Quarta tappa dell’Epic Rockline Contest: una serata di generi mescolati in compagnia (2010)
Autore: Urban Bolta
Luogo: Rock Cafe / Postumia
Data del concerto: 22.01.2010
Numero di spettatori: 0
Prezzo del biglietto: ingresso libero
Dopo tre settimane e la pausa di Capodanno, l’Epic Rockline contest, la competizione per giovani band dove i ragazzi si fanno l’esperienza che gli serve e fanno girare il nome del proprio gruppo, è tornato al Rock club di Postumia. Se le serate precedenti erano state avvolte da un tappeto sonoro di generi simili, stavolta il menu era molto più vario, e probabilmente ha fatto sudare freddo sia il pubblico sia la giuria di esperti, perché scegliere il favorito in una concorrenza così eterogenea è un compito ancora più ingrato.
UROŠ THE PLANINC GROUP
I primi a salire sul palco sono stati gli Uroš the Planinc Group, una formazione nata attorno al leader e chitarrista Uroš Planinc. Va detto che gli stiriani avrebbero dovuto esibirsi già alla serata d’apertura del concorso nell’anno scorso, ma per motivi di salute avevano dovuto rinunciare. Per gli stessi motivi nel weekend prima di giovedì sono saltati gli alternativi di Novo mesto Kill Kenny, e il buco all’ultimo momento l’hanno tappato Uroš & co. Che dire, mossa coraggiosa e nobile, essersi buttati dentro così all’improvviso, senza nessuna preparazione pianificata.
Dal punto di vista musicale la band è una delle più interessanti di tutta la competizione, perché il messaggio all’ascoltatore lo affidano quasi esclusivamente agli strumenti, mentre alla voce nel loro modo di esprimersi lasciano pochissimo spazio. Il protagonista assoluto è ovviamente Uroš, o meglio le sue dita, che dalla chitarra tirano fuori suoni virtuosistici, mentre dall’inizio alla fine il brano è guidato dal chitarrista ritmico Tomaž. I pezzi sono molto movimentati: saltano da parti più calme che ti risucchiano dentro a momenti molto più gioiosi, in cui le chitarre si avvicinano al ritmo della musica ska, e a un certo punto hanno anche premuto il pedale dell’acceleratore e con uno dei loro brani hanno mostrato che pure le acque dell’hard rock non gli sono estranee. Insomma, gli Uroš the Planinc group sono una band creativa, che pesca la propria musica dal blues e dal rock dei decenni passati, e un elemento in più nel loro sound lo portano le tastiere di Jalen. Queste non sono per forza piazzate di fronte alla chitarra per scambiarsi con lei raffiche di assoli, ma sono integrate nella struttura stessa del pezzo, e quindi nemmeno i pattern progressive gli sono estranei. Un ottimo inizio di serata, rovinato appena un po’ dall’eccessivo e inutile fare da showman del leader Uroš: certe sue mosse starebbero meglio nel repertorio di qualche band glam rock da galletti che nel concept di un quintetto strumentale stiriano.
SUPERBRANDS
Dopo il forfait degli Eksodus al concorso un mese fa, la credibilità persa è stata restituita alla scena rock croata dai Superbrands, rappresentanti zagabresi della giovane generazione rock. Sono completamente diversi da chi li ha preceduti sul palco, perché la loro musica flirta con le tendenze oggi di moda delle band indie rock tipo The Strokes o Interpol. Il quartetto suona musica adatta a essere consumata da un pubblico più ampio, e ci pensa un rock tranquillo con un leggero tocco pop. Le chitarre sanno essere molto melodiche, mentre la calamita principale nel sound dei Superbrands è una voce piacevole per le orecchie. Nei ritornelli, i culmini delle loro canzoni, questa si trasforma spesso in un canto a più voci in stile The Beatles. I Superbrands hanno un ottimo senso per la composizione di pezzi in cui gli strumenti occupano spazi di peso diverso, quindi le chitarre oscillano di continuo tra un ruolo da protagoniste e momenti in cui si ritirano sullo sfondo, lasciando il primo piano alla voce sensuale. Forse un po’ li affligge la scarsa comunicazione dal palco e la mancanza di carisma, ma bisogna ricordare che è un gruppo giovane, e che entrambe le cose si possono migliorare in futuro suonando spesso dal vivo e facendosi le ossa.
BWASE NWAGE
Il terzo e ultimo gruppo della serata ha portato dentro il locale Epic una terza versione di come si può intendere il rock’n’roll. Sono saliti sul palco i Bwase Nwage, una band che ha casa a Ilirska Bistrica, non così lontano da qui. Nonostante la giovane età del gruppo, in buona parte si sente già lo spirito di una creatività tutta loro: i ragazzi dell’entroterra esplorano le acque del garage rock, ma amano anche finire sui binari dell’alternative e dell’inquietudine punk. Ispirati dalla vecchia scuola degli The Stooges, i Bwase Nwage con tempi veloci e ritmo martellante hanno svegliato il pubblico e gli hanno fatto salire i battiti. Il quartetto è senza compromessi nel menare sugli strumenti, la sua musica è un mix del contributo uniforme di tutti gli strumenti coinvolti, sia della sezione ritmica espressiva sia delle chitarre spesso nervose. Il rumore rock’n’roll dominante sanno anche placarlo e suonare ritmi più lenti, ed è proprio lì che convincono l’ascoltatore del senso della loro esistenza. Un marchio unico nella creatività dei Bwase Nwage lo dà sicuramente la voce di Nevč, che sta da qualche parte tra lo sfottò e la ricerca di qualcosa mai sentito prima. Nonostante i confini stretti della loro espressione e la struttura semplice dei pezzi originali, i ragazzi di Bistrica sanno eccome convincerti che suonare per loro è un vero piacere.
L’esibizione sicura dell’ultima band ha fatto spuntare un sorriso sulle facce del pubblico (di nuovo) poco numeroso, che in un’atmosfera intima ha assistito a tre aspetti completamente diversi del rock’n’roll, così che ognuno ha potuto trovare qualcosa per sé. Alla fine è venuto fuori che il pubblico si è divertito di più con l’esibizione dei croati Superbrands, mentre la giuria di esperti è stata convinta soprattutto dai Bwase Nwage, e la vittoria è andata a Ilirska Bistrica (la notizia la trovi qui). Se si va avanti così, possiamo goderci ancora tante ottime serate!
Foto: Martin Prezelj
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