Almost Rage – thrasher della costa e un po’ svitati (2010)

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Luogo: Rock Cafe / Postojna / Slovenia
Data dell’intervista: 01.04.2010

Gli Almost Rage, che vengono dal Litorale sloveno, sono un bell’acquisto per la scena thrash metal slovena, sempre più ramificata e oggi in pieno rinascimento. Forse è proprio il clima il principale colpevole se gli Almost Rage, passati da trio a quartetto lo scorso autunno, hanno sviluppato un loro principio thrash metal riconoscibile: un mix pittoresco tra la storia tradizionale del Bay Area thrash metal, tocchi di riff alla Pantera e comode rifiniture prese dai trend metal moderni. Il tutto con l’immancabile voce velenosa e rabbiosa che questa musica richiede. Gli Almost Rage si sono presentati all’intervista per RockLine a Postojna più in forma che mai. I ragazzi sono maturati e sono diventati un’entità solida, come ha confermato la loro ottima esibizione all’Epic RockLine Contest di quest’anno, che guarda con coraggio alla registrazione del primo album in studio.

RockLine: Di recente siete diventati un quartetto.

Edi: Sì. Se non sbaglio è stato lo scorso settembre. Stasera, dopo una lunga pausa, è finalmente il primo concerto con il nuovo basso.

RockLine: Avete cercato a lungo un chitarrista in più?

Edi: Bojan in realtà lo aspettavamo da un bel po’. Già tanto tempo fa gli avevamo proposto di entrare nella band, ma allora non aveva tempo.

RockLine: È anche per questo che ultimamente è così difficile beccarvi sui palchi?

Edi: Anche. Ultimamente ci siamo occupati di rielaborare i pezzi che avevamo, con nuovi arrangiamenti. I brani andavano ristrutturati in una certa misura e adattati per suonare con due chitarre. Per questo c’era meno tempo per i concerti. Dopo l’estate pensiamo di farne di più. Speriamo in almeno sei date di fila.

RockLine: Qual era lo scopo principale della vostra iscrizione all’Epic RockLine Contest?

Edi: Ci serviva un concerto in più. E se poi succede che vinciamo il concorso, tanto meglio. Registrare un album non è proprio una cosa economica.

Igor: Comunque è già da un po’ che ci diamo da fare per registrare un album. Non è un lavoro facile. E menomale che non l’abbiamo registrato! Proprio perché ci siamo trasformati in quartetto. Da quartetto abbiamo rivestito a nuovo i vecchi pezzi e ora ci sentiamo molto meglio con due chitarre. Per questo siamo anche più contenti della nuova veste delle nostre canzoni. La nostra musica adesso è ancora più rifinita. Sentiamo che ora è il momento giusto per andare a registrare un album.

RockLine: In vista di questo, è prevista l’uscita di qualche demo, come fanno tante band metal quando sono in fase di registrazione di un album?

Edi: Dipende tutto da quanti soldi riusciremo a mettere insieme. Per il nostro album dobbiamo avere tutti i pezzi studiati “a menadito”. Vedremo com’è la band come preparazione.

Igor: Suoniamo insieme da cinque anni. Abbiamo un sacco di pezzi. Alcuni sono rimasti più o meno com’erano, altri si sono evoluti ulteriormente. Tra questi pezzi c’è una specie di selezione naturale. Alcuni brani ci sembrano già abbastanza maturi da finire nell’album. Altri li riascoltiamo di continuo, cercando gli spunti giusti per portarli a un altro livello.

RockLine: Cosa vi ha portato alla decisione di cambiare il nome della band da The Fifth Season ad Almost Rage?

Edi: Il fatto che esisteva già una band italiana con quel nome.

Igor: È successo che ci siamo incontrati a un festival a Gorizia. Sono venuti da noi e ci hanno detto che esistono già da 12 anni con questo nome….

Edi: Se suonassimo solo in Slovenia, col nome The Fifth Season non ci sarebbe stato nessun problema. Ma visto che suoniamo anche all’estero, e soprattutto siamo legatissimi all’Italia ogni giorno, la cosa può diventare una rogna.

Igor: Già. A volte ho la sensazione di andare a pagare le bollette alla posta in Italia, ah, ah…

RockLine: E per gli Almost Rage è più facile trovare una data in Italia, visto che siete della costa?

Igor: Il nostro vantaggio è che sappiamo l’italiano. Questo ci apre le porte.

Edi: Però non ci siamo ancora messi seriamente a organizzare qualche data di fila nei club in Italia. Ma sono convinto che ci riusciremmo. Basta rimboccarsi le maniche.

