Jeffery Broussard & The Creole cowboys intrappolati nella monotonia del ritmo zydeco! (2009)
Luogo: Hotel Jama, Postumia
Data del concerto: 01.04.2009
Numero di spettatori: 250
Prezzo del biglietto: 14 €
Nelle ultime settimane il Postojna blues festival della stagione 2008/2009 fatica parecchio a stare dietro ai piani fissati a metà settembre dello scorso anno. Dopo un sacco di congetture sulla scelta degli artisti, a cui ormai ci siamo abituati, giovedì scorso la sala dell’Hotel Jama è stata finalmente occupata da Jeffery Broussard & The Creole Cowboys. Come suggerisce già il nome della band, la serata a Postumia è stata ancora una volta un instancabile rimbombare di suoni zydeco, e Jeffery Broussard & The Creole Cowboys ti invitavano a ballare con un repertorio da festa di paese, fatto di motivi per lo più sconosciuti e di umore perlopiù sbarazzino. La banda di Jeffery, un manipolo di musicisti a dir poco svogliati, si è comunque rivelata un quintetto disciplinato, la cui attrazione principale è ovviamente Jeffery Broussard, un ometto simpatico che dovrebbe essere uno dei fisarmonicisti più influenti dello zydeco contemporaneo. Tutto bello e giusto, ma l’elogio da ufficio stampa non cambia il fatto che la monotonia musicale che giovedì ci siamo dovuti sorbire per forza di cose, agli occhi di un appassionato di musica mediamente scafato, resterà a lungo in cima alla classifica delle avventure concertistiche meno attraenti.
Cosa c’è di sensato da dire dopo un inizio così poco promettente, a parte il fatto già noto che lo zydeco è innanzitutto musica da far festa, costruita su una base ritmica movimentata, a cui tutto il resto è più o meno subordinato in nome dello spirito collettivo? Anche nel caso della banda di Jeffery gli exploit solistici sono stati più l’eccezione che la regola, il che in fondo si può capire. L’unico elemento che spicca con chiarezza nella formazione è ovviamente Jeffery Broussard, che oltre a dettare con aria furbetta il tempo agli altri quattro, teneva in mano anche tutti i fili del divertimento del pubblico. E con un discreto successo! Vocalmente piuttosto vago, lo zio nascondeva i suoi interventi canori, tutt’altro che frequenti, nel comfort delle armonie dei cori di accompagnamento, guidati da un robusto bassista dalla voce inaspettatamente morbida, che risponde al nome di Classie Ballou. L’altra perla della formazione, nascosta nel fracasso degli ingranaggi di polke indiavolate che giravano senza pietà, era il magrolino chitarrista D’Jalme Garnier. E con questo la breve lista di picchi musicali rinfrescanti nell’esibizione dei cowboy creoli è già finita. I rari momenti di improvvisazione, quando Ballou e D’Jalma incrociavano le forze, sono stati davvero pochissimi e hanno rappresentato la vera esotica melodica della serata di giovedì. Se non rientri tra gli amanti delle danzerecce monocolore, quel dondolio sincronizzato sul palco, a ritmo del secco suonare della fisarmonica, spesso servito sempre nella stessa tonalità, può essere stato una vera prova per la tua pazienza. Quando le cose cominciavano ad assomigliarsi troppo e dalla cucina creola di Broussard iniziava a salire odore di monotonia, Jeffery si decideva a malincuore a pescare qualche cambio d’umore prevedibile dal suo repertorio. La mossa preferita dallo zio per tenere viva l’attrazione di quel che succedeva sul palco era lanciare la band al galoppo, praticamente senza alcun preavviso; ogni tanto lo zio si metteva anche a tirare le redini dell’instancabile macchina zydeco e fermava i suoi sulla soglia del blues sentimentale, ovviamente il più possibile di ispirazione creola. In quest’atmosfera ci ha accolti Bring It On Home, mentre Richest Man ha preteso la sua parte nel creare quel baladeggiare dal cuore tenero. Entrambe si sono rivelate dinamiche e ben rotonde, e le loro parti improvvisate hanno costruito, a modo loro, i due momenti culminanti della serata di giovedì a Postumia.
A Postumia Jeffery Broussard & The Creole Cowboys hanno portato un set di brani zydeco poco attraente, di impronta decisamente tradizionale, servito con un’indifferenza a tratti piuttosto di cattivo gusto, che nei confronti del pubblico coltivava un atteggiamento falso, per non dire addirittura sleale. Evidentemente agli occhi di parecchi artisti, anche i più oscuri, noi sloveni veniamo ancora trattati come un popolino ignorante a cui si può rifilare qualsiasi cosa. La critica, di sicuro, non va a carico della direzione artistica del festival blues di Postumia, che, nonostante un margine di manovra economico sempre più ristretto di anno in anno, si dà un gran daffare per reclutare, se non nomi musicali di spicco, almeno artisti di ottima qualità. Con Jeffery Broussard & The Creole Cowboys il conto semplicemente non è tornato, in senso strettamente critico ovviamente, e questo nonostante la grande maggioranza dei presenti abbia lasciato la sala dell’Hotel Jama con il sorriso stampato in faccia.
Fotografie: Mojca Perdih
Galleria fotografica





















