Drama
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Yes
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: 1980
Durata: 36:56
Voto: 3.5/5
Dopo il tour devastante sul suolo britannico nel 1980, gli Yes erano a pezzi. Il pubblico non aveva accettato Trevor Horn come nuovo cantante della band, e a lui era toccato il posto più ingrato di tutti. Doveva infatti sostituire un Jon Anderson offeso a morte, che insieme a Wakeman aveva lasciato gli Yes sbattendo la porta, perché nessuno degli altri voleva più saperne delle idee dell’uno e dell’altro nel comporre la musica. Il materiale dei ‘Paris Sessions’ (1979) aveva mostrato quanto i ragazzi della formazione d’oro fossero ormai strasaturi l’uno dell’altro. In questa ristampa, tra gli altri bonus track, trovi anche quattro pezzi dei ‘Paris Sessions’, che sono assolutamente disperati e senza un briciolo di originalità. Durante le registrazioni a Parigi la band si era spaccata in due campi e aveva composto in modo completamente separato: Wakeman e Anderson con il loro materiale, lontani dal terzetto Howe, Squire e White, che sfornavano insieme le loro trovate. La rottura era inevitabile.
Così a infilarsi nella band e a salvare “l’ego ferito dei tre naufraghi degli Yes” sono stati il tastierista Geoffrey Downes (oggi capo degli Asia) e il cantante Trevor Horn, che prima avevano raccolto un successo commerciale clamoroso come duo, i The Buggles, con il pezzo Video Killed The Radio Star. Tutti e due erano dentro fino al collo nella scena mainstream di allora. Quanto i due nuovi arrivati fossero aggiornatissimi sul sound pop in evoluzione della new wave si sente anche nella nuova veste sonora degli Yes.
Anche con il nuovo album gli Yes sono rimasti una band d’avanguardia nell’integrare nuove sonorità moderne nella musica rock. La cosa buffa di tutta la faccenda è il masturbarsi masochista della stampa di allora e delle band più giovani, che ripetevano che gli Yes erano dinosauri ormai fuori tempo massimo. Sembrava quasi che gli fosse vietato flirtare con le novità, anche se proprio gli Yes con il sound di ‘Tormato’ avevano mostrato quale fosse il futuro, quello che poi avrebbero seguito le band new wave (per dire, i The Police). Gli stessi “insulti” della stampa britannica volavano in quegli anni anche contro la reunion di un altro gigante degli anni Settanta, i King Crimson con l’album “Discipline” (1981).Okay, torniamo agli Yes! La magia con Anderson era sparita, così come i lunghi assoli tra chitarra e tastiere. Il pur eccellente Geoff Downes si è inserito alle tastiere come quell’elemento che in sostanza si occupa della pienezza del suono e della sua profondità. Mentre Wakeman si rifugiava vistosamente negli assoli, Downes con i suoi arrangiamenti cura la compattezza dei pezzi e costruisce un’atmosfera straordinaria. A questo punto la musica ha perso in complessità, ma ha guadagnato in impatto rock. Ed è qui che Howe ha avuto finalmente campo libero totale.
Steve, così, sull’album ‘Drama’, “senza Wakeman”, ha ricominciato a respirare a pieni polmoni. Ha messo da parte la sperimentazione di suoni nuovi e ha accordato di nuovo i suoi strumenti con un piglio rock. La chitarra riporta nei soli il classico suono di Howe. Il disco si apre con un colpo! Con un’introduzione “metallizzata” di Machine Messiah, che senza problemi si poteva rinominare come il titolo dell’album, Drama. Gli Yes hanno rimediato in qualche modo alla mancanza di Anderson dotando la voce di Horn, di per sé molto acuta, delle armonie vocali di Steve e Chris. In questo modo si sono avvicinati in modo efficace a quello che facevano con Anderson.L’album ha una produzione moderna ottima per l’epoca, da cui attingevano per esempio le star pop rock mainstream in arrivo come Human League e Talking Heads. Suono cristallino con un beat in evidenza. ‘Drama’ è stato ignorato soprattutto perché non ci canta Anderson, e allo stesso tempo il ricordo di questo disco è quasi sparito perché Anderson non vuole più cantare questi pezzi dal vivo. Per questo di solito White e Sqiure infilano il motivo principale di Tempus Fugit nel loro solito numero live ai concerti, chiamato Whitefish. Comunque sia, ‘Drama’ è un album eccellente che ha senza dubbio salvato la pelle agli Yes. La fantastica e dinamica Machine Messiah, di 10 minuti e mezzo, è un pezzo che unisce i tipici trucchi prog degli Yes con il vero approccio rock di una chitarra tagliente che, come sempre, offre una tavolozza variopinta di ornamenti di passaggio.