Igor: Sì. Abbiamo sempre preferito provare, piuttosto che occuparci del booking dei nostri concerti. Ci servirebbe un manager per questo.

RockLine: Avete intenzione di mantenere anche in futuro la vostra impronta thrash metal che unisce le influenze della scena Bay Area ai riff alla Pantera?

Edi: Sì. È proprio la roba che ci sta a pennello. Personalmente, i Pantera per me sono ancora oggi la band numero uno. Purtroppo non esistono più. Useremo anche le idee fresche di Bojan e andremo avanti in quella direzione. Ovviamente con arrangiamenti per due chitarre.

Igor: Però da noi i pezzi nascono in modo del tutto spontaneo. Quindi non cerchiamo di suonare come i Pantera. Evidentemente i collegamenti con i Pantera ci sono davvero perché abbiamo sempre amato questo tipo di musica e l’abbiamo ascoltata un sacco.

RockLine: Edi, come tieni la voce in forma, in modo che resti fresca per tutto il concerto e non si spappoli?

Edi: Non c’è nessuna formula. Alle prove mi regolo un po’, i pezzi li “marco” soltanto se non c’è bisogno d’altro. Per il resto non ci ho mai badato più di tanto. Quando vado in macchina metto su la musica e canto sopra. Una volta mio padre mi comprò un microfono e delle cuffie. Pensava, o forse sperava in silenzio, non te lo so dire con precisione, che prima o poi da me sarebbe uscito qualcosa. Magari il nuovo Pavarotti, ah, ah, ah,…

RockLine: Com’è la scena thrash metal sulla costa slovena?

Edi: Mmm, da noi? Ci sono tantissime band black metal. Di thrash da queste parti non ne trovi granché. Adesso stanno spuntando band un po’ più giovani, che tornano ai suoni heavy metal più tradizionali.

Igor: C’è anche Hiram.

Edi: Ah già, è vero. Me n’ero scordato. Con loro ci piacerebbe fare un tour insieme in futuro.

RockLine: Avete già suonato insieme a Metelkova, a Lubiana.

Edi: Sì. E alla fabbrica Rog. Davanti a cinque persone, ah, ah, ah… ma è stata una festa pazzesca.

RockLine: Voi come vedete lo stato del thrash in Slovenia? Potete offrire qualcosa di speciale con la vostra musica?

Edi: Oggi il thrash metal va fortissimo tra la gente del metal in Slovenia. Ci sono parecchie band thrash slovene che si rifanno alla tradizione del Bay Area thrash metal. Io stesso non so dove piazzarci…

Igor: Noi abbiamo un approccio diverso. Siamo gli unici thrasher con i capelli corti.

Edi: Già. Ecco, così. Noi siamo i thrasher col rossetto, ah, ah,…  Cerchiamo di essere una band simpatica!

RockLine: E il periodo dei festival estivi? Lo sfrutterete per qualche concerto?

Edi: Sì. Se quest’anno ci sarà l’Haliaetum festival, ci piacerebbe tantissimo suonarci. Per il resto vedremo. Ci è piaciuto un sacco suonare in festival come il Metal Mania Open Air a Komen. Quella era una vera scena di casa, dove le band slovene hanno avuto davvero la possibilità di mostrare la loro musica alla gente.

RockLine: Una domanda a Bojan: cosa si aspetta dall’essere membro degli Almost Rage, con l’esperienza maturata suonando nei Root a’ Balluta?

Bojan: Almost Rage e Root a’ Balluta sono due cose completamente separate e diverse. Far parte degli Almost Rage è per me una nuova sfida. Mi piace che ci unisca l’amore per musica simile, ascoltiamo tante delle stesse band. Negli Almost Rage poi tutti partecipano alla scrittura dei pezzi, mentre nei Root a’ Balluta li scrivevo quasi tutti io.

RockLine: E senti lealtà e appartenenza verso la band?

Edi: Oooo…. Occhio a quello che dici adesso, Bojan!

Bojan: Be’, già il fatto che all’inizio ho dovuto chiamarli io due volte prima che loro mi richiamassero una volta, e così finalmente siamo riusciti a trovarci per una prova, è un buon indicatore della mia lealtà.

Igor: Sai, le nostre prove sono molto movimentate. Un sacco di battute, divertimento, bella vita. Ci serviva qualcuno che sopportasse tutto questo, ma che allo stesso tempo partecipasse attivamente al processo creativo di nascita dei nuovi pezzi e alla limatura di quelli esistenti. Insomma, Bojan è una persona che ci sopporta molto bene.

intervista condotta da: Rok Klemše & Aleš Podbrežnik

testo a cura di: Aleš Podbrežnik

fotografie: Martin Prezelj

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