Disturbed fanno impazzire Zagabria per la seconda volta (2009)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Boogaloo / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 17.06.2009
Pubblico: 700
Prezzo del biglietto: 190,00HRK

Gli americani Disturbed, “moderni” alfieri del “groove” metal, avevano già fatto il tutto esaurito al Boogaloo di Zagabria l’anno scorso. A quasi un anno esatto di distanza, sono tornati sul luogo del delitto. Era l’unica data in un club per la band, che quest’estate è in giro per l’Europa e punta soprattutto sui festival. I Disturbed, che da oltre un anno hanno in tasca il loro quarto album in studio consecutivo, “Indestructible” (2008), stanno sollevando un bel polverone sul mercato, soprattutto tra la marmaglia “teenager”, che una settimana dopo l’uscita ha rispedito il loro ultimo disco al primo posto della classifica Billboard 200 degli album più venduti in America. Dopo “Believe” e “Ten Thousand Fists”, è il terzo album in studio consecutivo della band a riuscirci.

Stavolta la festa al Boogaloo è partita solo alle nove di sera. Davanti al club, come già dentro, la folla faceva un casino della madonna. L’attesa era alta, l’affluenza abbondante: non era proprio sold out, ma faceva un caldo infernale e la tensione si tagliava col coltello. I MellowToy, oltre a essere un giocattolo morbido e italiani, sono saltati nel ruolo di band incaricata di scaldare i teenager per il vero scatenamento. Il sestetto, all’ora annunciata, ha cominciato a dipingere sul palco il quadro di una specie di miscuglio di “screamo” emo core. Chitarre accordate più in basso, riff semplici e banali, accento sull’appoggio ritmico. Sul palco si aggirano due ragazzini. Uno scoiattolo magrolino, incaricato di strillare, e il suo vicino un po’ più robusto, che se proprio vogliamo trovare un compagno allo scoiattolo potrebbe essere una “marmotta”, e che con voce pulita mescolata a urla stridule ha provato a introdurre il concetto di “melodia”. Vabbè. I due cantanti hanno ripreso quel giochetto delle caricature di neri fighetti che si vedono negli sdolcinati video rap di MTV e, con queste figure prese in prestito, hanno cercato di infiammare il pubblico. Che ha ceduto soprattutto ai suoni della distorsione e alla valanga di riff delle due chitarre. Nella parte iniziale la gente faceva un gran baccano, la sensazione era che i MellowToy fossero grandi star e non solo l’ennesima band da quattro soldi che spara alto, offrendo in cambio una proposta musicale bassissima. In mezz’ora i ragazzi hanno messo in mostra parecchi errori da manuale, a cominciare dagli sguardi d’intesa dei due cantanti e dal boccheggiare a vuoto, perché non sapevano bene chi dovesse attaccare quali versi. Per fortuna c’era un tale fracasso che gli errori nei riff non si sentivano neanche. I bassi erano granitici e decisamente troppo alti. Alla gente la cosa piaceva, ma negli ultimi dieci minuti per lo più contava stoicamente i minuti alla fine. Mezz’ora di MellowToy vuoti e senza emozioni era più che troppa.

I Disturbed sono partiti puntualissimi alle dieci. Attacco ormai del tutto standard, con Draiman in museruola alla “Il silenzio degli innocenti”, mentre due tecnici lo liberano dalla camicia di forza. Che c’entrano i Disturbed con i Genesis, a parte il brano Land Of Confusion? Finché Draiman non si toglie la museruola, l’osservatore non può essere certo che là sotto ci sia davvero Draiman e non Phil Collins. Somiglianza impressionante. Per fortuna Collins non porta i piercing (almeno per ora). La sala, stipata fino all’orlo, è esplosa all’unisono quando la band ha aperto il concerto subito con Voices, dal primo album in studio “The Sickness” (2000). Quando si parla dei Disturbed, è difficile fare una scaletta senza hit.

Era interessante pesare che cosa offre la band in cambio della sua fama e del suo successo commerciale. Primo: un suono pessimo, in cui i bassi sovrastavano pesantemente l’intonazione più bassa dei massicci riff di Dan Donegan. Questo suono regnava soprattutto proprio sotto il palco, dove Draiman si sentiva troppo poco o quasi per niente, fino a 5-6 metri dalla scena, mentre dietro (vicino al mixer) la cosa suonava un po’ meglio. Secondo: appena un’ora e 15 minuti di show (bis compreso). E questo per un biglietto che, a febbraio di quest’anno, a Zagabria ti faceva vedere insieme Saxon e Iced Earth, che padroneggiano il loro mestiere, in fatto di competenza musicale, a un livello incomparabilmente più alto. Varrebbe la pena pensare di aggiungere un altro chitarrista alla band, perché i Disturbed ne spremerebbero ancora più energia, si stringerebbero in un’unità ancora più compatta e solida, che taglia il proprio materiale con un filo di spietatezza in più e quindi in modo più convincente, più vero!

