Afrodita
Artista: En Face
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2009
Durata: 40:44
Voto: 4.5/5
Il settimo album in studio dei rocker di Fiume En Face, diciamo di carattere easy e leggero, di quelli che preferiscono buttarsi subito sul pop piuttosto che lasciare che dagli altoparlanti rimbombi per sbaglio qualcosa di pericolosamente distorto, resta fedele in tutto alla tradizione musicale della band.
Gli En Face maturano come il buon vecchio vino. La musica degli En Face è scritta su misura per le onde radio, ovviamente quelle degli anni Ottanta. Visto che di solito siamo sotto il fuoco di fila di una grandinata di fraseggi rock/pop rock di una superficialità assoluta targati nuova era, che ci cacciano letteralmente dalle frequenze radio per mano delle persone sbagliate nei posti sbagliati, con gli En Face non avete nulla da temere. Se i responsabili delle frequenze radio fossero veri appassionati e conoscitori della buona musica commerciale, gli En Face dovrebbero entrare per forza nel repertorio del pop rock di qualità, molto ascoltabile e commercialmente orientato. Anche solo, per capirci, in una ghirlanda di nomi come Eagles, Eric Clapton, Dire Straits e Chris Rea. Gli En Face coltivano quel pop rock vecchio stampo a trazione chitarristica, anzi diciamo pure rock. Sono perfezionisti del suono e in sostanza funzionano come una piccola orchestra in studio. Con i loro lunghi anni di esperienza e uno straordinario senso per far emergere la melodia portante in ogni motivo, gli En Face si tengono furbescamente allo stampo dei movimenti brevi e incisivi, che infilano uno dopo l’altro in un impasto musicale compatto.
La cosa incredibile degli En Face è che oltre alla categoria “band pop rock croata” non vanno, ma la perfezione e la forza espressiva, pari per ogni singolo mattone della musica, sono così grandi che anche l’album “Afrodita” funziona al massimo: convincente, vero, vissuto, pieno di sfumature emotive, e così tocca senza fatica il cuore dell’ascoltatore e gli si infila sotto la pelle. Senza un briciolo del patetico piagnucolare di Gibonni, ed è questo il punto. Per capirci meglio, ecco un ragionamento. Per esempio: se gli scozzesi hanno i Simple Minds, i croati hanno gli En Face. E se ci aggiungo un’ipotesi, cioè che se gli En Face suonassero anche solo un filo “alla Simple Minds” (ho scelto loro a caso, mi sono venuti in mente per primi), non sarebbero più una band croata. Sono dunque un pop rock che si può fabbricare solo in Croazia. Noi sloveni avevamo ai nostri tempi gli Hazard come band pop rock rappresentativa, e quel poco che oggi resta degli Avtomobili.
Ma la faccenda della “leggerezza” è tutt’altro che semplice e innocente, se non hai un “orecchio musicale” innato e del talento. Gli En Face accumulano punti vincenti come per gioco, con ricchi arrangiamenti orchestrali e di tastiere e, naturalmente, con il canto caldo, vellutato, sicuro e sensuale di Sandro Bastiančić, voce di forte presenza espressiva che regala agli En Face un fascino e uno stimolo particolari. In produzione la chitarra è un’entità sonora a sé. Funziona da spezia e il suono che ne risulta è tipicamente rock, ma sapientemente controllato, tenuto a distanza, mai dominante: serve a stuzzicare, a far venire voglia di dire “Ne vogliamo ancora!”. Nella chitarra si riconosce quel vero suono rock, inserito nel quadro sonoro complessivo come una gradita spezia che si occupa, prima di tutto, di dare vivacità, dinamica e un po’ di buonumore.
