All’inferno non c’è inverno per Dalkhu, Age of Agony, Sathanas e Nunslaughter (2009)
Autore: Rok Klemše
Luogo: Channel Zero, Lubiana
Data del concerto: 16.03.2009
Numero di spettatori: 70
Prezzo del biglietto: 15€
Mentre l’inverno si preparava lentamente a mandarci un’ultima zaffata d’aria gelida dal nord per ricordarci che la primavera è roba per anime delicate e hippie, i nostri amatissimi Puzzoletti ci sono riusciti ancora una volta: dalle profondità più profonde dell’underground death metal hanno portato nel nostro puzzolente paesello i leggendari “ammazzasuore” Nunslaughter e i “satanisti” Sathanas, e perché il tutto non risultasse troppo faticoso a scaldare l’aria (come si conviene) ci hanno pensato anche i death/black di casa Dalkhu e i metallari pannonici “death/beer” (il cantante è più che evidentemente fiero della sua pancetta da birra) Age Of Agony. A dirla tutta, Sathanas e Nunslaughter sono nomi talmente grossi sulla scena underground (ossimoro, forse?) che mi ha sorpreso un bel po’ vedere il concerto al Channel Zero e non alla Gala Hala, ma ancora una volta si è visto che i Puzzoletti conoscono le nostre animucce metalliche come le loro tasche: il posto era bello pieno e l’atmosfera incredibilmente positiva/festaiola/amichevole. Devo ammettere che a stupirmi è stata soprattutto l’età del pubblico: mi aspettavo una media più o meno come la mia (30+), invece credo di essere stato tra i più vecchi, la maggior parte dei presenti quella sera aveva spento a malapena 20 candeline… eppure conoscevano sorprendentemente bene la discografia di tutti i gruppi e hanno pure fatto festa con educazione, cioè non si rotolavano ubriachi per terra grugnendo come maiali sgozzati mentre il macellaio li infilza sullo spiedo…
E così, poco dopo l’orario annunciato, si è partiti. Ad aprire le danze sul palc(hett)o i Dalkhu di casa nostra, che esistono dal 2003 ma nell’attuale formazione da meno di un anno, e per i continui problemi di line-up (che ora dovrebbero aver risolto) non hanno suonato granché dal vivo. Alle spalle hanno un demo, pare che ora stiano registrando il primo album, e dicono di aver iniziato a suonare per protesta contro il black metal da circo, e non potrei essere più d’accordo! Credo che gli unici che sopporto peggio siano gli hippie, subito seguiti dalle creature black metal imbrattate-in-faccia-di-face-painting, magari pure sempre ubriache, ma che importa, tanto non hanno un cervello da rovinare con l’alcol,…aaa, OK, scusate lo sfogo, torniamo al concerto. I Dalkhu sono un divertente mix di black e death metal, hanno un paio di pezzi su cui ci si può slammare con dignità, ma si sente la (poca) esperienza live, perché sul palco per lo più fanno le statue. Comunque con la loro esibizione hanno attirato sotto il palco un bel po’ di gente, e chi ha rinunciato a birra e sigaretta sotto il cielo stellato può dirsi soddisfatto di aver visto i ragazzi e di essersi scatenato un po’ sulla loro musica. Di certo una band promettente e un’introduzione perfetta al macello che ci aspettava! Bravi ragazzi, vai a vederli quando suonano dalle tue parti.
Poi, prima del macello di cui sopra, è toccato agli ungheresi Age Of Agony, che sparano un old-school death metal onesto, ma purtroppo la loro musica è originale esattamente quanto il loro nome. Da qualche parte ho letto che sarebbero i Grave ungheresi, ma è vero né più né meno che gli Interceptor sono i Sepultura sloveni… I ragazzi hanno già in collezione due demo, due album e uno split EP con la band Slughator (?), ma non si schiodano di un millimetro dagli schemi consolidati del genere, né nella musica, né sul palco, né nel modo di parlare al pubblico. Insomma, abbiamo visto una delle innumerevoli band che guardi, vai a farti una birra e dimentichi.
Per il leggendario duo Sathanas/Nunslaughter la cosa migliore è scrivere tutto d’un fiato. Dunque, tanto per cominciare, se non c’eri puoi andare a sbattere la testa contro un muro. Due giorni di fila! Ecco com’è andata. Questo è death metal. Punto. Amen (un tizio di quel genere, prima del concerto, cercava infatti di convincere la gente che andare a concerti così equivale a un biglietto di sola andata per l’inferno… ah, ah, ma è proprio per questo che siamo venuti!). Niente Amon Amarth. Ma quali The Black Dahlia Murder? Chi se ne frega dei Soilwork. Non si può descrivere. Davvero. Tanto entrambe le band hanno una discografia troppo sterminata perché importasse cosa suonavano. Qualunque cosa avessero suonato, la gente avrebbe fatto festa. Che i tizi fossero underground totale era chiaro già dall’attrezzatura, dai prezzi e dall’offerta di merchandise al concerto. Cioè, quale band vende ancora vinili? E magliette a 10€? Credo che le band elencate sopra non sappiano nemmeno che esistano cifre sotto i 30€! Tutto il concerto poi è stato suonato sulla batteria degli Age Of Agony (almeno una cosa buona da parte loro), evidentemente le leggende non hanno i soldi per portarsi l’attrezzatura oltreoceano. Triste…
Al Ch0 c’erano a occhio e croce 70 persone, di cui 15 in slam, e la maggior parte degli altri non stava ferma nemmeno un secondo. I Sathanas, che di solito si dichiarano una band black/death/thrash, quella sera erano estremamente thrash/death, e a questo ha di certo contribuito anche il suono: la gente conosceva i pezzi, la band era contenta della risposta, di birra ce n’era a sufficienza, si riusciva a respirare, l’energia positiva cresceva di pezzo in pezzo, tanto che ai Nunslaughter era già difficile reggere fino alla fine (secondo me un sacco di gente il giorno dopo si è ritrovata con i muscoli del collo a pezzi e 2-3 costole livide) e uno sentiva proprio l’impulso di andare a sgozzare qualche suora, o almeno a dare fuoco a una chiesa. Comunque ce ne sono già troppe. All’atmosfera davvero positiva hanno contribuito molto anche le brevi pause tra una band e l’altra (magari anche per questo non c’era gente ubriaca fradicia?). Sono state due ore di follia totale. Beh, un altro bel ricordo che tra molti, molti anni racconterò ai miei nipoti…
Quando il concerto è finito, ben oltre l’orario annunciato, credo non ci fosse un solo spettatore insoddisfatto di ciò che aveva visto e sentito in queste ultime due ore riempite dalle due band, così con i fischi nelle orecchie siamo andati a prenderci il burek meritatissimo e ci siamo trascinati a casa a dormire.
Foto: Miha Mally
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