Tuoni e fulmini per i 25 anni dei Rage a Villaco (2009)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Parkhotel (Bambergsaal) / Villaco / Austria
Data del concerto: 01.05.2009
Spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 15,00€ / 20,00€
25 anni non sono pochi. Una scaletta avvelenata, cucinata su misura per i fan più scatenati della band, è un altro fatto che non si può ignorare. E poi la vicina Villaco, da quando la Slovenia ha spazzato via i confini a ovest, a nord e a est, è un alibi perfetto per fare un salto dopo il lavoro a mangiarsi un gelato. Beh, al limite non per il gelato, ma almeno per un concerto dei Rage. Chi l’avrebbe mai detto? Nella sempre insipida Villaco, almeno per quanto riguarda l’offerta live, ti arrivano le leggende dell’heavy metal tedesco a suonarti un bel mazzetto di pezzi e a festeggiare i loro primi 25 anni.
| SENTIMENTALISTIC BITCHES: |
Il riscaldamento nella sala Bambergsaal del Parkhotel Villach è partito verso le otto di sera. Sala decisamente vuota. I ragazzi dei Sentimentalistic Bitches, che non nascondevano la gioia di suonare a un evento metal più grosso rispetto ai soliti “buchi” locali, hanno servito una specie di heavy metal che a tratti pendeva, per peso, verso le curve del doom. Voce pulita e morbosa appoggiata a un massiccio muro di riff, ritmi rotolanti a velocità medio-bassa. Niente di eccezionale e parecchi margini di crescita, che la band colmerà con un po’ di chilometri live sulle spalle.
| FLIGHT DELIGHT: |
Giovane band tedesca, un quintetto che ha proposto influenze moderne infilate in uno stampo heavy metal classico. Negli sfoghi del cantante si sentiva un po’ più di grinta e aggressività rispetto ai predecessori. La band ha lottato con qualche rogna di suono, ma in qualche modo ha portato a casa lo show. Tanta genericità, ed è difficile isolare qualcosa che metta il gruppo sui binari della riconoscibilità, che dev’essere frutto di talento e di idee proprie. Anche il look sul palco, tutti vestiti da confezione, è fatto apposta per attirare l’attenzione. Cappello da contadino in testa e scarponi pericolosi ai piedi del cantante dai capelli corti: ancora prima di ascoltare la band, ti fanno capire che i Flight Delight si stanno ancora cercando di brutto nel mondo della musica.
| THYTOPIA: |
Il quartetto di casa a Villaco è nato nel 2004 e ha in tasca il debutto “Bleeding Earth”, uscito nel 2008. Magari qualcuno di voi se li ricorda come “rookie” al MetalCamp 2005. La band suona uno stile interessante, mescolando elementi old school alla Iron Maiden con roba da primi Slayer, insomma thrash/heavy! La particolarità della formazione è la cantante Lidia, che ha attirato l’attenzione soprattutto con i growl aggiunti alle linee, per il resto pulite e melodiche. Per il resto la band è molto ben rodata e coordinata sul palco, ma è Lidia a prendersi la maggior parte dell’attenzione con la sua sicurezza. I Thytopia hanno regalato un’esperienza live molto bella, anche il pubblico di casa li ha accolti “in famiglia”, e la band ha dimostrato che anche dai nostri vicini del nord ogni tanto salta fuori una band metal interessante.
| MADOG: |
Il festivalino ha mantenuto un valore locale simbolico anche dopo, quando sono saliti sul palco i padroni di casa di Villaco, i Madog. Una band di grande esperienza, visto che gli inizi risalgono addirittura al 1991. In tasca ha appena due album in studio (l’ultimo, “Fairytales of Darkness”, è uscito già nel lontano 2001) e può vantarsi anche di aver contribuito con una cover del pezzo The Crowling Chaos dei Rage alla compilation “Back in Time – A Tribute to Rage”. Sì, proprio quei Rage che subito dopo i Madog hanno preso il palco della Bambergsaal. I Madog sono heavy metaller melodici, coltivano una forma ossificata della tradizione metal, ma allo stesso tempo la arricchiscono con spruzzate di power metal. La band si avvicina agli ingredienti del power metal tedesco, e chi ama gente come Stormwarrior, Gamma Ray e simili potrebbe sentirsi stuzzicato dall’esibizione dei Madog. Show compatto, ottimo canto del cantante/chitarrista Hansi, assoli fantasiosi e naturalmente una grandinata di rumore metal che nelle prime file ha convinto perfino gli austriaci, sempre così composti, a sgranchirsi qualche arto in un assalto sotto i colpi dei Madog. La band si è tenuta ben salda al materiale proprio e ha preparato in pratica un’ottima piattaforma per i Rage. Forse la cover degli Iron Maiden, Run To The Hills, era una goccia di troppo. Che la band sia stimata, conosciuta e amata dal pubblico austriaco l’ha mostrato anche la saletta, che durante il concerto si è riempita parecchio.
| RAGE: |
Verso le dieci e mezza di sera, finalmente, sono arrivati anche i Rage. La leggendaria band power metal tedesca, che quest’anno festeggia 25 anni di vita, era in tour ad aprile, e questo concerto “fuori mano” per la festa del lavoro ha avuto qualche particolarità.
