Quattro chiacchiere con Milko Lazar (2008)

0 8

Data dell’intervista: 24.06.2008

In Slovenia Milko Lazar è forse un nome un po’ meno noto, ma tra gli amanti dell’avanguardia si è fatto una fama come sassofonista e fiatista eccezionale nei Quatebriga, che molti considerano l’unica band rock in opposition non ufficiale della scena slovena, insieme ai Begnagrad. Ancora prima della nascita dei Quatebriga suonava nella Big Band, a cui poi è tornato, e nel frattempo ha studiato anche clavicembalo. Oggi si dedica molto alla composizione di opere orchestrali, è pianista e ha pure un nuovo gruppo jazz, Dedu za petami. Di lavoro, insomma, non gliene manca.

Rockline: Lunedì hai avuto un evento al Cankarjev dom, giusto?
Milko Lazar: Sì, con Edvard Klug.

Rockline: Lui è coreografo.
Milko Lazar: Esatto. Coreografo e ballerino, ma stavolta non ha ballato perché si era infortunato. Per questo spettacolo ho scritto la musica, mentre lui ha curato la coreografia del balletto.

Rockline: Hai suonato il pianoforte?
Milko Lazar: Sì. Avevamo due pianoforti, io e Bojan Gorišek. È stato un bello spettacolo. È durato un’ora. Era roba più che altro minimalista, ultra minimalista.

Rockline: Che cosa significa, in pratica, minimalismo?
Milko Lazar: Per me vuol dire che la musica si sviluppa molto lentamente. Che ci sono delle ripetizioni. Per esempio Phillip Glass. Venerdì invece suoniamo con il gruppo a Krakov Trn, al festival.

Rockline: Jazz?
Milko Lazar: Sì, diciamo jazz-rock.

Rockline: Come si chiama il gruppo?
Milko Lazar: Dedu za petami. Jani Hace suona il basso, Igor Leonardi la chitarra, Aljoša Jerič è il batterista e io sto alle tastiere.
Rockline: Non suoni i fiati?
Milko Lazar: No, i fiati per ora li ho messi da parte. Le tastiere le avevo trascurate per un po’. Ho cominciato con il pianoforte, poi in Olanda ho studiato clavicembalo, e dopo un sacco di tempo ho ricominciato a suonare pianoforte e tastiere.

Rockline: Cosa preferisci – il pianoforte o i fiati?
Milko Lazar: Difficile dirlo. I fiati hanno cominciato a starmi stretti. Da una parte possono essere molto più espressivi degli strumenti a tastiera, dall’altra, essendo monofonici, cioè non ci puoi suonare gli accordi, sono limitatissimi. Per me, ad esempio, la chitarra è lo strumento ideale.

Rockline: Suoni anche quella, no?
Milko Lazar: No.

Rockline: Ma non l’hai suonata nell’album Barbara?
Milko Lazar: Sì, l’ho suonata. Però non è proprio così. Non sono esattamente un chitarrista. È più il mio punto debole.

Rockline: In questo momento sei più dalle parti della classica o del jazz?
Milko Lazar: In realtà più dalle parti della classica.

Rockline: Scrivi musica?
Milko Lazar: Scrivo musica per orchestre. Adesso sto lavorando a un balletto con Klug, la prima sarà a Lisbona, il 22 ottobre. Klug è il coreografo. La musica verrà eseguita dal vivo con pianoforte e violino.

Rockline: Senza orchestra?
Milko Lazar: Sì, solo pianoforte e violino. Anche qui si torna a una cosa minimalista. Insomma, lavoro sempre, scrivo musica a ciclo continuo.

Rockline: Ci vivi?
Milko Lazar: Sì, ci vivo, devo campare.

Rockline: Lavori anche con qualche artista pop per arrotondare?
Milko Lazar: No. Le commissioni ormai si sono assestate. Ogni tanto mi arriva la richiesta per qualche lavoro orchestrale più grosso. L’ultima volta, tra gli artisti popolari, ho collaborato con i Siddharta. Rispetto ad altre cose che girano, per esempio in televisione (varie versioni sinfoniche), è stato un vero salto di qualità.

Rockline: Cosa hai fatto di preciso per i Siddharta?
Milko Lazar: Io e Slavko Avsenik jr. abbiamo fatto metà dell’orchestrazione ciascuno.

