La rivoluzione del prestigio vuoto, per yuppie dalla testa leccata e culi in provetta (2010)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Križanke / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 31.05.2010
Numero di spettatori: 2000
Prezzo del biglietto: 24,00€ (in prevendita) / 29,00€ (il giorno del concerto)

La maratona live con i Niet a Križanke, per celebrare l’uscita ufficiale del doppio vinile “Trinajst”, è partita poco dopo le otto di sera, quando sul palco sono saliti i simpatici pantaloncini corti Backstage, a scaldare il pubblico ancora scarso a suon di canzoncine banali tipo “i Millencolin incontrano i Green Day” da branca rock alternativa-“skater”. “Nessuno ci può togliere il nostro gelato conquistato a colpi di skate sporchi di sangue!”, rivelavano tra le altre cose i profondi messaggi della poesia altamente intellettuale del quartetto. Prima mezz’ora. Oh sì…

Cambio rapido e… seconda mezz’ora. Oh, cosa? Sul palco arrivano i Buldogi. Chi? Sì. Proprio quei Buldogi che, per principi morali, avrebbero dovuto essere i protagonisti della serata a Križanke. Come il giorno e la notte. I Buldogi, nati nel 1979, conservano ancora oggi quell’assetto fatto di arroganza e cattiveria. V kotu sveta, Nisem pes, Doku, Šminkeraj, Panika! Non c’è niente di meglio di una band che ti sbatte in faccia il pezzo con adrenalina grezza e ti riporta ai tempi in cui il punk era davvero uno strumento di rivolta. I lubianesi, comandati da quella poltrona imbottita carismatica su stuzzicadenti che è il cantante Damo, con un tuonante dettare legge che ancora oggi incarna il senso della band in modo più che convincente, in compagnia di un Maček non meno roco. Mezz’oretta di vero ruggito punk rock, a ricordarci che il tocco di cattiveria dei Buldogi, a più di tre decenni di distanza, non li ha ancora abbandonati.

A Križanke è tutto bello apparecchiato e rifinito. Come si conviene. I Niet salgono sul palco alle 22.00 e si librano sopra 2000 teste nel mitico tempio della musica di Plečnik! Fai appena in tempo a girare la testa che la band è già al nuovo pezzo del nuovo album “Trinajst”, ed è il turno di Čas za revolucijo. Tolgono l’innocenza al nuovo disco con veemenza e senza alcun preambolo di cortesia. La prima parte, in cui il pubblico è subito esploso, è seguita da materiale nuovo che ha un po’ raffreddato le teste calde, visto che nelle orecchie ancora non ha attecchito del tutto, eppure anche in questa parte si aveva la sensazione che il pubblico seguisse attento e respirasse a ogni gesto e movimento della presenza scenica della band.

Sul palco si trascina il leggendario Borut Činč dei Buldožer, che ovviamente vegliava anche sui primi passi del ritorno e veglia ancora oggi sull’autenticità, la maturazione e l’omogeneità dell’immagine dei Niet. Il tizio è il guru silenzioso della band, che agisce dal secondo piano, ma senza il suo tocco il superamento dell’esame di maturità da parte del gruppo di nuovo in marcia sarebbe oggi quantomeno discutibile. Il maestro si siede al suo Hammond e la band, senza esitare, ruggisce dentro Sam. Con una posizione relativamente precoce in scaletta sorprende Lep dan za smrt, a cui si unisce, tuonando e come previsto, praticamente tutta Križanke. Dal palco fino all’ultimo gradino in alto, all’estremità opposta dell’arena.

Segue una ricapitolazione della parte iniziale e il recupero della prima era Habič. Sul palco il quintetto riparte di nuovo in una marcia rock più alta. Likar un po’ staccato dal quartetto, sul lato sinistro, Dernovšek e Česnovar uno accanto all’altro sulla destra. Band più o meno statica, con l’eccezione di Marolt, che ha camminato diligentemente dal bordo del palco fino alla base della batteria di Dimnik. Complimenti al cantante per aver fatto pubblicità agli Interpol, ottima formazione indie rock americana!

