Il leggendario duo Blind Faith ritrova finalmente la strada di casa passando per Belgrado (2010)
Luogo: Beograjska Arena / Belgrado / Serbia
Data del concerto: 08.06.2010
Spettatori: 25000
Prezzo del biglietto: 46 €
Vedere dal vivo Eric Clapton e Steve Winwood fino a poco tempo fa sembrava un pio desiderio per l’europeo medio. Non è difficile immaginare, quindi, come l’hanno presa gli amanti della buona vecchia musica quando è arrivata la notizia che il leggendario tandem dei Blind Faith avrebbe portato i suoi affari anche nel vecchio continente quest’estate. Beccarsi una delle tre date più vicine alla Slovenia, Vienna, Monaco di Baviera o Belgrado, è diventato un obbligo in un battibaleno. Alla fine, a far pendere la bilancia a favore del pellegrinaggio verso sud, fino alla capitale della ex patria comune, è stato il profumo di grigliate e di caffè, più la promessa magia del panorama di Kalemegdan sulla confluenza di Sava e Danubio.
Sulla grandezza e l’importanza dell’evento cantato nell’introduzione, per Belgrado e dintorni, bastava già un’occhiata alle viscere della Beograjska Arena. Il concerto era sold out fino all’ultimo angolino, e anzi è quasi sorprendente, se ci ricordiamo di Queen e Paul Rodgers, che due anni fa nell’arena avevano lasciato parecchi posti vuoti. Stavolta niente dubbi! Mercoledì scorso Belgrado è diventata per un paio d’ore il punto d’incontro di tutti i Balcani per i gourmet della musica di ogni popolo e nazionalità. Tra uno slalom a piedi e l’altro, si sentiva ovviamente anche il cicaleccio in sloveno dei connazionali, che negli ultimi minuti prima del concerto si servivano a vicenda, entusiasti, analisi dettagliatissime di alti e bassi di carriera delle eminenze musicali che stavano per salire sul palco da un momento all’altro.
Eric Clapton e Steve Winwood alla folla non hanno lasciato indietro nemmeno un granello della brillantezza musicale promessa. Sul palco il duo suonava alla grande in ogni momento, nel suono non c’era traccia di problemi, e altrettanto eccellente, come da copione, è stata l’esecuzione di un repertorio non meno entusiasmante. Il repertorio non ha risparmiato i muscoli fin dall’apertura con un cavallo di battaglia dei Blind Faith, quando Clapton e Winwood, dopo due strofe e ritornelli di “Had To Cry Today”, con le chitarre in mano si sono scambiati i primi “passaggi”, da cui nel prosieguo del pezzo è nata in fretta una specie di mini maratona improvvisata. Poi il duo, in modo piuttosto prevedibile, ha allungato la mano verso “Low Down” e “After Midnight” di J.J. Cale, due standard storici dei concerti di Clapton, e a ruota è arrivata una collana di favoriti di Blind Faith e Traffic, accompagnati come da regola da tante improvvisazioni piene di fantasia.
Il patrimonio musicale di Clapton e Winwood è ovviamente spaventoso: allarga le dita dai rocker blueseggianti e un po’ sdruciti dei Derek And The Dominos e dai già citati fiori all’occhiello della gloria Blind Faith, passando per gli sfarfallii più progressivi dei famosi giorni dei Traffic e per i Cream, fino al “groove” r & b piuttosto ingenuo ma dolce dello Spencer Davis Group. Insomma, un bagaglio che, in qualsiasi forma o versione, offre alcuni dei momenti più impressionanti della storia del rock. L’opus delle meraviglie è così vasto ed esaltante che i due signori, quando si è trattato di scegliere cosa dare al pubblico, hanno semplicemente rinunciato ad attingere alla parte di discografia archiviata sotto l’etichetta dei lavori solisti. In un certo senso è una scelta sorprendente, soprattutto se pensiamo che basta una scorsa veloce al percorso musicale di Winwood negli anni 80 per imbattersi in traguardi che, in termini di riconoscibilità e successo commerciale, spazzano via gli esperimenti blues e soul dei primi tempi. Winwood ha compensato il rifiuto del materiale dell’ottimo album “Back In The High Life” con la resa vocale levigata di “While You See a Chance” e “Midland Maniac”, e per fortuna il vecchio zio si è fermato anche su “Georgia On My Mind”, brano reso popolare dal grande modello di Winwood, Ray Charles.
Come sono mancati, eccome, anche i lampi del risveglio artistico di Clapton della seconda metà degli anni 80, per esempio “Forever Man”, che peraltro un anno fa era una costante dei concerti oltreoceano. Stavolta Eric ha preferito darci dentro con “Key To The Highway”, che ha entusiasmato sia per il controllo sia per la maestria nell’usare un’ampia tavolozza di toni. Alla “Crossroads” di Johnson ha riservato un vestito più accessibile, alla celebre “Woodoo Chile” uno più robusto, e il pezzo, con il generoso sostegno vocale delle coriste, ha regalato uno dei picchi della serata. È interessante come il set acustico, nonostante la presenza di una folla da 25.000 teste, si sia portato dietro un’atmosfera così serena, e lì Clapton ha mostrato senza riserve quanto sia profondo il suo legame intimo con il blues. La scelta degli standard “Driftin'” (Johnny Moore’s Three Blazers) e “How Long Blues” di Leroy Carr era prevista, visto che sono due vecchie conoscenze dell’album “From The Cradle” di Clapton, e le loro esecuzioni, con la stessa prevedibile maniera, sono brillate molto di più e con molta più nobiltà di una “Layla” decisamente riservata e trattenuta. Con gli anni lo slancio dell’interpretazione di quest’ultima ha evidentemente perso priorità, perché già la sua sola comparsa (come per “Cocaine”) basta a scatenare la reazione infuocata del pubblico.
Il concerto di Belgrado ha confermato l’ottima forma del tandem Blind Faith, che nonostante gli anni e la proverbiale usura del repertorio continua a risultare convincente in ogni elemento dell’esecuzione dal vivo. Il tempo passato con Eric Clapton e Steve Winwood resterà di sicuro scritto a lettere d’oro nella rubrica dei concerti indimenticabili, e questo nonostante lo show sia filato senza sorprese, sicuro, esattamente secondo il piano prestabilito, senza fronzoli e con una comunicazione col pubblico ridotta al minimo. A ben vedere, lo si descriverebbe nel modo più semplice come una dimostrazione signorile del perfetto dominio del mestiere di musicista.
Scaletta
1. Had To Cry Today 2. Low Down 3. After Midnight 4. Presence Of The Lord 5. Glad 6. Well Alright 7. Tuff Luck 8. While You See A Chance 9. Key To The Highway 10. Midland Maniac 11. Crossroads 12. Georgia 13. Driftin’ 14. How Long 15. Layla 16. Can’t Find My Way Home 17. Gimme Some Lovin’ 18. Voodoo Chile 19. Cocaine —bis— 20. Dear Mr. Fantasy
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