Kiko Loureiro (Angra) e Guthrie Govan (ex-Asia) alla Kitarijada 2010
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Jernej Vene
Luogo: Orto Bar / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 31.03.2010
Numero di spettatori: 70
Prezzo del biglietto: 10,00€
Funziona così: ogni morte di papa succede un miracolo e le superpotenze della chitarra del mondo sviluppato ci vengono a trovare in un clima più intimo del solito, per darci una lezione su cosa significhi essere virtuoso, compositore, arrangiatore e produttore, armato fino ai denti di sapere e talento. Tutto in una sola persona. Caratteri da fusione unica. Due pezzi unici, stavolta. Scolpiti dalla testa ai piedi, con una precisione da filigrana, calibrata sottopelle. Il focoso brasiliano Kiko Loureiro e il ponderato britannico Guthrie Govan alla Kitarijada 2010, all’Orto Bar di Lubiana. Chi? Il primo, cioè Kiko Loureiro, a Lubiana c’era già stato tre anni fa, subito dopo aver chiuso il tour europeo con la sua band madre, i metaller progressive brasiliani Angra, che allora facevano da supporto ai leggendari rocker britannici U.F.O. Già a metà marzo 2007 Kiko aveva quindi mostrato a Lubiana il carisma del suo essere artista, in una clinic di chitarra. Stavolta Kiko si è portato dietro un altro gran maestro della chitarra elettrica. Guthrie Govan, musicista versatile che si è fatto notare soprattutto come membro della formazione AOR/prog rock Asia tra il 2000 e il 2005, con cui ha pubblicato gli album “Aura” (2001) e “Silent Nation” (2004).
I gourmet della musica sapevano cosa li aspettava all’ Orto Bar quando questi due tizi sarebbero saliti sul palco. Eppure l’affluenza è stata molto più bassa del previsto. Appena 70 persone. Tre anni fa, alla clinic di chitarra di Kiko, nello stesso posto, c’erano di sicuro 150 persone. Allora all’Orto Bar si respirava a malapena. Quel giorno, invece, pioveva a catinelle. Probabilmente stavolta il maltempo ha tenuto a casa qualcuno. Comunque sia, dopo la presentazione dei giovani talenti della scuola di musica Muzikaviva, sul palco è salito per primo Kiko Loureiro. Si è presentato con una nuova chitarra Tagima. L’azienda ha realizzato per lui un modello speciale. Kiko ora è endorser Tagima e non più ESP. L’anno scorso il tipo ha pubblicato il suo terzo album solista in studio, “Fullblast”. Lì ha avuto accanto una sezione ritmica composta da Mike Terrana (Tarja Turunen, Masterplan, Axel Rudi Pell, ex-Rage) alla batteria e Filipe Andreoli (Angra) al basso. Per tre quarti d’ora buoni Kiko ha presentato pezzi dal suo esordio solista in studio “No Gravity” e dall’album “Universo Inverso”.
Al ragazzo le dita corrono benissimo, ben oliate. Sul palco ha mostrato il suo principio unico di fusione tra il neoclassicismo e gli stimoli del melos latino, che arriva dalla musica tradizionale con cui Kiko è cresciuto (la bossa nova). I presenti erano interessati soprattutto alla tecnica del tapping, su cui Kiko ha svelato un sacco di segreti. Di certo, durante la sua dimostrazione di tapping, il pubblico, con gli occhi fuori dalle orbite, non ha fatto altro che sbavare. Durante l’esibizione l’ha infastidito solo il fatto che la sua chitarra fosse regolata troppo bassa nel mix, cosa che ha accompagnato con qualche occhiata secca verso il mixer, a destra del bancone del bar dell’Orto Bar. Non è andata meglio nemmeno a Guthrie, più tardi.
Al maestro delle velocità estreme, votato alla fedele esecuzione di un modo di suonare dentro la tecnica scolastica corretta, dove tutte e quattro le dita della mano sinistra lavorano compatte come una mitragliatrice che spara, è subentrato Guthrie Govan. Govan ha presentato sul palco un po’ di materiale dal suo album in studio “Erotic Cakes”. Subito è stato chiaro che Guthrie è un tipo di chitarrista fatto di un’altra pasta. La posizione delle dita della mano sinistra è diversa. Durante gli assoli le dita sono appoggiate molto più di traverso, e Guthrie non usa per forza il mignolo nei passaggi solisti. Questo non vuol dire che non sia veloce da paura, come Kiko. Certo che lo è. Ma ci arriva in un altro modo. Essere veloci, poi, non significa ancora entrare nell’élite chitarristica mondiale. E soprattutto Guthrie si è presentato con effetti espressivi e sonori molto diversi. Si sente che Guthrie è un tipo di chitarrista molto più versatile e che padroneggia uno spettro espressivo molto più ampio dei generi musicali di base, se così si può dire. Guthrie è cresciuto prima con i suoni di Elvis. Poi ha capito che si possono anche “soleggiare” gli accordi mentre si canta, quando ha sentito Hendrix per la prima volta, e il suo modo di suonare è diventato sempre più complesso, ma anche stratificato. Non c’è da stupirsi che abbia convissuto con gli Asia, dove devi conoscere i capricci jazzistici di Steve Howe e allo stesso tempo avere le orecchie ben tese, dedicate alla ricerca delle idee espressive e sonore di sperimentazione più raffinate.
Guthrie ha messo in guardia i presenti in modo molto chiaro: l’essenza di tutto è l’ascolto. Il vecchio tallone d’Achille di tanti bravi chitarristi, che non sanno rilassarsi e strimpellano “la loro roba” solo entro i confini delle scale scolastiche. Per questo restano bravi, ma non eccelsi. E così, senza accorgersene, girano a vuoto nel loro cerchio incantato. Con un modo di fare cordiale e spassosissimo, Guthrie ha dipinto quello che dovrebbe essere il vero approccio all’esercizio e all’apprendimento dell’arte della chitarra, quello che dovrebbe portare a dare un profilo a ogni grande chitarrista. Il chitarrista come artista, unico, con un carattere espressivo tutto suo. Govan è un docente eccellente. Ai presenti ha mostrato i suoi segreti chitarristici in modo così colorito che quel tipo non ti stancavi proprio mai di ascoltarlo e guardarlo. Con la tipica maniera di chi maneggia con abilità, quasi per innata predisposizione, il vero umorismo nero inglese.
Guthrie Govan ha chiuso la sua “lezione” dopo circa un’oretta, e poi sul palco si sono radunati i più promettenti allievi di chitarra della scuola di musica Muzikaviva. Senza Kiko Loureiro e Guthrie Govan non si poteva, così dopo 15 minuti di jam collettiva hanno chiuso la Kitarijada di quest’anno. È stata succosa e peccaminosa al punto giusto. Come sempre. Quindi ci vediamo anche il prossimo anno.
foto: Jernej Vene
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