Il tour mondiale dei Miusow Quartet è partito dal Klub Gromka (2008)
Luogo: Klub Gromka (Metelkova) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 03.03.2008
Numero di spettatori: 40
Prezzo del biglietto: 5,00€
Formazione dei Miusow Quartet:
Marko Brdnik – fisarmonica
Andrej Čopar – sassofoni (soprano, tenore, baritono), flauto traverso
Blaž Grm – batteria
Tibor Mihelič Syed – basso elettrico, voce
I Miusow Quartet sono un nome più o meno sconosciuto sulla scena musicale slovena, ma non stiamo parlando di ragazzini alle prime armi. Tutti i membri hanno suonato e suonano ancora in formazioni più note (giusto qualche nome – Katalena, Leteči Potepuhi, Nieowt,…). Insomma, le loro capacità sono più che evidenti e incredibilmente varie, quindi martedì al Klub Gromka c’era da aspettarsi un gran bel concerto.
Già leggendo il loro comunicato stampa avevo capito che questa band volevo vederla dal vivo. Si sono presentati in modo non convenzionale, e la cosa mi ha colpito. Niente autocelebrazioni esagerate: il succo del testo era che suonano la musica che vogliono suonare, non quella che piace al maggior numero di persone. Lodevole, non c’è che dire. Eppure verso questo genere di tentativi sono sempre scettico. Mi è capitato più volte che una band mi facesse impazzire con i campioni audio o con il testo di presentazione, per poi lasciarmi deluso dopo il concerto.
I concerti a Metelkova per tradizione iniziano con almeno un’ora di ritardo, e anche stavolta non è andata diversamente. Il concerto, previsto per le dieci di sera, è partito solo alle undici. I frequentatori fissi di Metelkova (piano piano posso considerarmi uno di loro anch’io) ci hanno ormai fatto l’abitudine e nessuno è sceso in strada a fare casino.
Il concerto è cominciato in modo drammatico, con un brano del compositore giapponese Hosokawa intitolato Melodija. Un’intro demoniaca e cupa in cui suonava solo il fisarmonicista, che sfruttava le note più basse della sua fisarmonica a tastiera e, con il tempo lento, avrà forse spaventato qualche spettatore. Personalmente il pezzo mi è piaciuto da matti, e in certi momenti quell’atmosfera opprimente mi ha ricordato perfino gli Univers Zero. Però non sarebbe stato giusto nei confronti degli altri spettatori suonare tutto il concerto con quel tempo e quell’atmosfera. È seguito un vero e proprio giocare con tutti gli stili musicali – dal fusion scatenato al tango, dalle melodie balcaniche al pop, al blues, al rock, all’avanguardia. Questi ragazzi non si sono dimenticati quasi niente. Verso la fine del concerto il bassista e il fisarmonicista hanno lasciato il palco, lasciando lo spazio per un assolo al batterista e al sassofonista, che hanno mostrato tutte le loro doti da solisti.
La musica della band è davvero colorata. Non c’è niente che sia loro estraneo. Sanno suonare l’avanguardia, dove domina la dissonanza, i ritmi jazz sono di casa, se la cavano nel pop, nel rock e nel blues. Considerando che siamo nell’area dell’ex Jugoslavia, non sorprende che usino motivi della musica balcanica. Ma senza esagerare. Questo stile lo inseriscono giusto quanto basta perché resti efficace. Secondo me, poi, il più grande punto di forza dei Miusow Quartet è la parità di tutti gli ingredienti della loro musica. Se proprio dovessi scegliere, direi che è il jazz quello più in primo piano. Ma di certo non quello improvvisato, perché si tratta di composizioni curatissime con una dose minima di improvvisazione. In sostanza è tutto previsto e composto. A tratti qualche parte può sembrare caotica, ma se ti ci immergi vedi che in realtà è solo un’affiatamento incredibile, non caos. Ognuno fa la sua cosa, eppure suonano come un tutt’uno fluido.
Sarebbe difficile dire chi mi abbia impressionato di più, perché sono stati tutti eccellenti. Però l’inserimento della fisarmonica a tastiera mi sembra qualcosa di speciale. Questo strumento suona semplicemente così bene nel jazz, nella classica e nell’avanguardia (ma non nella musica popolare da balera). Mi ha conquistato anche il bassista, che con le sue linee rombanti ha guidato lo show senza il minimo problema. Ogni tanto ha suonato degli accordi sul basso e in generale ha ricoperto il ruolo sia del basso che della chitarra. Un paio di volte si è trasformato anche in cantante, e anche lì se l’è cavata più che bene. L’altro della sezione ritmica, il batterista Blaž Grm, è un musicista già esperto che può suonare praticamente qualsiasi stile. Alcuni stacchi eccezionali mi hanno convinto del tutto che si tratta di un batterista di altissimo livello. Il meglio è arrivato quando ha inserito lo stile jazz, perché mi pare quello che gli sta più a pennello. Il secondo solista (oltre alla fisarmonica) è stato Andrej Čopar, che passava con facilità tra i vari sassofoni e il flauto. Ognuno dei Miusow Quartet potrebbe suonare in qualsiasi band. Sono musicisti eccellenti che respirano musica. E proprio per questo non suonano con i nomi più grossi. Perché hanno rispetto per la musica e per se stessi.
Anche l’impianto audio era di prim’ordine, forse solo i fiati si sentivano un po’ poco qua e là. Ma niente di grave. In generale l’esibizione è stata di alto livello sotto ogni aspetto. Anche il pubblico (quel poco che c’era) si è chiaramente goduto la musica. La band avrebbe potuto approfittarne un po’ meglio e vendere dei CD dopo il concerto. Di sicuro ci sarebbe stato qualche appassionato pronto a sganciare dei soldi per musica di questo calibro.
Non importa come uno voglia definire la loro musica – è prog, jazz, avanguardia? – alla fine dei conti conta solo la qualità. E questi ragazzi ne hanno più che a sufficienza. Sanno mescolare generi da ogni angolo del mondo, ma ovviamente non dimenticano le proprie radici. Certo, forse di musica popolare slovena non ce n’era moltissima (come per esempio nei Begnagrad), in compenso hanno infilato nei loro pezzi un sacco di melos balcanico, che nelle giuste dosi sa ravvivare splendidamente un’esibizione.Non c’è altro da dire se non cappello giù. I Miusow Quartet saranno pure relativamente sconosciuti (anche in Slovenia), ma per me sono grandi. Più band così, con la loro testa e il loro cuore, e più serate come questa.
Testo: Rok Podgrajšek
Foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. Melodija (T. Hosokawa)
2. Skandiranje Skandinavev (Mihelič Syed)
3. Vrvež v mestu (Čopar)
4. Alma Mater (Čopar)
5. Cynical (Mihelič Syed)
6. Amn ha (Čopar)
7. Konfrontacija (Čopar)
8. Šuti bolan (Mihelič Syed)
9. Njene razprte platnice (Mihelič Syed)
10. Bluz zaprtih barov (Mihelič Syed)
—bis—
11. Vrvež v mestu (Čopar)
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