Izbruhov Metalfest 2009 (2009)
Autore: Rok Klemše
Luogo: Izbruhov bazen, Kranj
Data del concerto: 02.10.2009
Numero di spettatori: 0
Il tempo vola: è già ottobre, e con lui è arrivato il momento del nuovo Metalfest all’Izbruhov bazen di Kranj. Il Bazen è e resta una delle scene più vive del metal di casa nostra, e l’atmosfera unica da “old-school” della sala fa sì che i concerti metal che ci si tengono restino sempre nel cuore. Farsi un giro all’Izbruhov Metalfest ogni ottobre è praticamente un obbligo, perché in due giorni la crew mette in fila un bel po’ di ottimi nomi locali. E con un occhio di riguardo a quelli che non si vedono in ogni bettola, a ogni sagra di paese e almeno due volte a settimana.
A scaldare il Bazen nel secondo giorno del festival ci hanno pensato i Woli Wo di Grgar. Una buona mezz’ora di alcoweed thrash, un set rilassato e un frontman, Beni, simpaticamente brillo, che suona come Abbath sotto speed. La musica in sé non è niente di che, ma l’esibizione è stata sicura ed energica, le palline al rum probabilmente dolci, e pezzi alla Satan iz gozda sembrano una specie di versione metal di Slon in sadež/Zmelkoow.
Dopo toccava agli Aeonic, che però purtroppo sono rimasti senza batterista e di conseguenza hanno dovuto cancellare la serata al Metalfest. Ma la sostituzione è stata più che all’altezza. Sul palco del Bazen, dopo due anni, sono tornati i maestri carinziani del death/thrash metal progressivo/tecnico, i Wartune. Concerto attesissimo, visto che a parte il Metalkrampa i Wartune non si vedevano su un palco da due anni belli pieni. Considerando quanto di rado salgono sul palco, vederli dal vivo è un vero piacere. I ragazzi sono un vero balsamo per le orecchie di chi ama la musica “un filino” più complessa, e di trucchi che non farebbero vergognare né i Death, né i Pestilence, né i Cynic, né gli Atheist, i Wartune ne hanno in manica a bizzeffe. Tre quarti d’ora buoni di lezione su come tenere la testa attaccata al collo mentre non vuole proprio saperne di smettere di girare. La formazione nuova-vecchia dei Wartune è fantasticamente affiatata e sul palco si vede che si diverte. I riff tecnici che escono dalle dita del duo di chitarre Ozi/Piko volano che è una follia, assoli fenomenali pieni di atonalità e disarmonie arrivano da tutte le parti, e di idee così buone non si lamenterebbe nemmeno Masvidal. Quello che fa Tilen al basso è al limite delle capacità umane, ma le linee non sono solo tecnicamente incredibili e complesse, sono anche pensate e completano con cura le chitarre. Anche le randellate di Lenart sulle povere pelli non smettono di stupire, e Hosta vocalmente è ancora meglio dell’ultima volta che ho visto i Wartune. L’intensità è cresciuta dal primo pezzo, Sights of Remorse, fino all’ultimo brano, e i Wartune ci hanno servito anche una filosofica classica dei Death, suonata così bene che avrebbe reso fiero pure Chuck. Non so se la colpa sia delle emissioni di ferro dalla Železarna Ravne (Metal!) o se in Carinzia ci sia uno strano numero di incroci dove i ragazzi, alla Robert Johnson, vendono l’anima al diavolo. Ma una cosa è chiara: i Wartune sono una delle migliori band slovene, e posso solo ripetere la frase che scrivo alla fine di ogni report sui Wartune: quando esce il disco!?
Ai tempi più vecchio stampo del vero heavy metal ci hanno riportato i giovanissimi Shutdown, che hanno tirato fuori tre quarti d’ora di heavy metal vero, true e di grande qualità, nello stile dei vecchi Judas Priest, Saxon e Iron Maiden da una parte, e dall’altra dell’hard rock alla Van Halen. Il risultato è un hard ‘n heavy contagioso e cantabile, che gli Shutdown dal vivo portano con un’energia pazzesca, soprattutto grazie all’inarrestabile cantante Egzi, che cresce in fretta anche su un palco più grande di quello del Bazen. A far scapigliare ci hanno pensato gli inni heavy metal che stanno diventando dei veri evergreen di casa nostra, e non c’è da stupirsi: l’esecuzione è fantasticamente energica, e i ritornelli dei devastanti pezzi heavy Križarji, Valkira e Virginia sono così contagiosi che ti restano in testa già dopo i primi ascolti. E la cosa più lodevole è che gli Shutdown sono ancora dei “mocciosi”, in media sui freschi 18 anni, e sul palco si comportano come vecchi gatti da concerto che tormentano le assi dei palchi dal 1989.
