Forbidden, ancora Twisted!
Autore: Rok Klemše
Luogo: ŠTUK / Maribor / Slovenia
Data del concerto: 23.06.2008
Numero di spettatori: 400
Prezzo del biglietto: 25,00€
Il sogno di ogni buongustaio di musica è avere almeno una volta nella vita la possibilità di vedere dal vivo una leggendaria band sciolta da una vita, di quelle per cui l’idea di una reunion sembrava davvero fuori portata. Con il nuovo revival del thrash, soprattutto della scena Bay Area, noi metallari affamati di thrash di qualità abbiamo avuto esattamente questo. Sono tornati tra i vivi i cult thrasher della Bay Area Forbidden, nati nel 1987, che si sono uniti come uno degli ultimi giganti del thrash ai loro parenti di genere. Forbidden hanno segnato il loro ritorno dopo dieci anni (se non contiamo l’apparizione una tantum sotto il nome originale Forbidden Evil al Thrash of the Titans nel 2001) con una manciata di date tra USA ed Europa, il tour Still Twisted del 2008. Si sono fermati in esclusiva anche allo ŠTUK di Maribor e con la loro visita sul nostro suolo hanno realizzato i desideri e i sogni di praticamente ogni thrash metallaro sloveno. L’hype prima del concerto era enorme, le aspettative e l’impazienza ancora di più. Il 24 giugno 2008 è arrivato finalmente l’evento thrash che la Slovenia si ricorderà a lungo – Forbidden allo ŠTUK!
Un grande applauso va all’attenzione degli organizzatori del concerto, Sindian Underground, per le formazioni metal slovene. Già prima dei Cavalera Conspiracy avevano suonato Curse of Instinct e Burning Legion, e questa volta la tradizione delle band di supporto di casa è continuata con Interceptor e Negligence. A salire per primi sul palco sono stati i graveyard metaller guidati dall’usignolo stiriano Gregor “Master od Disaster” Čulk ml. Gli Interceptor hanno scaldato con successo un pubblico ancora piuttosto sparuto, che fino a quel momento si stava ancora allegramente scolando birre davanti allo ŠTUK, e hanno cominciato ad alzare la temperatura con la scaletta ormai piuttosto classica dell’ultimo tour Fuck Off Commercial – Blato, Puške namesto kruha, Zadnja žrtev e il singolo attuale Homo Stupidus hanno fatto tremare le pareti dello ŠTUK. Il quartetto strumentale ha dimostrato ancora una volta di essere probabilmente la miglior formazione nella storia della band, e Čuli si è confermato ancora una volta uno dei frontman più folli dei palchi sloveni. Che ti piacciano o no, gli Interceptor sono e restano leggende del metal sloveno, che hanno contribuito in modo decisivo a plasmare la scena metal slovena.
Se c’era una band slovena che meritava il posto di supporto ai grandi Forbidden, quella è senza dubbio la probabilmente migliore band metal slovena, i Negligence. Non è poco avere sul nostro suolo una delle migliori thrash band in assoluto, una che dai padri del thrash ha preso solo il meglio aggiungendoci un tocco personale incredibilmente forte, e i Negligence hanno dimostrato di nuovo come si serve il thrash. Anzi, l’hanno fatto così bene che il concerto sarebbe valso il biglietto anche se dopo non fossero saliti i Forbidden. Inutile sprecare parole: il duo di chitarre Dyz/Jey, con salve di riff e assoli da spaccare i cancelli, travolge tutto quello che ha davanti, la sezione ritmica Lipnik/Ruzz scuote il cervello senza fatica, mentre Alex è una delle voci giovani più potenti da noi e un frontman carismatico, che il pubblico lo porta senza sforzo a headbanging incontenibile e moshpit. E quando senti i pezzi suonati così, capisci subito perché Options of a Trapped Mind e gli altri stanno diventando dei classici, non solo del metal sloveno ma del metal in generale. I Negligence sono sulla buona strada verso la gloria del thrash, e del tutto meritatamente!
