KAPA festival nella città di Metelkova

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Luogo: Lubiana / Letni oder Gala Hale / Slovenia
Data del concerto: 13.09.2007
Numero di spettatori: 119
Prezzo del biglietto: ca. 800

(introduzione: Sandi Sadar)
Metelkova. Una città dentro la città. Se dovessi tirare fuori un paragone, mi verrebbe in mente la somiglianza clamorosa con il ruolo del Vaticano nella capitale italiana, solo che qui la nota sacrale conta un po’ meno. Dall’occupazione squatter di Metelkova, grazie alla quale la nostra capitale si è ritrovata con un epicentro più che necessario della sottocultura alternativa, quest’anno sono passati già 14 anni, e parte dei festeggiamenti è stato anche l’evento musicale di martedì – la vetrina festivaliera e la presentazione del grosso del catalogo dell’etichetta KAPA. In realtà la data dell’esibizione di ben cinque band sotto l’ala dell’etichetta madre KAPA cadeva in un altro giorno che probabilmente ricordiamo tutti – nell’anniversario dell’attacco al WTC di New York. Ma più che festeggiare o rispolverare ricordi, contava quello per cui circa 800 persone sono uscite a farsi una birra e si sono messe addosso l’abito buono da concerto – un raccolto ricco di musica di qualità e quasi tutta di casa nostra. Moveknowledgement, Red Five Point Star, Srečna Mladina, Backstage e i portabandiera del punk croato Overflow sono i nomi che hanno calamitato una folla di giovani, meno giovani, intenditori e curiosi nelle immediate vicinanze della leggendaria sala Gala Hala. E proprio per sostenere la musica di casa e l’alternativa, anche la nostra squadra si è messa in marcia verso la città di Metelkova.

LETNI ODER GALA HALE:

testo per Letni oder: Sandi Sadar
foto: Lea Lesar
Il ghiaccio del concerto, grazie al tempo di settembre stavolta piuttosto clemente, è stato rotto all’aperto – sul palco estivo nascosto di Gala Hala. Il cielo era sereno e i polmoni potevano aspettarsi una dose più che adeguata di aria fresca. Poco prima delle otto la situazione davanti al palco era ancora piuttosto spoglia e un po’ mi è dispiaciuto che i primi a salire, il sodalizio tra Lubiana e Novo Mesto Moveknowledgement, non potessero contare fin dal primo accordo sul sostegno che, in nome della qualità e dell’impegno che hanno riversato finora nei concerti, e condensato in tre dischi che racchiudono parte della loro presenza musicale, si meritano senza dubbio.

MOVEKNOWLEDGEMENT (20.00):