Se l’apertura Labirint (cover dell’originale dei Eva Braun di Novi Sad), sorretta da un’onda di Hammond, può sembrare forse ingenua da profani, banalmente pop, il brano Paranormalan mostra in un attimo la grandezza del quartetto En Face. Il pezzo è fatto di tutt’altra pasta. Immaginatevi una candidatura all’Eurovision del 1975, cioè prima dell’era dei sintetizzatori. Nel ritornello il brano ha un accompagnamento arcaico ma maestoso di arrangiamenti di fiati sullo sfondo, la chitarra è tenuta a bada da un riverbero soffuso da vecchia radio a valvole, e Bastiančić ci sta dentro come un chansonnier seducente. Un trucco da maestri. Di che razza di rock intelligente si tratta lo conferma subito dopo la title track Afrodita. Questo brano rock a ritmo sostenuto è il momento più incisivo del disco, di carattere fortemente drammatico, con una stratificazione eccezionale di elementi orchestrali ricchissimi (soprattutto gli archi) che alzano il livello del pathos, e in cui si infila, in contrasto ma in perfetta armonia, un assolo rock libero e rilassato; un tocco speciale arriva nel pre-ritornello dall’arpa dell’ospite Diana Grubišić, e come ciliegina sulla torta di nuovo la voce di Bastiančić, che affronta stavolta i versi in slavo antico, cioè in croato arcaico, e così dà alla canzone un tocco di origine illirica, da dove si dice provengano sia l’arpa sia la figura mitologica di Afrodite. Un brano magico e un’ottima scelta, da parte di etichetta e band, farne il secondo singolo di presentazione dell’album.
I trucchi brevi e incisivi per costruire la rifinitura melodica, compatta e piena di suono di ogni singolo pezzo, i ragazzi li portano avanti nella To sam ja, a medio ritmo, dove il ricco intreccio di arrangiamenti di fiati e archi dialoga con raffinatezza con il linguaggio della chitarra, e tra le pieghe filtrano perfino dolci raggi di blues jazz; per atmosfera le si avvicina più avanti Pusti me da spavam. Sul disco le svolte espressive si susseguono una dopo l’altra. C’è il brano Sreća, dominato dal suono della chitarra “bottleneck”, e la rilassante, nostalgica Kad treba, ja sam tu, con la voce “verginale” in contrasto della cantante ospite Norna,… La band mantiene sempre un tocco di suono organico, spesso basato sulla comunicazione naturale dell’acustica che avvolge una voce sensuale, e gli En Face lo evocano con grande intensità soprattutto nella malinconica Tajni ključ. È difficile trovare dei favoriti, perché per quanto riguarda le melodie portanti si tratta di pezzi limati al massimo. Se proprio dovessi scegliere i soli picchi del disco, metterei Tajni ključ accanto alla title track e a Paranormalan, e poi, poco prima della fine, l’ottima Pusti me da spavam, quest’ultima soprattutto per l’eccezionale svolta drammatica in chiusura, evocata dall’assolo di chitarra accompagnato dalle tastiere.
Non la faccio più lunga. Gli En Face hanno sfornato un album incredibilmente rilassante, senza pesi, un album che ha voglia di essere ascoltato. Vi farà piacere tenerlo con voi nei momenti più diversi della giornata, e soprattutto, per esempio, in un viaggio notturno in macchina, mentre tornate da un concerto dei Motorhead, mettiamo allo Zenith di Monaco di Baviera. I signori hanno cucito insieme una serie di brani compatti e rifiniti, ornati da arrangiamenti forti e ricchi di espressività, che coprono e sfruttano al meglio lo spettro sonoro disponibile in studio. I brani sono vari nei motivi e dinamici, e l’album per questo naviga vivace attraverso stati d’animo diversi. Negli anni Ottanta un disco così sarebbe potuto essere un grande “hitmaker”. È un album pop rock maturo, a trazione chitarristica, come oggi riesce a farne solo la vecchia guardia dell’artigianato di scuola, di cui fanno parte anche gli En Face. La perfezione di un’offerta all’insegna del “meno è meglio”, che può servire da esempio.
Formazione
Sandro Bastiančić – voce
Miro Vidović – chitarra
Samir Šverko – basso
Alen Tibljaš – batteria
Produzione
Robert Funčić
Tracklist
01. Labirint
02. Paranormalan
03. Afrodita
04. Kad san započne tu
05. To sam ja
06. Sreća
07. Kad treba, ja sam tu
08. Tajni ključ
09. Ritam
10. Pusti me da spavam
11. Otvori vrata