Lady’s First – facciamo tutto da soli! (2007)

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Data dell’intervista: 03.08.2007

I Lady’s First, metallari di Bled, festeggiano 9 anni di attività. L’anno scorso, con una formazione ringiovanita, hanno finalmente pubblicato il loro debutto in studio intitolato “911” (2006). Un quintetto di visioni personali diverse che, nel raggiungere un obiettivo comune, si incastrano alla perfezione in un heavy metal sfacciato: Tomaž Frelih – Youda (chitarra), Domen Guzelj – Guzi (voce), Miha Oman – Buco (chitarra), Miha Plesničar – Flesho (basso) e Simon Čarman – Čare (batteria). In Slovenia una formazione così non esiste: i ragazzi uniscono la botta diretta dell’heavy metal con riff classici che scorrono lisci, e in quella forma si insinua un’autentica erotica da hard rock. Sopra a tutto questo, poi, i Lady’s First hanno una qualità caratteriale di cui si possono vantare in pochi. Mi hanno conquistato con un cuore grande, con la sincerità e con una visione chiara. Così, del tutto spontaneamente, durante una chiacchierata con Miha Oman – Buco il primo giorno del festival (03.08.2007) a Baredi sopra Isola, organizzato dal Moto klub MK Red Eye di Baredi, dove i Lady’s First hanno avuto un ruolo importante visto che si occupavano dell’organizzazione della parte concertistica del festival, è saltata fuori l’idea di un’intervista. Il giorno dopo ho pescato i membri della band, tranne Youda, che per via dei suoi impegni organizzativi ha dovuto saltare la nostra chiacchierata ed è intervenuto solo per un rapido servizio fotografico. Durante la conversazione, nella tenda del backstage, sul palco facevano già il finimondo gli italiani Lost 4 Found, così ci siamo quasi urlati addosso per tutto il tempo; i più loquaci sono stati Buco e Domen.

RockLine: Ragazzi, che aria si respira in questo momento nella band?
Čare: L’aria è quella che vedi, quello che stiamo creando! Cerchiamo di andare avanti con questo slancio e di portare a casa quello che ci siamo messi in testa. Abbiamo già qualche concerto fissato nel prossimo futuro, e se si riempie ancora qualche data nei weekend sarà ancora meglio.”

RockLine: Il vostro disco “911” è finalmente fuori. Quanto siete contenti delle reazioni del pubblico, come l’ha accolto la gente?
Buco: Visto che praticamente facciamo tutto da soli, il fatto stesso di aver pubblicato un disco è stato per noi un traguardo enorme. Per quanto riguarda l’interesse per l’album e la promozione della band, cioè far arrivare il nostro nome alla gente, finora abbiamo fatto circa l’80%; il 100% di tutto questo cercheremo di raggiungerlo col prossimo album.

RockLine: Com’erano gli inizi della band? Come vi siete messi insieme?
Buco: In pratica io, Čare e Flesho siamo arrivati nella band per ultimi. Io sono nel gruppo da tre anni, Čare e Flesho da un anno e mezzo, quindi con la formazione attuale suoniamo da un anno e mezzo. Youda e Domen sono gli unici due della formazione attuale che appartengono a quella originale dei Lady’s First. Prima io, Flesho e Čare suonavamo negli Asession, Čare e io negli Alcohollica; a un certo punto c’è stata una specie di fusione tra gli Asession e i Lady’s First e alla fine sono rimasti i Lady’s First.

RockLine: Domen, tu sei nei Lady’s First fin dall’inizio…
Domen: Esatto. Da quando i Lady’s First esistono con questo nome.

RockLine: Da quando?
Domen: Eh, l’anno prossimo festeggeremo il primo decennio di vita della band. Ne abbiamo passati di cambiamenti. Con la formazione di adesso fila tutto liscio. Ognuno ci mette dentro tutto sé stesso, per la causa comune. La formazione attuale mette insieme cinque persone che vogliono fare la stessa cosa. E questa è la chiave del successo.