Per una prosecuzione più brutale ci hanno pensato i venerati adoratori delle vulve, gli unici porn grinder di casa nostra, i Vulvathrone. Se gli Shutdown avevano avvolto il palco in ritmi romantici e nostalgici di heavy metal, i Vulvathrone, già con il primo pezzo Allure of Domination, lo hanno deflorato nel modo più perverso. Reduced to a Sexual Object hehe. I ragazzi hanno dominato il palco con un mix di pezzi del primo disco e del nuovo album appena uscito, Passion of Perversity. I Vulvathrone hanno brutalizzato con successo i presenti in sala, e hanno fatto breccia nella parte più delicata del pubblico con i brani Kurva, Toilet Slut e The Cult of Vulva. Con i pezzi del nuovo album hanno dimostrato che è un grande passo avanti rispetto al debutto, e le tre voci brutali e aggressive funzionano ancora alla grande.
Con gli Eruption abbiamo thrashato fino a Lifeless Paradise, il debutto della band appena uscito. I ragazzi hanno suonato il disco per intero e in tre quarti d’ora buoni ci hanno guidati, sotto la direzione di Tim, partendo da un’ottima intro strumentale in Twisted Reality, piena di linee eccellenti e di una struttura dinamica e movimentata. Poi una botta senza compromessi di vero old-school thrash metal pieno di riff crudi, assoli virtuosi e una sezione ritmica devastante. Gli Eruption, ovviamente, non possono fare a meno dell’immancabile Bucot, che ha svolto il compito vocale in modo eccellente. Purtroppo, però, proprio gli Eruption si sono beccati il suono peggiore della serata, con fischi e frusciii che non sembravano finire mai. Ciononostante hanno presentato con sicurezza, nonostante i problemi tecnici, un ottimo debutto, pieno di inni thrash aggressivi che sono e saranno classici da concerto sui palchi di casa nostra.
A chiudere in modo eccellente il Metalfest 2009 ci hanno pensato i Lene kosti, che si sono meritati il posto da headliner. Fin dall’inizio il mitico frontman Milan Krušič ha di nuovo piazzato una sorpresa tutta sua: vestito con l’inquietante camice da chirurgo psicopatico del suo alter ego Dr. Evil, è sbucato da dietro il palco, ha attraversato il Bazen a nuoto e ci ha salutati con il classico I Got the. I Lene kosti a ogni concerto giustificano più che mai il loro ritorno sui palchi, e forse proprio il concerto di Kranj è stato il picco di tutte le attività live della formazione rimessa insieme. La band è partita a tutta energia con un set di classici mescolati a pezzi nuovi, che finiranno nel disco in arrivo, che il gruppo sta registrando proprio ora. Dopo il devastante pezzo heavy metal Stones of Death, il chitarrista Giovani Kavaš si è buttato al collo una chitarra acustica, e questo poteva significare una cosa sola: la fantastica esecuzione del classico dei Judas Priest (Joan Baez) Diamonds&Rust, in cui il malvagio dottore dimostra di che pasta vocale è fatto! Poi, per niente pigri a giudicare da come si agitavano sul palco, i Lene kosti ci hanno dato un assaggio di tre pezzi nuovi che suonano davvero promettenti, ci hanno fatto contenti con un classico degli ZZ Top e fino alla fine, senza prendere fiato né fermarsi, hanno sfilato hit dopo hit, classico dopo classico. Gli inni heavy metal devastanti, che i Lene kosti nel loro stile unico mescolano al punto giusto con influenze energiche, quasi danzerecce, di boogie rock, sono stati interrotti anche dalla novità Play With Fire e dall’interessante strumentale The Sting. Nel brano probabilmente più riconoscibile della band, Russian Girl, questa volta ci ha guidati il batterista Miha “Bomber” Nedoh, mentre Milan ha salutato anche il fedele e fanatico fan club della vicina Croazia, venuto a Kranj apposta per questo concerto. Chapeau! Con il ritorno i Lene kosti hanno fatto la mossa giusta, perché a ogni concerto creano la particolare atmosfera di una vera festa metal/rock. Non vediamo l’ora che esca l’album!
Foto: Robi Lipej (Vulvathrone, Lene kosti)
Nina Grad (Shutdown)
Setlist
WARTUNE: 1. Sights of Remorse 2. Endless Cruelty 3. Return of the Wolves 4. I Am Become Death (The Destroyer of Worlds) 5. Indentified Progression 6. The Philosopher 7. Wartune VULVATHRONE: 1. Allure of Domination 2. Reduced to a Sexual Object 3. Cum-Socket 4. Maxxed Out 5. Kurva 6. Toilet Slut 7. Metaphysics of Torture 8. The Cult of Vulva 9. Psychopatia Sexualis ERUPTION: 1. Twisted Reality 2. Democracy 3. The Sands of Time 4. Electrified 5. Prayers Betrayers 6. The Auditors 7. Inner Wasteland 8. Monumental Mind 9. Playing With Matches LENE KOSTI: 1. I Got the 2. Stones of Death 3. Diamons&Rust 4. Uninvited Guest 5. Nightmare 6. Sunrise 7. Tube Snake Boogie 8. Iron Dragon 9. Play With Fire 10. The Sting 11. Time For Love 12. Warrior 13. Russian Girl 14. Rock Power 15. Do Or Die — bis — 16. Russian Girl 17. Rock Power
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