In viaggio con Steve Hackett nell’ultima serata del Summer Rock festival a Trieste (2010)

0 8

Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Piazza Unita d'Italia / Trieste / Italia
Data del concerto: 01.08.2010
Numero di spettatori: 3
Prezzo del biglietto: ingresso libero

Il terzo giorno del festival rock estivo di Trieste ci ha regalato la visita di una vera leggenda, il maestro della chitarra Steve Hackett, che è diventato famoso come membro dell’indimenticabile istituzione del progressive rock Genesis, dove si guadagnava il pane al fianco di nomi leggendari come Peter Gabriel e Phil Collins. Oltre ad aver fatto parte dei Genesis nel loro periodo creativo migliore, Steve può vantare anche una possente carriera solista lunga ormai 35 anni, iniziata quando era ancora in forza ai campioni del prog di cui sopra.

Per il tour estivo europeo il maestro Hackett ha scelto una band di accompagnamento fatta di musicisti di prim’ordine, tutti ospiti occasionali, tra cui spiccava in particolare l’ex bassista dei Kajagoogoo Nick Beggs. Non poca attenzione l’ha attirata anche la chitarrista ritmica e corista Amanda Lehmann, visto che non capita proprio spesso che Steve porti in band un’altra chitarrista donna. Come c’era da aspettarsi, è stato proprio il concerto di Hackett a richiamare più gente in piazza: tutti i posti a sedere erano completamente occupati. Il signor Hackett ha preparato per la serata una scaletta davvero entusiasmante, pescando da quasi tutte le fasi della sua ricchissima carriera, con un occhio di riguardo per i pezzi dell’ottimo ultimo album solista “Out of a Tunnel’s Mouth” (2009), e ha sorpreso anche con quattro splendide versioni di classici dei Genesis.

Dopo l’intro registrata “Last Train to Istanbul” è arrivata un’apertura quasi epica con “Every Day”, classico di “Spectral Mornings” (1979), che ha mandato in estasi tutti i fan di lunga data, soprattutto per il finale drammatico con armonie a più voci e per la parentela stilistica con i pezzi di Hackett del periodo Genesis. Un’apertura più che azzeccata, che ha catturato subito l’attenzione del pubblico prima di passare ai brani più recenti. Con “Fire On the Moon” e “Emerald and Ash” Hackett e compagni hanno presentato due dei momenti migliori dell’ottimo ultimo album in studio, di cui Steve è a ragione più che entusiasta. Naturalmente non si è scordato nemmeno per un attimo che i fan di vecchia data sognano soprattutto di sentire quanti più classici possibile dei primi tempi della sua carriera solista, e li ha accontentati subito con una versione fenomenale di “Ace of Wands”, che arriva dal suo primo album solista “Voyage of the Acolyte” (1975). Si può dire che sia probabilmente anche il brano più amato e riconoscibile di Hackett in assoluto, e non manca mai di suonarlo a nessun concerto.

Alla batteria c’era Gary O’Toole, che si è preso anche l’ingrato compito di coprire le parti vocali nei classici dei Genesis. Buona parte dei pezzi prevedeva anche un accompagnamento di sassofono firmato Rob Townsend: per alcuni era del tutto superfluo, altri invece hanno apprezzato questa aggiunta jazzata di fiati, che ha dato un tocco di novità anche a standard che conosciamo da una vita. A catalizzare più attenzione di tutti (il maestro Hackett a parte, ovvio) è stato Nick Beggs, che già con l’immagine (treccine e kilt) faceva capire di avere ancora dentro un bel po’ dell’indimenticabile eccentricità anni Ottanta dei Kajagoogoo. Nick è passato con disinvoltura dal basso al Chapman Stick.

Steve è tornato sui capitoli più recenti della carriera solista con “Serpentine Song” e con la cupa “Mechanical Bride”, quasi con un pizzico di ‘King Crimson’ nel sapore, che ha fatto la gioia anche degli amanti dei ritmi un po’ più ruvidi. Dopo l’ottima esecuzione dell’evergreen strumentale “Spectral Mornings” è arrivato, con “Blood On the Rooftops”, il primo classico dei Genesis della serata. Molti dei presenti erano venuti a vedere il maestro della chitarra proprio per questo. Fino a un certo punto il ragionamento ha senso, perché oltre a Ray Wilson Steve è al momento l’unico ex membro dei Genesis ancora in attività a suonare i loro classici. “Blood On the Rooftops” l’hanno suonata a un livello davvero invidiabile. Ha entusiasmato soprattutto l’introduzione acustica, in cui Steve è rimasto per un po’ da solo sul palco.

L’unica nota dolente riguarda il batterista alle prese con le parti vocali: non è riuscito neanche lontanamente ad avvicinarsi al livello carismatico delle voci di Collins e/o Gabriel, cosa che ha dato fastidio a parecchi fan di lunga data. Forse sarebbe stato meglio suonare solo le versioni strumentali. L’esecuzione suggestiva di “Fly On a Windshiled”, classico di “The Lamb Lies Down on Broadway” (1974), è stata sicuramente una delle sorprese più grosse della serata. Prima della fine della parte regolare Nick Begg ha avuto anche un breve spazio solista, in cui ha mostrato senza mezzi termini quanto domina il Chapman Stick. Il culmine del set principale è stato “Los Endos”, capolavoro strumentale dei Genesis, in cui hanno avuto di che gioire tutti gli amanti del jazz rock fusion. In mezzo hanno infilato anche una sezione di “Dancing with the Moonlit Knight”, scatenando una reazione fragorosa del pubblico, che peraltro è stato il più rumoroso di tutte e tre le serate.

Per il bis hanno suonato l’intero epic dei Genesis “Firth of Fifth”, con il monumentale assolo di Hackett in prima fila, e così hanno fatto un bel dispetto anche ai tre ex compagni di avventura nei Genesis che a metà del tour del 2007 eseguivano questo capolavoro solo in versione accorciata. Per molti è stato il culmine dell’esibizione di Hackett, che ha chiuso con “Clocks- the Angel of Mons”, classico di “Spectral Mornings”. Quest’ultima conteneva un assolo di batteria piuttosto superfluo, ma ha comunque entusiasmato la maggior parte dei fan storici. Le ovazioni non si sono placate per un bel pezzo, mentre sulle note registrate di Last Train to Istanbul” salutavano e lasciavano il palco.. È difficile dire chi tra i protagonisti del festival abbia lasciato il segno migliore, ma se contasse solo l’atmosfera del concerto, allora il grande vincitore sarebbe senza dubbio il signor Hackett.

foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

1.Every Day 2.Fire on the Moon 3.Emerald and Ash 4.Ace Of Wands 5.Serpentine Song 6.Mechanical Bride 7.Spectral Mornings 8.Second Chance 9.Blood On The Rooftops (cover dei Genesis) 10.Fly On A Windshield (cover dei Genesis) 11.Sleepers 12.Chapman Stick Solo 13.Still Waters 14.Los Endos (cover dei Genesis) —bis— 15.Firth of Fifth (cover dei Genesis) 16.Clocks

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie