Lo sciamano della chitarra prepara la sua medicina nel cuore di Trieste (2009)

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Testo: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Piazza d'Unita Italia / Trieste / Italia
Data del concerto: 14.07.2009
Numero di spettatori: 6
Prezzo del biglietto: 41,00€

Nella piazza triestina di Piazza d’Unita, stracolma e da tempo nota come palcoscenico di alcuni eventi musicali niente male (anni fa ci siamo goduti lì un nastro esibizione delle leggende del folk rock Fairport Convention), è andata in scena una vera festa latin rock, che ha richiamato giovani e vecchi in massa, perché sul palco è salito nientemeno che il fondatore in persona di questo temperamentoso genere musicale, il celebre sciamano della chitarra Carlos Santana. Sull’eredità di questo maestro messicano della sei corde non ha molto senso dilungarsi: con la sua band è diventato famoso già quarant’anni fa, quando con un approccio musicale innovativo salì sul palco del leggendario festival di Woodstock, dove lasciò tutti a bocca aperta come una delle attrazioni principali.

La sua fusione di melos latino tradizionale con ritmi di salsa e samba, rock, jazz e blues aveva già allora conquistato il mondo. Dopo una sfilza di album eccellenti, primi fra tutti l’omonimo esordio, “Abraxas” (1970) e “Caravanserai” (1972), con cui ha cementato la sua reputazione di “dio” della chitarra e di innovatore della fusion, e dopo il graduale calo di popolarità negli anni Ottanta, la sua carriera a cavallo del nuovo millennio ha ripreso slancio grazie all’album “Supernatural” (1999), con un’esplosione commerciale clamorosa. “Supernatural” e i suoi due successori, dove ha collaborato con musicisti affermati di generi anche molto diversi tra loro, gli hanno portato con una serie di hit pop una generazione completamente nuova di fan, ma hanno allontanato parecchi vecchi appassionati, che non gli hanno perdonato l’eccessiva commercializzazione. Ciò nonostante Carlos e la sua colorita combriccola di musicisti spensierati restano dei maestri nel portare in giro un latin rock di prima qualità e quantomeno altrettanto variegato, poggiato su ritmi erogeni, e lo hanno confermato anche questa sera con un’ottima esibizione nel mezzo di una piazza piena da far invidia.

Il leggendario chitarrista si è presentato al pubblico triestino con una formazione in cui spiccava soprattutto il maestro della batteria Dennis Chambers, noto per le collaborazioni con nomi come Steely Dan, Niacin, John Scofield, John McLaughlin e così via. Il resto della squadra musicale al fianco della leggenda era composto da: Tony Lindsay (voce), Andy Vargas (voce), Bill Ortiz (tromba), Jef Cressman (trombone), Karl Perazzo (percussioni), Raul Rekow (congas, percussioni), Tommy Anthony (chitarra, voce), Benny Rietveld (basso) e Freddie Ravel (tastiere). Verso la fine del concerto Carlos ha presentato come si deve i singoli membri della band, e ognuno di loro si è preso il suo momento per un breve assolo; solo il povero bassista Benny, nell’entusiasmo del momento, se l’è completamente dimenticato. Quasi tutti si sono dimostrati ben rodati, solo il nuovo tastierista Freddie Ravel, subentrato all’improvvisamente assente Chester Thompson, avrà bisogno ancora di un po’ di chilometri sulle spalle prima di poter giustificare la successione a nomi del calibro dei suoi predecessori Gregg Rolie, Tom Costner, Leon Patillo, Alan Pasqua e compagnia.

La scelta dei brani e tutto il concerto erano puntati interamente sugli hit, soprattutto quelli di “Supernatural” come “Maria, Maria”, “Africa Bamba”, “Smooth” e “Corason Espinado”. Con una scaletta così hanno scaldato in un attimo il cuore di tutti quelli che hanno scoperto Santana con il capitolo più recente (i malpensanti direbbero “da MTV”) della sua lunga carriera. La maggior parte del pubblico, soprattutto la parte femminile, si è lanciata entusiasta nelle danze a ritmo di salsa, mentre gli sguardi dei buongustai della musica erano puntati soprattutto sull’abilità strumentale dei singoli, con in testa il maestro della chitarra, che come previsto ha brillato con tanti assoli improvvisati.