Poi, in mezzo al pubblico, il brusio è esploso ancora più forte, le luci si sono spente e sul palco sono saliti in maniera maestosa i pesi massimi Forbidden. Già le prime note di March Into Fire hanno incendiato lo ŠTUK, alzato la temperatura di almeno dieci gradi e il pubblico è impazzito. Moshpit e headbanging fino alla fine, senza un attimo di tregua. Forbidden ci stavano davanti nella leggendaria formazione di Forbidden Evil – Russ Anderson (voce), Glen Alvelais (chitarra), Craig Locicero (chitarra), Matt Camacho (basso) e Mark Hernandez (ex-Vio-Lence, Heathen, Defiance) dietro le pelli, che ha sostituito Paul Bostaph, visto che quest’ultimo è troppo impegnato con i Testament. Hernandez è così, in poco tempo, già il terzo sullo sgabello della batteria dei Forbidden, perché per il tour americano aveva suonato il grande Gene Hoglan (Death, Dark Angel, Testament, Strapping Young Lad), mentre per il tour europeo all’inizio era previsto Chris Kontos (ex-Testament, Machine Head, Exodus). Beh, Mark ha fatto il suo lavoro in modo splendido e che mancasse Paul Bostaph non si è notato per niente. La maggior parte degli occhi però era puntata sul leggendario cantante Russ “The Walrus” Anderson, che evidentemente ha messo su parecchi chili (troppi Big Mac?), ma già dai pezzi successivi, con il cultissimo Forbidden Evil, ha confermato che le voci secondo cui non sarebbe più in grado di cantare i registri più alti erano completamente sbagliate. Russ ha cantato più che alla grande per tutta l’ora e un quarto e, come gli altri membri della band, ha dimostrato che ai Forbidden i quarant’anni e i dieci anni di assenza dai palchi non si sentono minimamente. Il duo Locicero/Alvelais ha spazzato via il cervello con assoli raffinati e riff devastanti che sono entrati nella storia, mentre Camacho, pur restando nelle retrovie, si è calato eccome nel concerto. Sui singoli pezzi in realtà non c’è bisogno di sprecare parole: i Forbidden ci hanno srotolato davanti l’intero esordio Forbidden Evil, con l’eccezione di As Good as Dead, e probabilmente il miglior secondo disco di tutti i tempi, Twisted Into Form, con l’eccezione di R.I.P. e Tossed Away. Una scaletta praticamente da sogno, e si è sentito parecchio dal pubblico, che ha seguito Russ senza sosta; forse ci è mancato giusto qualche pezzo dagli album Green e Distortion. Ma pazienza, i Forbidden ci hanno regalato uno dei migliori concerti da noi e anche loro erano più che visibilmente soddisfatti della reazione, soprattutto Russ, sempre sorridente, e Craig, vera belva da palco. Con l’ultima domanda di Russ, se vogliamo Chalice of Beer… Chalice of Vodka… o Chalice of Jack Daniels, purtroppo siamo arrivati troppo in fretta al devastante pezzo finale Chalice of Blood. Anche se la maggior parte del pubblico, ai tempi in cui sono nati i Forbidden, ciucciava ancora il pollice e se la faceva nei pannolini, la luce negli occhi di praticamente tutti i presenti diceva già tutto. Vedere i Forbidden sul nostro suolo è qualcosa che ricorderemo per tutta la vita.
Foto: Aleš Podbrežnik
Testo: Rok Klemše
Scaletta
1. March Into Fire
2. Forbidden Evil
3. Off The Edge
4. Feel No Pain
5. One Foot In Hell
6. Through Eyes Of Glass
7. Twisted Into Form
8. Follow Me
9. Spiral Depression
10. Infinite
11. Out Of Body (Out of Mind)
12. Step By Step
13. Chalice Of Blood
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