Il sudest rimescola le carte al Kino Šiška! (2009)
Luogo: Kino Šiška / Lubiana
Data del concerto: 23.09.2009
Numero di spettatori: 400
Prezzo del biglietto: 6 €
Giovedì scorso, nel rinnovato Kino Šiška (o, se preferite, nel centro di cultura urbana), è sbocciata la prima parte della serie di concerti YU GO!, nata per far luce su quello che succede in musica nei territori della ex madrepatria comune. Si tratta di un tentativo ambizioso di mettere in vetrina il fermento della cucina musicale ex jugoslava, che ha confermato i sospetti: più si scende verso sud, più la roba seria bolle in pentola, e dal sudest dei Balcani nuove forze musicali fresche si spingono verso la parte “civilizzata ed europea” della regione. La prima tappa dello sbarco balcanico è andata in scena sotto la regia dei pezzi grossi di Trbovlje We Can’t Sleep At Night, degli alternativi elettro di Belgrado Petrol e dell’immancabile, sempre ottimo “chansonnier” bosniaco Damir Avdić!
WE CAN’T SLEEP AT NIGHT
A inaugurare la serie di concerti YU GO! sono stati i We Can’t Sleep At Night di Trbovlje, un collettivo giovane dal messaggio musicale d’avanguardia, le cui origini risalgono al 2004. I We Can’t Sleep A Night non fanno nulla per nascondere le loro simpatie per il fracasso post punk dei primi anni ’80 del secolo scorso. Brani brevi e crudamente asciutti, con cui il trio si è preparato bene all’assalto all’arma bianca, con una bella rilettura dei dettami base del post punk, dove la resa solo raramente si discosta da un’intensità altissima: faranno pure un po’ di nostalgia, ma questo non vuol dire che i ragazzi dello Zasavje non vadano a ficcare il naso oltre i confini musicali di casa. I ragazzi, visibilmente in forma, ci hanno infatti sorpreso con una buona dose di flessibilità che, nonostante una certa prevedibilità nei giri contagiosi di basso e chitarra, ha regalato anche qualche escursione rinfrescante verso il surf e il pop. Per dare un valore aggiunto in più alla loro esibizione, però, di svolte simili non ce n’erano abbastanza, il che dice chiaro e tondo che i We Can’t Sleep At Night sono ancora a metà della fase iniziale della loro maturazione creativa. Avanti così, ragazzi, con coraggio.
PETROL
L’esibizione dei belgradesi Petrol era stata presentata come uno dei picchi della serata di giovedì al Kino Šiška. Parliamo di un trio portabandiera della cosiddetta nuova scena serba, che maneggia con efficacia un intreccio fatto di un’ampia gamma di riempitivi sintetici, impianti di chitarra affilati e voci tonanti. Suona semplice, e lo è! I Petrol sono campioni spontanei e del tutto naturali della cucina elettro minimalista, con la sperimentazione su suono e contenuti come priorità assoluta.
Che i Petrol amino muoversi dalle parti della cultura popolare lo ha mostrato senza vergogna una scaletta fatta di ciliegie, che si è appoggiata come previsto sul primo album Nezgodno vreme opasni dani. Il trio ha strappato l’entusiasmo del pubblico di Šiška servendo con convinzione la semplice formula del pop elettrico, spesso orientato al ballo, che con il supporto di numerosi aiuti elettronici, dal bassintetizzatore agli inserti di sampler, ha costruito senza sosta un’atmosfera eccezionale. Vale anche la pena sottolineare che il gioco sintetico dei tasti bianchi e neri, servito nel modo più minimale possibile, viene fuori ancora meglio proprio grazie alla chitarra del frontman Ilija. I due elementi, pur fortemente in contrasto, si completano alla grande, e la simbiosi crea l’immagine sonora vitale della band, alimentandola con un’organicità palpabile e accessibile anche a un orecchio poco esigente. I Petrol non complicano le cose, probabilmente perché non sono nemmeno capaci, ma soprattutto perché complicarsi la vita non gli interessa. Questo non significa che la band si tiri indietro davanti all’improvvisazione, intesa come scoperta spontanea di diverse deviazioni sonore verso l’astratto. Ed è proprio per questa presenza che i belgradesi si piazzano più facilmente da qualche parte tra l’alternativo e il popolare. Innocuamente simpatici, ma comunque abbastanza diversi!
DAMIR AVDIĆ
Man mano che si avvicinava l’esibizione della principale attrazione della serata, ci si poneva sempre più spesso una domanda da accademici. Come avrebbe fatto Damir Avdić, uno spilungone di Tuzle, da solo sul palco, praticamente nudo dal punto di vista esecutivo, con addosso solo una chitarra, a rilanciare il mix di flussi energetici dei suoi predecessori e, come si conviene a un headliner, a portare la serata al suo apice energetico e artistico? La risposta sta in una presenza scenica fanatica (leggi: fantastica), anzi psicopatica, che ha spedito circa 300 teste ignare di tutto su un sentiero di brutale disintossicazione. Lo spettacolo di Damir è completamente autosufficiente. Un linguaggio succoso, un massacro grezzo di riff e una comunicazione molto sentita con il pubblico si fondono in un caos indescrivibile di emozioni semplici come quelle dei bambini, che pretendono così tanta attenzione che qualsiasi presenza di una band di accompagnamento sarebbe stata di disturbo, se non addirittura blasfema. Nel reclutare (con le buone o con le cattive) i suoi fan, Damir Avdić non va per il sottile. Con un vocabolario cesellato in puro stile balcanico, che non lesina critiche feroci alla corruzione e alla depravazione dei rapporti sociali, e ancora meno parolacce succose, Damir sul palco minaccia e sputa a destra e a manca, mentre i suoi versi provocatori servono volentieri un quadro senza fronzoli delle schifezze della vita di tutti i giorni.
I dubbi sul fatto che Avdić avrebbe faticato a evocare dal vivo la grezza energia dell’album Mrtvi su mrtvi (la recensione di RockLine la trovi qui) sono evaporati fin dal primo istante, quando il bosniaco sbrindellato ha imbracciato la sua Gibson e, sulle ali di una cannonata verbale senza cuore, si è lanciato kamikaze nel mondo della follia. Anzi, proprio la chiusura della prima parte della festa YU GO! ha rivelato che Avdić lo vivi nella sua forma più autentica solo a contatto diretto, su un palco, dove la mimica facciale incontrollata di Damir, insieme a una coreografia tutt’altro che quotidiana, aggiunge definitivamente un salto di livello insospettabile a quel casino psicopatico che si sente su disco! Un pezzo unico, senza paragoni!
Foto: Mojca Perdih
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