Però… viene da chiedersi se la gente (chi era al concerto, i fan della band) si meriti di più. No. Si accontenta semplicemente di quello che offrono i Disturbed. La sala tremava e scoppiava dalle cuciture mentre i Disturbed, con poca fatica, inanellavano un hit dopo l’altro. Sembrava che fosse il pubblico a cantare e a suonare al posto della band. La popolarità del gruppo è incredibile. Poi lo stesso Draiman sa sparare qualche frase “fraterna” tipo: “You are my blood…” e ti incolla a sé con le emozioni. I ragazzi ci sanno fare. Dreadlock, tatuaggi, piercing. Tutto quello che oggi fa parte del ronzio distorto “groove”. Insomma, i Disturbed hanno capito che con una conoscenza musicale a metà, un’offerta live a metà e un talento innato possono portare a casa dal successo commerciale tanti soldi quanti ne portavano a casa i pionieri del rock e del metal diciamo vent’anni fa, mettendoci però molto più impegno creativo nella loro opera e nell’esecuzione dal vivo del proprio materiale. Oggi i Disturbed rifanno un hit dei Tears For Fears o dei Genesis, gli piazzano dietro un sipario di riff di chitarra “groovati” e tanto basta.

I Disturbed hanno comunque svolto il loro compito con l’eccellenza di una grande band. Hanno suonato in modo corretto, sicuro, senza errori, e hanno giustificato il loro status e la loro reputazione anche a Zagabria. L’anello un po’ più debole è stato a tratti proprio David Draiman, che ha avuto bisogno di un po’ più di respiro, ad esempio dopo la cover dei Genesis Land Of Confusion, per il resto come detto. Il pubblico gli mangiava in mano, seguiva obbediente ogni suo gesto, ogni invito ad accompagnarlo col canto,… L’energia in sala era quella giusta. La chimica tra pubblico e band funzionava a un livello alto, ma per tutto il tempo si sentiva che i Disturbed risparmiavano energie. Grazie a un pubblico estatico, che sotto il palco nei “mosh pit” violentissimi si è letteralmente pestato per tutta la parte finale, con The Game, Inside The Fire, Stricken e Ten Thousand Fists, la parte regolare è volata via in un attimo. La band torna, la gente impazzisce, la festa continua con Indestructible, dove il pubblico segue di nuovo Draiman alla voce con tutta la forza che ha. Segue l’inserimento di un tappabuchi, o ruba-tempo, con un noioso assolo di batteria. Beh, almeno ci siamo potuti convincere che la batteria era accordata benissimo e che era il basso a rovinare il suono della band in questo concerto a Zagabria. La band ha chiuso lo show con un pezzo da The Sickness, buttandosi su quello che forse ancora oggi è uno dei suoi più grandi successi di sempre,  Down with the Sickness, con cui, in volo sulle ali del pubblico impazzito, ha chiuso con una scossa di terremoto di energia finalmente liberata. È stato più o meno il culmine della serata con i Disturbed. Come ordinato, proprio nella parte finale.

Un altro concerto riuscito. Si fregavano le mani tutti. Band, fan e, naturalmente, l’organizzatore. Un osservatore “esterno” viziato della mia pasta ha sentito sì una leggera sensazione di fregatura, ma non se l’è presa più di tanto. I Disturbed restano comunque, rispetto a certi The Killers, che qualche giorno fa hanno spennato per bene gli sloveni a un prezzo astronomicamente gonfiato,  dei veri innocenti fanciulli nella ponderata e razionale sforbiciata all’offerta concertistica odierna delle band. La maggior parte della gente lasciava il luogo del concerto contenta e più che soddisfatta. Basta e avanza. Ultimamente le band, di regola, attraversano la Slovenia senza fermarsi. Per fortuna Zagabria, con un’ottima offerta live, è sempre a portata di mano.

foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

1. Voices 2. Liberate 3. Just Stop 4. Prayer 5. Meaning of Life 6. Land of Confusion 7. Remember 8. Stupify 9. Medley of Hell (Shout 2000/Criminal/Deify) 10. The Night 11. The Game 12. Inside the Fire 13. Stricken 14. Ten Thousand Fists —bis— 15. Indestructible 16. Assolo di batteria 17. Down with the Sickness

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