Headbanging al Channel Zero con Vulvathrone, Brutart e Železobeton (2008)

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Autore: Rok Klemše

Luogo: Channel Zero / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 30.01.2008
Numero di spettatori: 60
Prezzo del biglietto: 7,00€

Il Channel Zero è sempre un rifugio piacevole, soprattutto quando apre le porte ai concerti metal, che in uno dei locali principali di Metelkova per fortuna sono una costante. Gli organizzatori, Matevž e la sua dolce metà, si meritano elogi a non finire: insieme al club Channel Zero sono tra i pochi a mettere in piedi a Lubiana concerti metal di piccole dimensioni, soprattutto con band di casa nostra. Giovedì scorso, quando la maggior parte della gente si stava probabilmente già preparando a ingozzarsi di krapfen, il Channel Zero ha chiamato a raccolta il pubblico per una serata con due band della scuderia della prima e unica etichetta metal slovena, On Parole Productions, ovvero gli organizzatori di orge di massa Vulvathrone e gli unici Brutart. A chiudere il bel pacchetto ci hanno pensato i leggendari thrasher di ritorno da Murska Sobota, Železobeton.

Per una serata davanti al camino con un bicchierino di cognac sulle note del valzer di Strauss Na lepi modri Donavi ci ha pensato la band di Murska Sobota Vulvathrone. Ma è tutta una copertura per un’orgia sfrenata, pratiche sessuali malate, dominazione e sadomasochismo come non se ne sono mai visti. Se i Mötley Crüe facevano cedere le ginocchia alle ragazze con Girls, Girls, Girls, i Vulvathrone lo fanno con la frusta e Porn, Porn, Porn. I maestri del porn grind Vulvathrone stavolta si sono esibiti in trio: con mia sorpresa, infatti, la band è stata lasciata dal cantante Sebastjan Vöröš, che la letteratura di de Sade e i porno li ha evidentemente scambiati per Desa Muck e Little Women. Il ruolo di grugnitore capo dei fluidi corporei se l’è quindi preso il porn mastermind Herman, che si occupa anche della masturbazione… sulle corde, ovviamente, maniaci. In tandem con il bassista hanno presentato la collezione di calzature inverno/primavera 2008. Le pantofoline/maialini di peluche, che tenerezza, sono troppo fighe! Nonostante la formazione ridotta, i Vulvathrone sono sembrati molto convincenti: hanno suonato addirittura il loro miglior concerto, almeno tra quelli a cui ho avuto l’onore di assistere. Herman grugnisce come se ci fosse una scommessa in ballo, a tratti come un cinghiale selvatico indomabile, a tratti strilla come un maialino prima della macellazione. In una buona oretta i ragazzi hanno macinato una corona di grandi successi come Tarja, You Cunt!, The Allure of Domination, Toilet Slut e il classico Bitch, Suck My Tich!!! Hanno violentato il pubblico con tutto l’esordio Bukkake (2007) e lo hanno schizzato con un paio di pezzi nuovi, tra cui spicca soprattutto Caviar, che forse è addirittura il miglior pezzo uscito dalla penna degli allievi del Marchese De Sade.

VULVATHRONE:
1. Porn, Porn, Porn
2. The Allure of Domination
3. Psychopathia
4. Tarja, You Cunt!
5. Bitch, Suck My Tich (extended version)
6. Bleed For Me
7. Kurbovje
8. Toilet Slut
9. Strije
10. Maxxed Out
11. Caviar
12. Marquies De Rous
13. Forced Oral Fuck
14. Piss Bukkake
—bis—
15. Plastered With Semen
16. Judgement Day

