Uriah Heep hanno suonato Wake The Sleeper per intero (2008)
Luogo: Cirkus Krone / Monaco di Baviera / Germania
Data del concerto: 11.10.2008
Numero di spettatori: 3500
Prezzo del biglietto: 30.00€ (posti a sedere), 47.00€ (posti in piedi)
Alla fine, dopo 10 anni, è arrivato il nuovo album in studio degli Uriah Heep. Si chiama “Wake The Sleeper” (2008) – recensione di RockLine QUI. E finalmente gli Uriah Heep sono tornati in tour a supporto di un album in studio. Ma quando è stata l’ultima volta? Nel 2000 e 2001, quando presentavano Sonic Origami (1998). Ovvio che la febbre nel cuore di ogni vero fan degli Heep sia salita, e salita, e salita. Anche se, per quanto riguarda questo tour, la data più comoda è quella di Vienna, “bookata” per il 06.11.2008, la parte tedesca del tour resta sempre un capitolo a sé per gli Uriah Heep. Per questa tranche gli Uriah Heep hanno invitato come ospiti speciali in apertura i Thin Lizzy. Quelli che la crew di RockLine si era già andata a vedere quattro giorni prima a Vienna (reportage di RockLine QUI), da dove era tornata a casa in gran parte spennata e con una bella alzata di spalle.
Il Cirkus Krone è un posto fantastico. Certo, ci si tengono spettacoli circensi, ma parliamo di un vero edificio, altro che tendone, e per di più con un’acustica eccellente. Dopo una battaglia contro il tempo a tutta adrenalina e un bel po’ di smarrimento nella metropoli bavarese, sono arrivato alla biglietteria qualche minuto dopo le otto di sera. Incredibile. Proprio in quel momento si sono sentiti il ben noto tuonare di tamburi e il boato che hanno riempito l’interno della sala.
THIN LIZZY: 20.15-21.06
Jailbreak. I Thin Lizzy stanno già suonando. I biglietti per i posti in piedi erano finiti, quelli a sedere invece erano ancora disponibili. E costavano più di 15,00€ in meno. Il buttafuori comunque non mi ha lasciato entrare nel parterre, pazienza. Mi sono accomodato su una sediolina in tribuna, mi sono mischiato al popolo tedesco e mi sono lasciato andare allo spettacolo rock. A una trentina di metri dal palco mi chiedevo se stavolta in Germania i Thin Lizzy avrebbero tirato fuori uno show di livello superiore rispetto all’esperienza viennese di quattro giorni prima. C’era tutto: luci di palco di una spanna migliori, e così la sala, un palco più grande e, naturalmente, più gente sotto il palco ad aspettare la band. Si sentiva che il quartetto formato da Sykes, Gorham, Aldridge e DeCosmo era più motivato. Tutti questi fattori giocavano a loro favore, eppure, sorprendentemente, a quanto pare i signori non prestano più molta attenzione all’accordatura degli strumenti. Evidentemente sono molto approssimativi nei soundcheck, ammesso che li facciano prima dei concerti. Il suono era semplicemente disastroso. Come a Vienna. Sykes si sentiva poco, Aldridge picchiava di nuovo troppo forte. In più le due chitarre erano decisamente troppo alte. Le armonie a tre voci suonavano taglienti, gracchianti e confuse, senza la morbidezza che “sui picchi” dei motivi principali richiede la malinconia nostalgica della melodia con cui si sono fatti il nome. Lo stesso valeva per gli assoli dei due chitarristi. Già la poca convinzione nell’intonazione della voce di Sykes toglieva interesse all’esibizione, e le armonie a tre confuse hanno piantato un ulteriore chiodo nella bara. I tedeschi hanno applaudito educatamente, hanno premiato con un bel rumore (del tutto inutilmente, peraltro) l’assolo di Aldridge e hanno cantato a squarciagola quando Sykes l’ha ordinato durante Boys Are Back In Town, ma non sono mai riuscito a scrollarmi di dosso la sensazione che ai Thin Lizzy, dal vivo sul palco, “manchi qualcosa”. La più riuscita è stata Dancing In The Moonlight, semplicemente per il suono, non per l’esecuzione. Richiede infatti meno chitarre a spaccare, il che, visto il suono pompatissimo di entrambe, in questo pezzo è stato più che gradito.
Il concerto ha confermato l’impressione avuta dopo l’esperienza di Vienna: i Thin Lizzy non vale la pena vederli se non per la soddisfazione morale di avere sul palco Scott Gorham e John Sykes, due leggende. Forse sarebbe stata tutta un’altra storia se i Thin Lizzy, dopo la morte di Lynott, avessero continuato a evolversi e a registrare album. Così invece oggi appaiono atrofizzati e patetici. Più vicini a una “tribute to Thin Lizzy” band che a una vera band dei Thin Lizzy.
URIAH HEEP: 21.30-23.15
Gli Uriah Heep sanno fin troppo bene quanto sia preziosa per loro la platea tedesca, perché c’è da chiedersi se gli Uriah Heep avrebbero mai conosciuto i campi della gloria e del successo nella loro carriera, se all’inizio degli anni Settanta non li avessero scoperti proprio i tedeschi. Con tutto il rispetto affrontano gli Uriah Heep i concerti in Germania. È un fatto noto, ed è per questo che un concerto degli Uriah Heep in Germania è un evento che vale davvero la pena di vivere almeno una volta nella vita.
Il fondale era decorato da un gigantesco telo “Wake The Sleeper”, e anche il concerto della band si è svolto all’insegna del nuovo disco. Durante i primi tre brani ci sono stati dei problemi con l’impianto. Soprattutto Trevor Bolder al basso non si sentiva, il wah-wah di Mick ha letteralmente asfaltato tutti sul palco, e in particolare Wake The Sleeper ha sofferto di una leggera sconnessione delle armonie vocali, uno dei marchi di fabbrica con cui gli Uriah Heep costruiscono la loro magia sul palco.
Come se avessero esaudito il mio brontolio. Con il primo classico della serata, Stealin’, le cose sono andate al loro posto in un attimo. La melodia è salita di un gradino, il basso di Bolder si è risvegliato, le armonie vocali hanno trovato il ritmo giusto. A quel punto l’intero concerto ha guadagnato in atmosfera, perché Stealin’ ha acceso la gente in sala. Alla fine di Stealin’ il nuovo batterista della band, Russell Gillbrook, si è conquistato un po’ di spazio di manovra e con un breve assolo ha chiuso il classico. È una novità nel repertorio degli Uriah Heep. Segue l’imbattibile e sempre maestoso saluto al sole. Sunrise. La band ha mantenuto la magia costruita, con le armonie vocali a più voci di nuovo protagoniste. A questo punto il tastierista Phil Lanzon si è ritagliato un ruolo ancora più in vista nella band. Nonostante gli Uriah Heep, con l’uscita di Lee Kerslake, siano privati di un importante voce di accompagnamento, che era un mattone di questa magia, nel suono incredibilmente non se ne sentiva affatto la mancanza. Continueranno così anche adesso che si buttano sul terzetto Heaven’s Rain, Book Of Lies e Light Of A Thousand Stars? Sì. Il nuovo materiale è studiato a puntino. Solo Bernie ha avuto qualche leggero problema con la voce nel finale di Light Of A Thousand Stars, anzi, nell’ultimo ritornello. Per questo la breve pausa, quando i suoi compagni sono partiti con Gypsy, gli ha fatto ancora più comodo. Quel pezzo, tra i classici, è stato di nuovo suonato in modo superbo e, in mezzo a tutto il materiale in scaletta, è stato una specie di apice del concerto, nonostante la concorrenza durissima dei brani dell’album “Wake The Sleeper”. Non avevamo ancora fatto in tempo a riprendere fiato che è arrivato un nuovo classico. Look At Yourself, che non si è fatta mancare un lungo “jam”, dove a catturare l’attenzione sono stati soprattutto Mick Box e Phil Lanzon, mentre Bernie dietro le quinte si rinfrescava le corde vocali.
Il secondo apice è arrivato con una delle più belle canzoni del nuovo disco “Wake The Sleeper”. Bernie l’ha presentata come una canzone sull’esodo e sul genocidio del popolo indiano, aggiungendo che l’ispirazione viene dalla battaglia di Wounded Knee, dove i soldati americani, a fine dicembre del 1890, compirono un massacro della tribù degli Oglala Sioux. Il brano ha due parti, con una netta cesura atmosferica. Nella prima possiamo goderci l’intreccio del dramma, dove a fare da contrappeso ci sono i due protagonisti: la voce di Bernie da una parte e il basso di Bolder dall’altra. Nella seconda parte il pezzo passa attraverso un’intensità rock a un’atmosfera che ricorda un vero pianto, urla, l’agonia degli indifesi, evocata da Mick Box con il suo caratteristico, stridulo wah-wah di chitarra. Un concerto con un repertorio così scelto ha restituito all’organo Hammond un ruolo più in vista, il che mantiene, o addirittura rafforza, il suono pesante e rumoroso della band in questo nuovo tour. L’organo è uno dei pilastri del suono di “Wake The Sleeper”, e nella parte finale dell’esecuzione dal vivo di What Kind Of A God si è incastrato in modo particolarmente perfetto con il wah-wah di Box.
Più avanti si è sentito che la folla era comunque venuta ad ascoltare i classici degli Uriah Heep, e soprattutto quando Bernie ha annunciato con entusiasmo che la band aveva deciso di suonare l’intero nuovo album, perché abbiamo dovuto aspettarlo tutti 10 anni e quindi si merita di essere sviscerato per bene dal vivo, parecchia gente in tribuna ha raccattato i vestiti, è scivolata giù dalla sedia ed è evidentemente filata via dal locale. A scuotere il torpore del pubblico ci ha pensato un classico incontestabile, July Morning, in cui gli Uriah Heep hanno confermato ancora una volta tutta la loro grandiosità. Bernie, che per qualche scivolone durante l’esecuzione dei nuovi pezzi, si è riscattato del tutto con straordinari “scream” melodici nel finale di questo, uno dei più bei classici degli Uriah Heep. La chiusura è stata prevedibile e logica. Easy Livin’!
Segue il ritorno sul palco con il discorso di Mick Box al pubblico tedesco, che ha ringraziato perché all’inizio degli anni Settanta ha scoperto gli Uriah Heep e ha così influenzato in modo decisivo le correnti che hanno portato gli Uriah Heep nell’élite delle più grandi rock band di tutti i tempi. “Questa canzone non appartiene a voi meno di quanto appartenga a noi. La suoniamo dal vivo di continuo dal 1971”, ha concluso Box, e poi ha cominciato a strimpellare la chitarra acustica. L’avrebbe indovinata anche un sordo e cieco. Lady In Black. Con la partecipazione corale di pubblico e band.
Gli Uriah Heep in Germania si sentono a casa. Il concerto ha evocato ancora una volta un carisma straordinario, sicurezza e intransigenza rock. E fra poco saranno 40 anni dagli inizi. Gli Uriah Heep hanno sorpreso suonando l’intero album “Wake The Sleeper” e così hanno confermato quanto si fidino del pubblico tedesco, oltre che di sé stessi. Peraltro i signori più anziani e distinti che hanno seguito l’esibizione respiravano all’unisono con la band, dimostrando una fedeltà incredibile alla formazione. A parte i problemi iniziali, il suono era ottimo, gli Uriah Heep hanno confermato che il nuovo album funziona alla grande dal vivo e che sono ancora in una forma live fenomenale. Si sente un grande entusiasmo per il nuovo album e un’ottima predisposizione a promuoverlo. Lo stand del merchandising era infatti rifornitissimo di roba interessante, ma la mossa migliore, non solo a favore della promozione del nuovo album ma anche della propria accessibilità da non-star, la band l’ha fatta annunciando il firmacopie dopo il concerto. Così la folla dopo il concerto ha invaso lo stand dei souvenir ufficiali e si è fiondata in particolare sul libretto del “programma ufficiale” del tour di Wake The Sleeper, perfetto per raccogliere preziosi autografi della formazione. Presto nel corridoio si è formata una vera fila di gente in attesa delle firme. Dopo una decina di minuti Box, Bolder, Shaw, Lanzon e Gillbrook si sono seduti a un tavolino e si sono messi al lavoro. I fan non li hanno liquidati di routine, anzi, hanno dedicato parecchi minuti a chiacchierare con loro. Come sempre, anche dopo la mia terza esperienza di un concerto degli Uriah Heep in Germania posso concludere che qui gli Uriah Heep sono sempre al loro massimo. Probabilmente a competere con questi show può essere solo quello in Gran Bretagna.
Gli Uriah Heep, ormai quasi al quarto decennio compiuto, sul palco sono ancora freschi ed energici, e un rinnovamento così non l’avrebbero certo vissuto senza l’uscita di un ottimo nuovo album. La magia resta ancora immacolata!
Scaletta
THIN LIZZY:
1. Jailbreak
2. Waiting For An Alibi
3. Are You Ready
4. Dancing In The Moonlight
5. Still In Love With You
6. Sha-La-La
7. Drum Solo
8. Emerald
9. Cowboy Song
10. Boys Are Back In Town
—bis—
11. Cold Sweat
12. Black Rose
URIAH HEEP:
1. Intro
2. Wake the Sleeper
3. Overload
4. Tears of the World
5. Stealin’
6. Sunrise
7. Heavens Rain
8. Book of Lies
9. Light of a Thousand Stars
10. Gypsy
11. Look at Yourself
12. What Kind of God
13. Ghost of the Ocean
14. War Child
15. Shadow
16. Angels Walk With You
17. July Morning
18. Easy Livin’
—bis—
19. Lady in Black
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