Jumpin’ Johnny infiamma la stagione del blues 2008/09 (2009)

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Luogo: Jamski dvorec / Postumia
Data del concerto: 04.02.2009
Spettatori: 300
Prezzo del biglietto: 14 €

Giovedì scorso a Postumia è andata in scena un’altra tappa dell’unico festival blues davvero credibile in Slovenia, che per il quinto anno di fila tiene testa con ostinazione al monopolio della miseria spirituale dei concerti sul lato soleggiato delle Alpi. Stavolta a farci visita è stato un tizio di nome Johnny Sansone, anzi, uno strano figuro allampanato che, per un bizzarro scherzo del destino, ha occupato le sale del Jamski dvorec proprio con la Jumpin’ Johnny Sansone Blues Band.

Con Johnny non si scherza. Il vecchio in passato si è temprato in un sacco di formazioni per lo più a trazione blues, mentre oggi preferisce destreggiarsi con un mix di influenze musicali piuttosto insolito. A Johnny la sicurezza non manca. Il tipo ci ha avvertiti subito che il suo repertorio live comprende solo musica originale. Mossa coraggiosa, e quella freddezza da matrigna sul palco ha spiazzato per un attimo il pubblico di Postumia, abituato a gustarsi tanti piccanti arrangiamenti di standard blues più o meno noti, ma l’incertezza della platea il nostro l’ha presto trasformata, con raffinati trucchi da showman, in un senso di grandi aspettative. Johnny Sansone evidentemente non ha un’opinione proprio modesta del suo lavoro, il che alla fine ci sta pure. Il signore ha diviso la sua esibizione in due parti, con cui ha indicato con orgoglio la varietà creativa ed esecutiva del proprio linguaggio. Prima ci ha investiti con un colorato collage di suoni di armonica diatonica, intrecciato a fitti strati di sonagli chiassosi, con cui ci ha portati a spasso senza sosta dal rhythm & blues fino al country, mentre la seconda metà della serata era riservata ad alcuni sfoghi di blues davvero indimenticabili e velenosi; nel finale Johnny ha addirittura eiaculato qualche schizzo di rock!

Le sterzate zydeco e r & b del repertorio di Jumpin’ Johnny sono sì un’escursione musicale a modo loro, ma dopo una mezz’oretta scarsa di armonica a martellare ostinata, l’entusiasmo iniziale ha lasciato presto il posto ai segni della monotonia. Johnny ha schivato abilmente questi ultimi con furbi sbalzi di umore e di dinamica per buona parte della prima metà dello show, durante la quale dell’armonica a bocca ancora nemmeno l’ombra. In un ambiente così provincialotto si sentiva soprattutto un bel po’ del già citato zydeco, né mancavano forti aromi country: insomma, di vero blues ce n’era ben poco. Se fai parte della categoria dei fan più ortodossi del blues, questi momenti per te saranno stati di minuto in minuto più sgradevoli, soprattutto se, come il sottoscritto, già da giorni prima del concerto scoppiavi di gioia per l’imminente visita di uno degli ultimi allievi dell’unico e solo Little Walter.

Johnny ha cominciato a far girare la serata, piano ma con sicurezza, nella direzione attesa con il brano Crescent City Moon, che si è presentato come il battito blues di New Orleans. Qui, grazie al pieno sonoro dell’armonica, ci ha costruito davanti una pesante cortina melodica, completata da un vocal tagliente e sentito. Johnny è un maestro della retorica musicale, la cui forza è costruita senza eccezioni sull’audace combinazione di numerose componenti espressive, a prima vista spesso inconciliabili. Inoltre Johnny è anche un ottimo motivatore, il capo ideale che sa premere l’acceleratore al momento giusto, e se la cava alla grande anche con i colpi di natura più sentimentale. Di questi giovedì sera ci siamo fatti una bella scorpacciata. Look At Us Now, per esempio, portava con sé una dimensione più positiva, che alla presenza delle radici blues accennava solo a tratti, mentre la discesa acustica attraverso You Got Me tradiva già impulsi quasi pop. Non mancavano nemmeno ammiccamenti goliardici a un’esibizione quasi da cafoni di campagna, fortemente caricaturata dal protagonista della serata, che per far salire la temperatura tirava sempre fuori dalla manica un nuovo asso. Comunque sia, proprio la dinamica è uno dei principali marchi di fabbrica del circo di Jumpin’ Johnny, che per giunta si è rivelato una combriccola disciplinatissima. Il tipo ha sottomesso la band fino al minimo dettaglio al proprio modo di esprimersi; a tratti sembrava quasi che la banda gli respirasse sul collo con fin troppa obbedienza.

