Alen Brentini – Virtuoso della chitarra e cantante di Fiume, un talento enorme (2010)

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Luogo: Rock Cafe / Postumia / Slovenia
Data dell’intervista: 22.01.2010

Alen Brentini è un chitarrista, cantante, autore e compositore croato di Fiume. Stevie Ray Vaughan, Jimmy Page, Jason Becker, Jimi  Hendrix, Buddy Guy, Robert Johnson sono solo alcuni dei nomi che Brentini cita volentieri come nucleo dell’ispirazione che ha formato e definito il suo stile. In occasione dell’uscita del nuovo album “Iza zidova tišine” (“Behind the walls of silence”), il tipo è arrivato con la sua band, il 22.01.2010, anche a Postumia, dove ha presentato ai buongustai sloveni di magie chitarristiche la sua visione e il suo sguardo sul mondo della musica.

Nell’ambiente musicale, soprattutto all’estero, si è già fatto un nome e viene apprezzato, quindi non sorprendono le sue collaborazioni con artisti stranieri come Michael T. Ross (tastiere, Lita Ford, Lizzy Borden, Angel), Richie Kotzen (chitarra, ex-Poison, ex-Mr. Big), Kee Marcello (chitarra, ex-Europe), Marco Mendoza (ex-Thin Lizzy, ex-Whitesnake), Mike Terrana (Axel Rudi Pell, Masterpan, ex-Rage)

RockLine: Com’è andata che stasera suoni per la prima volta qui a Postumia?

Alen: Il Rock Cafe l’ho scoperto su MySpace. Il locale me l’aveva consigliato un amico che ci aveva già suonato una volta e mi aveva detto che è un posto fantastico. Così ho preso contatto. Mi risponde un uomo dal cuore grande (Sebastijan Martuljaš, n.d.r.), che ha accettato tutte le nostre condizioni, e così eccoci qui. Sarebbe l’ideale avere la possibilità di “spaccare” con la mia band in giro per tutta l’Europa in locali come questo di Postumia. Posti così fanno per noi, perché durante il concerto puoi avvicinarti ancora di più alla gente.

RockLine: Com’è visto il tuo modo di suonare, tu e la tua band, a casa, a Fiume?

Alen: Eh, a casa è dove si fa più fatica a suonare. A casa è la cosa più difficile, perché Fiume è una città piccola e più o meno ti conoscono tutti. E allora va a finire così: “Ah, Alen Brentini suona a Fiume?! Ma se l’ho incontrato stamattina al bar! Che senso ha andare a vederlo di nuovo!” Ah, ah, ah… Il nostro lavoro lo apprezzano di sicuro. Tutti noi qui nella band, ma non ci dedicano abbastanza attenzione da venire a sostenerci anche ai concerti a Fiume. Fiume è la città migliore in cui vivere, ma non posso dire sempre lo stesso per quanto riguarda il fare musica.

RockLine: Nella vostra musica mettete insieme un’ampia gamma di generi. Oltre a suonare benissimo la chitarra, tu puoi vantare anche una voce davvero ottima. Con questo approccio la vostra musica funziona di sicuro all’estero, no?

Alen: Al momento collaboro con musicisti di Los Angeles. C’è perfino la possibilità che a breve io possa andare laggiù e magari accendere qualche palco. Adesso collaboro con Michael T. Ross…

RockLine: Aspetta, aspetta… Stai scherzando? Michael T. Ross! Il tastierista! Quello che ha suonato negli Angel, leggendari hard rocker degli anni Settanta?

Alen: Sì. Negli Angel. Adesso collabora con Lita Ford. È un mio carissimo amico. All’orizzonte c’è anche un’ulteriore collaborazione con Richie Kotzen e con Kee Marcello (ex-Europe, n.d.r.). Ospiti sul mio nuovo album  sono, oltre a Kee Marcello, il già citato Michael T. Ross e Kenny Sundin. Quest’ultimo è un bassista svedese che ha suonato in band come Alien, Swedish Erotica, Da Vinci, e ha collaborato anche con Kee Marcello.

RockLine: È stato difficile trovare una band tutta tua, come quella con cui ti presenti stasera qui a Postumia? Gente che ti segue, che sta con te.

Alen: Sì. Difficile. È difficile trovare persone normali che suonano usando il cervello e che non hanno la fissa di doversi mettere in mostra sul palco. Quindi i posatori non sono ben accetti nella band. Ci sono invece persone che sanno quando devono suonare e quando fermarsi. Sai, anche le pause suonano da dio nel nostro modo di suonare.

RockLine: Al momento stai preparando il tuo nuovo album?

Alen: Sì. E sarà doppio. Il primo CD sarà con la voce, il secondo sarà interamente strumentale. Di base sono cantante e chitarrista, ma ultimamente la situazione sembra indicare che forse mi darò del tutto a una carriera strumentale. Il motivo è semplice. La Croazia per me è un mercato troppo piccolo. Per il tipo di musica che faccio io, da noi non c’è un grande interesse. E se vai all’estero, ti restano due opzioni. Cominciare a cantare in inglese, cosa che non mi riesce proprio benissimo. Non perché non conosca l’inglese, ma perché non so pensare in inglese, quindi la domanda è come potrei esprimermi attraverso versi inglesi mantenendo quelle sensazioni abbastanza autentiche. L’altra opzione è la musica completamente strumentale, che non mi crea nessun problema.

RockLine: La voce ti serve bene. Al soundcheck suonavate alla grande.

Alen: Dipende da quanto alto ti mettono al mixer, ah, ah, ah…

RockLine: In passato hai collaborato con tanti musicisti stimati e ti sei fatto un bel bagaglio di esperienze preziose?

Alen: Sì. In Croazia ci sono Aki Rahimovski, poi metà dei Parni Valjak, poi Dado Topić dei Time, Neno Belan & Fiumens. Ho passato un’infinità di ore in vari studi, come chitarrista “session”. Di chilometri se ne sono accumulati parecchi in questi anni e adesso è proprio ora di fare qualcosa anche per conto mio. Il casino è quando ti mettono nella posizione di chi deve ascoltare quando, quanto e dove. È una rottura per un musicista essere confinato a due metri di palco senza potersi spostare da nessun’altra parte, mostrare le proprie idee e cose così. Quando sei da solo, non devi preoccuparti di tutto questo. Così ho messo insieme una band che è mia. Al basso c’è Kruno Kukuljan, alla batteria Marko Duvnjak, alla chitarra Sandro Šupak. Al momento questa formazione è una squadra fortissima!

RockLine: Mi è venuto in mente un altro ottimo solista tra i chitarristi croati. È “Šime”! Seguirai la sua strada?

Alen: Intendi Damir Šimič – Šime. Sì, è un chitarrista eccellente. Lo conosco di persona. Adesso vive a Los Angeles. È uno “shredder”. Appartiene alla tecnica e alla scuola neoclassica….

RockLine: Malmsteen?

Alen: Come Malmsteen. Io non ho nessuna intenzione di essere Malmsteen o Damir Šimič. E di sicuro non voglio nemmeno essere Richie Kotzen. Cerco qualcosa di mio. Qualcosa per cui ti riconoscono. Quello che ti rende riconoscibile, unico. Per esempio, se fossi a Los Angeles, come Šime… lì la concorrenza è spietata. Lì pullulano di musicisti eccellenti come me che si contendono un posto al sole… Di gente così lì ce n’è davvero tanta. Tutti si occupano di musica. Sono degli specialisti. Ora la questione è come si combinano questi parametri. Per esempio la qualità dell’interpretazione vocale, il modo di suonare lo strumento, la capacità di arrangiare, di costruire le composizioni, la produzione del suono ecc… E alla fine, quando metti una persona così su un palco, deve lasciare un’impressione concreta. Oggi questi requisiti devi soddisfarli, se vuoi arrivare da qualche parte. Io non so se avrò questa fortuna, ma mi porto dietro una sacca piena di buon umore. E questo mi sembra molto importante.

RockLine: Quando hai scoperto in te questo dono di mettere insieme un brano con capo e coda. Un brano frutto della tua penna.

Alen: Non l’ho ancora scoperto, ah, ah, ah… Sai com’è, in tutta questa faccenda? Il primo che scrivi è sempre il più stupido. Questo è chiaro.   Poi ne scrivi un secondo, un terzo, un centesimo. E fai progressi. Così a poco a poco plasmi te stesso. La tua scrittura musicale. Pazzo è chi sostiene di essere soddisfatto di sé e di non avere quindi più bisogno di migliorarsi. Per anni mi sono fatto troppi problemi sui dettagli legati a questo aspetto. Soprattutto nei brani cantati. Lì ti chiedi spesso se non stai esagerando con qualcosa e così via… Quando ci sono i testi. Politici, d’amore, sociologici,… Al momento io ragiono, o meglio mi concentro, sugli arrangiamenti di carattere strumentale. Sono questi gli scalini su cui l’uomo cammina lungo la vita. Quando avrò 70 anni circa, potrò dirti quando mi è diventato chiaro e se mi è mai diventato chiaro. Per ora tutto quello che creo per me è un enorme divertimento.

RockLine: Prima hai accennato che non sei proprio favorevole ai versi in inglese. Quindi i brani vocali del nuovo album li registrerai interamente in croato? Lo chiedo perché l’inglese è di certo più interessante per l’estero, che può offrirti di più nel prosieguo della tua carriera.