La prima è che la scaletta era accorciata di mezz’ora. La seconda è che sul palco non c’erano né la cantante Jen Majura né l’orchestra con cui i Rage in questo tour hanno suonato una serie di pezzi del repertorio in versione acustica. Forse la particolarità più bella di questo concerto dei Rage è che il biglietto in prevendita costava appena 15,00€, il giorno del concerto 20,00€. Ecco, il prezzo basso dei biglietti è la causa della scaletta accorciata, e i Rage lo ammettono a voce alta molto malvolentieri. Preferiscono dire che hanno dovuto accorciare per malattia o per il troppo numero di band di supporto.
Il trio formato da Peter “Peavy” Wagner (voce/basso), Victor Smolski (chitarra, tastiere) e Andre Hilgers (batteria, ex-Axxis) ha reso felici i presenti con un’ottima scaletta in cui abbiamo finalmente avuto la dedica ai vecchi classici dei Rage, che nel primo decennio del nuovo millennio, o meglio da quando i Rage sono di nuovo il classico trio d’assalto, nei loro repertori live, da circa il 2000 in su, mancavano cronicamente.
Così noi presenti ci siamo davvero goduti l’esplosione degli antichi classici Nevermore, Firestorm a metà concerto e The Pit And The Pendulum prima della chiusura, dal disco “The Missing Link (1993) e Enough Is Enough Is Enough (album “Trapped”, 1992).
La band ha attaccato fin dalla prima battuta a tutto volume e in un attimo ha messo in piedi il pubblico con l’hit Higher Than The Sky (“End Of All Days”, 1996), ha scaricato in versione accorciata l’antichissima Don’t Fear The Winter (“Perfect Man”, 1989), poi sono impazzite soprattutto le prime file, ben rifornite da un manipolo di sloveni e perfino tre croati, quando è esplosa War Of Worlds (“Soundchaser”, 2003).
L’energia era pazzesca e l’atmosfera da concerto altissima, nonostante l’atteggiamento passivo del pubblico austriaco. I Rage macinavano classico dopo classico, ed è stato questo l’ago della bilancia che ha garantito un’atmosfera, un’esperienza unica; direi che, visto che era la mia sesta volta a vederli, è stato perfino uno dei concerti dei Rage più compatti, diretti e devastanti, senza il solito pomposo obbligatorio e le consuete cianfrusaglie da palco (teschi ecc…), anche se si sono sommati alcuni fattori, descritti in uno dei paragrafi qui sopra, che hanno tolto a questo evento parecchio fiato da concerto (scaletta più lunga, parte acustica ecc…).
Ciò nonostante, il trio, con la sua esperienza e un’incredibile postura professionale, una routine di altissima sicurezza e la nota inflessibilità devastante che sprigiona sul palco con la sua forza, ha evocato un’esperienza fantastica, a cui il vero fan dei Rage quella sera doveva semplicemente esserci. Presenza sicuramente obbligatoria. E il premio più bello per la fedeltà l’hanno probabilmente ricevuto quando i Rage, dopo Set This World On Fire (“Unity”, 2002), hanno sparato i presenti ai tempi della formazione Avenger e al 1985 con Prayers Of Steel, per poi buttarci sopra altra benzina sul fuoco con il classico Suicide (debutto “Reign Of Fear”, 1986).
Il trio è una squadra solidissima che non sbaglia mai. I Rage hanno servito un suono molto buono, una bella dose di ginnastica da palco, Peavy ha di nuovo sudato “tutto il sudabile”, e Smolski ha sbalordito con escursioni chitarristiche supersoniche. Terrana resta l’ex batterista insostituibile e si sente nel suono live: i Rage hanno decisamente sacrificato un po’ di esplosività sul palco, ma il sapere e la tecnica dell’ottimo Hilgers bastano e avanzano per i Rage. Tre persone sanno riempire alla perfezione lo spazio sonoro dei concerti.
Il concerto è durato una buona ora e mezza. I Rage poi si sono dileguati in fretta dietro il sipario e sono scappati nell’hotel vicino, dove hanno passato la notte. Smolski è andato subito a dormire perché si era beccato un raffreddore ed era stanchissimo, mentre Peavy e Andre sono comparsi davanti alla reception, dove noi, quattro inconsolabili maniaci sloveni dei Rage, li abbiamo intercettati e abbiamo scambiato due parole. Colgo l’occasione per ringraziare l’organizzatore del concerto Albert Pernul, che dopo lo show ci ha dato istruzioni precise su dove “intercettare” la band, e inoltre per l’evento organizzato alla grande, la grande ospitalità, la gentilezza e tutto il supporto offerto ai media. Speriamo che eventi live così a Villaco diventino un appuntamento fisso e arricchiscano ancora l’offerta live nel campo del metal e/o della musica rock. I Rage, come detto: non possono e non sanno deludere nemmeno nel 2009! Insomma, uno spettacolo metal eccellente!
foto: Robi Lipej
Scaletta
1. Higher Than The Sky 2. Don’t Fear The Winter 3. War Of Worlds 4. Set This Wolrd On Fire 5. Prayers of Steel 6. Suicide 7. Down 8. Nevermore 9. Enough is Enough 10. Firestorm 11. From The Cradle To The Grave 12. Innocent 13. Gentle Murders 14. The Pit And The Pendulum 15. All I Want —bis— 16. Carved In Stone 17. Soundchaser
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