Rockline: Nei Siddharta suona anche Jani Hace, membro del tuo nuovo gruppo.
Milko Lazar: Sì, è un bassista eccellente, solidissimo. Con Igor e Jani ci frullava in testa da un po’ l’idea di mettere su un gruppo puramente no profit. Mi diverto un sacco, suoniamo musica molto aperta.

Rockline: Fate qualche prova?
Milko Lazar: No.

Rockline: Improvvisazioni?
Milko Lazar: Sai che c’è? In realtà siamo così bravi che abbiamo fatto una prova sola, e adesso la musica si costruisce sui concerti. I pezzi ce li abbiamo, quindi non è improvvisazione pura.

Rockline: Uscirà un disco?
Milko Lazar: Sì, ma ci vorrà un po’. Abbiamo già 10-12 pezzi, che ogni volta vengono suonati in modo diverso. Tra di noi c’è una tensione positiva, non sai mai cosa succederà. Ed è anche l’unica cosa che in questo momento mi capita di fare in ambito jazz. La Big Band l’ho mollata.

Rockline: Perché?
Milko Lazar: Perché non c’era più un vero interesse, né da parte loro né da parte mia.

Rockline: Cosa facevi per ultimo con la Big Band?
Milko Lazar: Suonavo i fiati e dirigevo. Ne avevo abbastanza, ero stato troppo a lungo nello stesso posto.

Rockline: Nella Big Band c’eri già a inizio carriera.
Milko Lazar: Proprio così. Poi per un po’ sono stato libero. Poi, a causa di un prestito, sono tornato. Adesso sono libero. Noi musicisti di questo tipo campiamo, per esempio, con la musica per il teatro e per i film. Con la roba commerciale non devo avere a che fare. Farei volentieri un po’ di pop di qualità, ma non ho tempo.

Rockline: E i Quatebriga? Ci sarà ancora qualcosa?
Milko Lazar: No. È andata avanti troppo a lungo, a un certo punto si è trascinata per le lunghe. Quando sono uscito dal gruppo, Aleš Rendla e Nino hanno provato a tenere duro ancora un po’. Sono arrivati parecchi altri musicisti che con la formazione originale non c’entravano niente.

Rockline: Lo sai che adesso vi mettono tra le band rock in opposition non ufficiali? Insieme ai Begnagrad, le uniche in Slovenia.
Milko Lazar: Grande. Qualcosa avevo sentito. Mi fa piacere.

Rockline: Contro la commercializzazione della musica.
Milko Lazar: Decisamente. Anche se quel disco, The Choice of The New Generation, era levigatissimo, ma di proposito. È nato nel periodo dell’invasione di MTV e ci prendevamo gioco di tutto questo. Anche lo slogan (The Choice of The New Generation) viene da una loro pubblicità.

Rockline: Nella tua carriera hai fatto anche qualcos’altro, magari in un altro stile?
Milko Lazar: Ho registrato un album con una band metal, gli Xenophobia, che aveva un cantante arabo-sloveno e spaccava di brutto.

Rockline: Quindi hai praticamente fatto quasi ogni genere di musica?
Milko Lazar: Sì, tanta, davvero tanta. Tranne la musica popolare da balera.

Rockline: Ti piacerebbe farla, prima o poi?
Milko Lazar: No. Anche se non ho niente contro la polka popolare. Ma quella è un’altra cosa rispetto alla musica popolare da balera. In Slovenia abbiamo della buona musica folk, ma si sente di rado. Anche noi avevamo una band più folk, gli Štefbet Trifi. Eravamo gli unici a fare musica originale, fuori di testa, in questo stile etno jazz. Avevamo fisarmonica, sax, violino e contrabbasso

Rockline: E chi altro ci suonava?
Milko Lazar: Drago Ivanuša (fisarmonica), Nino de Gleria (contrabbasso), Jelena Ždrale al violino e io ai fiati. Quel gruppo era fantastico. Abbiamo suonato intensamente per sei anni, poi abbiamo smesso perché non c’era abbastanza sostegno. Abbiamo suonato molto anche all’estero.

Rockline: Grazie per la chiacchierata.

Durante la conversazione ci sono state anche parecchie battute al vetriolo su varie etichette e istituzioni slovene, sul pop sdolcinato. Si è parlato inoltre di possibili uscite dei Quatebriga su CD, di Joe Zawinul e di altro ancora.

Intervista a cura di: Rok Podgrajšek e Aleš Podbrežnik
Adattamento a cura di: Rok Podgrajšek
Foto: Aleš Podbrežnik

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie