Una serata di blues all’armonica firmata dai piccoli piccioni di Zagorje (2008)

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Luogo: Jamski Dvorec, Postojna
Data del concerto: 24.04.2008
Numero di spettatori: 150
Prezzo del biglietto: 12 €

I trovatori blues croati Little Pigeon’s ForHill Blues hanno alle spalle ormai ben sette anni passati a spargere semi di blues dal gusto molto insolito, per non dire proprio strano. Il quartetto di Zagorje, un gruppetto di intrattenitori fuori dal comune, costruisce la sua interpretazione unica del blues su una sperimentazione convintissima con i generi più vari, dal country, passando per le strizzatine d’occhio al jazz, fino ai ritmi ska spezzati. Buffo, ma credetemi, nemmeno un po’ divertente. L’esibizione dello zagorskog kluba malih goluba, come ci ha presentato la band subito in apertura di serata il frontman Tomislav Goluban, si può definire estremamente fastidiosa proprio grazie al già citato squilibrio di generi, che in un disaccordo a più strati unisce le forze in un minestrone musicale di pessimo gusto. Con una buona dose di sano umorismo contadino, che tradisce chiaramente la provenienza della band dall’ambiente musicale croato, i Little Pigeon’s ForHill Blues hanno da offrire il meglio proprio nelle straordinarie capacità di Tomislav con gli strumenti a fiato. Per dimostrare il suo virtuosismo, Tomislav prende in prestito praticamente tutti i trucchi dei giganti del blues all’armonica, da Sonny Boy Williamson a Little Walter, fino al suo preferito personale, Sonny Terry. A giudicare dall’energia con cui suona, il piccolo Goluban ha di sicuro polmoni da balena, peccato che, almeno quando si tratta di cantare, si sgonfino in fretta al livello di una tortorella da salotto.

Tomislav è evidentemente ben consapevole dei limiti della sua band, e questo ci porta infine all’approccio bizzarro con cui per tutta la sera ha instancabilmente arringato il pubblico, poco numeroso. Il pubblico gli ha restituito il favore a intervalli e in modo più che sobrio, con rari scoppi di entusiasmo dovuti soprattutto ai suoi esperimenti soprannaturali con i fiati. L’esibizione, tirata parecchio per le lunghe, delle potenzialità di Goluban ha aperto la serata in grande stile, con un’apparentemente infinita pioggia di improvvisazioni dinamiche e vivaci, che però nel caos del rombare disorientato che è seguito si sono presto trasformate in un pallido ricordo. Poi è arrivata la “prelibatezza della serata”, uno strano omaggio agli eroi del rock & roll australiano sotto forma di Dirty Deeds Done Dirt Cheap. Con un ritmo ska secco e tagliente, e con un’imitazione di Bon Scott fortemente sentita da parte di Tomislav. È difficile descrivere le sensazioni che ti scuotono quando sei esposto a motivi storpiati fino a diventare irriconoscibili, ma quando basta un’occhiata fugace al palco per beccare Tomislav nel suo elemento, steso in lungo e in largo come una ballerina, non puoi fare a meno di regalare al buon uomo almeno un piccolo riconoscimento per il coraggio. In fin dei conti, per domare un riff di Angus ormai ben addomesticato nelle orecchie di tutti serve una scorta di coraggio decisamente abbondante. Se c’è una cosa che a Tomislav non manca di certo, sono le palle, nemmeno nella tristezza di Don’t Bring Me Down, che, a parte il suono delle armoniche ben controllato, ancora una volta ci è passata davanti più o meno inosservata.

Il blues, nel vero senso della parola, ci ha colpiti per la prima volta con Pigeon’s Flight, che dopo una ventina di minuti buoni di stasi ha finalmente picchiato duro nella tipica maniera caratteriale e carica del blues. Con un’ottima chitarra, sparata a tutto volume, è esploso all’improvviso anche Krunoslav Dobričević. Al ragazzo, ogni tanto, piace evidentemente scatenarsi lungo tutto il manico della chitarra. Nonostante una valanga di lampi entusiasmanti del giovane chitarrista, quando si tratta di sfidarsi a colpi di improvvisazione l’assoluto “gazda” dello stormo dei nostri pennuti di Zagorje resta sempre il signor Goluban. Quando lo strumento gli si incolla al labbro superiore, lo spazio per gli scherzi finisce in fretta. Goluban ha infatti un’ampiezza incredibile nella gamma della sua armonica a bocca. Così, con Zagorski Cug, ad esempio, ci si poteva immergere completamente nello sbuffare di una locomotiva, mentre la già citata Pigeon’s Flight ha entusiasmato con una splendida imitazione di un piccione all’armonica! Un trattamento simile, anche se un po’ più ispirato a Walter, è toccato anche a 0,5 e Golden Fish, mentre il vecchio classico di Washboard Sam Diggin’ My Potatoes si è presentato come l’esatto opposto dell’sfrontatezza dell’originale, e non è riuscito a uscire dal grigiore della media nemmeno con un Tomislav in ottima forma.

I Little Pigeon’s ForHill Blues sono quindi buffi quanto coraggiosi, ma purtroppo per lo più anche parecchio poco attraenti. Buona parte di questa scarsa attrattiva va sicuramente messa in conto alla loro ostinazione nell’usare il croato, che a questo modo di esprimersi in musica nuoce più di quanto giovi. La band dà così, senza volerlo, un’impressione di notevole inautenticità, che la maestria di Tomislav Bolubano riesce a spezzare fin troppo di rado. D’altra parte, i ragazzi mettono così tanto cuore, voglia ed entusiasmo nella missione di far rivivere alla grande la tradizione del country/delta blues che i difetti di cui sopra, dal vivo, è davvero difficile rinfacciarglieli.

Testo: Daniel Pavlica
Foto: Mojca Perdih

Scaletta

1.Sv Rok 2.Dirty Deeds Done Dirt Cheap 3.Don’t Bring Me Down 4.Riverside 5.Pigeon’s Flight 6.Ya Ya 7.0,5 8.Spread The News Around 9.Golden Fish 10.Diggin My Potatoes 11.Mr. B. 12.T-Train 13.Zagorski cug 14.Messin’ With The Kid 15.Just Your Girl 16.Goodbye Little Girl —-bis—- 17.Bourgeious Blues 18.Dust My Broom

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