RockLine: Come mai ci è voluto così tanto per arrivare al vostro debutto, l’album “911”, uscito nel 2006?
Domen: Eh sì, “911” (si pronuncia: “night eleven”, N.d.R.) è uscito da poco, ma metà dei pezzi è più vecchia, e risale al 2000. Quando Buco è entrato nella band ha scritto i testi di tre pezzi vecchi e ne ha aggiunti altri per il resto dell’album. La musica dell’album l’ha composta per lo più Youda, qualche idea l’ha portata anche Buco, e poi tutto il senso di “911” l’ha concretizzato e messo su nastro la band come insieme.

RockLine: L’ultimo ritocco alla formazione ha cambiato anche il suono?
Domen: Decisamente.
Buco: Siamo molto più duri. Prima nel repertorio avevamo pezzi di band più vecchie, tipo i Deep Purple, ma non c’erano cover, che so, dei Metallica. E sta già nascendo del materiale completamente nuovo, che sarà ancora più duro di quello che si sente su “911”.

RockLine: Buco, come vi intendete voi due chitarristi dei Lady’s First?
Buco: Alla grande. Dobbiamo intenderci. Youda è più forte negli assoli, io mi appoggio di più al ritmo, lavoro di più sulle strutture ritmiche, mi occupo di far combaciare il mio modo di suonare con il basso e la batteria.

RockLine: Con che musica siete cresciuti, quali sono le influenze?
Čare: La musica dei Lady’s First è parecchio diversa. In pratica ognuno di noi copre un territorio musicale diverso.
Domen: Ci sono differenze anche generazionali tra di noi. E si sentono. È interessante, in effetti, che quando Buco, Čare e Flesho scoprivano un certo tipo di musica e ci crescevano dentro, io con quella musica stavo già “invecchiando”. Siamo sfasati di una generazione. Quando sono arrivati i Guns N’ Roses io, che ho 5 – 10 anni più di loro, ho vissuto quella band in tutt’altro modo rispetto agli altri membri. Per loro era una band caldissima, e lo stesso vale per i Metallica ecc…

RockLine: “911” è un album interessante e stratificato, ha la vera atmosfera drammatica del metal, riff classici, e qualche deviazione curiosa verso approcci tipici dell’hard rock…
Domen: I due chitarristi sentono la musica in modo diverso, tra loro c’è una differenza d’età.
Buco: Per esempio Youda porta avanti proprio quel principio alla Iron Maiden anni Ottanta. Gli viene naturale. Io invece… a me piacciono molto di più i riff di gente come i Machine Head, poi ci sono i Pantera. Ecco, tra noi due le cose si sono incastrate, Čare riesce a starci dietro, mentre la nostra batteria è più “new age”, almeno io la sento così, e questo ci permette di variare la struttura dei pezzi e il loro look sonoro.

RockLine: Com’è la scena metal in Slovenia in questo momento, come la vedete? Secondo voi sarebbe possibile che queste band cominciassero a sostenersi a vicenda, a unirsi in una specie di alleanza “loose”, se mi concedo un po’ di sogni a occhi aperti?
Buco: Noi, se possibile, offriamo sempre aiuto e collaborazione a qualsiasi band. Ma ovviamente prima pensiamo a noi. Funziona così. Ognuno pensa prima a sé stesso. Il nostro obiettivo è conquistare e convincere le masse con buona musica e un buon nome. Far sì che la gente che viene ai nostri concerti si porti a casa qualcosa dalla serata.
Domen: Devi fare tutto da solo. Se aspetti che ti aiutino gli altri, hai fregato te stesso già alla partenza.
Buco: C’è un’altra cosa. La band invecchia di anno in anno, diventa più esperta e di conseguenza ha bisogno di quanta più risposta possibile dalle masse che ci seguono. E non solo le masse nel senso di ascoltatori, ma anche la risposta da parte degli organizzatori. Per lo più dagli ascoltatori veniamo accolti molto bene.
Domen: Ci sono pochi “veri” onesti di cui ti puoi fidare in questo business. Ci sono due tipi di persone: “uomo – uomo” e “uomo – stronzo”. Il problema è che i secondi sono la maggioranza in questo giro e sono loro che tengono le redini importanti. Su questo concorderebbe la maggior parte delle band da garage promettenti di adesso, che per questo motivo non riescono a sfondare da nessuna parte, o ci arrivano sensibilmente più tardi e con più fatica di quanto succederebbe altrimenti
Buco: Di band come noi, nel genere che rappresentiamo, da noi ce ne sono poche. Ci sforziamo di tenere rapporti costruttivi con tutti, in fatto di collaborazione. Sai com’è. Oggi siamo i Lady’s First, domani magari non ci siamo più. Hai bisogno di buoni rapporti, se arriva qualche cambiamento imprevisto.

