T.M. Stevens & Shocka Zooloo dinamite funk ha fatto saltare in aria il Bluesiana (2007)

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Luogo: Bluesiana Rock Cafe / Velden am Woerthersee / Austria
Data del concerto: 14.12.2007
Numero di spettatori: 50
Prezzo del biglietto: 27,00€ / 30,00€

Dicembre 2007 resta una follia per quanto riguarda gli ospiti di prim’ordine dalle parti della Slovenia. E dove andare, se non di nuovo a Velden, in Carinzia, al Bluesiana? Lì si è fatto vivo il celebre bassista Thomas Michael Stevens, in breve T.M. Stevens. Parliamo di uno dei migliori bassisti al mondo. La sua fama chiacchieratissima e il suo prestigio sono incoronati dalle collaborazioni con una pletora di formazioni di artisti di primo livello e di grandi nomi del business musicale, a partire dai due ormai scomparsi Miles Davis e James Brown, per proseguire con (ancora in vita) Joe Cocker, Cindy Lauper, Tina Turner, Billy Joel, poi Pat Travers e Carmine Appice, The Pretenders, Stevie Salas, Richie Kotzen e naturalmente Steve Vai, l’allievo di Zappa. T.M. è un bassista gigantesco. Quando si infila il tradizionale, sgargiante costume zulu e si mette gli occhiali da sole, il canarino impazzito viene finalmente liberato dalla gabbia e si getta a volare nella sua celebre tradizione funk metal ovunque il suo casino riesca ad arrivare grazie ai nobili decibel!

L’approdo fortunato al Bluesiana, grazie al meteo che a fine dicembre 2007 tiene a stento a bada le bufere di neve, ha dato i suoi frutti alla grande. T.M Stevens e la sua band Shocka Zooloo sono un trio d’urto in cui, oltre a T.M. Stevens (voce, basso), ci sono il chitarrista Micahel “Master Blaster” Barnes e il batterista Gary “Gman” Sullivan. Ovviamente tutti e tre hanno la faccia ben dipinta. Come da brutta abitudine ormai di lunga data del popolo austriaco, che ignora questi concerti eccellenti organizzati dalla first lady del Bluesiana, Gudrun, anche stavolta l’affluenza al locale è stata sotto ogni critica. Si sono raccolte appena 50 persone. La band ha tirato per le lunghe prima di cominciare, sperando che il locale si riempisse almeno un po’. Così alla fine, ben oltre le dieci di sera, i tre hanno preso posizione sul palco come per una battaglia. Come si conviene alla presentazione dell’album appena uscito “Africans In The Snow” (2007) – recensione di RockLine QUI, il trio ha attaccato con il primo brano del disco, What. Dopo un’introduzione innocente, giocata su un tradizionale motivo etnico africano, i tre hanno sparato ognuno col proprio strumento come se fosse il giorno del giudizio. T.M. Stevens a più riprese tremava letteralmente, come in trance, tanto era dentro lo show. Con la sua voce ruvida e corposa, intonata sui toni bassi, potentissima ed esplosiva, per non dire quasi cruda, alla James Brown, faceva a pezzi i versi come se niente fosse e sul palco sembrava la reincarnazione di una vera bestia biblica.

T.M. Stevens è famoso per saper organizzare una vera festa! Ha subito abbattuto le barriere che di solito si creano tra pubblico e band. Appena salito sul palco ha chiarito subito che, per quanto riguarda la band, la serata era una festa privata in casa. Per un locale come il Bluesiana e la sua generosa capa Gudrun non poteva esserci omaggio più grande. T.M. si è esibito stasera al Bluesiana già per la quarta volta, e il concerto di stasera era il penultimo dell’intero tour in corso, limitato perlopiù a date in Germania e in Italia.

Ha sfruttato ogni istante per ringraziare Gudrun. L’ha chiamata sul palco e le ha insegnato a suonare il basso. È una sua vecchia gag, che usa nei concerti durante i tour. Poco dopo ha chiamato tutte le altre “tigrotte” del Bluesiana, che non si perdono mai un concerto in questo locale, e le ha invitate a mostrare ciascuna il proprio sedere. Ovviamente alla fine non ha funzionato, ma su ordine del capo si è fatto avanti il batterista Gary, che con qualche movimento di pancia sospettosamente provocante ha finito per fulminare il pubblico, tirandosi giù i pantaloni e sbattendo in bella mostra il suo lato B abbronzato. Il capo T.M. l’ha presto rimandato dietro i tamburi, perché non gli rubasse il primato. Non erano passati molti minuti che sul palco c’era già una folla di spettatori che si dimenava sui ritmi funk sfornati dal trio febbrile.