Dopo un’accurata pulizia del palco profanato dalle porcate dei Vulvathrone, era ora di qualcosa di completamente diverso, più gentile con le orecchie. Sul palco sono saliti altri pupilli dell’etichetta On Parole Productions, i Brutart di Jesenice. Fin dalla nascita i ragazzi sono considerati una band particolare, unica, cosa che avevano già confermato con il demo Arab Dream (2003) e che hanno consolidato con il disco d’esordio appena uscito, Mimic, un capolavoro della scena musicale slovena sia per la musica che per il design. I Brutart hanno sfruttato questo concerto per presentare l’esordio e hanno conquistato un pubblico, purtroppo piuttosto scarso, con un metal cupo mescolato a influenze death e doom. Anche per la loro totale originalità i Brutart non sono proprio tagliati su misura per il grande pubblico metal: ascoltare la loro musica richiede un po’ più di tempo per farla propria, e si è visto anche tra la gente. Beh, verso la fine anche il pubblico si è un po’ scaldato e le prime file hanno fatto headbanging con tutto il fervore possibile. I Brutart hanno demolito il Channel Zero con riff pesanti, pezzi dalla struttura complicata e un’atmosfera splendida. A catalizzare lo sguardo è soprattutto il batterista belva Sebastjan, che senza dubbio fa parte della crème dei batteristi sloveni, mentre la figura centrale è di certo il cantante Blaž. Non è solo la musica a rendere unici i Brutart, ma anche la voce di Blaž, ruvida e graffiante, vicina al growl death, ma non brutale e del tutto comprensibile, chiara e nitida. Per non parlare dell’aggressività e delle emozioni che tira fuori dalla gola: uno dei momenti migliori è stato di sicuro il ritornello del pezzo Deliruim con il possente “Fatheeeeer, I’m Soooorry!” In poco più di un’ora i Brutart hanno tirato fuori un concerto eccellente; un po’ meno staticità e un po’ più di comunicazione col pubblico non avrebbero guastato, ma credo che i Brutart siano una band che può permettersi anche questo.

BRUTART:
1. The Verge
2. Fabric of Illumination
3. Toward
4. Immigrant
5. Materia
6. Termites
7. Fade
8. Delirium
9. Fiends of Sympathy
10. Rebellion
11. Desert

Alla fine, per ultimi, è toccato ai tanto attesi e leggendari thrasher sloveni di Murska Sobota, Železobeton. La band di culto, nata addirittura nel lontano 1988, torna al momento giusto, in piena rinascita del metal sia all’estero che da noi. Con un po’ meno clamore mediatico del ritorno degli Interceptor, ma come un’altra leggenda in rientro, i Game Over, in silenzio, ma maledettamente potenti ed efficaci. Il mastermind degli Železobeton, Tadej Ropoša, si è circondato di una formazione ringiovanita, quindi diversa da quella degli anni Ottanta e Novanta, ma non per questo meno devastante in chiave thrash. Con il nuovo chitarrista Robert Ferencek forma un duo superaffiatato che si passa con grande successo riff validissimi e assoli ottimi. I ragazzi del Prekmurje, con la loro visita al Channel Zero, hanno presentato il disco appena uscito, I Don’t Know, e in poco più di un’ora hanno dato una vera lezione di thrash metal. I pezzi demolitori si sono susseguiti uno dopo l’altro – No Time, Shit, I Don’t Know, Before You Die, Power Built on Blood dal nuovo album, ma non hanno trascurato nemmeno i classici più vecchi a la Confess e Drunk Drunkard. Si vede che Tadej è una vera leggenda: sul palco si diverte, thrasheggia senza pietà e butta lì qualche commento divertente per cui, a causa dell’accento stiriano, ogni tanto servirebbero i sottotitoli, ma pazienza. Come ottima aggiunta alla band si è rivelato anche il bassista Andrej Gorčan, che con tecniche di basso varie, slap compreso, ha ricordato la leggenda scomparsa Cliff Burton. Gli Železobeton con il loro thrash incendiario, che a tratti ricorda la vecchia Metallica e gli Slayer (soprattutto per la voce di Tadej, che a tratti ricorda Tom Araya), altre volte i Nuclear Assault e gli Overkill , ma sempre con una dose perfetta di originalità e qualità. E come se non bastasse, a coronamento di un’ora di thrash metal a pura adrenalina, gli Železobeton ti regalano alla fine anche un classico degli Iron Maiden suonato in modo impeccabile, Deja-Vu (con un tocco vocale thrash). Gli Železobeton sono un’altra delle leggende slovene di cui i palchi hanno fame, e sono tornati in grande stile. E sapete che c’è? Vale proprio la pena vederli, quindi non perdeteli il 3 marzo all’Orto bar. Ma non perdetevi nemmeno il prossimo concerto al Channel Zero – il 28 febbraio spaccano To Hate, Hiram, Batina e Thraw, quindi venite e sostenete la scena metal slovena!

ŽELEZOBETON:
1. To Be A Man
2. No Time
3. Shit
4. I Don’t Know
5. In This Town
6. Tagrag
7. We Want, We Need
8. Done
9. Power Built On Blood
10. Stay
11. Prayer To Sorrow
12. Before You Die
13. Confess
14. Drunk Drunkard
15. Beautiful Crematory
16. Shake Down
17. How Do You Like It?
—bis I.—
18. Sweet Sewerage
19. Selling The Death
—bis II.—
20. Deja-Vu

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