È il momento dei Pudding Fields (2008)
Luogo: Lubiana, Orto bar
Data del concerto: 11.03.2008
Numero di spettatori: 50
Prezzo del biglietto: 5€
Pudding Fields. Una band con radici che arrivano fino al 1996 e già tre album in studio in tasca. L’ultimo lavoro, “Srečni izbranci”, è uscito lo scorso dicembre, e il pubblico ha potuto ascoltarlo per la prima volta al concerto di presentazione nel teatro di Capodistria. Dopo quel concerto i ragazzi sono spariti per un po’ dai radar dei media. Nel frattempo la band si è separata consensualmente dal sassofonista Erik Kramberger, al cui posto è arrivata Mateja Filipič.
I ragazzi e la ragazza hanno interrotto il riposo dopo quasi tre mesi con il concerto all’Orto bar di Lubiana, andato in scena mercoledì scorso, il 12 marzo. Così la band ha dato il via al suo tour promozionale in tutti i club di Slovenia con un nome un po’ più pesante.
Il concerto, annunciato inizialmente per le dieci di sera, è cominciato con un leggero ritardo, per la precisione qualche minuto prima delle undici. Poco dopo le nove, infatti, davanti all’Orto non c’era un’anima; quelli che dentro sorseggiavano qualcosa si contavano sulle dita di due mani. Già la situazione di partenza mi ha sorpresa, perché di solito dentro e fuori dall’Orto c’è parecchia ressa. Evidentemente questa legge antifumo presenta un conto bello salato. Verso le dieci e mezza i buttafuori ci hanno finalmente lasciati salire al piano di sopra. La scena nella sala mi ha scioccata. Pochissime persone, tutte strette lungo le pareti. Roba da non crederci. Dopo qualche minuto la band è salita sul palco, si è messa addosso gli strumenti e per cominciare ha sparato “Feniksov let”. Non so se sia stata la tensione a “rovinare” il primo pezzo o se la colpa sia stata dell’impianto audio scadente. Quando dopo la prima canzone il cantante Maksim Vergan ha detto due parole, la voce gli tremava così tanto che sembrava non sarebbe riuscito a finire nemmeno una frase, figurarsi l’intero concerto. È seguito il pezzo “Kupid”, l’audio non andava per niente meglio e la gente se ne stava ancora pigramente appoggiata al bancone. Anche se i ragazzi e la ragazza le stavano provando tutte per mettere in moto il pubblico, quello restava freddo come il ghiaccio. Anzi, a un certo punto mi sono guardata intorno nel locale e ho osservato con stupore che un po’ di gente chiacchierava allegramente, come se sul palco non stesse succedendo niente. Alcuni, a causa dell’audio a dir poco pessimo, hanno persino lasciato la sala di sopra. Ma dai, mostrate un po’ di sostegno ai Pudding.
Ma la band non si è lasciata abbattere. Hanno suonato un pezzo dopo l’altro e presto in mezzo all’Orto sono arrivate a ballare due ragazze che (a quanto pare) hanno tirato su il morale della band. La tensione di Maksim e degli altri membri è calata e l’atmosfera si è caricata di un filo d’energia in più. Tra le altre, i Pudding hanno suonato “Vrtovi”, già uscita sul primo album “Največja prevara 21(ega) stoletja” (ottobre 2003), che però con un vestito nuovo e fresco è finita anche sull’ultimo disco. Che dire, anche questa versione suona bene! Sono seguite “Sodni dan”, la “Vesoljska” dalle tinte ska, “Krogla”, “Kralj” …
Poco prima della fine i Pudding hanno suonato in versione rock-ska anche “Englishman In New York”, che nell’originale è di Sting. In coda alla scaletta hanno messo il singolo radiofonico più recente, “Kocke (Srečni izbranci)”, e almeno una manciata di quelli rimasti al concerto ha fatto dondolare le proprie testoline pigre. Anche se solo alla fine. Poi la gente mi ha sorpresa: di colpo hanno cominciato a gridare che ne volevano ancora, e i Pudding hanno suonato un ultimo pezzo, per me una delle canzoni più belle dell’ultimo disco, “Belo”. Chiusura perfetta di una serata imperfetta.
Nonostante l’audio pessimo, i ragazzi e la ragazza hanno portato a casa il concerto con successo. Ai prossimi live, però, cambiate pure il fonico (o presunto tale), perché il concerto all’Orto poteva essere molto, molto meglio.
testo: Lea Lesar
foto: Barbara Milharčič
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