Alle otto, dopo aver controllato apparecchiature ed effetti e accordato gli strumenti, le luci si abbassano. Sul palco salgono i polistrumentisti e sciamani del dub-fusion-rock sloveno. Dietro la batteria si siede David Cvelbar, seguito dal chitarrista Uroš Weinberger, dal tastierista Miha Šajina, dal bassista dai dreadlock Dejan Slak e dal cantante e sampler Miha Blažič alias N’Toko. Niente chiacchiere inutili né stereotipi. La musica parla da sé. Già le prime battute del pezzo d’apertura ‘Necro Dog’ tagliano l’atmosfera fin lì piuttosto placida con precisione chirurgica e con una dinamica sul palco all’inizio un po’ trattenuta ma impossibile da ignorare. L’ultimo disco Listen To Nebukadnezar nel viaggio musicale ha fatto due passi avanti rispetto ai predecessori Sun Sun e Ant People. Hanno sfrondato la zavorra pop inutile e dato più sostanza sonora alle acrobazie in rima del campione sloveno del rap, il prestigiatore della pittura a parole, N’Toko. Convincono fin dai primi accordi, che non sono mai sfilacciati e raccontano di affiatamento, di un senso di insieme ermetico e di chimica tra i musicisti. Superano i confini di genere in modo discorsivo e, senza il peso delle etichette stilistiche, si divertono a giocare con le orecchie e il cervello di chi ascolta. Il dialogo strumentale è qui un insieme ben bilanciato, con dinamica e punte di provocazione sonora nei punti in cui servono. ‘I Was There’ è la raffica successiva di perfezionismo musicale. Una volta ne parlavo con la mia ragazza, grande fan della band, e mi ha dato una lettura provocatoria e divertente di quel pezzo. Immagina Alice nel paese delle meraviglie. Immagina poi Alice dopo aver preso una sostanza psicogena e vissuto una catarsi mentale, che però non è possibile se prima non hai sentito l’ombra del crollo mentale, della follia e di un collasso quasi caotico. I Moveknowledgement non offrono una spiegazione chiara, ma proprio per questo sono ancora più invitanti. Dopo l’escursione nell’ultimo disco arriva una novità che è già diventata parte del repertorio fisso e che forse si guadagnerà il suo meritato posto anche nel prossimo album – il pezzo ‘Kids’r’Fresh’, che a ogni esecuzione suona più solido e pieno. Dopo ‘Monolith Birth’ e una rinfrescata con una nuova dose di formula chimica, ‘Chemicals’, e la visione apocalittica di ‘666’ arriva un pizzico di melodia mediterranea. Il pezzo ‘Big Nood’ evoca, almeno nella mia testa, un paesaggio siciliano e un profumo di oleandri e rocce arroventate. Il riff di chitarra sognante che scivola ripetuto lungo tutto il brano mostra il senso estetico con cui i Moveknowledgement tengono insieme gli estremi dei loro orizzonti musicali. Il gran finale è minimalismo dub e poetica sferica della follia. e ‘I Am Zorr”Listen To Nebukadnezar’ chiudono il concerto in un tutto a cui sarebbe difficile aggiungere altri elementi senza diventare eccessivi. In un’ora scarsa, tre quarti d’ora buoni, i Moveknowledgement hanno snocciolato tutti i capitoli del loro trattato da palco, e per questo mi azzardo a dire che sono una delle cose più affascinanti nei capitoli della musica slovena. La folla ha avuto la sua dose di pura essenza. Dopo un breve ringraziamento e una modestia genuina, i ragazzi lasciano il palco per le retrovie e cedono le assi a chi viene dopo.

MOVEKNOWLEDGEMENT scaletta:
1. Necro Dog
2. I Was There
3. Kids ‘r’ Fresh
4. Monolyth Birth
5. Barcode
6. Chemicals
7. 666
8. Orel
9. Big Nood
10. I Am Zorr
11. Listen To Nebukadnezar

RED FIVE POINT STAR (21.00):
Dopo di loro è toccato al settetto di Zasavje Red Five Point Star, per me una bella sfida, visto che di ska non sono proprio ferratissimo. L’etichetta KAPA li ha presi sotto l’ala convinta che la Slovenia sia ormai un po’ più pronta ad ascoltare un derivato di più generi – rockabilly, swing, elementi di punk alla Clash e minuscole dosi di jazz, che gli entusiasti di Trbovlje (almeno credo di aver ricordato bene e che i ragazzi siano di Trbovlje…) saldano con il minimo comune denominatore dello ska. Musicalmente sono pronti a servire un understatement che potremmo chiamare “dirty ska”, f*** o** a tutti quelli che pretendono adattabilità a ogni costo. I cugini Uroš e Jernej Grahek, il primo voce principale del gruppo e quello che se la cava con gli accordi di chitarra, il secondo bassista, una decina di anni fa hanno avuto una visione con cui volevano superare l’ondata del punk di nuova generazione, e sulla scena musicale sono rimasti fino a oggi. Anche grazie al fatto di aver coinvolto un batterista di qualità come Janez Levec, un tastierista meno appariscente ma indispensabile per il genere che suonano come Janez Vratanar e, a mio parere, un elemento ancora più in evidenza – una sezione di fiati fenomenale (al corno si affila le labbra Gal Kukovič, alla ttromba il suo gemello siamese dei fiati Sony Čevdek, mentre al sax cerca di tenere il passo il più posato Jure Levpušček). La combinazione è piuttosto esotica e si preannunciava una festa fenomenale (a giudicare dal numero di ragazzi e ragazze ammassati nelle prime file sotto il palco…). Hanno aperto con il loro pezzo ‘Why Don’t You’. Da Kranj arrivavano a suo tempo degli strambi dello ska, ormai pensionati musicalmente e, nonostante la giovane età, non più in attività – i GromSka. La somiglianza tra gli uni e gli altri si percepisce. Si tratta di una forma piuttosto rudimentale di saltellante ska. I Red Five Point Star al primo colpo non mi hanno convinto del tutto, perché mancava una presenza scenica più spiccata. Mancava il “mojo energetico”. Devo ammettere che il frontman, il cantante Uroš, è piuttosto appariscente e bravo nella comunicazione dal palco, ma si vede un po’ più tardi. Devo ammettere anche che ho passato la maggior parte del tempo a guardare come i ragazzi si intendono tra loro e come si conoscono musicalmente, scoprendo che sono una combinazione del tutto simpatica, ma dal suono un po’ sciolto, di influenze musicali completamente diverse. Segue il pezzo ‘Underground’ e dopo di lui la prima canzone in sloveno – ‘Petk Zvečer’. La combinazione di voci, che suonano come i cori tenorili e gutturali dei Kingston, si fonde bene con la scenografia sonora. Io aggiungerei forse un pizzico di distorsione di chitarra, ma qui è solo questione di gusti. Il pubblico era chiaramente più in contatto con la realtà del palco e si è lasciato andare del tutto alla manipolazione musicale di un mare di pezzi da due o due minuti e mezzo, con cui gli RFPS servivano come fossero un’offerta di carne sulla celebre specialità gourmet del Leskovački voz. Tra i pezzi che, nonostante la fretta, mi sono rimasti un po’ più in testa, i momenti migliori sono stati quelli di ‘Far Away’, ‘Revolution’, ‘Hangover’ e il gran finale di ‘Moj Živleje‘, che Uroš ha dedicato al pubblico, vincitore del concerto di beneficenza con cui almeno un po’ si è rimpinguata la borsa dell’etichetta KAPA. Con l’incasso della serata dovrebbero arrivare almeno un po’ di fondi per registrare nuovi album, di cui la Slovenia ha assolutamente bisogno, se, naturalmente, non vogliamo comprare sugli scaffali dei negozi sloveni solo “dive” della canzone slovena e Freddy Miller, anche se contro il “carismatico” carinziano non ho in realtà niente da obiettare, perché è davvero il “vertice del buon gusto sloveno”. Gli RFPS rientrano in tutt’altra categoria di qualità e auguro loro ancora tantissimi concerti con cui completare la loro espressione sul palco. Soprattutto però un fonico più motivato, che la prossima volta apra davvero i “fader” sul mixer e permetta ai coristi di brillare davanti al pubblico. Stavolta non si sentivano proprio per niente. Il concerto mi è piaciuto, ma allo stesso tempo non era niente di speciale. Secondo me, dopo l’estasi ci è toccata una doccia tiepida di passaggio, di un floor un po’ troppo mediamente suonante, che però stavolta è musica da ballo simpatica e non roba da contemplazione. Dopo il trattato filosofico abbiamo letto Alan Ford – per rilassarci – e ce lo siamo goduti senza pensieri.

RED FIVE POINT STAR scaletta:
1. Why Don’t You
2. Underground
3. Petk
4. Police
5. I’ll Grow Old
6. Creatures
7. Far Away
8. Revolution
9. Girl F.T.M.
10. Skank D
11. T’Nov (senza fiati)
12. Changing Plans
13. Sunday
14. Until The Day
15. Our Van
16. Hangover
17. In The Mood
18. Moj Živleje