Ognuno dei tre ha avuto anche il suo assolo. Il primo, naturalmente, T.M., poi Gary e per ultimo ha fatto il suo numero Michael Barnes aka “Master Blaster”. Dopo una lunga sessione di mazzate sulle corde si è memorizzato un motivo e l’ha mandato attraverso il “delay”. Ha messo due sedie sul palco, ha portato dietro il bancone le due cameriere, le ha fatte sedere, si è seduto accanto a loro e ha cominciato a soleggiare sopra il motivo che si ripeteva. Insomma, T.M. e i suoi due compari erano davvero venuti per divertire il pubblico, e logicamente si sono dedicati con più impegno al sesso femminile. Tra loro, una signora dall’aspetto decisamente maturo si è spinta un po’ troppo in là: visibilmente appesantita dai miscugli alcolici, ha preso la cosa molto sul serio, persino la fandonia di Stevens secondo cui dopo il concerto aveva prenotato a Velden una camera d’albergo solo per loro due e che lì l’avrebbe aspettata a luci rosse. La donna si è presto presentata con un bicchierino di Jägermeißter e l’ha offerto a T.M., che non ha minimamente rifiutato la nobile “medicina”

Da tutto questo potete concludere che si è trattato di uno dei concerti più spontanei che possiate immaginare. Che la scaletta sia sempre immaginaria e nasca al momento sul palco non c’è nemmeno bisogno di dirlo. Questa spontaneità si legge senza fatica nel modo di suonare dei protagonisti. Tanta spontanea goliardia durante lo show, un piacere infinito nel suonare, una percezione reciproca superiore che si è tradotta in un affiatamento di altissimo livello. Quei tre, semplicemente, si capiscono al volo in un modo unico.

Dopo What i tre hanno sparato, tra le altre, Up, Fight, Fight, Fight, Spank, Gotta Get My Move On, Mama Said, Thumb, The River Flow, No Good w/Out The Bad. Hanno chiuso il concerto con una dedica a Bob Marley e il brano Maximum Respect, suonato nel bis.

Il concerto è durato ben più di due ore, due ore e 20 minuti. Ed è volato via in un lampo. I tre erano venuti con l’intenzione di organizzare una gran festa. E ci sono riusciti con una facilità disarmante. Peccato che nel locale mancasse la gente. La band si è concessa un volume che superava di parecchio la capacità del locale. Era tutto decisamente troppo forte. E i tre hanno alzato le manopole durante il concerto. All’inizio il suono era del tutto piacevole. Ma dopo l’aumento del volume è stata la voce di T.M. a rimetterci di più, e più volte i riff di chitarra l’hanno letteralmente travolta.

T.M. è decisamente il bassista più folle, ma allo stesso tempo anche il più “cool”. Difficile trovare una persona più alla mano e simpatica. Se tutto è filato via così in fretta, il merito è dell’approccio di T.M., che ha tenuto il pubblico sempre sul pezzo, rivolgendosi alla folla di continuo con battute succose a spese proprie, prendendo in giro con malizia più di una persona tra il pubblico e spingendo soprattutto le donne a fare “stupidaggini”. Un concerto condito dall’energia incredibile di un’eruzione funk metal devastante, che faceva venire i brividi! Il merito va all’esibizione eccezionale degli Shocka Zooloo. Un mix di groove tirato al massimo, sviluppato dall’unico e inimitabile maestro del basso T.M., ha fatto rizzare tutti i peli del corpo. A questo si è incastrato alla perfezione l’approccio metal di Barnes, fatto di riffing diretto, ma tutto sarebbe stato inutile senza il dettare i tempi, preciso come un orologio, di Gary Sullivan. T.M. ha ovviamente raccolto la parte più grossa delle ovazioni. Il cantato eccellente in interazione con un basso insuperabile lo rende estremamente unico e riconoscibile. Al Bluesiana ha messo in scena una Mecca del funk indimenticabile, che ha scosso per bene le fondamenta del locale, ha messo in moto gli ingranaggi del piccolo pubblico, e in particolare le signore non hanno nascosto l’euforia generale, a tratti persino il delirio. Indimenticabile!

