The Root of All Evil

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Autore: Rok Klemše

Artista: Arch Enemy
Etichetta: Century Media
Uscita: 2009
Durata: 52:29
Voto: 2.5/5

Arriva il momento, per ogni band, in cui bisogna voltarsi indietro, ripulire la soffitta e spolverare gli scaffali. Vale ancora di più se alle spalle hai una carriera di quindici anni. È esattamente quello che hanno fatto i campioni svedesi del death metal melodico Arch Enemy con il nuovo disco The Root of All Evil. I ragazzi guidati dalla “diva satanica” Angela Gossow, però, non si sono limitati a mettere insieme una raccolta di pezzi alla best-of: hanno deciso di ri-registrare alcuni dei brani più famosi dei primi tre dischi, quando al microfono c’era Johan Liiva. Vediamo allora come sono cresciute le radici del male a dieci e passa anni dalla semina.

Nei primi cinque anni di vita gli Arch Enemy hanno sfornato tre album eccellenti – Black Earth (1996), Stigmata (1998) e Burning Bridges (1999) – sui quali a grugnire dietro il microfono c’era Johan Liiva. Gli esordi degli Arch Enemy erano segnati dalle spettacolari acrobazie chitarristiche del duo di asce formato dai fratelli Michael e Christopher Amott, da riff contagiosi, possenti e melodici, e dal vocione aggressivo, di impronta thrash, di Liiva. Dopo l’uscita del live “Burning Japa Live 1999” Johan è stato cacciato dalla band, e come motivo ufficiale è stata addotta la resa vocale insoddisfacente dal vivo. Al suo posto è arrivata la cantante Angela Gossow, che finora ha registrato quattro album con il gruppo e fin dal suo ingresso ha fatto centro con una voce brutale e live senza compromessi. Un sacco di fan moriva dalla voglia di sentire come suonerebbero i pezzi dell’era Liiva cantati alla maniera di Angela, e qualche assaggio l’abbiamo avuto ai concerti, ma ora finalmente possiamo ascoltarlo anche su un disco in studio. Se buttiamo un occhio alla tracklist, vediamo che dai primi tre dischi gli Arch Enemy ci hanno riservato solo 12 pezzi, più un nuovo brano The Root of All Evil, che però è solo un insieme di effetti sonori, fa da introduzione e al volto dell’album non aggiunge proprio niente. Dei restanti dodici, Demoniality è strumentale e di per sé non ha nulla di rivoluzionario. The Root of All Evil dà quindi l’impressione che gli Arch Enemy abbiano solo sfiorato gli inizi della loro carriera: da Black Earth propongono 4 pezzi, da Stigmata 3, da Burning Bridges 5. Avrebbero potuto prendere esempio dagli Iced Earth e dalla loro compilation Days of Purgatory, che è una vera bibbia su come rifare o ri-registrare vecchi brani con un nuovo cantante. Io avrei voluto sentire almeno anche Fields of Desolation, Black Earth, Tears of the Dead e Angelclaw, ma vediamo cosa ci hanno preparato gli Arch Enemy. Si nota subito che le chitarre sono accordate un po’ più in alto, soprattutto per via della voce più alta di Angela Gossow, ma nell’accordatura originale “drop D” suonavano molto meglio, davano ai pezzi un’atmosfera più cupa e si sposavano meglio con la voce di Johan. Anche se la produzione è decisamente migliorata, e al mixaggio c’è lo zampino del brillante produttore Andy Sneap, ogni tanto si ha comunque l’impressione che, soprattutto agli assoli, manchino anima e feeling. In compenso la batteria è registrata molto meglio e picchia davvero possente sullo sfondo. Il nocciolo della disputa attorno agli Arch Enemy è sempre stato la voce: che si tratti di Liiva o di Angela, a qualcuno piace di più il primo, a qualcuno la seconda. Anche se Angela ha già dimostrato più volte il suo valore, soprattutto con l’ottimo lavoro vocale sull’ultimo disco in studio, Rise of the Tyrant (soprattutto grazie a una voce più naturale, visto che nelle uscite precedenti la voce era massacrata da una marea di effetti e suonava processata e artificiale), stavolta la voce è di nuovo la macchia nera dell’album. Per lo più suona monotona, artificiale, e la cosa peggiore è che ammazza l’energia che Liiva aveva portato in questi pezzi. Ogni tanto Angela se la cava (Silverwing), ma nonostante le tante critiche a Johan, lui ai brani ha dato anima e un sacco di energia, e ad Angela purtroppo questo non riesce.

The Root of All Evil porta un suono molto più curato, che a tratti suona possente, devastante e anche vivo. Ma nel complesso il disco è una grossa delusione per qualcosa che prometteva molto. Per farvi un’idea migliore degli Arch Enemy dell’era Liiva, ascoltate piuttosto le edizioni rimasterizzate dei primi tre dischi, e ai pezzi di questo album date comunque una chance dal vivo, perché lì suonano molto, ma molto meglio.

Formazione

Angela Gossow – voce
Michael Amott – chitarra
Christopher Amott – chitarra
Sharlee D’Angelo – basso
Daniel Erlandsson – batteria

Produzione

Arch Enemy

Tracklist

1. The Root Of All Evil (Intro)
2. Beast Of Man
3. The Immortal
4. Diva Satanica
5. Demonic Science
6. Bury Me An Angel
7. Dead Inside
8. Dark Insanity
9. Pilgrim
10. Demoniality
11. Transmigration Macabre
12. Silverwing
13. Bridge Of Destiny

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