Alen: Registrare la musica è il problema minore. Per quanto riguarda l’inglese, devi essere preciso, perché i testi si incastrino metricamente con il tempo. Nel caso dell’inglese e del suo uso nei miei brani, dovrebbe essere qualcuno che ragiona in modo identico a me, per riuscire a cogliere ciò che voglio esprimere con le mie sensazioni attraverso la musica. Questo vuol dire che sono ben disposto verso un paroliere in lingua inglese, ma il problema è il limite di restare nei Balcani. Una volta qualcuno, quando ci siamo incontrati, mi ha detto: “Ragazzo, hai sbagliato continente!” Non solo il paese, proprio il continente. Non dico di no. In Croazia ci sono un sacco di bei locali, un sacco di brava gente pronta ad ascoltare la tua musica. Preferisco suonare davanti a ottanta persone che mi capiscono che davanti a 800 che mi fissano e basta. Non me lo voglio permettere. L’unico problema è che di questo non puoi vivere. Per ora, dal punto di vista finanziario, in qualche modo vado avanti, ma non posso prevedere cosa succederà in futuro.

RockLine: Adesso che il mercato si è aperto, se così si può dire, visto che le lobby ai piani alti continuano a tenere giù i talenti e le band con una propria identità, adesso che i confini tra i paesi sono sempre più sfumati, e che la Jugoslavia non c’è più da un bel pezzo,… a Fiume ci sono di nuovo un sacco di band giovani, ambiziose e incredibilmente pittoresche. Come vivi questa situazione? Band come Father o Morso, per dire, non capitano proprio tutti i giorni…

Alen: Sì. Sono due band geniali. Storia simile. È puro prodotto da esportazione. A Fiume non hanno niente da cercare, sono nati per l’estero.  Purtroppo possono sviluppare le loro capacità e le loro conoscenze per 25 anni, ma qui non andranno da nessuna parte, mentre all’estero potrebbero campare bene con questa roba. E poi scopri che sarebbe stato meglio se in tutti quegli anni avessi fatto il contrabbandiere di sigarette…. Oppure se sei come la nostra Simona Gotovac e tutti ti guardano il petto mentre sei sul palco, della musica non frega a nessuno. Da noi avrei successo anche solo con una delle sue due tette, ah, ah, ah….

Sandro: Puoi sempre darti una mano con le protesi in silicone, ah, ah,…

Alen: E mi faccio pure ingrandire le labbra, così sono perfetto.

RockLine: Cosa possiamo aspettarci dal vostro concerto di stasera qui a Postumia?

Alen: Tutto. Suoneremo qualche cover e un po’ di materiale nostro. Il blues per noi è il numero uno. Tutti i ragazzi della band sono bluesman. Ci saranno un po’ di strumentali. Un po’ di funk, un po’ di riff metal, insomma un assaggio di tutto. Non c’è show business se non sai intrattenere la gente. Se Malmsteen fa lo spaccato sul palco, esegue numeri da brivido, e Vai si mette in testa cilindri con le lucine… Insomma il punto è che devi saper divertire la gente.

RockLine: E i piani a breve termine per il futuro? Hai appena nominato il nuovo album, c’è qualche altra sorpresa?

Alen: Dunque, “Iza zidova tišine”, il mio secondo album, uscirà presto, e poi naturalmente seguirà un’attività live continua sui palchi. Mi piacerebbe tantissimo riuscire a portare la band il più possibile anche in Slovenia e nel resto d’Europa, perché per noi è il mercato più interessante. La mia musica la vedo soprattutto qui, in queste zone. Restiamo sicuramente sui palchi croati, ma visto che in patria non abbiamo molta fortuna, puntiamo all’estero. Stiamo anche stringendo contatti con alcuni artisti stranieri, con cui potremmo salire sul palco.

RockLine: Oltre allo sloveno Bor Zuljan, sei l’unico “endorser” delle chitarre Ibanez nei Balcani. Buffo, proprio oggi suona anche lui a Lubiana per presentare il suo nuovo album, proprio come te a Postumia.

Alen: A dirti la verità, per questo non mi sono nemmeno impegnato più di tanto.  A mettermi in contatto con Ibanez è stato il rappresentante di Ibanez per la Croazia. Mi ha chiesto se ero interessato. Ovviamente non ho detto di no e il tipo si è sbrigato da solo le carte con i giapponesi. Ibanez al momento ha sotto di sé i chitarristi più forti, come Joe Satriani, Steve Vai, Paul Gilbert, ed è sicuramente un bene e un onore che anche il tuo nome compaia accanto ai loro.

foto: Aleš Podbrežnik

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