Il pezzo Into The Lens è una di quelle meraviglie che sono rimaste definitivamente, e ingiustamente, ignorate fino a oggi, con un ottimo arrangiamento di chitarra, soprattutto nel ritornello, che ricorda i rintocchi del giorno del giudizio. Into The Lens conferma ancora una volta tutta la genialità di Steve Howe e il suo straordinario intuito quando c’è da dare vita a una certa situazione. Il disco ha nel complesso un’aria malinconica, come se questa volta gli Yes portassero addosso un dolore insopportabile. Il breve “filler” Man In A White Car invece è in pratica Gary Numan, il tizio che nel 1979 aveva avuto un solido successo da solista intitolato Cars. Questo pezzo l’avevano scritto Downes e Horn già per i The Buggles, che lo suonavano ai loro concerti in un’altra versione e con un altro titolo.
Questa osservazione è un po’ ingrata, ma sull’album si possono percepire perfino le spezie dei The Police (il ritmo di chitarra e le parti vocali, per esempio nel pezzo Tempus Fugit). ‘Drama’ è un album rock “rilassato” e “carico”. Non ha una profondità intellettuale particolare né inni al sole e a tutto ciò che sta oltre gli orizzonti visibili (leggi: la poesia dell’era con Anderson), ma resta comunque una creatura splendida. È un album godibile con gusto, perfetto come sottofondo di una mattina pigra mentre ti sorbisci il caffè, e ha anche qualche momento malinconico molto convincente (Into The Lens, Run Through The Light) e dei “doppi volti” intriganti (Machine Messiah, con il riff d’apertura proprio metal). Zucchero non ce n’è! È un disco in cui praticamente tutti i pezzi, uno dopo l’altro, hanno ‘capo e coda’, e questo per i fan degli Yes anni Ottanta, che con le loro ‘menate’ anni Settanta non c’entrano granché, vale fino a ‘The Ladder’ (1999), che lasciava intuire quello che sarebbe successo con “Magnification” (2001) – il “full circle” era compiuto (la riaffermazione stilistica degli anni Settanta), lo spunto giusto da cui partire per entrare in questa parte del mondo Yes. ‘Drama’ è un album di transizione e una specie di precursore di quello che sarebbe successo tre anni dopo. Certo, non è proprio un disco di cui gli Yes possano andare particolarmente fieri. Con lui hanno tenuto in piedi alla meglio il nome su una scena che veniva lentamente invasa da giovani band synth pop rock, mentre anche il movimento N.W.O.B.H.M., con il suo precursore del vero “blitzkrieg” chiamato Judas Priest, spuntava piano piano all’orizzonte.
Formazione
Trevor Horn – voce, basso nel brano 5
Chris Squire – basso, voce e piano nel brano 5
Geoff Downes – tastiere
Alan White – batteria
Steve Howe – chitarra
Produzione
Eddie Oford
Tracklist
1. Machine Messiah (10:27)
2. White Car (1:21)
3. Does It Really Happen? (6:34)
4. Into the Lens (8:31)
5. Run Through the Light (4:39)
6. Tempus Fugit (5:14)