Epic Rockline Contest no. 3, stavolta sotto il napalm del metal! (2010)

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Luogo: Rock Cafe / Postumia
Data del concerto: 06.01.2010
Numero di spettatori: 0
Prezzo del biglietto: ingresso gratuito

La carovana dell’Epic RockLine Contest non si ferma davanti a niente e tira dritta, testarda, anche nel 2010. Il terzo atto del festival delle band emergenti al Rock Cafe di Postumia ha battezzato questa volta uno sferragliare metallico a opera di tre collettivi promettenti: Sagaris, Brezno ed Eternity. Una serata coi fiocchi, che ha servito tre robuste dimostrazioni di altrettante varianti del metal e ha confermato la vecchia regola secondo cui le anime più fedeli, pronte a sostenere i propri beniamini in qualsiasi momento, si nascondono proprio nelle falangi di appassionati del metal!

SAGARIS
I Sagaris, nonostante la giovane età, hanno dimostrato di avere la mentalità metal studiata a menadito. Con un’intensa presenza scenica e una comunicazione che col pubblico non conosce vergogna, i ragazzi si accaparrano in un attimo una bella dose di simpatia. La grinta e l’intransigenza dei giovanotti si sposano alla perfezione con la determinazione tutta giovanile che hanno negli occhi, e il risultato è un caso da manuale di idealizzazione incontaminata del folklore metal, cioè proprio di quel darsi alla musica col cuore, senza forzature, che oggi sfugge fin troppo spesso. L’asso nella manica più grosso dei Sagaris è il chitarrista e cantante Luka Žnidaršič. Il popolare “Lux” ama fare l’occhiolino alle esibizioni da dita veloci che, in mezzo al fervore dello slancio giovanile, non di rado suonano forzate, o meglio esagerate, ma comunque risultano fastidiose solo per i più pignoli. I Sagaris non si lasciano turbare da brontoloni di questo tipo e sfrecciano decisi lungo la strada del death metal armonico. Armati di un “senso stasiano per le finezze”, servono una manipolazione chitarristica carica di riff piuttosto basilari, che gli amanti del massacro distorto accolgono volentieri tra gli strati luccicanti di sporcizia auricolare. La sezione ritmica, ben compatta, ha sì perso per strada qualche ottavo o più per colpa del batterista Tilen Volščanšek, ma di potenziale qui ce n’è senza dubbio in abbondanza. Si rispecchia soprattutto nella complessità inaspettata delle idee originali presentate. Come composizione i Sagaris sono probabilmente persino troppo maturi, nel senso che, come si conviene ai “denti da latte”, al momento dell’esecuzione risultano visibilmente troppo morbidi sul piano tecnico, non tanto individualmente quanto collettivamente. Detto papale papale, i ragazzi puntano senza dubbio nella direzione giusta, imbottiti di caricatori di arroganza e disobbedienza quanto basta, e questa chiede regolarmente il suo pedaggio sotto forma di inutili complicazioni sul palco, a causa delle quali più di un motivo ottimamente concepito perde presto la sua carica originale. Un “problema” che i Sagaris con concerti regolari, e di conseguenza con un po’ di esperienza accumulata, risolveranno senza dubbio presto.

BREZNO
Il metal, una delle forme di espressione musicale più intransigenti, nel corso degli anni ha imparato a superare l’ossificazione dei suoi confini di genere originari e, nelle incarnazioni successive, per la voglia di sopravvivere, ha imparato a rispettare stili musicali un tempo tutt’altro che accettabili. Con la scomparsa dei pregiudizi, col tempo si è intrecciato in modo indissolubile con le radici di forme musicali spesso disprezzate in passato.

