Paul Lamb and the King Snakes: una combriccola di malati incurabili di blues! (2008)
Luogo: Bluesiana Rock Cafe / Velden am Woerthersee / Austria
Data del concerto: 23.09.2008
Numero di spettatori: 20
Prezzo del biglietto: 24 €
Paul Lamb and the King Snakes sono un mix furbissimo di esperienza e gioventù. La formazione gira attorno a due “pensionati” doc, l’armonicista Paul Lamb e il bassista Rod Demick, due musicisti eccezionali, veterani del blues, attorno ai quali svolazza un terzetto di giovanotti già a prima vista eccentrici: il chitarrista Ryan Lamb, il chitarrista d’accompagnamento nonché responsabile della maggior parte delle voci Chad Sternitz e il batterista Sonny Below. Questo gruppetto tutt’altro che introverso ieri sera sul palco del Bluesiana ha lasciato di sasso il pubblico su tutti i fronti, dall’esecuzione allo show vero e proprio, e agli occhi di Rockline ha regalato senza dubbio una serata musicale unica, all’insegna di una dimostrazione cruda dei fondamentali della retorica blues.
La Gran Bretagna (con rare pause) fin dall’inizio degli anni ’60 è considerata l’incubatrice dei talenti del blues bianco, cioè della generazione di musicisti di cui Paul Lamb è proprio un discendente. Il che vuol dire che il nostro può ritenersi un uomo fortunato, visto che gli è concesso attingere a un retroterra culturale e artistico inestimabile, quello di una scena dimenticata da tempo che ha rivoltato fin dalle fondamenta le correnti evolutive del rock & roll. Quanto a Paul, sulla sua maestria con l’armonica non c’è nulla da eccepire. Paul Lamb è il tipo di musicista che, a differenza dei colleghi più giovani, non esagera nell’esibire le proprie inclinazioni per l’aerobica a fiato. Per fortuna e con grande gioia dei presenti, tra l’altro in tutto al Bluesiana eravamo a malapena due dozzine di persone, le sue radici si sono infilate in profondità nella tradizione blues già decenni fa. Dal punto di vista sonoro Lamb resta indiscutibilmente un grande debitore di Little Walter, il che, considerato il variegato collage di generi con cui giocano i suoi squamati compagni d’avventura, è piuttosto sorprendente. Altrettanto affascinante è l’immagine complessiva della band. A prima vista Lamb sembra uno zio pervertito che nel tempo libero, al parco, offre ai bambini scatenati “regali di dubbia provenienza” a prezzi particolarmente convenienti! Alla filosofia dei prezzi accessibili il simpatico mattatore è rimasto fedele senza vergogna anche con un gusto del tutto privo di pretese nel vestire. Conciato come Franz Beckenbauer ai tempi in cui la leggenda del pallone accettava ancora con orgoglio la proprietà dei propri capelli come elemento obbligato dell’immagine curata del vero uomo, non lesina palpatine alle parti più nobili del corpo, con cui ha entusiasmato senz’altro il pubblico, a maggioranza maschile, con l’eccezione di Gurdrun e della sua fedele Tigrice.
Paul Lamb and the King Snakes servono un blues nero incoronato da tutta la sua autenticità velenosa in un modo assolutamente unico, insomma come osano fare solo gli inglesi! Praticamente tutto quello che hanno fatto ieri sera al Bluesiana, nonostante la generale usura delle formazioni di blues rock, ha entusiasmato con un effetto rinfrescante. Da questo punto di vista ieri sera ci siamo beccati una dose (più che necessaria) della tipica scuola britannica del blues, e per di più all’estremo confine dell’Austria, oltretutto ben 40 anni dopo la resurrezione di John Mayall. Paul Lamb and the King Snakes sono partiti in quarta ma con una certa cautela, con un’improvvisazione facile da digerire, che tra i numerosi assi nella manica della band ha messo in primo piano il più giovane dei serpentelli, il figlio di Paul, Ryan. Ryan si è fatto un nome come ottimo chitarrista, dal tocco estremamente controllato e dal suono riconoscibile, che senza ricorrere agli effetti, sulla scia di Freedie King, taglia l’orecchio di netto. Nella categoria delle esperienze speciali rientrava sicuramente anche l’incontro con la voce eccezionale del chitarrista ritmico Chad Strentz. Ma era solo il riscaldamento, uno stretching simpatico e anche piuttosto fallace prima della tempesta di emozioni che è seguita! Sul palco infatti è salito presto Paul. Un ometto attempato con un asciugamano al collo e senza un solo tic sul viso ha afferrato subito la sua “signorina” e, dopo un breve discorsetto di rappresentanza, con la determinazione di un branco di antilopi arrapate è partita una discesa a capofitto in una serie di manovre a fiato fortemente distorte.