Ma alla fine ce l’abbiamo fatta! Il suono ruvido della tanto rimpianta armonica a bocca, intendo. Johnny ce l’ha servito per la prima volta con la letale esecuzione dello strumentale Quagmire, che si è presentato come un’entusiasmante combinazione di blues caricaturale con un tocco di soul. Johnny riempiva l’insistenza di questa infuocata relazione orale con le sue amichette metalliche giocando con tonalità variopinte, ma a essere del tutto sinceri nel suo modo di suonare non c’è niente di sconvolgentemente diverso, che so, dagli approcci del vecchio amico di Postumia Sugar Blue. Johnny è sicuramente un ottimo armonicista, ma nel suo fare è un filo meno radicale dei contemporanei. Il vecchietto nasconde i suoi assi principali nell’uso degli effetti di vivaci sfumature cromatiche di una tavolozza d’umori in allegra rotazione, che maneggia da gran maestro. Inoltre Johnny, a differenza dei colleghi, cerca di rado scuse per lunghe improvvisazioni, e così gli resta un sacco di spazio di manovra per dettare il ritmo di quei dialoghi emotivi infuocati che, in cerca di un buon interlocutore, scambia spesso proprio col pubblico. A metà set, più precisamente proprio all’inizio della seconda parte, la curva dell’estasi è precipitata fino a un punto di estrema intimità, in cui il Jamski dvorec è piombato in un silenzio totale. Johnny Sansone ha allora sfoderato l’ultima di una serie di brillanti manovre d’umore, che ha spaccato la serata in due in lungo e in largo, e con lo slide in mano ci ha portati per un attimo un passo più vicino al suono del blues tradizionale. Ma solo per un attimo. All’acustica Happyness, Love And Lies, secondo la ricetta ormai nota, è seguita la romantica Marry Full Of Tears, che non ha lesinato elementi più ascoltabili, ma l’equilibrio sonoro tra le due è stato presto rotto dal ritorno del suono arrogante dell’armonica a bocca. Vivace, non c’è che dire!

La serata di giovedì è stata senza dubbio una delle più emozionanti della stagione del blues finora. La Jumpin’ Johnny Sansone Blues Band ha entusiasmato con uno straordinario senso del controllo del pubblico, oltre che con il gusto nello sfruttare un vasto retroterra di influenze sonore, fuse in un insieme espressivo unico, con cui si è rivolta senza sosta e con coraggio a ascoltatori dai gusti di genere piuttosto diversi. Per questo la decisione e l’energia della sua esibizione si possono intendere come un esempio da manuale di linguaggio scenico moderno, che garantisce tanti momenti di gioia a tutte le generazioni di appassionati di musica.     

Foto: Mojca Perdih

Scaletta

1. Your Kind Of Love 2. Sweet Baby 3. Anything Anytime 4. Crescent City Moon 5. Comin’ For Sure 6. Just Say Yes 7. Quagmire 8. You Know Who 9. Civilized City 10. Look At Us Now 11. Give Me A Dollar 12. Poorman’s Paradise 13. Happyness, Love And Lies 14. You Got Me 15. Mary Full Of Tears 16. Think Of Me 17. Be For Sure 18. Uncle Joe 19. The Bridge 20. Destination Unknown 21. Watermalon Patch

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