Un “boom” evolutivo simile a quello appena descritto, con il metal che cresce in sfere un tempo inconcepibili, è toccato fra gli altri anche ai folk-metallari Brezno. Si tratta di una formazione a sei che ha fuso in modo efficace elementi riconoscibili del metal con le caratteristiche di base della musica folk. Ma attenzione: a differenza di una pletora di band incrociate con generi affini, i Brezno cercano ispirazione creativa soprattutto a oriente, rovistando nella mitologia dei nostri fratelli slavi, una novità senz’altro gradita nel panorama musicale di casa nostra. I Brezno hanno fatto il loro lavoro in modo convincente, nonostante i fischi fastidiosi degli ampli, a tratti davvero molesti. Il sestetto punta su un approccio piuttosto basilare, che non lesina arrangiamenti ingegnosi, una dimostrazione da manuale di ottimo affiatamento e un’armonizzazione corretta nei salti dinamici. Questi ultimi, nel proporre melodie contagiose, costruiscono su un abito sonoro ambientale ricco di colori, che con il suono marcato del flauto e il “falsetto” della cantante Inez non fa che sottolineare la presenza dell’elemento epico. La ragazza, com’era prevedibile, si muoveva nei registri vocali alti. Una fatica, anche se per un set di ¾ d’ora, che in certi punti ha fatto saltare alla voce principale della band un bel pezzo di intonazione, ma niente paura. I Brezno restano ottimamente sostenuti a livello vocale anche grazie alle voci d’accompagnamento della tastierista Katarina e del cantante occasionale Mitja, che di mestiere sarebbe il bassista.

Le band che battono la strada della tradizione musicale folklorica oggi raramente offrono qualcosa di sorprendentemente nuovo. Con i Brezno, a salvarci in una certa misura dall’etichetta di logorio stilistico è stato senza dubbio anche l’uso della lingua slovena, che fa sembrare tutto molto più genuino e a portata di mano.

ETERNITY
L’atto finale della terza serata dell’Epic RockLine Contest ha servito una dimostrazione pittoresca di un altro sottogenere: stavolta il gothic metal sinfonico, o meglio la sua variante più morbida. Gli Eternity, in cerca del proprio posto sotto il sole del metal, hanno virato le vele con coraggio in un’altra direzione, verso una melodia zuccherosa che però, come da regola, resta circondata da spessi strati di un’intonazione abbastanza ruvida di brulichio chitarristico distorto. Questi combattenti di Nova Gorica si appoggiano evidentemente a elementi in un modo o nell’altro rifusi dai tratti espressivi della scuola musicale scandinava. Per lo più si tratta di trucchetti da trend ormai stramasticati, che gli Eternity hanno deciso di arricchire con una dose abbondante di presenza scenica e, naturalmente, con l’ottima voce di Jasmina Lozar, che però nella battaglia per il cuore del pubblico resta piuttosto sola. Inserire una seconda voce d’accompagnamento sembra quasi necessario, non tanto per la voce principale, che è sicura in ogni aspetto e porta giustamente il grosso del peso dell’identità della band, quanto soprattutto per riempire in modo più concreto un quadro sonoro spesso mutevole ma splendidamente rifinito, che pare fatto apposta per mettere alla prova la gamma interpretativa della cantante. Con quest’ultima gli Eternity colpiscono su due fronti. Mentre lungo tutta la durata del primo consegnano una possente cannonata di riff del tandem di chitarre appena schierato, sull’altro lato si accumulano sensi melodici che per origine sono più vicini ai approcci musicali popolari. Naturalmente queste “metamorfosi”, con cui gli Eternity pescano di proposito il più ampio possibile nello spazio musicale, richiedono una bella dose di manovre di compromesso, che può essere un’arma a doppio taglio eccome. Soprattutto con un pubblico così intollerante verso la “svendita musicale” come quello metal.

Per finire mi sembra doveroso scrollare giù ancora qualche pensiero critico sulla presenza scenica di cui sopra. Agli Eternity il coraggio non manca di certo (alla fin fine l’hanno confermato con l’uso della pirotecnica, che ha gentilmente testato la reattività dell’allarme antincendio del Rock Cafe), eppure i ragazzi e la ragazza con la loro messa in scena pomposa esagerano, per usare un eufemismo. Le loro incursioni coreografiche sembrano teatrali, fino a un certo punto persino arroganti, e comunque agli occhi della “ciurma” metallara tutta d’un pezzo piuttosto di cattivo gusto e respingenti.

Foto: Mojca Perdih

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