminal
4. The Trooper
5. The Game
6. LF
7. Creeping Death
8. One Way
9. Lady
10. Fear Of The Dark
—bis 1.—
11. 911
12. Motori
—bis 2.—
13. Sweet Child O’Mine
PAUL DI’ANNO & CHILDREN OF THE DAMNED:
1.Ides of March
2.Wrathchild
3.Prowler
4.Marshall Lokjaw
5.Murders in the Rue Morgue
6.The Beast Arises
7.Children of Madness
8.Remember Tomorrow
9.Impaler
10.Faith Healer
11.A Song For You
12.Killers
13.Phantom of the Opera
14.Running Free
—bis—
15.Transylvania
16.Blitzkrieg Bop
17.Sanctuary
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