testo: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik

Versione inglese:

Dicembre resta una follia per quanto riguarda i concerti di musicisti di primo piano dalle parti della Slovenia. E dove andare, se non di nuovo a Velden am Woertersee, in Carinzia, Austria, al loro Bluesiana Rock Cafe? Il locale ha ospitato il celebre bassista Thomas Michael Stevens, in breve T.M. Stevens, uno dei migliori bassisti al mondo. La sua fama e il suo prestigio sono incoronati dalle collaborazioni con numerosi artisti di primo livello e grandi nomi del business musicale, a partire dai defunti Miles Davis e James Brown, per proseguire con (ancora in vita) Joe Cocker, Cindy Lauper, Tina Turner, Billy Joel, Pat Travers, Carmine Appice, The Pretenders, Stevie Salas, Richie Kotzen e naturalmente Steve Vai, l’allievo di Zappa. T.M. è un bassista gigantesco. Quando si infila il suo sgargiante costume tradizionale zulu e gli occhiali da sole, questo canarino impazzito viene finalmente liberato dalla gabbia e si getta a volare nella sua celebre tradizione funk metal, ovunque i suoi preziosi decibel riescano a portare il suo casino.

L’approdo fortunato al Bluesiana, grazie al meteo che a fine dicembre 2007 tiene a stento a bada le bufere di neve, ha dato i suoi frutti alla grande. T.M. Stevens e la sua band Shocka Zooloo formano un trio d’urto, con altri due membri. Oltre a Stevens (voce, basso) ci sono Michael “Master Blaster” Barnes alla chitarra e il batterista Gary “G-man” Sullivan. Tutti e tre, naturalmente, hanno la faccia ben dipinta. Da tempo è una brutta abitudine del popolo austriaco ignorare questi concerti eccellenti, organizzati dalla first lady del Bluesiana, Gudrun, e anche stavolta il numero di spettatori era sotto ogni critica. Si sono raccolte appena 50 persone. La band ha tirato per le lunghe prima di cominciare, sperando che il locale si riempisse un po’ di più. Così alla fine “gli Zooloo” hanno preso le loro posizioni di battaglia sul palco ben dopo le 22. Come si conviene alla presentazione dell’album appena uscito “Africans In The Snow” (2007), il trio ha attaccato con il primo brano, What. Dopo l’introduzione innocente su un tradizionale motivo etnico africano, i tre hanno martellato i loro strumenti come se fosse il giorno del giudizio. T.M. Stevens era così dentro la musica che a più riprese tremava letteralmente, come in trance. Con la sua voce ruvida e corposa, intonata sui toni bassi, potentissima ed esplosiva, per non dire quasi cruda, alla James Brown, ha gestito i versi con grande disinvoltura e sul palco sembrava la reincarnazione di una vera bestia biblica.

T.M. Stevens è famoso per saper dare una bella festa. Ha subito superato la barriera che di solito si alza tra pubblico e band. Appena salito sul palco ha sottolineato nel suo discorso che, per quanto riguardava la band, quella era una festa privata in casa. Per un locale come il Bluesiana e la sua generosa capa Gudrun non poteva esserci complimento più grande. Il concerto di T.M. in questo locale era il quarto e allo stesso tempo il penultimo dell’intero tour in corso, limitato in sostanza a Germania e Italia.

Ha sfruttato ogni istante per ringraziare Gudrun. L’ha chiamata sul palco e le ha insegnato a suonare il basso. È una sua vecchia gag, che usa nei concerti. Poco dopo ha chiamato le altre “tigrotte” del Bluesiana, che non si perdono mai un concerto del locale, e ha cercato di convincerle a mostrare il sedere. Ovviamente non ha funzionato, ma su ordine del capo il batterista Garry si è dimenato fino al bordo del palco, ha fatto qualche movimento di pancia provocante e alla fine ha lasciato di sasso il pubblico tirandosi giù i pantaloni e mostrando orgoglioso il suo lato B abbronzato. Il capo T.M. l’ha subito rimandato dietro i tamburi, perché non gli rubasse il primato. Non ci è voluto molto prima che sul palco ci fosse una folla di spettatori che si contorceva sui ritmi funk generati dal trio febbrile.

Ognuno dei tre ha avuto anche il suo assolo, il primo naturalmente T.M., poi Gary e per ultimo Michael Barnes aka “Master Blaster”. Dopo una lunga sessione di mazzate sulle corde si è memorizzato il motivo e l’ha mandato attraverso il “delay”. Ha messo due sedie sul palco, ha portato dal bancone le due cameriere, le ha fatte sedere, si è seduto accanto a loro e ha cominciato il suo assolo sopra il motivo che si ripeteva. Insomma, T.M. e i suoi due compari erano davvero venuti per divertire il pubblico, e logicamente hanno dedicato la maggior parte delle attenzioni alle signore. Una di loro, dall’aspetto decisamente maturo e a quanto pare vittima di un’overdose di pozioni alcoliche, ha preso la cosa molto sul serio quando T.M. ha detto di aver prenotato a Velden, dopo il concerto, una camera solo per loro due e che l’avrebbe aspettata a luci rosse. La donna si è presto presentata con un bicchierino di Jaegermeister e l’ha offerto a T.M., che non ha rifiutato la preziosa “medicina”.

Da tutto questo potete concludere che si è trattato di uno dei concerti più spontanei che possiate immaginare. Che la scaletta sia sempre immaginaria e nasca al momento sul palco non c’è nemmeno bisogno di dirlo. Non è difficile notare questa spontaneità e tanta goliardia durante lo show, i musicisti che mostrano un piacere immenso nel suonare, una percezione reciproca superiore, che si è tradotta in un affiatamento di altissimo livello. Quei tre, semplicemente, si capiscono al volo in un modo unico.

Dopo What i tre hanno sparato, tra le altre, Up, Fight, Fight, Fight, Spank, Gotta Get My Move On, Mama Said, Thumb, The River Flow, No Good w/Out The Bad. Hanno chiuso il concerto con una dedica a Bob Marley e il brano Maximum Respect, suonato nel bis.

Il concerto è durato ben più di due ore, due ore e 20 minuti per la precisione. Ma sembrava finito in un batter d’occhio. I tre erano venuti con l’intenzione di organizzare una gran festa, e ci sono riusciti con grande facilità. Peccato però che mancasse la gente. La band ha alzato il volume a un livello che superava di parecchio la capacità del locale. Era tutto decisamente troppo forte. All’inizio il suono era molto piacevole, ma durante il concerto i tre hanno alzato le manopole. La voce di T.M. è stata quella che ha pagato di più dopo l’aumento del volume, perché a più riprese è stata letteralmente travolta dai riff di chitarra.

T.M. è decisamente il bassista più folle, ma allo stesso tempo anche il più cool. Difficile trovare una persona più alla mano e simpatica. Se tutto è filato via così in fretta, il merito è dell’approccio di T.M., che ha tenuto il pubblico sempre in allerta con battute succose a spese proprie, prendendo in giro con malizia alcune persone tra il pubblico e cercando di convincere le donne a fare stupidaggini. Un’esibizione eccezionale degli Shocka Zooloo, carica dell’energia incredibile di un’eruzione funk metal, che faceva venire i brividi e la pelle d’oca! Un mix di groove tirato al massimo, sviluppato dall’unico e inimitabile maestro del basso T.M., ha fatto rizzare tutti i peli del corpo. L’approccio metal di Barnes, fatto di riff diretti, ci si è incastrato alla perfezione, ma tutto sarebbe stato inutile senza i tempi impeccabili di Gary Sullivan. T.M. ha ovviamente raccolto la parte più grossa delle ovazioni. Il cantato superbo in combinazione con un basso insuperabile lo rende estremamente unico e riconoscibile. Al Bluesiana ha messo in scena una Mecca del funk indimenticabile, che ha scosso per bene le fondamenta del locale e ha messo in moto il piccolo pubblico, e in particolare le signore non hanno nascosto la propria euforia, a tratti persino il delirio. Indimenticabile!

tradotto da: Urška Vidmar

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