La prima metà della serata da lì in poi è filata via a una velocità a stento percepibile, come una specie di medley blues iperattivo, mentre la temperatura del locale marciava spedita verso il punto di ebollizione. E questo in un posto “pieno zeppo” di appena 20 persone. Baby Please Don’t Go è arrivata a confermare quanto scritto sopra, stavolta con uno spettacolare Paul in pieno assalto! L’immortale classico di Big Joe Williams, che ha conosciuto innumerevoli interpretazioni, da tempo non sprigionava aromi così freschi come nella brillante versione di ieri di Paul Lamb. Il signore si porta addosso 30 e passa anni di gavetta sui palchi, e si sente in una morbidezza di interpretazione fuori dal comune, che si offre come una simbiosi tra l’eredità dei giganti dell’armonica a bocca e il talento inestimabile di Paul, costruita al livello più intimo. Il cuore messo nell’esecuzione, qui, ovviamente non manca. Come dedica eloquente a quest’ultimo è seguita subito Adopted Child, dinamica e rifinita nei minimi dettagli, con la voce splendidamente sospesa di Chad Strentz, insomma con tutti gli attributi necessari per il ruolo di grande favorita della serata.
I momenti da brivido, ovviamente, non erano ancora finiti. Per continuare a massaggiare gli arti irrigiditi degli austriaci Paul ha preparato un buffo mazzetto di brani pescati da periodi creativi diversi, dai ritmi boogie saltellanti di Sweet Sweet Woman, con cui per un momento ha dato spazio all’ultimo album, alla discesa adrenalinica di Come To The Conclusion, che già civettava pericolosamente coi riff degli ZZ Top. A quel punto ha cominciato pian piano a farsi strada la domanda: quale approccio di genere Paul Lamb non sa trasformare in un campo giochi per gli sfoghi armonicistici? Nel bis, piuttosto sciolto, diciamo pure rilassato, il signore si è permesso addirittura di addentare classici del blues di grosso calibro che con l’armonica a bocca non c’entrano in origine un bel niente. Uno era Key To The Highway, la cui esecuzione intensa, piena di dialoghi serrati tra chitarra e armonica, ha oscurato completamente, per i patiti dell’armonica, la molto più familiare I Got My Mojo Workin’ dell’immortale Muddy Waters!
Paul Lamb and the King Snakes hanno senza dubbio sfoderato una delle esibizioni più convincenti a cui abbiamo assistito finora al Bluesiana. Il loro messaggio è semplicissimo, condito con una buona dose di sarcasmo, che però si sceglie comunque un ascolto di un certo carattere. Paul ha distillato a fondo l’essenza del blues e ora, con una band fuori dagli standard, pianta nuovi paletti del blues moderno, il che lo mette al fianco dei collettivi blues rock più attraenti, se non addirittura un passo avanti alla concorrenza. Il Bluesiana completamente vuoto non gli ha tolto il coraggio, anzi, l’uomo coltiva nel cuore così tanto amore per la musica che per abbandonarsi al suo fascino il pubblico nemmeno gli serve. Tutto quello che fa Paul Lamb viene dal cuore! Il leggendario musicista dopo il concerto, naturalmente, era disponibile per una stretta di mano, seguita immancabilmente da una parolina o due. Non c’è che dire, Paul Lamb oltre a essere un musicista, autore e interprete eccezionale è anche una persona di grande cuore, che si prende il tempo per ogni piccolezza, anche la più insignificante in apparenza, cosa che si vede più che mai nel suo rapporto con la musica. Un’anomalia del moderno circo musicale, un vero gioiello in un ingranaggio musicale contemporaneo da tempo deserto e reso incurabilmente malato dal diluvio di contenuti istantanei.
Testo: Daniel Pavlica
Foto: Mojca Perdih
Scaletta
1.Blues In C
2.She’s Crazy
3.Money World
4.Baby Please Don’t Go
5.Adopted Child
6.Hey Now
7.Blues Had a Baby
8.More Than Alright
9.Come To The Conclusion
10.Black Jack
11.Ya Ya
12.Ain’t It a Pity
13.Things I Used To Do
14.Boogie
15.Sweet Sweet Woman
16.I Got My Mojo Workin’
17.Key To The Highway
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