SREČNA MLADINA (22.15):
Il piatto forte sul piccolo palco di Gala Hala è stata la prelibatezza della serata. Vengono da Lubiana e scrivono la loro storia dal 1993. Srečna Mladina sono gli inventori di un’espressione musicale tutta loro, che dagli inizi nel punk è passata alla progressione rock e all’avanguardia. Gli ultimi due dischi sono colonne sonore della cultura urbana e del tempo in cui viviamo. Sono la scenografia sonora con cui la serata si completa splendidamente in un insieme coerente. Dopo averli ascoltati su disco mi incuriosiva quanto fossero in grado di ricreare dal vivo una materia così prodotta e musicalmente impegnativa, fatta di dialogo tra gli strumenti, e in realtà non sono rimasto deluso nemmeno di un millimetro. Sul lato sinistro del palco regna uno dei chitarristi più dotati, visionario del suono – Peter Dekleva, che completa in modo sexy la sua pletora di ritmi blues e funky con l'”atomo e mamma” dell’idea di Srečna Mladina – il secondo chitarrista Vlado Mihajlović. Ti restano in mente anche la sezione ritmica tosta e piena di mojo del batterista Zava A. e del giovane, stavolta già il secondo bassista coi dreadlock della serata, il talentuoso Gašper Gantar. Elemento indispensabile dell’insieme sonoro è il tastierista che padroneggia anche il sassofono, canta e programma gli strati di suono in un conglomerato ricco – Tim Kostrevc svolge il suo compito più che egregiamente. La quiete di una serata un po’ assonnata, in cui sotto i riflettori si intrecciavano l’odore di birra e rotoli di totale disconnessione, viene tagliata dal pezzo ‘Organophobia‘, che si distingue soprattutto per la calma ritmica e la fusione elementare tra il beat alla Massive Attack e il sassofono alla maniera dei Demolition Group. Un bel viatico per il viaggio serale. Proseguono con un brano che ha come titolo di lavoro ‘Roller’, ma scommetto che quello che si è sentito era più un viaggio negli inizi del disco Listen To Srečna Mladina, ‘Humus Sapiens’, su cui hanno infilato l’atmosfera del ‘Št.19128’ o, come lo chiamano loro, ‘SK82’. Un pezzo un po’ più vecchio, dall’album 10. Letnik, è ‘A Taste Of Money’, che calma per un attimo le passioni e poi esplode in un orgasmo swinger di ritmo e melodia. Un’estasi, stavolta sostenuta dalle voci di Peter: il pezzo ‘Simpatico’ me lo immagino facilmente come colonna sonora da hit per qualche spaghetti western. Un intreccio divertente di tastiere, chitarra blues e voci forzate, che però non danno fastidio e non irritano. Il brillante chitarristico della serata è l’ingegnoso dialogo tra le chitarre e, a mio parere, il riff più nobile della serata nel brano ‘Have One Peasant In Swizerland’, dopo il quale si sono lanciati presto in ‘Bob’ Street’, una delle trovate più divertenti e umoristiche dell’opus di Srečna Mladina (la supera solo la canzone ‘To So Bobri’…), e poiché nel presente musicale dei Srečna Mladina si tratta soprattutto di sfoghi musicali di provocazione, ci hanno agganciato con competenza il clone ritmicamente più bello dei miei amatissimi Demolition Group – il pezzo ‘TTR.TTR.TTR.’, che nella versione non remixata, coi sassofoni a pieno e il ritmo, suona più epico della vita. Così da poter tornare al presente musicale e penetrare ancora più a fondo nella tua corteccia cerebrale. Stavolta ti portano, europeizzato, fino al ‘Divji Grm Na Vzhodu’, per poi finirti quasi del tutto con il balcanismo provocatorio di ‘Đabalkan Rase’ e intrecciarti una nuova coroncina di versi celebri sul tema di amore, sesso, vecchie befane e dentature scalcagnate. La primordialità qui è arricchita da nonchalance musicale e da dita medie levate al cielo, ironia nascosta e un addio odierno. La ciliegina sulla torta della serata può essere solo l’insieme contemplativo del pezzo ‘Vumvum’, con cui dipingono l’ultimo paesaggio di un commiato quasi caotico e violento. Con le orecchie piene di fischi e di buona musica, i rapsodi musicali possono ritirarsi a nutrire di adrenalina il corpo della Gala Hala. Sul palco estivo, per quest’anno, immagino, l’erotismo da palco è finito. Gli appetiti musicali sono sicuramente saziati fino al midollo, o no?

SREČNA MLADINA scaletta:
1. Organophobia
2. Roller
3. SK82
4. Žaga
5. A Taste Of Money
6. Simpatico
7. Have One Peasant In Swizerland
8. Hawaii
9. Bob’ Street
10. Ttr.ttr.ttr
11. Divji Grm Na Vzhodu
12. Đabalkan Rasa
13. Vumvum

GALA HALA:
testo per Backstage: Lea Lesar & Aleš Podbrežnik)
testo per Overflow: Aleš Podbrežnik
foto: Lea Lesar
 
BACKSTAGE (23.15):
Il trio lubianese Backstage, che ha iniziato la sua marcia sulla scena musicale slovena e straniera nell’ottobre 2001, allora ancora come quartetto, ha già alle spalle un bel numero di concerti (da soli) in Slovenia, Germania, Austria e Croazia, e ha suonato anche in numerosi festival di grande richiamo come Aerodrome (dove si sono esibiti come unici (!) rappresentanti sloveni), Popkomm, Viva la Pola. Nei due dischi usciti, “Backstage” (Nika records) e “Trends are changing” (Nika/Kapa records), ci sono parecchi pezzi forti e li abbiamo potuti sentire tutti anche a Gala hala. I ragazzi, già con i primi riff di chitarra di “No More Lies”, hanno mandato in estasi la folla raccolta. Le ottime vibrazioni passavano da un pezzo all’altro e alla folla, di minuto in minuto, il concerto faceva venire sempre più voglia di scapocciare, cosa che dimostrava con un ricco repertorio succoso di gesti inconfondibili, che la maggior parte della ginnastica punk rock sa generare spontaneamente.
 
I ragazzi hanno macinato praticamente tutto il disco “Trends Are Changing”, lasciando fuori solo il pezzo Veronica. Il culmine dell’esibizione dei Backstage è arrivato nel momento in cui sul palco è sbucato il cantante dei Leaf-fat Robert Šercer – Šero, che ha semplicemente tirato fuori quello che ci si aspettava e si pretendeva da lui. Un selvaggio “spalancare di bocca e vomitare in screamo” dritto in faccia a un pubblico visibilmente e follemente surriscaldato, nel pezzo Sofistikator.

I Backstage stanno diventando un’unità solida, avanzano con sicurezza senza fermarsi e con la loro presenza sulla scena ricordano che in Slovenia sta sbocciando inarrestabile un’ondata di giovane generazione punk rock che non ha mai sentito il detto “punk is dead”. Anzi. Sono un fenomeno importante, che prepara il terreno favorevole a una nuova fioritura di una sana piattaforma punk rock da noi. Un’esibizione energica e sentita, scatenata in modo altamente coerente, da garage band e affiatata. Ragazzi, non toglietevi per caso dalla marcia più alta, durante la vostra corsa selvaggia! Bravi.

BACKSTAGE scaletta:
1. No more lies
2. Way of life
3. Suffer
4. Weak
5. Never too late
6. Believe in me
7. Poraz
8. You
9. Black vs. white
10. Trenutek
11. Just one look
12. Confused
13. Someday
14. Sofistikator
15. Tnx 4 ur support
16. Misel nate
17. Away
18. Surf

OVERFLOW (00.15):
I nostri vecchi e cari conoscenti dal Radar Rock Festival 2007 fanno le cose in grande. Girano di palco in palco senza sosta e al momento niente li ferma. Raramente trovi una genuinità come quella che portano dentro e irradiano attraverso l’essenza del loro spirito i punk croati Overflow, di casa a Koprivnica. La band ha attaccato il palco senza compromessi con una presentazione di riff semplici, scolpiti con l’accetta e da tre accordi, e in un attimo ha trascinato Satana per le corna fuori dalla sua tana.

Il quartetto formato da Dalibor Martinčević – Dado (batteria), Nikica Jovanović – Nike (chitarra), Zoran Piberčnik – Zoki (basso) e dal carismatico Goran Živković – Žika alla voce, garanzia di una miscela unica di vera arroganza rock, di dito medio della mano destra gonfio sollevato al cielo e di dissolutezza della loro dichiarata eruzione di riff adrenalinici, ha cominciato a mettere in pratica i suoi peccati fin dal primo secondo di festa sul palco. Naturalmente Žika è l’elemento che, senza fatica e all’istante, unisce e inchioda il pubblico in una danza selvaggia con la band. Gli Overflow non hanno davvero bisogno di protesi, trucchi o aiutini per il riscaldamento iniziale. No. È una botta autentica fin dall’inizio e tutto il palco è riempito fino all’ultimo angolo dalla loro energia, che si infila inarrestabile nelle vene come un vero surrogato di cocaina.

Žika ha di nuovo inzuppato in modo sostanzioso i suoi vestiti, la band galoppava con intensità appassionata e la sua esibizione, piena di un umorismo straordinario e di un tocco artistico di quella genuinità tanto necessaria, è passata in un lampo. Con gli Overflow sul palco, in sala il tempo si è fermato. Scelta ottima per chiudere il festival, per l’atmosfera generale e per il battito del movimento per cui respira e lotta Gala hala. E in tutta quella spontaneità ardente, nel picchiare le chitarre e nell’intensità di chi scava negli strumenti, si sentiva davvero la soddisfazione degli Overflow di poter condividere quei minuti con noi, di potersi divertire senza fine e senza limiti, e in questo modo hanno reso anche una sorta di omaggio a Gala hala e all’organizzazione del festival. Il calcio spietato dei blasfemi Overflow mi rimbombava in testa ancora per qualche giorno dopo il Kapa Records festival! Intanto i ragazzi dai piani in grande stile si stanno già scaldando per l’esibizione a Berlino, il 19.09.2007, al Popkomm festival di lassù. Insomma, gli eterni ragazzini Overflow volano alto e atterrano alto.

OVERFLOW scaletta:
1. …And I’m Not
2. Isolation
3. I Kill
4. Broken Knee
5. The Train
6. Face
7. Waysted
8. Beautiful Fire
9. Get Away
10. Everything
11. Swallow
12. Dorothy
13. You’re Angry
14. Naked
15. The Mad Milkman
 
 
(conclusione: Sandi Sadar)
Quello che abbiamo sentito e visto è stato un insieme complementare dal tesoro dell’etichetta KAPA, che se ne infischia delle semplici etichettature secondo la prevedibilità da discografico. La tavolozza di generi, con le sue diverse sfumature musicali, era benvenuta anche solo perché ci ha risparmiato la povera ripetizione di cose già sentite. Di copie nella musica ce ne sono già troppe, e sarebbe stato di troppo anche ficcare tutte le band allo stesso modo sotto lo stesso tetto dell’etichetta madre e vendere acqua tiepida. KAPA ha band da diverse parti dello spettro dei colori e quello che è stato offerto è sicuramente un piacere completo per ogni palato esigente e buongustaio musicale, che la solita minestra non riesce a riempire fino in fondo di strati di puro godimento. E anche le band non hanno blocchi mentali né obblighi a ripetere la ricetta del successo. Conta solo la musica. Contano la visione e la chimica. Non si fa a meno nemmeno del carisma, che ognuno possiede come può. Chi più, chi meno. È questione di gusti. È solo un’opinione personale e sapete cosa si dice di opinioni e gusti – non vale la pena litigarci. In ogni caso, tutti noi ascoltatori medi e ignari di tutto possiamo solo sperare che uno sbarco di band di qualità come questo non resti una meteora di un giorno e che il festival KAPA metta magari radici profonde e si radichi nella nostra coscienza. Che diventi parte della tradizione, se proprio volete qualche frase fatta. Dopo quello di quest’anno possiamo solo commentare che il bivacco di martedì sotto il cielo aperto e in una Gala Hala stracolma è valso più che la pena. Un elogio agli organizzatori. Un elogio alle band, che sono venute per voi, buongustai della musica, a versare sudore e sangue dalle loro valvole ventricolari. E KAPA 2007 si merita un applauso e una standing ovation. Di insoddisfatti quest’anno ce n’erano davvero pochi.

Scaletta

Letni oder Gala hale: 20:00 MOVEKNOWLEDGEMENT 21:00 RED FIVE POINT STAR 22:15 SREČNA MLADINA Gala hala: 23:15 BACKSTAGE 00:15 OVERFLOW

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