Alen Brentini – equilibrio tra l’energia dell’hard rock e il pepe delle magie chitarristiche (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Rock Cafe / Postojna / Slovenia
Data del concerto: 22.01.2010
Numero di spettatori: 40
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero)
Alen Brentini è un altro piccolo prodigio della chitarra, di casa a Fiume. Chi diavolo viene da Fiume e non si butta sulla musica? Ce ne sono pochi. In linea con la tradizione di una vera città rock, può vantare un’educazione di tutto rispetto anche Alen Brentini. Parliamo di un musicista che accumula punti con costanza e, di conseguenza, vede crescere pedigree e notorietà. Soprattutto all’estero, se non ancora dalle nostre parti e nel suo paese d’origine. L’occasione rara, se non proprio la prima, di esibirsi in Slovenia gliel’ha offerta il promettente e operoso club Rock Cafe di Postojna, che con la sua attività ridà speranza a tempi migliori per la cultura rock e metal in Slovenia. Soprattutto ora, con l’arrivo di febbraio e l’apertura di una sala più grande.
Venerdì. Fuori fa un freddo cane. Al Rock Cafe la gente si accalca ai tavoli, al bancone e attorno a quelli con le palle, cioè i biliardi. Sono le undici e dieci quando Brentini sale sul palco con la sua squadretta e parte con uno dei suoi pezzi originali. Mette subito in chiaro che nel suo sangue scorre l’amore per il blues, il soul, il funk, che dosa in quantità variabili dentro la sua base hard rock. Ovviamente la compagnia di quattro cavalieri ha spostato l’attenzione sui classici sempreverdi, che dovevano distrarre il pubblico e offrirgli un divertimento sfizioso. Brentini usa una chitarra modello Steve Vai, ovviamente con un “gear” tutto suo, dai pickup fino all’ultimo pedale effetto. Interessante non era solo Brentini con la sua Ibanez, ma anche il suo collega Sandro, che si è messo a tracolla una Ernie Ball marchiata “Luke” (Steve Lukather). E non per niente. Brentini gli ha lasciato abbastanza spazio perché il ragazzo dimostrasse che la chitarra del suo idolo non se la porta sul palco solo per “fare la posa”.
Insomma, l’uomo al centro del palco è Alen. Ha una voce eccellente, con un pizzico di calore soul e, per questo, di improvvisazione. Ma prima di tutto è uno strumentista straordinario. In quei pochi brani originali che la band ha presentato a Postojna, purtroppo a un pubblico che se ne stava tutto il tempo dietro al bancone a cullare bottiglie di birra, ha fatto capire di essere un autore, arrangiatore e soprattutto esecutore di talento. Il tipo piazza un riff ben costruito, sul quale poi la band tira fuori la figura ornamentata del pezzo, con tanto di testa e coda ben scolpite. Insomma, brani compatti con una bella combinazione di melodia, un pizzico di blues e di struggimento soul. Assoli misurati, senza raffiche di neoclassicismo da fucilata, ma note sotto controllo, con morbide tirate di corde e ondeggiamenti con escursioni più veloci. Insomma, dinamismo e varietà sotto ogni aspetto. La batteria, di scuola jazz, andava a caccia con cura dei pezzettini dei brani per dargli una rinfrescata con qualche passaggio da maestro, che aggiungeva fascino all’esibizione della band.
Non serve sottolineare che questi ragazzi sbagliano raramente sul palco. Stavolta alla formazione è capitato solo uno scivolone (poco) evidente in Leyla di Clapton, dove non tutti hanno beccato la nota giusta in uscita nella strofa. Per il resto, le cover di Whitesnake, Stevie Ray Vaughan, Jimi Hendrix, Eric Clapton parlano chiaro sulle inclinazioni di fondo del quartetto in fatto di gusti musicali. Per giunta Brentini e compagni hanno fatto centro anche con l’esecuzione di Go Faster dell’ex chitarrista dei Poison Richie Kotzen, con cui, si sa, Brentini ha già suonato in passato. Da questo punto di vista, per l’energia messa in campo, mi spingerei a dire che Brentini con il suo quartetto è piuttosto vicino alla filosofia della carriera solista di Richie Kotzen.
Il concerto era diviso in due parti con una pausa di 20 minuti nel mezzo. I “pezzoni” obbligati, come le due canzoni da tre-quattro accordi, riarrangiate in modo divertente, di U2 (Still Heaven’t Found…) e Bob Dylan/Guns N’ Roses (Knocking On Heaven’s Door), sono finiti presto nel dimenticatoio per i palati fini, mentre i ragazzi srotolavano un panorama musicale interessantissimo, un numero dopo l’altro. Sia con i loro pezzi, sia con cover eseguite alla grande.
Speriamo che il doppio album in studio da solista di Alen Brentini, che dovrebbe uscire già nella prima metà di quest’anno con il titolo “Iza zidova tišine”, riesca a consolidare il suo nome sulla scena musicale, sia in Slovenia sia nella sua Croazia. Soprattutto perché la sua filosofia e il suo approccio hard rock sono pensati soprattutto per risvegliare l’attenzione sulla tradizione di Los Angeles, con cui Brentini si lega sempre di più. Speriamo quindi che gli riesca il grande salto oltre l’Atlantico, perché sarebbe un vero peccato se, vista la prova di Postojna, il suo talento e il carattere espressivo di un carisma e di una figura d’autore tutti suoi venissero soffocati e ignorati nei Balcani. Un’esperienza che vale ogni nuovo concerto di Brentini.
foto: Aleš Podbrežnik
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