E.C. Scott intreccia una ragnatela di blues vocale e soul di prima classe (2009)

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Luogo: Hotel Jama, Postumia
Data del concerto: 06.05.2009
Numero di spettatori: 250
Prezzo del biglietto: 14 €

Il gran finale della 5ª stagione del Postojna Blues festival, sotto la pressione della recessione, quest’anno si è spostato di sua iniziativa a inizio maggio. Eravamo già abituati allo sgradevole valzer delle date e dei nomi in cartellone, che la direzione artistica del festival non è riuscita a evitare per tutta la stagione, e alla fine siamo rimasti addirittura senza il marchio di fabbrica di Postumia, cioè il tradizionale grande finale. Giovedì scorso, nella sala dell’Hotel Jama, il cerotto sulle ferite dei fedeli frequentatori di Postumia ce l’ha messo la regina americana del blues vocale e del soul, una signora generosamente abbondante di nome E. C. Scott. E. C. Scott è una donna e mezzo: una mammona nera dal fondoschiena importante, con un registro vocale velenoso, un sacco di fascino e carisma e la natura sfacciata di una maniaca del sesso senza ombra di pentimento. La sua stazza, a ben vedere, è l’unico equivalente credibile del suo carattere, che il pubblico di Postumia ha conquistato senza opporre una resistenza degna di nota.

L’ultima serata della stagione blues di quest’anno aveva nell’aria la trepidante attesa di un’esperienza live unica, di sicuro anche grazie al retrogusto amaro che ci portavamo in bocca dall’ultima volta che eravamo stati a Postumia. Stavolta, per fortuna, Zyeco ha lasciato il posto a una musica dal carattere d’acciaio, un minestrone speziato di blues, soul e a tratti perfino hard rock, il tutto protetto da un’interpretazione vocale di prima categoria. Le aspettative erano giustificate: E. C. Scott per tutta la sera ha suonato con zelo le corde dei sogni irrealizzati, soprattutto quelli a tema sessuale, davanti ai quali il Joža medio diventa rosso come un peperone e non riesce a nascondere la vergogna, ma si limita a stringersi nelle spalle, impotente. Giovedì sera di esempi così ce n’erano a bizzeffe. E. C., per dire, con il suo instancabile mettersi in grembo agli eletti (che, per una regola non scritta, hanno scandito ognuna delle sue passeggiate svagate tra il pubblico), ha messo sfacciatamente alla prova l’elasticità del capitale in posizione eretta, piazzato all’altezza dell’inguine, degli sloveni dalla pelle chiara.

E. C. dunque, anche quando non ci incantava con la morbidezza ultraterrena della sua voce, pretendeva per sé una dose abbondante di attenzione, e che alla fine l’abbia ottenuta non c’è nemmeno bisogno di sottolinearlo! Mosse da showman così sono sempre ben accette, soprattutto per allargare lo spettro di sensibilità del pubblico sloveno, che di solito non è abituato a un uso tanto intenso di mezzi espressivi di segno “eccessivamente” sessuale. In tutto questo “circo”, però, non va trascurato il bene originario di E. C. Scott, cioè la voce della cantante. Il suo debito verso le leggende della soul music è evidente, così come la presenza di quei tratti tradizionali con cui ha dato senso a standard del blues e del soul più o meno noti. Appoggiandosi ai valori musicali del passato, E. C. Scott ci ha costruito davanti un poligono per esibizioni di acrobazie vocali del più alto livello qualitativo, dove non sono mancati né arrangiamenti di prima scelta né un arsenale mozzafiato di idee originali. Nella ricca tavolozza di caratteri nascosti nella vitalità della voce della cantante, la sensualità resta il filo conduttore del rituale di E. C. Scott. Il timbro morbido e subito contagioso ha tracciato la rotta dei classici sempreverdi Stand By Me e Let The Good Times Roll, mentre con i più ruvidi This Ain’t Your Daddy’s Blues e Other Side Of Me E. C. ha messo in scena un vero monologo musicale di blues dal cuore duro. Con Money ha tirato fuori dalla cantante anche qualche vibrazione blues rock più sporca, che E. C. ha incanalato senza fatica nel girare compatto di una dura macchina ritmica. La sorpresa assoluta della serata, però, è stata la spietata reincarnazione funky della Sledgehammer di Gabriel, che sotto la bacchetta della manona cicciotta di E. C. Scott è finita in bellezza, spiccando il volo fino a diventare uno degli indiscussi favoriti della serata.

In puro stile da interprete di primo livello e con la convinzione di un rinoceronte incrollabile, in due ore di sfacciate “chiacchiere” con il pubblico di Postumia E. C. Scott ha sparso una dose abbondante di vette musicali, tracciando così una linea ben marcata di distanza dalle imitazioni moderne, servite in versione istantanea, di sedicenti regine della musica vocale. Certo, questi richiami a ebbrezze musicali di giorni ormai lontani oggi spesso suonano datati e legnosi, perché di solito arrivano nel pacchetto con un margine di manovra ridotto all’osso, che impedisce all’artista, impegnato a scoprire l’acqua calda, qualsiasi scostamento dagli standard del blues vocale e del soul. Eppure noi appassionati sloveni di buona musica non potevamo desiderare una chiusura di stagione blues più bella.  

Foto: Mojca Perdih  

Scaletta

1. Living For The Weekend 2. If You Don’t Love Me Baby 3. Let The Good Times Roll 4. Queen Size Bed 5. If I Can Borrow 6. Sweet Man Of Mine 7. To Good To Keep To Myself 8. Just One Of Those Days 9. This Ain’t Your Daddy’s Blues 10. Money 11. Other Side Of Me 12. Sledgehammer 13. Stand By Me 14. What a Good Felling 15. Tell Me About It

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