Nr. 3
Artista: Uberfall
Etichetta: Fazzul Music
Uscita: 1989
Voto: 4.5/5
Dopo due album eccezionali che brillavano negli anni Ottanta come fari di speranza musicale, gli Uberfall sono tornati con il terzo disco, intitolato semplicemente Nr. 3. Era difficile immaginare che Markus Stauss e Pit Kayser potessero tirare fuori qualcosa di meglio, eppure è esattamente quello che hanno fatto. Questo disco segna il punto più alto del processo creativo degli svizzeri, e il merito va soprattutto alle solide fondamenta costruite con i primi due lavori.
L’album si divide in due facciate (sull’LP). La prima è quella dei testi e mette in mostra il loro talento per il sarcasmo, l’umorismo e una melodicità sopraffina. Nel mirino finisce soprattutto la musica popolare (rap compreso), che gli Uberfall sezionano nei dettagli fino a una profondità tale da tirare fuori “pezzi da ballare” meglio di quelli dei “veri” artisti pop. E poi i testi, intrisi di un ottimismo esagerato, ovviamente in chiave sarcastica. La seconda facciata è completamente strumentale e mostra gli Uberfall come ottimi musicisti melodici, improvvisatori e compositori. Come delirio musicale la seconda facciata offre qualcosina in più, ma l’album funziona al meglio come insieme, quando si sente il contrasto tra le due metà.
Allora, perché Nr. 3 è così speciale? Forse semplicemente perché qui tutto è andato al suo posto, mentre prima c’era ancora parecchio margine di miglioramento. Forse Stauss e Kayser sono diventati compositori più maturi, e tutta la formazione è cresciuta nelle capacità di arrangiamento e di esecuzione, rinunciando spesso, per il bene della musica, al piacere della nirvana improvvisativa. Ed è proprio qui che brillano: in composizioni “ingegnerizzate”, costruite con maestria in blocchi impeccabili, dove la musica scorre senza sforzo ma segue comunque una mentalità musicale coerente. Ti ritrovi così con un lavoro molto strutturato, che però mantiene il senso di divertimento e di follia generale che Stauss mostra così spesso con qualunque compagno di merende si porti dietro. In un certo senso senti improvvisazioni che sembrano composte e brani che sembrano improvvisati. Composizione e improvvisazione sono diventate partner inseparabili, che si scorrono nelle vene a vicenda, tanto che non si riesce più a distinguerle. Succede perché la musica sgorga da questi tizi senza fatica, viene dalla loro natura più primitiva e finisce sulla tela musicale senza alcuna idea preconcetta di come suonerà l’opera finita.
Gli Uberfall danno il meglio quando la loro musica è intrisa di una punta di sarcasmo. E non lo si sente solo nei testi, che spesso ci lasciano la sensazione di “prendere per il culo” le mode popolari (non solo musicali), ma questa doppiezza si nota altrettanto bene nella musica, spesso con melodie esageratamente allegre agganciate a cupi passaggi avanguardistici e a sfuriate di jazz-rock. In questo disco la loro musica ti dà di tutto: ti fa ridere, ti fa pensare e ti fa chiedere da quale universo siano usciti questi tipi fuori di testa, visto che sembrano aver scovato un approccio alla musica completamente fresco.
Gli Uberfall sembrano aver saputo che razza di disco stavano facendo, perché non l’hanno onorato solo con il proprio suonare: a farsi sentire alla grande ci sono anche i musicisti ospiti. Stauss si è così ritrovato un altro collega al sassofono, ogni tanto si fa sentire con la sua vocina delicata il violino, e al basso regna col suo virtuosismo inconfondibile l’amico di Stauss Jean Chaine. Con questi innesti l’album guadagna ancora in peso e si può dire che ne sia uscito il lavoro imbattibile del loro catalogo.
Per tutti quelli che pensavano che la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta fossero una zona davvero morta per ogni musica orientata al progressivo, per l’illuminazione musicale non cercate oltre questo album unico degli Uberfall. È vero che la strada se l’erano già spianata con i due lavori precedenti, ma qui tutto si incastra in un’opera brillante e allo stesso tempo leggera. Se dovessi cercare l’inizio del genio di Markus Stauss (magari in gran parte grazie a Kayser), lo troveresti in questo disco.
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Dopo aver pubblicato due dischi eccezionali che brillavano fuori dagli anni Ottanta come un faro di speranza musicale, gli Uberfall sono tornati con il loro terzo album, intitolato semplicemente Nr. 3. Era difficile immaginare che Markus Stauss e Pit Kayser potessero tirare fuori qualcosa di ancora meglio, ma è esattamente quello che hanno fatto. Questo album segna il punto più alto del processo creativo degli Uberfall, e probabilmente in buona parte perché i due dischi precedenti avevano gettato le basi.
