I leggendari prog rocker olandesi scacciano la bora sul Golfo di Trieste! (2010)
Autore: Peter Podbrežnik
Luogo: Piazza Unita d'Italia / Trieste / Italia
Data del concerto: 30.07.2010
Numero di spettatori: 1500
Prezzo del biglietto: ingresso libero
La piazza principale di Trieste, Piazza dell’ Unita, come da tradizione ogni estate ospita un festival estivo gratuito con varie leggende del rock progressivo, che di solito dalle nostre parti si vedono solo di rado. È quindi una delle poche occasioni in cui anche tutti gli amanti delle band leggendarie, rimaste fedeli per gran parte della carriera alle forme sperimentali del rock, possono goderselo senza doversi sciroppare un viaggio fino al nord della Germania o in Gran Bretagna. L’anno scorso a farci visita erano stati Gong e Van Der Graaf Generator, quest’anno invece il festival è durato addirittura tre giorni, con esibizioni di altissimo livello di tre nomi del prog rock di fama mondiale: Focus, The Grande Mother Of Re:Invention e Steve Hackett Band.
La prima giornata del festival rock estivo di Trieste è stata una vera delizia per tutti gli amanti del prog rock sinfonico, perché sulla piazza principale sono saliti sul palco i leggendari campioni olandesi del prog rock, i Focus. Guidati dall’indistruttibile e ultracarismatico organista, flautista e cantante/yodeler Thijs van Leer, festeggiano ormai più di quarant’anni di attività e vanno fieri di quattro album prog di prima categoria dell’inizio degli anni Settanta, sui quali hanno costruito la loro fama. Negli ultimi anni, dopo la reunion, sono tornati a concentrarsi sull’attività e a pubblicare nuovi album in studio. Non capita così spesso che i Focus arrivino tanto vicino al nostro confine, visto che di solito suonano per lo più nei paesi del nord-ovest anglosassone e germanico, e così il loro concerto ha richiamato una discreta fetta di pubblico curioso, affamato di prog rock di qualità.
Oltre al grande capo van Leer, nell’attuale incarnazione della band c’è anche lo storico batterista Pierre van der Linden, che aiuta a garantire la continuità, mentre il chitarrista Niels van der Steenhoven e il bassista Bobby Jacobs, al confronto, sono ancora due ragazzini. Nonostante la bella differenza d’età, durante il concerto entrambi sono riusciti più che bene a tenere il passo con i due vecchi volponi. Van Leer, con il cappello in testa e un mantello lungo fino a terra, tra un pezzo e l’altro ha tirato fuori ogni sorta di strumento e aggeggio, tra cui una tromba e uno strano fischietto di plastica, e a un certo punto si è messo pure a far roteare qualcosa che somigliava più di tutto, a prima vista, a un rosario. Anche nei momenti in cui doveva bagnarsi la gola con un po’ d’acqua, suonava l’organo senza problemi anche con una mano sola. Tra un brano e l’altro il carismatico organista si lasciava spesso scappare spiritose improvvisazioni vocali, rafforzate da pittoresche smorfie. Van der Linden, picchiando con temperamento sul suo set, ha dimostrato di essere ancora in splendida forma dietro le pelli, e si è fatto notare soprattutto nelle brevi improvvisazioni fusion.
Per molti dei presenti il culmine del concerto è stato l’esecuzione del superepic di oltre venti minuti “Eruption” dal leggendario album “Moving Waves” (1971), suonato praticamente per intero. Con “La Cathedrale de Strasbourg”, “Answers? Questions! Questions? Answers!” e “Harem Scarem” hanno poi servito in modo convincente delle prelibatezze prog gustosissime, in cui non sono mancate improvvisazioni jazz di ogni tipo. Tutte e tre le parti di “Focus” sono state suonate con un feeling e una raffinatezza eccezionali, e lo stesso vale per la maggior parte dei pezzi della serata. Ovviamente non si sono dimenticati nemmeno degli immancabili hit come “Sylvia” e dell’altrettanto leggendario singolo “House of the King”, due pezzi che sono stati una specie di riscaldamento prima del gran finale.
Tra le cose più recenti, cioè dagli ultimi due album “Focus 8” e “Focus 9”, si sono distinte le ottime esecuzioni di “Neurotika” e “Aya-Yuppie-Hippie-Yee”. Prima della chiusura della parte regolare è arrivato finalmente anche il turno del loro più grande successo, “Hocus Pocus”, che la maggior parte del pubblico aspettava con la massima impazienza. L’orgia di yodel, che ha scatenato un’estasi collettiva tra i presenti, non si era ancora ben placata quando per il bis hanno suonato l’ottima “Brother”, confermando definitivamente di essere in forma smagliante. Dopo più di due ore di spettacolo fenomenale, accompagnato da un impianto audio davvero azzeccato, si sono congedati dal palco tra le ovazioni fragorose del pubblico. Dopo il concerto tutti i membri della band sono rimasti a disposizione di chiunque per strette di mano e autografi. L’assenza del leggendario chitarrista e cofondatore della band Jan Akkerman è stata l’unica cosa che molti fan di vecchia data hanno sentito mancare quella sera, ma pare che lui e van Leer siano ancora in rotta mortale, quindi la possibilità che in futuro tornino a suonare insieme su un palco è molto remota. A rovinare l’ottima serata dei leggendari olandesi non è riuscita nemmeno la bora, che quella sera soffiava spietata dal mare e ha rovesciato persino qualche sedia nelle ultime file.
foto: Aleš Podbrežnik
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