RockLine: Madonna, suona come una profezia fatale per i Lady’s First. Spero di sbagliarmi?
Buco: Non intendevo quello. Crediamo tutti nella cosa, non capitemi male. Semplicemente abbiamo imparato che la realtà è una cosa e i sogni un’altra.
Flesho: Adesso andiamo molto d’accordo e siamo ottimi amici, siamo una gran compagnia, l’energia funziona e qualsiasi dubbio in questo senso sarebbe una mossa da pazzi.
Domen: Finché litighiamo in media due volte al mese e la cosa resta così, va benissimo. Quando arriva il silenzio, allora sì che sarà un casino, sai com’è, è come avere l’immagine senza audio alla TV…
Buco: Quando lavoriamo sodo, ogni tanto si litiga. È così. Un po’ di nervosismo e tutto quello che ci va dietro, lo stress,…
Domen: Siamo in cinque. Non va mai bene tutto a tutti nella band.

RockLine: Pare che l’anno scorso ci fosse un sacco di gente a un raduno motociclistico simile a questo di Baredi. Era dalle parti di Ancarano, dove avete suonato anche voi …
Domen: Due anni fa. L’anno scorso c’era la pioggia.
Buco: C’era molta più gente e una risposta ottima. Questi raduni motociclistici sono l’occasione ideale per farci conoscere da tanta gente in un colpo solo, quindi vale sempre la pena sfruttare l’occasione per suonare.
Domen: Il fatto è che una parte del giro dei motociclisti ci vede come una band da raduno. Ed è importantissimo in senso positivo, perché qui le porte per noi sono sempre aperte.

RockLine: Nella vostra musica la componente melodica è molto presente. A mio avviso è per questo che potete arrivare a un pubblico più ampio; se restringo subito un po’ il campo, sotto lo stesso tetto riuscite a riunire sia gli amanti dell’heavy metal sia quelli dell’hard rock. Si sente su “911”, ma non so che direzione stiate prendendo per il futuro…
Buco: No. Non usciremo dai binari tracciati. Faremo sempre in modo di muoverci nel cerchio di ascoltatori che ci siamo conquistati con l’album “911”.

RockLine: E le nuove idee pare siano ancora più dure, parlo del nuovo album. Cercate di avvicinarvi alle mode del momento?
Buco: Il trucco è cercare sempre di fare qualcosa che ti piace davvero tanto, creare un certo riff, una canzone che ti sta particolarmente a cuore. Ma senza trascurare i fan che hai guadagnato con il primo disco. Secondo me adesso faremmo un errore se facessimo una deviazione di genere estrema rispetto al debutto, tipo mettersi subito a “tirare giù” thrash. Perderemmo probabilmente tutti i simpatizzanti che ci siamo guadagnati con “911”. E quelli vanno coltivati, ripagando la loro fedeltà con una coerenza stilistica in ogni uscita. Lavoriamo semplicemente nella direzione tracciata, e costruiremo comunque sempre prima di tutto sulla melodia. Ovviamente aggiungendo idee fresche. L’evoluzione della band va tenuta sempre presente. Anche per il nuovo album stiamo preparando del materiale molto variegato, con un suono più duro.

RockLine: E dal vivo che si suona?
Buco: Sempre, che abbiamo o no impegni per la preparazione di un nuovo album. Dobbiamo suonare sui palchi il più possibile, sempre. Non sarebbe bello chiuderci in studio e non farci vedere finché, che so, il nuovo disco non è finito.
Domen: Cerchiamo di fare tutto insieme e strada facendo.
Buco: Per questo la cosa va un po’ più piano. Certe band possono permettersi di non suonare, che so, nemmeno un concerto per un anno intero. Registrano un album che a loro sembra fantastico, ma la gente non lo accoglie bene, ed è un’arma a doppio taglio: se la risposta all’album è negativa, automaticamente ti si chiudono anche le porte dei palchi e suonerai poco. Se invece suoni di continuo e ogni sei mesi registri un pezzo nuovo e lo presenti dal vivo, uno o due, finché il pezzo “attacca”, e poi “spari” fuori il nuovo disco, già sapendo in partenza che dentro ci sono pezzi che la gente ha conosciuto ai concerti e ha accolto bene, anche le aspettative da parte della band stessa sono tanto più positive. Ti dà in anticipo una specie di garanzia di successo.
Domen: Certe band hanno un vantaggio. Possono chiudersi in studio mentre altri gli fanno pubblicità, mentre noi dobbiamo pensare a tutto da soli, pubblicità compresa, ci organizziamo i concerti da soli.. probabilmente il sogno di ogni band qui in Slovenia sarebbe chiudersi un annetto in studio, uscirne e vendere subito 10.000 copie del nuovo album, e poi riposarsi un annetto, ma da noi questo non esiste.

RockLine: Buco, ti sei dimostrato un organizzatore bravissimo, stasera qui al festival. Ti prendi sempre cura del benessere di tutte le band che suonano. Poi c’è l’attrezzatura musicale che avete portato voi Lady’s First,… In questo modo è ancora più facile arrivare a suonare e quindi avvicinare la vostra musica alla gente…
Buco: Certo, così porti sul palco anche la tua band. L’impianto audio per questo festival l’ha sistemato Youda ed è suo, e se permetti alle band che suonano con te di essere contente del suono e anche l’organizzatore riceve una conferma del genere, allora il successo non manca e la missione è compiuta! Per esempio, non molto tempo fa a un concerto è successo a una band che durante il set è morta la testata dell’amplificatore. E ovviamente dirai: “Prendi il mio “rack”, ha il mio suono, ti piaccia o no! Non vorrai mica interrompere il tuo set”
Domen: Conviene lavorare a “pacchetto”, portare più band.
Buco: Noi mettiamo a disposizione, per esempio, l’impianto, sistemiamo le band e anche di più, oggi in effetti avremmo potuto chiamare ancora più gruppi. Ovviamente è tutto una questione di accordi, le situazioni cambiano da concerto a concerto.

RockLine: Quindi siete totalmente dentro il giro, avete i contatti giusti, la giusta rete di azione in questo campo. Mi sembra molto importante, perché i Lady’s First possono fare da elemento integrale di unione per le band slovene che si muovono nel vostro range, come pure per la scena stessa, in modo che un giorno diventi un corpo forte, impossibile da non vedere o ignorare. Le band di area heavy metal meritano un riconoscimento che in Slovenia non hanno nemmeno lontanamente….
Buco: Così possiamo raggiungere la fascia “media” in Slovenia e all’estero. Per la fascia “alta”, lì non ci lasciano entrare così facilmente. A meno che ci concentrassimo a fare band “alte”, allora forse “cadiamo” dentro anche noi, ci facciamo notare e magari ce la facciamo prima.”

RockLine: Torniamo alla vostra musica. Di che parla la title track del disco, “911”? Del crollo del WTC in mezzo a New York?
Domen: No, no… il senso di questo pezzo è un altro. All’inizio aveva un titolo diverso. Si chiamava War In War. Ed è nato per caso l’11.09.2001, proprio quando sono cadute le “gemelle”. Pura coincidenza. Per questo ha quel titolo.

RockLine: Il titolo War In War, con quello che è successo, dice molto di più, non è solo un caso…
Buco: Il punto è che molti pensavano che pubblicando un pezzo intitolato 911 ci fossimo buttati sul commerciale, e non è vero. Ci piaceva il titolo, perché il pezzo è pazzesco, e visto che era così l’abbiamo scelto come traino dell’album. Ci abbiamo girato anche un video.

RockLine: Un esempio perfetto di pezzo che unisce botta e melodia e li avvicina all’ascoltatore medio con una diretta, potentissima efficacia.
Domen: Devo dire che è un pezzo davvero ottimo, nonostante sia “home made” per quanto riguarda la produzione.
Buco: Anche se oggi è più difficile vendere i CD, perché la gente si scarica tutto “a sbafo” dalla rete, io penso che un CD pubblicato da una band sia molto importante, perché rappresenta la carta d’identità di quella band.

RockLine: Magari a prima vista del tutto irrilevante, ma comunque una cosa importantissima per il primo impatto con il disco “911”. Avete curato un design del booklet eccellente, un libretto corposo, super combinazioni di colori,… Credo che le band slovene puntino ancora troppo poco su questo,…
Buco: Ogni pezzo ha nel booklet un motivo disegnato dal senso preciso, legato al testo della canzone.
Domen: Per quanto riguarda come viene percepita la musica dei Lady’s First, cambia da persona a persona, da come la prende. È molto relativo. Ognuno troverà qualcosa che lo attira in particolare, certe parti della nostra musica che gli piacciono più di altre. Abbiamo tanti fan che ci seguono ai concerti per tutta la Slovenia e davvero non posso dire altro che “tanto di cappello”.
Buco: Davvero. Cerchiamo di ricambiare con bei concerti, regaliamo qualche maglietta, li teniamo aggiornati sui concerti man mano. Anche la gente ci chiama un sacco, c’è tanto interesse, soprattutto in questa settimana (27.07.2007 – 04.08.2007, N.d.R.) , in cui suoniamo in giro per la Slovenia insieme a Paul Di’Anno.
Domen: C’è un’altra cosa. Tutte le spese che fa la nostra band, le copre la band stessa. In quest’anno non riesco proprio a immaginare un manager che ci prenda sotto la sua ala, e che di colpo mollassimo tutto dalle nostre mani…

RockLine: I Lady’s First sono interessanti anche per l’estero? Come reagiscono i critici stranieri alla vostra musica?

Buco: Al momento non so quanto siamo interessanti per l’estero, perché non abbiamo nemmeno veri contatti con l’estero. Per ora abbiamo un sacco di lavoro qui in Slovenia, dove siamo a pieno ritmo. Qualcosa si profila in Italia e in Austria. Vedremo che succede dopo questa mini tournée con Paul Di’Anno.

RockLine: E il concorso Newcommer band a Graz? Siete andati molto bene…
Buco: Sì, abbastanza.
Domen: Per quanto riguarda Graz, è molto importante che in Slovenia soprattutto la gente che fa profitto nel business musicale si renda conto che la maggior parte della concorrenza in concorsi come quelli di Graz è fatta da band slovene. E band di grande qualità, che per presentare la propria musica e farsi un nome devono cercare opportunità all’estero, il che è molto triste. Semplicemente devono andare a suonare a Graz. E così la Slovenia non conosce band molto valide.
Buco: Per dire, ben l’80% di tutte le band che partecipano a concorsi come quello di Graz per la “newcommer band” arriva dalla Slovenia.
Domen: Gli austriaci non hanno chissà quali band di qualità, nemmeno le band croate mostrano interesse a venire, quindi posso dire che la sala Orpheum di Graz, da questo punto di vista, è davvero slovena.
Buco: Alle band slovene sembra strano dover pagare per suonare. All’Orpheum devi pagare se vuoi suonare.
Domen: Il pubblico però è molto riconoscente, l’affluenza è super, vengono, pagano il biglietto, si lasciano andare. Non è come da noi, dove a un concerto arrivano 15 persone e 10 di quelle sono gente che lavora dietro al bancone. All’Orpheum invece viene la gente, i locali, ad ascoltare e a godersela. Ogni band riceve l’applauso, riceve critiche e reazioni. Se vuoi ti possono registrare, anche le luci sono buone. Là hanno un approccio professionale e questo è il punto. Quella volta abbiamo scoperto per la prima volta cos’è il professionalismo. Hai un tecnico per ogni strumento che si assicura che vada tutto come si deve. Per esempio ti cade un piatto, ti arriva accanto un tecnico, lo raccoglie e te lo rimonta; ti salta una corda, ti arriva con un’altra chitarra, ti viziano davvero. Paghi, ma cavolo. Sanno vendere, sanno fare marketing. Esattamente questo potremmo farlo anche da noi, ma purtroppo non c’è un posto adatto. Secondo me ogni band slovena darebbe i soldi piuttosto a Maribor o a Kranj che a Graz, se la cosa fosse sistemata.

RockLine: Okay ragazzi, andiamo piano piano a chiudere, grazie per il vostro tempo, volete aggiungere un pensiero finale all’intervista?
Domen: Voletevi bene.
Buco: E venite ai nostri concerti.
Domen: Siate “uomo – uomo” e non “uomo – stronzo”, questo è il punto!

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