Segue una passeggiata nell’album “Izštekani”. Sul palco restano Marolt e Likar con il quartetto d’archi, e a loro si aggiunge anche Činč al piano. Di nuovo mandano la gente in un allegro dondolio, anche se attraverso arrangiamenti armonici ben costruiti e cosparsi di dolcezza, che accompagnavano la contagiosa Bil je maj. In questa maniera la band prosegue con la nuovissima Beli prah, dove entra in duetto vocale con Marolt anche Severa Gjurin.

Quella sera era evidentemente tagliata su misura per la band. Tutto gli riusciva con pochissimo sforzo. Il pubblico mangiava in mano ai Niet e l’evento ha fatto suo un vero pomposo sfarzo, che di norma la fraseologia del rock alternativo da cui i Niet provengono non sopporta proprio benissimo. Immancabile anche Ruski vohun, poi il nuovo pezzo Živalska farma, in cui sul palco si unisce alla band un coro di bambini. Non c’è motivo di nascondere il fatto che a Križanke si è sentito un rock energico dannatamente buono. Anche se siamo di fronte a tempi nuovi, nuovi approcci, nuovi modi e punti di vista nel creare dei ragazzi della band, nuovi modi di presentare la loro musica dal vivo e il defunto Habič si sarà forse rivoltato nella tomba un paio di volte. Magari esagero io, ma forse ai ragazzi, da questo punto di vista, è un filo calato il freno. Stavolta di glamour ce n’era un pizzico di troppo. E questo, ovviamente, attira il pubblico yuppie delle fighette scoppiettanti alte cinque spanne e dei loro Pinocchi pettinati di traverso, che il giorno dopo impazzirà sul palco con i Flirt, Jan Plestenjak e simili mulovodci vseslovenskih plitkih glav, che oggi scoprono i nuovi Niet.

Non lontano dai Dan D, stanno diventando innocui e graditi alla massa belante.  “Trinajst” è un buon disco. Più che buono. È bello che tornino a creare, ma a volte, in momenti così, avrei comunque preferito che restassero in studio. Al diavolo i tempi nuovi! Ma non possiamo sfuggirgli. Ci sono. E ci sono i nuovi Niet dal vivo. Resta comunque meglio che i Niet (live) facciano da una sorta di cuscinetto – baluardo, dove va la gioventù slovena sterile e svuotata nello spirito, fatta di studenti e altri scolari col culo pieno, a fare comunione concertistica, come se distruggesse il parlamento con i cubetti di granito, mentre la riparazione la pagano quei servi della gleba dello Stato che dovrebbero incendiarlo fino alle fondamenta insieme ai deputati.

Quasi due ore di maratona con i Niet, a cui non si può rimproverare nulla quanto a esecuzione ed esibizione, hanno però servito anche qualche domanda amara. La missione del rock alternativo o del punk rock è davvero camminare indifferenti tra nuvole pastorizzate di mostra mediatica di una perfezione pop apparente? Penso che il punk e la rivoluzione, quella sera a Križanke, abbiano perso per un attimo il saldo contatto con la realtà.

foto: Martin Prezelj

Scaletta

1. Paranoja 2. Molk 3. Vijolice 4. Tvoje oči 5. Čas za revolucijo 6. Tujca 7. Dekle izza zamreženega okna 8. Naj kri zalije ves svet 9. Sam 10. Vsak dan se kaj lepega začne 11. Lep dan za smrt 12. Izobčeni 13. Umiranje 14. Srečna mladina 15. Zastave 16. Sranje 17. Melanholija 18. Bil je maj 19. Strah in krik 20. Beli prah 21. Ruski vohun 22. Škrati in gosenice 23. Temni oblaki 24. Stres generacije 25. Živalska farma 26. Ritem človeštva 27. Depresija 28. Pesrpektive 29. Heroj 30. Ti in jaz 31. Februar

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