Funk metal da urlo: i Living Colour in Slovenia per la quinta volta (2009)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Kino Šiška / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 24.11.2009
Numero di spettatori: 600
Prezzo del biglietto: 25,00€

Living Colour a Lubiana. La terza volta in carriera! E la quinta in totale in Slovenia! A settembre di quest’anno la band ha pubblicato un album in studio fresco fresco, “The Chair In The Doorway” (2009, Megaforce Records) – recensione di RockLine QUI. La band è legatissima a questo angolo d’Europa ormai per tradizione, quindi non serve “darle la caccia” per le sconfinate distese di latitudini e longitudini del vecchio continente per godersi i suoi concerti. Almeno uno di quelli, se mi concedi di essere un po’ malizioso.

La band è di nuovo in tour, tutta insieme! Carica di una freschezza fuori dal comune, riposata, profondamente ispirata: insomma, cosa può averlo causato? Il semplice fatto che i membri dei Living Colour, William E. Calhoun (batteria), Doug Wimbish (basso), Corey Glover (voce) e Vernon Reid (chitarra), quando non sono i Living Colour sono tutto tranne che fermi. Suonano in un’infinità di progetti “jam” che non conoscono limiti nell’esprimere l’arte attraverso la musica. Per questo, ogni volta che i Living Colour si ritrovano, si sente una coesione e uno slancio incredibili che li spingono, insieme alla sensazione di essere appena all’inizio della carriera: la natura “da ragazzini” non dà proprio l’impressione che si tratti di uomini maturi, oggi una specie di guru, di saggi della musica.

“The Chair in The Doorway” è un nuovo album ottimo, rilassato, giocoso, divertentissimo. I Living Colour si sono avvicinati a tutto in una luce completamente diversa mentre lo mettevano su nastro, rispetto alla vibrazione del fratello maggiore “Collideoscope” (2003), nato in tempi più difficili per la band. La band è entusiasta del nuovo lavoro in studio e si diverte da matti a suonarlo dal vivo. Lo testimoniano anche i 6 brani che hanno infilato in scaletta per questa nuova visita a Lubiana.

Prima del primo violino del funk metal mondiale, a scaldare i presenti in sala ci hanno pensato The Cancel ed Ego Malfunction. Se i The Cancel hanno raccolto attorno a sé una ventina di anime solitarie, molta più curiosità ha suscitato l’esibizione dei rinati Ego Malfunction, che con la cantante Saša vivono una nuova fioritura. Ritmi funk eccellenti e pieni, che hanno tenuto i presenti ben stretti, ma soprattutto la “pericolosa” Saša, che dimostra cosa può portare una vera voce nell’impianto musicale di una band. Come se dentro di lei fosse rimasta intrappolata una “nera”. Voce fantastica, immedesimazione fantastica nella performance sul palco. Un colpo da lotteria, e speriamo che gli Ego Malfunction tirino fuori al più presto, con la stessa energia mostrata al Kino Šiška, anche il loro nuovo album! Una scelta migliore per aprire il concerto dei Living Colour in Slovenia è davvero difficile da trovare, rispetto agli Ego Malfunction. Magari qualche BHC?

L’ora è l’ora. Poco dopo le dieci di sera spuntano le sagome, la sala le saluta con un boato e la band attacca come da copione con i vecchi hit. Middle Man la sala se la sa a memoria, ribolle di calore sotto il palco e la festa comincia. Il quartetto, di ottimo umore, è venuto a ripagare tutti i presenti. Da “Vivid” (1988) non si schiodano e segue il classico Desperate People, che conferma come i Living Colour stasera siano fortissimi al Kino Šiška: sotto il palco “cuocevano” solo i più tosti, gli altri, i “furbi”, si sono tenuti a qualche robusto metro dal palco, dove il suono durante il concerto era migliore.

Già l’anno scorso alla Cvetličarna i Living Colour avevano mostrato quanto diavolo di ben oliata sia la band, ma stavolta l’ambiente che li ha accolti era incomparabile. Palco ampio e spazioso. Reid saltava come impazzito durante i primi tre brani e per poco non è volato giù dal bordo del palco mentre sfrecciava attraverso la carne dei suoi assoli “velenosi”. La nuova chitarra Parker (modello signature “Fly DeLuxe”) ha preso il posto della celebre “Hamer” variopinta.

Si prosegue con il nuovo album, i cui brani dimostrano quanto funzionino bene accanto al materiale più vecchio. Se Bles Those mostra il lato spiritosissimo della band, con l’eccellente intesa tra Wimbish e Reid nelle strofe, il brano più pesante e metallico del nuovo disco, Decadence, riflette il lato oscuro, quello che mostra i denti ribelli con cui i Living Colour hanno saputo mordere eccome, e mordono eccome forte anche oggi. Funziona particolarmente bene anche Young Man, con un’ottima combinazione di ritmo da ballo nelle strofe e un passaggio diabolico verso un ritornello furioso e tagliente, carico di oscurità. Behind the Sun invece con la sua leggerezza giocosa alleggerisce il peso del resto del materiale, con cui ieri i Living Colour ci hanno tenuti ben dritti in piedi. Come detto. Il nuovo album è davvero un nuovo, potente momento espressivo nell’evoluzione musicale di questa band, e a confermarlo in tutto e per tutto è anche la sua resa dal vivo.

Le grandi proiezioni sullo sfondo hanno buttato benzina sul fuoco dell’eccezionale coesione ritmica, dell’incredibile combinatoria che arriva dalla pura scuola jazz, del senso del gioco spontaneo, della sensazione che a tratti nemmeno i Living Colour sappiano per un attimo dove andrà a parare il pezzo che stanno suonando e dove li porterà. I ragazzi sembrano in trance. La chimica è incredibile. Seguirli è difficile, la cosa migliore è abbandonarsi semplicemente a questa magia. Corey alla voce è ancora perfettamente conservato. Con gli anni si è un po’ calmato nei movimenti sul palco, ma voce ed esecuzione sono ciò che ne fa davvero uno dei migliori “frontman” in circolazione, a cui il carisma non manca mai. Lo stesso vale per tutti e quattro. Il primo a farsi avanti è stato Vernon in Flying (“Collideoscope”, 2003), dove si è concesso un’avventura solista scatenata e ha dilatato il pezzo di una dozzina buona di minuti improvvisando. Qualcosa di simile ha fatto poi Doug Wimbish, “lanciandosi” nel suono stridulo dell’assolo del suo basso nella seconda metà di Bi (“Stain”, 1993). Wimbish, tra l’entusiasmo del pubblico, è saltato giù dal palco in mezzo alla gente e ha sparato un assolo davvero chilometrico che non voleva proprio finire. Il maestro William E. Calhoun ha poi messo in scena un vero show time con un assolo di batteria di 15 minuti, ancora una volta un capitolo a parte. Già solo questo momento, quando Will attacca l’assolo, è un invito ad andare a vedere lo show dei Living Colour. Follia totale. 

Affascinante è la manipolazione del suono, da sempre marchio di fabbrica della band, ciò che l’ha resa così irresistibile. Se nel 1993 alla Hala Tivoli la chitarra di Vernon durante gli assoli suonava come un sassofono, oggi Vernon può scegliere tra una pletora di suoni che combina. In questo si completano tutti e tre. Calhoun, Wimbish e Reid. E questo porta un ulteriore pizzico di sale ai concerti della band, che attira gli appassionati della loro musica. Curioso il fatto che Calhoun spesso “sfasci il ritmo” con l’improvvisazione nelle strofe, mentre i passaggi li suona quasi in modo banale. Esattamente il contrario di quel che ci si aspetterebbe. L’espressione del brano resta comunque compatta in tutto.

Soprattutto la gente si è sciolta quando la band è passata a Glamour Boys e le prime file saltellavano con la band, specie nel ritornello. Ha funzionato alla grande il nuovo brano Bless Those, che ha offerto un quadro del tutto identico di collaborazione sull’asse band – pubblico.  Il finale intenso è toccato, ovviamente, di nuovo ai classici. Un momento di grande festa l’ha offerto Elvis Is Dead, classico di “Time’s Up”, che la band aveva eseguito a Lubiana già nel 1993. All’epoca la formazione presentava in giro per il mondo l’album “Stain”; curioso che nella scaletta del Kino Šiška abbiano incluso ben quattro brani da quel disco, il che ha amplificato certe emozioni di nostalgia. In quel bel giorno lontano, il 23.06.1993, Corey al Tivoli saltava sul palco con la maglia della nazionale slovena di hockey, e Reid mise in scena teatralmente un vero stage diving.

Ovviamente non si può non fare Cult Of Personality, che risveglia anche i visitatori più “pigri” in fondo alla sala. Dopo le ovazioni rumorose i ragazzi tornano e suonano una “limata” In Bloom, cover dei Nirvana. Così hanno offerto una prova diretta di come si possa rendere ascoltabili perfino i Nirvana. La sensazione era simile a quella di passare da una “Cinquecento” a una Ferrari Testarossa, o di veder spuntare da un cassonetto dei rifiuti il Taj Mahal indiano.

Dopo il concerto i membri della band si sono alternati al banchetto ufficiale del merchandise (“merchandise”), firmando autografi, facendosi fotografare con i fan e scambiando due parole. Un’altra serata di concerto intensissima al Kino Šiška, che ha dimostrato ancora una volta che i Living Colour restano un’entità musicale inafferrabile, degna di tutta l’ammirazione, nella creazione del proprio mondo musicale unico.

foto: Aleš Podbrežnik

*L’intervista al batterista dei Living Colour William E. Calhoun per RockLine, fatta prima dell’esibizione della band a Lubiana il 24.11.2009, la puoi leggere QUI.

Scaletta

1. Middle Man 2. Desperate People 3. Auslander 4. Ignorance Is Bliss 5. Burned Bridges 6. The Chair 7. Decadance 8. Go Away 9. Flying 10. Bi 11. Drum solo 12. Glamour Boys 13. Young Man 14. Behind The Sun 15. Bless Those 16. Elvis Is Dead 17. Type 18. Cult Of Personality —bis— 19. In Bloom (Nirvana cover)

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