Festival kreativnih kitaristov a Kranj: la nona edizione (2009)
Luogo: Rock bar Down town
Data del concerto: 01.10.2009
Pubblico: 200 persone
Prezzo del biglietto: 5 euro
Una gelida sera d’ottobre nel cortile del Rock bar Down town di Kranj era tutto fuorché l’ideale per sgranchirsi le dita e fare un po’ di ginnastica tra i tasti, come invece ogni anno propone il ormai tradizionale Festival kreativnih kitaristov. La gara, organizzata dall’Art center e in cui negli anni scorsi hanno trionfato tra gli altri Bor Zuljan, Primož Grašič e Mark Pader, è già alla nona edizione, e una delle sue particolarità è che ogni volta si tiene praticamente in un posto diverso. Il cortile del locale in questione, che in questi giorni ospita il terzo Down town festival, era senza dubbio una scelta azzeccata, ma l’inattesa ondata di freddo autunnale ha costretto i concorrenti, come detto, a dedicare un po’ più di tempo a riscaldare e stirare gli arti superiori.
Quando verso le nove i ragazzi degli Obroč di Ilirska Bistrica hanno chiuso il loro set, è cominciato il bello. Per la statuetta d’acciaio di Jože Volarič se la sono giocata stavolta Nejc Ušlakar, Jure Podlesnik, Blaž Potrebuješ, Žiga Gros e il duo di chitarristi David Arnež & Jure Korošec. Ad aprire le danze è stato Podlesnik, che con un chitarrista ritmico al fianco ha sparato un po’ di ritmiche thrash e assoli, e a fine esibizione ci ha pure regalato il gran finale sollevando la chitarra e suonando dietro la testa, alla Ivica Kostelić (che ovviamente non va preso come una critica). Dopo di lui è salito sul palco prima di tutti Anže Vidic degli Escape, che nella lista dei partecipanti non c’era, ma abbiamo scoperto presto che accompagnava il suo giovane e promettente allievo, appena diciassettenne, Nejc Ušlakar. Il ragazzo, che è anche il concorrente più giovane nella storia del FKK, non ha deluso. Prima ci ha servito un’intro acustica, poi qualche ritmica più ruvida, ha usato bene gli inserti classici per mostrare le sue doti tecniche, decisamente incoraggianti per la sua età, e ha chiuso con una cover di Sweet child o’ mine. Dopo Ušlakar è toccato a Žiga Gros, che conosciamo da High Voltage e Skystation e che, con la sua esperienza, avrebbe forse potuto mostrare qualcosa di più, ma con un uso abile della pedaliera, del volume pedal e dell’effetto whammy ha creato un’atmosfera più che adeguata. L’esibizione più energica l’hanno portata David Arnež e Jure Korošec dei First strike di Radovljica, accompagnati al basso da Miha Oman, membro dei Mit. I ragazzi hanno messo in scena un vero attacco sonoro, in cui i due chitarristi si sono scambiati qualche assolo e qualche ritmica moderatamente saltellanti, e a distinguersi, per presenza e abilità (e un po’ meno per la copia di Les Paul), è stato soprattutto il biondo Arnež. La gara l’ha chiusa poco dopo le undici Blaž Potrebuješ, poi il palco è passato ai progsters Doggy’s tones e a Tadej Košir, che al momento vende i suoi servigi chitarristici ai Neishi.
Certo, sul palco non abbiamo visto niente di nuovo: la chitarra, diciamocelo, è uno strumento che negli ultimi venticinque anni, sia nel suono che nella tecnica, non è cambiato granché. Tra i concorrenti, almeno sul piano tecnico, abbiamo sentito la mancanza anche di ampiezza e varietà, perché ognuno si è tenuto soprattutto alle prese e alle posizioni che conosce e padroneggia. Così, per esempio, non è arrivata una veloce sgroppata in “picking” lungo tutto il manico, che di solito porta più ovazioni e punti, e abbiamo cercato invano anche l’elemento più difficile, i cosiddetti sweep, con cui ancora oggi si separano i buoni chitarristi dai fuoriclasse. Anche se ormai hanno una barba piuttosto lunga, le tecniche chitarristiche offrono comunque un mare infinito di materia da studiare, e vale ancora che un buon chitarrista non è quello che si aggrappa a un solo elemento, ma quello il cui sapere è impreziosito dall’ampiezza di cui sopra. Anche dal punto di vista compositivo la gara di quest’anno non ha offerto picchi né particolare originalità: il programma era fatto per lo più di ritmiche masticate e rimasticate, pattern pentatonici e cover prevedibili. Per il resto, i concorrenti hanno portato a casa le loro esibizioni con lode e, considerando l’età di alcuni, hanno mostrato una bella dose di coraggio e determinazione. Se continueranno a limare e ad allargare le loro conoscenze, arricchendole con la giusta vena creativa, per il futuro della musica chitarristica non c’è nulla da temere. Un applauso, in fondo, va anche all’Art center, istituto per la cultura giovanile che con il Festival kreativnih kitaristov si prende cura di questa eredità del rock, che evidentemente ha contagiato anche la generazione di chi, ai tempi dei suoi anni d’oro, non era ancora nato.
E il vincitore? L’esperto Žiga Gros. Complimenti anche da parte di Rockline.
Foto: Tomo Jurca
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