L’album è composto da due facciate (LP), che lasciano un’impressione piuttosto diversa. La prima facciata è quella dei testi e mostra il loro talento per il sarcasmo e per le grandi melodie. In particolare la musica popolare ne esce malconcia, perché gli Uberfall la smontano con cura, pezzo per pezzo, e alla fine si ritrovano con “pezzi da ballare” di gran lunga migliori di quelli degli artisti pop. Si occupano anche dell’aspetto dei testi: le parole sono esageratamente ottimiste e, naturalmente, piene di sarcasmo e di ironia. La seconda facciata è puramente strumentale e mostra gli Uberfall come grandi musicisti melodici, improvvisatori e compositori. In termini di estasi musicale questa seconda facciata offre un po’ di più, ma l’album funziona al meglio come un tutt’uno, quando si sente il contrasto tra le due metà.
Allora, cosa rende Nr. 3 così speciale? Forse è semplicemente il fatto che qui tutto è andato al suo posto e ha fatto clic, mentre prima sembrava ci fosse ancora un po’ di margine di miglioramento. Forse sia Stauss che Kayser sono maturati come compositori e tutta la formazione è maturata nelle capacità di arrangiamento e di esecuzione, negandosi spesso il piacere della beatitudine improvvisativa per il bene della composizione. È esattamente questo che brilla qui: le composizioni “ingegnerizzate”, costruite con maestria in blocchi impeccabili, dove la musica scorre senza sforzo ma segue comunque un filo logico coerente. Ti ritrovi quindi, in sostanza, con un lavoro molto strutturato, che mantiene comunque un senso di divertimento e di follia generale, così spesso esibito da Stauss e da qualunque compagno scelga di portarsi dietro. In un certo senso, ti capitano spesso improvvisazioni che sembrano composte e parti composte che sembrano improvvisate. Composizione e improvvisazione sono diventate partner inseparabili,che si riempiono le vene a vicenda, tanto che non riusciamo a distinguerle. Questo dipende dal fatto che la musica sembra uscire senza sforzo da questi uomini, colando dalle loro vene sulla tela musicale, senza alcuna idea preconcetta del suono dell’opera finita.
Gli Uberfall danno il meglio quando la loro musica è piena di sarcasmo. Non è solo merito dei testi, che spesso trasmettono la sensazione di “prendere per il culo” la scena mainstream (non solo musicale), ma la loro musica mostra questa ambiguità in modo altrettanto convincente, spesso con melodie allegre fino all’eccesso, combinate con passaggi avanguardistici davvero cupi e sfuriate di jazz-rock. In questo lavoro la loro musica ti dà tutto: ti fa ridere, ti fa pensare e ti fa chiedere da quale universo vengano questi tizi, che a quanto pare hanno trovato un approccio e un suono completamente nuovi.
Era come se gli Uberfall avessero saputo che razza di disco stavano facendo. Non solo ci hanno regalato la loro bravura, ma si sono fatti sentire anche alcuni eccezionali musicisti ospiti. Stauss si è ritrovato un altro sassofonista, il violino ogni tanto si inserisce con la sua delicata carezza e un’altra attrazione è l’amico di Stauss Jean Chaine, che sfoggia il suo virtuosismo al basso. Questi innesti danno all’album un peso in più e hanno fatto nascere così un album imbattibile nella loro discografia.
Per chiunque pensasse che gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta fossero una zona morta per la musica davvero lungimirante, non cercate oltre gli Uberfall e il loro album inimitabile Nr. 3. Certo, la strada se l’erano spianata con i due album precedenti, ma questo è quello in cui tutto si incastra davvero in una serie di composizioni brillanti e al tempo stesso leggere. Se dovessi cercare il punto in cui comincia il genio di Markus Stauss (con l’aiuto soprattutto di Kayser), allora dovrebbe essere questo disco.
Formazione
Pit Kayser – tastiere (sintetizzatore), voce
Markus Stauss – sassofoni, sintetizzatore, voce, extra
Andi Muckenhirn – batteria, percussioni
Ospiti: Jean Chaine – basso elettrico, Caroline Fahrni – violino, André Müller – sassofono contralto e baritono
Produzione
Uberfall
Tracklist
1. Überfall
2. So froh
3. Nah und Fern
4. Positives Lied
5. Treibsand
6. Sprachlos
7. Eiszeit
8. 24