Come da copione, i Santana hanno condito il concerto con qualche jam stravagante tra un pezzo e l’altro, cosa per cui sono famosi fin dagli inizi della carriera. Come da tradizione non sono mancati nemmeno gli assoli dei singoli, durante i quali il capo della chitarra si è tatticamente ritirato in un angolo del palco, lasciando ai suoi tanti collaboratori la possibilità di godersi, uno per uno, il loro momento sotto i riflettori, a conferma della sua totale assenza di vanità. In generale Carlos Santana è una figura di palco piuttosto tranquilla, che durante lo show non cerca affatto di mettersi in primo piano, tranne quando arriva il momento per un’improvvisazione di chitarra a briglia sciolta.

Quelli di noi che hanno a cuore la fusion di qualità, dopo la serie di hit latin pop rock del periodo più recente, aspettavano impazienti qualche vecchio classico e hanno finalmente vissuto i loro “cinque minuti” con una splendida versione dello storico standard “Evil Ways”. Da lì sono passati senza paura alla mantra latin rock “A Love Supreme”. A questo punto del concerto Carlos, da simpatizzante di lunga data dei movimenti spirituali orientali e autentico figlio dei sixties arcobaleno, si è ritagliato un po’ di tempo per un breve sermone sull’importanza della pace nel mondo e sul rapporto tra amore e paura. Di belle parole ne sono state dette tante. Bello e giusto, per carità, ma è facile predicare di autorealizzazione spirituale quando si è uno “con le tasche piene di tutto”, tra l’altro illustre adepto della setta scientologica e orgoglioso proprietario di una catena di ristoranti hollywoodiana, mentre un bambino affamato in mezzo all’Africa centrale, nella lotta quotidiana per sopravvivere, non può nemmeno permettersi di pensare a certe cose.

Con una piccola delusione per tanti fan, quella sera dalla scaletta sono stati cancellati i classici di sempre “Soul Sacrifice” e “Incident at Nashabur”. Personalmente ho sentito la mancanza anche di “Samba Pa Ti”. Naturalmente però non si sono concessi il lusso di dimenticarsi per caso del più celebre classico di Santana, “Black Magic Woman/Gypsy Queen”, dove sono riusciti a evocare quella spontaneità e quella magia d’atmosfera straordinaria che adornavano i primi album di Santana, quando lo spirito corporativista di certi suoi lavori più recenti era ancora un lontano futuro. Per il gran finale lo stregone della chitarra ha incantato con una versione eccezionale del classico “Jingo”, che è esplosa con tutta la sua forza in selvaggi ritmi di danza africani, in perfetta sintonia con la proiezione video in cui comparivano danzatori di varie tribù africane.

Nonostante la mancanza dei vecchi classici, un concerto un po’ più corto di quanto ci aspettassimo e l’assenza di quegli sketch spiritosi che Carlos di solito si concede volentieri, per tutto il resto abbiamo assistito a un’ottima esibizione della leggenda della chitarra e dei suoi pupilli, che per tutta la serata sono riusciti a creare un’atmosfera eccezionale. L’impianto audio è stato fenomenale dall’inizio alla fine, tanto che non faceva quasi differenza dove ti trovassi durante lo show. Il leggendario chitarrista ha giustificato in pieno la sua fama e dimostrato perché fa parte del pantheon dei più grandi del suo mestiere. Speriamo che la strada lo riporti presto (insieme a una setlist un filo più retrò) vicino al confine sloveno.

foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

1.Maria, Maria (Aranjuez intro) 2.Foo, Foo 3.Africa Bamba 4.Life Is For Living 5.Everybody’s Everything 6.Love Of My Life 7.She’s Not There 8.Evil Ways / A Love Supreme 9.Hot Pants Power 10.Black Magic Woman / Gypsy Queen 11.Oye Como Va 12.Europa 13.Smooth /Dame Tu Amor —bis— 14.Corason Espinado 15.Jingo

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